Sommario esteso n. 25 (novembre/dicembre 2008)

 

·                    Editoriale/ Crisi finanziaria, Stati e dominanza imperiale.

 

·                    Dentro la crisi finanziaria. Banche d’affari ed agenzie di rating hanno certamente messo in moto la crisi finanziaria in atto. Ma esse ne sono soltanto i soprannomi. La crisi ha ben altri nomi e cognomi.  Se vogliamo passare dalla superficie del fenomeno «crisi» alla sua realtà profonda, dobbiamo porci una domanda accuratamente evitata dagli opinionisti che non lesinano rimproveri (oggi, però, e non al tempo dei fatti) alle colpe di avidità speculativa dei banchieri: quali leggi, da chi e per quali motivi fatte, hanno consentito quelle colpe? Perché –è bene sottolinearlo dato che viene rigorosamente taciuto dalla stampa di informazione– con le leggi bancarie e finanziarie vigenti nel mondo, appena vent’anni fa non si sarebbe potuto verificare nessuno dei fenomeni speculativi che hanno innescato la crisi. Così Massimo Bontempelli, che entra nel merito di tutto questo.

 

·      L’assalto alla scuola italiana negli ultimi decenni (prima parte). La scuola italiana è una facciata di elementi di vita scolastica che si riproducono per lo più per inerzia, con qualche aspetto e momento isolatamente ancora valido, ma con una sostanza educativa crollata sotto le bombe di dinamiche sociali diseducatrici lasciate incontrollatamente operare, e di innovazioni ministeriali particolarmente devastanti a partire dal 1996. Tutto questo ha una tragicità su cui ci si sofferma troppo poco, perché la fine del sistema nazionale della pubblica istruzione significa –anche per la crisi di altre agenzie educative, a cominciare dalla famiglia– che non c’è più trasmissione di saperi e valori da una generazione all’altra, che è recisa la memoria storica, e quindi la capacità di comprensione politica, e che i giovani si affacciano alla vita adulta privi di strumenti di decodificazione del funzionamento effettivo del mondo in cui vivono”. Così, in “Per la rinascita del sistema nazionale della pubblica istruzione” (“Indipendenza” n. 24), scrivevano Massimo Bontempelli e Marino Badiale. Ora, in questa prima parte del suo scritto, Roberto Renzetti ripercorre la storia delle riforme della scuola degli ultimi decenni.

 

·      Quando si parla di Sud Italia, sovente si finisce con l'enfatizzare aspetti certamente reali come la criminalità organizzata, il malgoverno ed il parassitarismo, senza coglierne o estrinsecarne i nessi strutturali e la loro funzionalità all’interno del capitalismo italiota. Per la comprensione di tali nessi, uno stimolante contributo lo forniscono due saggi di Isaia Sales, “Leghisti e sudisti” (Laterza, 1993) e “Il Sud al tempo dell’euro” (Editori riuniti, 1999), i cui spunti più interessanti presentiamo rielaborati ed integrati redazionalmente. Le tesi del Sales, così come quelle di Nicola Zitara esposte in altri numeri della rivista, sono sicuramente fondamentali per trattare con cognizione di causa del Sud contemporaneo. Tre gli articoli di questo numero al riguardo: Sud Italia 1/ Modalità di una "inter-dipendenza", Sud Italia 2/ Ascesa e crisi di una "inter-dipendenza" e Sud Italia 3/ Gestire il sud: economia dell'occasione e amministrazione della disfunzione.

 

·      Dalla crisi della democrazia sociale al leghismo. Secondo Angelo Ruggeri, autore del libro “Leghe e leghismo - L'ideologia, la politica, l'economia dei 'forti' e l'antitesi federalista al potere dal basso" (Quaderno n. 2 del Centro culturale "Il Lavoratore", Milano), l’ascesa della Lega è un sottoprodotto dell’abbandono di istanze di classe (coinvolgenti anche i cosiddetti “ceti medi”) e dell’abbraccio dell’ideologia neoliberista effettuato da CGIL e PCI a partire dagli anni Ottanta. Un vuoto ricoperto da una forza, la Lega Nord, considerabile in prima battuta un movimento reazionario che coniuga una xenofobia anche becera verso il "diverso" (immigrati e meridionali in primis) con un integralismo cristiano ultrabigotto. Il tutto innestato su una visione economica ultraliberista con la particolarità, rispetto alla destra liberista “classica”, di un richiamo generico e strumentale al "territorio" (e ad una "nazione", la “Padania”, del tutto fittizia, immaginaria, che ha come unico comune denominatore interno un tasso di ricchezza media superiore a quello del resto del Paese). Un movimento che indubbiamente trae forza dal declino delle condizioni economiche e sociali indotte dal processo d’integrazione europea e alla connessa divisione internazionale del lavoro e pervasività della finanza promosse dall’imperialismo attualmente dominante, gli USA..

 

·      La Banca di Mercatopoli. Un luogo (Mercatopoli) dove si svolgono i fatti, un altro luogo -lontano- che è all'origine di certi fatti (Americopoli), strani personaggi come Moprofu, Zalettone... Un modo, come un altro, per parlare dell’Unicredit di Profumo. A stendere lo scritto, Paolo Barrai.

 

·      Agenzie di rating: il monopolio delle "tre sorelle" USA. L’economista Paolo Raimondi ed Elio Lanutti, presidente dell’associazione dei consumatori Adusbef ed autore di un saggio (“La Repubblica delle banche”) sugli intrecci bancari e sulla dipendenza del sistema finanziario italiano dalle banche d’affari statunitensi, focalizzano l’attenzione su ruolo e controllori delle agenzie di rating statunitensi, nonché sull’entità della finanza derivata, di cui la recente crisi finanziaria è solo un assaggio degli effetti potenzialmente devastanti.

 

·      Le piramidi finanziarie: truffe e fallimenti. Una disamina del funzionamento delle cosiddette "piramidi finanziarie" per collegarsi con quanto sta accadendo in questo periodo a livello globale in ambito finanziario (mutui subprime, derivati, obbligazioni strutturate, prodotti esotici, ecc...). L'estensore è Fabrizio Zampieri.

 

·    Cancro geneticamente promosso: l'inquietante connubio Big-Farma e Biotech. Gli Organismi Geneticamente Modificati (OGM) come fattore di promozione del cancro, per la gioia dei profitti delle cosiddette “multinazionali di scienze della vita”, attive sul mercato farmaceutico, dell’agro-business (sementiero e pesticidi) e veterinario, settori legati insieme dall’utilizzo delle biotecnologie per la realizzazione dei loro prodotti. È un serio allarme quello lanciato da Giuseppe Nacci, chirurgo specialista in medicina nucleare, che, sulla base della sua esperienza scientifica (iniziata oltre 15 anni fa presso gli ospedali San Raffaele di Milano e l’Istituto Europeo di Oncologia di Umberto Veronesi), tratteggia le "naturali" modalità di contrasto possibile. Argomentazioni assolutamente da prendere quantomeno in considerazione. E che aprono, poi, una catena di perché...

 

·        Per un mondo sostenibile libero da OGM. Un quadro sintetico, a punti, di due "perché": perché no agli OGM e perché sì all'agricoltura biologica. Il testo è una sintesi di conclusioni (frutto del «più forte e completo dossier di prove sperimentali» mai compilato sui rischi e i problemi connessi con le colture OGM) cui sono giunti dozzine di noti scienziati da diversi paesi, specialisti in discipline quali agroecologia, botanica, chimica medica, genetica molecolare, tossicologia e virologia, riuniti in un gruppo di ricerca indipendente sugli OGM, l’ISP.

 

·      Il Sessantotto incompreso. Da un saggio (”Il Sessantotto. Un anno ancora da capire”) la ragione dell'intervista a Massimo Bontempelli. Per una ricostruzione storica del Sessantotto italiano, analizzato in interrelazione con alcuni importanti eventi internazionali di quell’anno (il Vietnam, il Sessantotto francese e tedesco, la rivoluzione culturale cinese, l’agosto cecoslovacco), eventi su cui l’autore propone interpretazioni originali ed interessanti. Bontempelli, in particolare, si chiede il perché il movimento studentesco non sia riuscito a mettere in atto le prospettate rivendicazioni rivoluzionarie. Questo lo porta a ricercare i limiti del movimento sessantottino e dei gruppi politici di sinistra da esso scaturiti, avvalendosi, in un contesto di interpretazione storico-sociale, di una categoria di origine psicologica, quella di “narcisismo”. La fine del Sessantotto? Nel dicembre 1969 a Piazza Fontana: "Oggettivamente la strage di Piazza Fontana pone in maniera drammatica ed urgente i due problemi connessi della legalità costituzionale e della indipendenza nazionale. Ma DC e governo di centrosinistra non possono confrontarvisi per il fatto stesso di assumere come indiscutibili l’appartenenza alla NATO e la dipendenza dagli USA. Il PCI li elude, perché identifica il progresso del paese con la fine della sua esclusione di principio dall’area di governo, e subordina ogni problema a quello, assunto come prioritario, di superamento a qualsiasi costo di tale esclusione".

 

·      Esistono condizioni di possibilità del comunismo? Come la pensava Marx in merito alla transizione dal capitalismo al comunismo? Esistono oggi le condizioni per l’instaurazione di un modo di produzione “comunista”? Gianfranco La Grassa pone domande e nodi, ed esplicita sue convinzioni al riguardo.

 

·        USA/ Il volto nero di Obama. Figure e personalità, anche di spicco, sono solo la condensazione simbolica di dinamiche, interessi e processi ben più che individuali. La stessa scelta dei simboli diventa indicativa del ‘contenuto’. Si tratta del secondo importante passaggio da considerare, essendo il primo relativo alle diverse dichiarazioni e prese di posizione che si rilasciano, ad esempio in campagna elettorale, per i più significativi ambiti. Il terzo passaggio è costituito dai (consequenziali) fatti. Nello scritto, in relazione al neoeletto presidente statunitense Barak Obama, si entra appunto nel merito di tutto ciò.

 

·     Recensione. Francesco Carlucci, L'Italia in ristagno, Franco Angeli, 2008.

 

·     Lettere. Interventi su: Onda studentesca, conflitto capitale/lavoro e questione nazionale.