Sommario
asteso n. 14 (giugno/luglio 2003):
Editoriale/ Dal “circolo
virtuoso” al “deficit virtuoso” –
economia colonizzata, impasse di governo e putrescenza sociale
Lotte di potere dietro il
referendum sull’articolo 18 ed Estensione dell’art. 18 e
conflittualità sindacale, sociale, politica. Due articoli scritti alla vigilia del referendum per l’estensione
dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori alle imprese con meno di 15 dipendenti.
Si evidenzia in particolare la mancanza di un bilancio critico dello Statuto
dei Lavoratori che, se «determinava alcune garanzie»,
ha soprattutto «puntellato le dirigenze dei sindacati “più
rappresentativi”», ponendo le basi per quella «politica di
codeterminazione con il Governo, che nelle sue molteplici involuzioni sancirà
la base della odierna concertazione».
La lira degli intrallazzi (III^ ed ultima parte). Nicola
Zitara ripercorre la funzione svolta nel Sud Italia dalla lira, «strumento
mistificatorio con cui il sistema padano realizzò il drenaggio delle risorse
disponibili nel Meridione conquistato». Un’analisi che mostra anche come la moneta, ogni moneta, non
sia mai uno strumento neutro, ma il riflesso di un rapporto di forza che si esplica in quello di scambio. Tanto più ‘illuminante’ con
l’introduzione/imposizione dell’euro.
Comunità contro comunitarismo. Una
critica culturale e politica al comunitarismo, a respingerne l’essenza, cioè l’assunzione del concetto di comunità a forma
ideologica base della politica. Nessuna accettazione della fuorviante dicotomia
Individuo/Comunità. La “libera individualità” è altra cosa dall’individualismo
attivatore del nichilismo sociale, così come il solidarismo finalistico proprio
di certe comunità è altra cosa dal comunitarismo che definisce e prescrive lo stile di vita ed il presunto bene comune della
comunità. Non c’è quindi alcuna ripulsa né della dimensione dell’individuo
(della libera individualità) né del
concetto di comunità, da chiarire piuttosto. I paragrafi
dello scritto: 1) Comunità, tra genericismo e possibili ragioni di senso; 2) Comunitarians
e Liberal; 3) Il comunitarismo politico delle classi dirigenti
statunitensi; 4) Individuo/Comunità e bene comune: i nodi intrinseci del
comunitarismo; 5) Prime conclusioni.
Americanizzazione culturale e
scuola. «Dal
livello primario fino all’università, la scuola è diventata in questi anni il
luogo cruciale per adattare le società nazionali ai mutamenti culturali imposti
dalle politiche liberiste e dalle spietate costrizioni della concorrenza globale. Su questo terreno gli Stati Uniti rappresentano lo
Stato di riferimento». Fabio
Bentivoglio analizza i caratteri essenziali del modello d’istruzione
statunitense.
Capitalismo e personalità
antropologiche. Massimo
Bontempelli sostiene che senza una teoria della personalità e il comprendere
come questa venga plasmata e piegata ai suoi fini dal
processo capitalistico, non ci si potrà opporre efficacemente ed integralmente
al capitalismo. I paragrafi dello scritto: 1)
Limiti dei movimenti antagonisti; 2) Comportamenti collettivi inconsci:
l’esempio mucca; 3) Informazione, percezione, esperienza; 4) Luoghi comuni ed
idee obbligate; 5) Dall’antagonismo all’integrazione. La modernizzazione “sessantottina”; 6) Per una teoria critica
della personalità capitalistica.
Democrazia contro Capitalismo. Un intervento, quello di
Costanzo Preve, finalizzato a «studiare le condizioni per un rilancio della
democrazia contro l’Impero capitalistico americano e sionista». Strutturato in tre
parti. 1^. Analisi di quattro forme passate di democrazia
(democrazia greca antica, democrazia del comune medioevale, democrazia popolare
ottocentesca, democrazia organizzata e corporativa novecentesca) nella
loro formazione e dissoluzione. 2^. Esame di cinque fondamentali aspetti «del
modello di società non-democratica del nuovo Impero»: direzione strategica,
componente attiva riproduttiva, plebe lavorativa
flessibile, società dei cittadini politicamente corretti ed infine centri
sociali tollerati. 3^. Cenni «per una prospettiva di
riaggregazione democratica, comunitaria, nazionalitaria ed anticapitalistica».
Nuove
prospettive strategiche – scenario, ipotesi e percorso, dopo la guerra
d’aggressione all’Iraq.
L’aggressione statunitense in Iraq è un ulteriore
tassello della strategia di dominanza globale di Washington. Il suo
imperialismo appare inarrestabile e deciso ad impedire il fattivo formarsi di
un qualunque imperialismo concorrente. Tratteggiati i dati di fatto da cui
partire, si indica un percorso possibile e necessario
per non dover altrimenti rassegnarsi ad un imperialismo USA per l’eternità. I paragrafi dello scritto: 1) Risibilità della propaganda
imperiale; 2) I dati di fatto da cui partire; 3) La funzione dell’ONU; 4)
Indirizzi strategici USA; 5) Scenario chiuso?; 6) Un percorso necessario.
Mutamento d’epoca e dominanza statunitense. Gianfranco La Grassa analizza quelli che sono i “perché”
strutturali dell’aggressione all’Iraq, da ricondurre essenzialmente al
funzionamento del modo di produzione capitalistico. «Il sistema capitalistico, fondato sul conflitto e la
concorrenza, non può crescere –e non crescendo, nemmeno saprebbe mantenersi a
galla– senza espandersi e lottare per sempre più ampie sfere di
influenza».
L’aggressione all’Iraq rientrerebbe dunque nella strategia statunitense di ridisegno della mappa geostrategica mondiale in modo
meglio confacente al proprio dominio. Dominio attualmente
incontrastato, secondo l’autore, per «l’inadeguatezza dei blocchi dominanti»
nei paesi capitalisticamente avanzati dell’Europa.
Dal Piano Marshall all’integrazione
europea. Si demistifica
la vulgata dominante che fa ritenere che il Piano Marshall sia consistito in
una fornitura disinteressata di “aiuti” da parte di Washington. Attraverso una
ricostruzione storica se ne spiega piuttosto la funzione strategica per
l’egemonia statunitense nell’Europa occidentale. Una conoscenza utile, tanto
più a fronte di certa insistenza nel richiamarsi ad esso
di ceti dominanti e relativi lacché.
Le ambizioni globali
del giustizialismo imperiale. Uno sguardo su come le classi dominanti statunitensi, «attraverso
l’istituzione di organizzazioni (purché da loro
controllabili) o la stipula di accordi (purché formulati in modo confacente ai
propri interessi) legittimati internazionalmente, mirano a scardinare
ulteriormente la sovranità degli Stati concorrenti e quella dei cosiddetti
paesi eternamente in via di
‘sviluppo’». I paragrafi dello
scritto: 1) Prove tecniche di Tribunale Imperiale: la Corte penale
internazionale; 2) Tribunale per l’ex Yugoslavia: esempio di giustizialismo
imperiale; 3) Sulla pretestuosa lotta alla corruzione; 4) Il caso di Transparency
International; 5) Conclusioni.
Euskal Herria/ Un voto per la
resistenza e la dignità. Una panoramica sull’inarrestato processo repressivo dell’indipendentismo
basco nel periodo precedente le elezioni che, nonostante i divieti, hanno visto
concorrere, pur illegalizzate, le forze della sinistra indipendentista. Per le proprie convinzioni politiche, «un
numero consistente di cittadini si è visto negare il diritto al suffragio
attivo e passivo. Una violazione che (…) ripropone con
forza il nodo della natura delle “democrazie” nei paesi a capitalismo avanzato».
Notizie da: Iraq,
Palestina, Irlanda del Nord, USA, Corsica, Italia, Afghanistan, eccetera.
Lettere (Non
c’è debito verso gli USA; “Comunitarismo”. Ovvero?; Un’idea
di scenario geopolitico anti-USA; Le ombre di Lula; Saddam, Lula e
l’antimperialismo; Speculazione edilizia in Sicilia). Alla seconda,
terza e quinta si accompagnano riflessioni redazionali.