Sommario esteso n. 16 (aprile/luglio 2004):

 

Editoriale/ Da Bruxelles a Roma: retrospettiva di due crisi

 

La cupola dei poteri nella “Costituzione Europea”. Nelle democrazie moderne il popolo e per il tramite dei suoi rappresentanti in Parlamento è sovrano. La “Costituzione europea” non solo non prevede la “sovranità popolare” ma, oltre che dal costituzionalismo democratico, arretra persino da quello liberale. Il Parlamento europeo ha infatti una funzione di secondo piano ed è fattivamente subalterno ad una cupola di organi esecutivi dominati dalle tecnocrazie finanziarie e amministrative nazionali e internazionali. La valenza avanzata della Costituzione “formale” italiana si appresta ad essere svuotata dall’entrata in vigore di una fonte normativa sovraordinata, quale il “Trattato-Costituzione” europeo che cancella i popoli ed i loro parlamenti. Siamo al paradosso che, anziché migliorare l’impianto della Costituzione italiana, se ne rimpiangerà il modello democratico nel futuro scenario “europeo”. Non si tratta di rivendicare un ruolo maggiore e più sovrano per il Parlamento europeo. Sarebbe un’aspirazione illusoria. La funzione del Parlamento europeo non è slegabile dalle finalità del processo di “unificazione” europea incardinato su dettami neoliberisti. Occorre dunque interrogarsi sulle ragioni di senso delle istituzioni europee e non nutrire false aspettative su riformismi e (neo)keynesismi impossibili, pena condannarsi a delusioni e disincanto.

 

Debito pubblico ed unificazione europea – dall’integrazione monetaria all’indebitamento estero. Il processo di unificazione europea, che ha trovato significativo sbocco nell’introduzione dell’euro, è non solo tra i responsabili primari dell’impennata del debito/credito pubblico, ma sta favorendo la preoccupante crescita del debito estero. Veri beneficiari, le oligarchie finanziarie statunitensi ed il sistema capitalistico statunitense nel suo insieme. Nell’articolo si spiega anche cosa realmente sia il debito pubblico e le origini delle sue ingenti dimensioni. Si comprenderà così come e perché la questione “debito pubblico” sia la spia di una subordinazione nazionale sempre più pervasiva. Nonostante gli effetti incidano profondamente sulle condizioni materiali della maggioranza della popolazione, manca una corretta individuazione delle sue cause.

 

Precarietà del lavoro e precarietà esistenziale – riflessioni sugli effetti della cosiddetta Legge Biagi. La Legge 30 (cosiddetta Legge Biagi) avrà, sempre più, pesanti ricadute in termini esistenziali sulla vita delle persone. Non si tratta solo di una legge, ma del momento per ora ultimo di un processo più che decennale di deregolamentazione del lavoro, e di svuotamento della sua funzione sociale così come si era storicamente determinata nelle società occidentali. Parlare di futuro, nel perimetro disegnato dalla Legge 30, è veramente una sciocchezza: sul piano esistenziale merita la dizione di  futuro solo quell’arco temporale innestato sulle esigenze dell’uomo. Oggi si pretende di chiamare futuro solo il tempo innestato sulle convenienze aziendali, quando logicamente si tratta invece di un tempo che è meccanica reiterazione del presente.

 

Sicurezza nazionale. Anatomia di un concetto. La sicurezza nazionale, ridefinita in base alla concezione nazionalitaria della nazione, è un concetto fondamentale per un orientamento politico realisticamente anticapitalista e democratico. Sicurezza nazionale in senso ampio significa garantire un quadro generale di tutela di valori e di bisogni sociali collettivi, nel quale le possibilità di autorealizzazione per ogni membro (originario e d’adozione) della nazione siano effettive. L’accezione riduttiva della sicurezza come “Legge ed Ordine” (in linguaggio imperiale: Law & Order), incorpora una trattazione esclusivamente repressiva delle problematiche sociali. Pensiamo, ad esempio, alla questione dell’immigrazione che, tolta la componente sfruttabile come “risorsa” nella macchina capitalistica, viene vista, nel suo “surplus umano”, come problema para –se non proprio– criminale. Come mai, poi, ci si guarda bene dall’estendere l’idea di sicurezza ad ambiti sociali ed economici (lavoro, casa, sanità, pensioni, alimentazione, eccetera) propri delle collettività di uomini e donne abitanti le nazioni? L’idea di sicurezza che prefiguriamo rimanda ad un contesto generale tutelato di condizioni materiali, a costituire l’indispensabile presupposto per l’effettiva esplicazione dei diritti e delle libertà individuali.

 

Identità multiple, identità singolari. L’inquietudine dell’identità nazionale. Costruire una progettualità teorica e politica di liberazione sull’asse della rivendicazione nazionalitaria, obbliga a confrontarsi sia con l’idea di nazione sia con quella di identità. Nell’articolo le si interpreta e ci si interroga sul loro significato di senso.

 

Occidente ed universalismo reale. In questo saggio vengono toccati quattro punti. In primo luogo la nozione vaga, ambigua, convenzionale e fittizia di Occidente. Quindi vengono criticate le due principali forme di occidentalismo contemporanee, in termini di universalismo mancato, e cioè l’americanismo ed il comunismo. Infine ci si sofferma su alcune tracce per impostare la questione dell’universalismo oggi.

 

Relatività e contraddittorietà della (non)violenza. Un giudizio etico-storico non può basarsi né sulla polarità assolutizzata di violenza e nonviolenza, come fa il pacifismo assoluto, né sulla valorizzazione della violenza in nome della storia, o della razza, o di quant’altro, come hanno fatto tante ideologie novecentesche, ma deve basarsi su categorie valoriali capaci di interpretare il senso della violenza in relazione alle circostanze in cui si esplica. Non si può cioè dire mai violenza, perché questo dire è irrealizzabile, e non si può neanche dire la violenza per la causa va bene, perché la violenza non è mai bene, ma bisogna domandarsi fino a che punto la situazione ammette la violenza come male necessario? Questa domanda non ha una risposta fissa, perché ogni situazione storica dà un suo senso peculiare alla violenza che si manifesta nel suo quadro. In questa prima parte dello scritto (che avrà il suo completamento nel numero successivo), partendo da una disamina storica (novecentesca) del dibattito sulla violenza, si individuano delle basi di filosofia politica per una sua comprensione ed interpretazione di senso.

 

Dalla proprietà al conflitto strategico – superare il marxismo tradizionale per una nuova teoria anticapitalistica (intervista a Gianfranco La Grassa). Sostituendo il secondo concetto (conflitto strategico) al primo (proprietà privata dei mezzi di produzione), Gianfranco La Grassa intende indicare una strada per la ricostruzione di una teoria critica del capitalismo. Cosa intendano ed implichino questi due concetti, è argomento di questa intervista. «Non esiste il Capitale», sostiene La Grassa, «ma i tanti capitali in conflitto reciproco: il loro è il conflitto che apre possibilità (non necessità) di trasformazioni sociali, mentre quello che si svolge tra capitale e lavoro è generalmente di tipo redistributivo nell’ambito del modo capitalistico di produrre (e di riprodurre i rapporti sociali decisivi di quest’ultimo) (…) La storia del Novecento ha mostrato che spesso la contraddizione principale non è stata quella tra Capitale e Lavoro, bensì quella tra imperialismo e masse popolari. È però necessario, in ogni caso, intendere quest’ultimo quale fase (non certo ultima o suprema) del capitalismo».

 

Note sul dominio della finanza statunitense – derivati, rating, cartolarizzazioni. Nell’articolo si analizzano natura e funzionalità di questi strumenti finanziari dai risvolti politici, non disgiungendoli dallo Stato che se ne serve con potestà fattivamente esclusiva ed egemonica: gli Stati Uniti.

 

Strategie imperiali e resistenza nazionale. La lezione irachena. Sullo sfondo del cosiddetto “trasferimento dei poteri”, del quale si evidenzia la sostanza farsesca, si procede ad una disamina dello stato delle cose in Iraq. Ci si sofferma quindi sulle finalità di interesse strategico, regionali e mondiali, degli Stati Uniti e sulla valenza della resistenza nazionale irachena. Finalità e valenza da comprendere nel loro insieme, se si vuol dare credibilità e ragione di senso alla critica –radicale ed inscindibile– al capitalismo e all’imperialismo.

 

Dieci anni di democrazia in Sudafrica. Il Sudafrica tra passato e presente, nelle parole di Febe Cavazzuti Rossi, una militante di fede protestante in prima linea nella difesa dei diritti dei Neri.

 

Euskal Herria/ Da Aznar a Zapatero. Una messa a punto della situazione nei Paesi Baschi, dalla sconfitta elettorale di Aznar (dopo le stragi di Madrid dell’11 marzo) alla attuale continuità politica repressiva del governo ‘socialista’ di Zapatero nei confronti delle istanze di liberazione nazionali e sociali basche.

 

Corsica/ "Unione Naziunale" e repressione di Stato. Il concretarsi del progetto di Unione tra componenti autonomiste ed indipendentiste deve fare i conti con le multiformi modalità repressive messe in atto dalle autorità francesi. Il punto sulla situazione, in Corsica, negli ultimi mesi.

 

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