Sommario esteso n. 32 (settembre/ottobre 2012)

 

Editoriale: Per una sovranità non qualunque

Italia sotto sfratto euroatlantico. La questione abitativa: breve storia e proposte. L'emergenza sfratti in Italia, «aggravatasi a livelli di bollettino di guerra nel 2012», è uno dei numerosi segnali dell’impoverimento prodotto (non solo) sulla popolazione italiana ad opera dei diktat neoliberisti euroatlantici. Le strette di bilancio imposte dai vincoli europei, ancor più stringenti in seguito alle decisioni emanate dai vertici europei degli ultimi due anni, accelereranno lo smantellamento del welfare e dunque la sparizione in sempre più estesi ambiti dell’intervento a fini sociali dello Stato. Casa compresa. In Italia la situazione è aggravata da tagli e deregolamentazioni che, in particolare a partire dagli anni Settanta, hanno drasticamente ridotto i fondi per l'edilizia popolare e rincarato affitti e prezzi delle case. Con il pretesto di abbattere il debito imposto dagli ultimi Trattati Europei “MES” e “Fiscal Compact” sono inoltre in vista ulteriori svendite del patrimonio pubblico (immobiliare e demaniale) statale e locale.

 

Trattato Europeo “M.E.S.”: dall’indebitamento senza fine al fallimento contabile degli Stati. Uno scritto incentrato sui contenuti del Trattato Europeo MES, «istituzione finanziaria internazionale denominata "meccanismo europeo di stabilità"»,

in cui viene posto l’accento sul meccanismo da catena del debito estero che il Trattato alimenta ed acuisce. «Il MES nasce per nidificare in mezzo al sistema speculativo. Potrà stipulare contratti di ogni tipo con banche, istituti finanziari e organismi di livello globale. Utilizzerà gli Stati come garanti: nelle sue azioni di investimento può incorrere in perdite che saranno pagate con i fondi pubblici già predisposti (…) Il MES è la porta di ingresso del FMI tra gli organi ufficiali europei del governo della zona euro, allo scopo di replicare lo

stesso rapporto di usura che ha imposto in molte aree del mondo». I paragrafi dello scritto: 1) Natura privatistica, immunità giudiziaria e autoreferenzialità finanziaria del MES; 2) Finanziamento dei deficit statali in Europa. Rapporti di 'usura' di primo e secondo livello; 3) MES: affossare gli Stati attraverso la spirale del debito; 4) Austerity e Fiscal Compact: commissariamento delle politiche economiche statali.

 

 

Italia con il cappio al collo. I Trattati “Fiscal Compact” e MES”. Questi due Trattati impongono meccanismi che, in barba ai fini ufficialmente proclamati, si prefiggono non il “salvataggio”, bensì l’ulteriore dominio sugli Stati membri attraverso una catena del debito strutturalmente destinata ad aggravarsi. Il MES, finanziato da tutti gli Stati dell'eurozona in proporzione alle quote di partecipazione alla BCE, si presenta come «un veicolo di finanza strutturata, analogo a quello delle cartolarizzazioni che hanno innescato la crisi finanziaria negli USA». Il “Fiscal Compact” istituisce per gli Stati membri firmatari (i 27 Stati dell’Unione Europea meno Gran Bretagna e Repubblica Ceca) l’obbligo del pareggio o surplus di bilancio, rafforza i poteri della Commissione Europea nelle procedure di attuazione ed obbliga ogni Stato con un rapporto debito/PIL superiore al 60% a rientrare dal debito nel giro di 20 anni: nel caso dell'Italia, si stima che questa riduzione di debito costerebbe circa 45 miliardi di € l’anno. Cifra al cui confronto sono veri e propri bruscolini le ruberie dei ceti politici locali sulle prime pagine dei giornali di questi giorni. La perdita di importanti leve di sovranità politica del nostro paese (dalla moneta al controllo dei movimenti di capitale, ecc.) ha trasformato il debito/credito pubblico (che è problema molto relativo...) in debito estero, che è una

condizione capestro determinata per vincolare permanentemente

un paese. Il debito estero che si è prodotto con i Trattati Europei e l'imposizione della moneta coloniale (euro) sono un'arma imperialista

collaudata in Africa ed America latina, che negli anni ha portato

a un colonialismo a tutto campo e a miserie generalizzate. Occorre prenderne coscienza al più presto.

 

Dopo l’euro, dopo l’Unione Europea. Intervista ad Alessandro Polli. Opzione uscita dall’euro: le problematiche di scenario da tenere presente; il funzionamento della Banca Centrale Europea; controllo dei movimenti di capitale; parallelo tra crisi dell’eurozona e crisi finanziarie susseguitisi dagli anni Ottanta in America Latina ed Asia; l’Argentina dopo l’abbandono del meccanismo di dollarizzazione. Sono questi alcuni degli argomenti affrontati dal docente della facoltà di scienze politiche Alessandro Polli.

 

L’euro anti Germania (prima parte). L’euro, con le sue normative neoliberiste, è realmente una moneta disegnata a misura degli interessi capitalistici teutonici? Il fatto che il sistema capitalistico tedesco sia stato, rispetto agli altri Paesi, quello che ha tratto maggiori vantaggi (o minori penalizzazioni?) dall’euro e dal mercato unico europeo, significa automaticamente che questi siano un vestito che calzi a pennello degli interessi capitalistici teutonici? O piuttosto l’integrazione europea costituisce una camicia di forza dalla cui costrizione Berlino, più per ragioni politiche che economiche, è riuscita finora a non farsi ingabbiare del tutto? È questo l’interrogativo di fondo che pervade questo scritto che nella prima parte prova intanto ad evidenziare come Berlino non nuoti in così belle acque come tendono a far credere i mass media. I paragrafi dello scritto: 1) "Neoliberisti" e "neokeynesiani" sulla Germania e sul futuro dell’euro; 2) Da "Paese modello" a "Stato fallito"? Le prospettive economiche tedesche; 3) Germania a rischio insolvenza? La realtà del debito pubblico tedesco.

 

Grecia/ La sovranità di Syriza. Nonostante il terrorismo mediatico europeista, alle scorse elezioni legislative Syriza –coalizione di partiti (una quindicina) di matrice comunista, socialista, libertaria, ecologista, femminista– ha conseguito una clamorosa impennata elettorale (dal 5% circa del 2009 al quasi 27% della seconda tornata elettorale del 2012) e per poco non ha ottenuto la prima posizione. Altrettanto clamoroso è l’arretramento elettorale del KKE, il partito comunista greco, che sulla carta avrebbe dovuto fare il pieno dei voti per la sua intransigenza e determinazione sulla fuoriuscita dall'Unione e dall'euro. Fermo restando la verifica degli sviluppi di Syriza, in questo scritto ci si sofferma sulle argomentazioni e l'indirizzo politico portato avanti nella fase 'calda' della campagna elettorale da tale coalizione e sul perché il KKE, in condizioni politicamente ideali, determinate dalla gravissima crisi che la Grecia attraversa, non è riuscito a essere riconosciuto come sponda politica del malcontento e delle proteste sociali diffuse.

 

La dipendenza dell'Italia dal dopoguerra ad oggi (prima parte). Al fenomeno storico della Resistenza sovente è stata attribuita la definizione di Secondo Risorgimento, in quanto costituì indubbiamente una manifestazione della volontà di riscatto del popolo italiano, avente come obiettivo la liberazione nazionale dagli occupanti nazisti e dai loro collaborazionisti nostrani, i fascisti coagulati intorno alla Repubblica di Salò. Analogamente però con ciò che avvenne in occasione del Primo Risorgimento, la lotta patriottica fu tradita dalla condotta delle classi dirigenti italiane, le quali consegnarono il paese all’imperialismo USA, legando così indissolubilmente le sue sorti a quelle del blocco atlantico. Un tradimento che si consumò sia in riferimento al tema della sovranità nazionale, sia rispetto a quell’ideale di liberazione sociale che aveva ispirato la maggior parte di coloro che avevano partecipato attivamente alla Resistenza, in massima parte comunisti. L’alleanza degli USA con la mafia, i contenuti del “Piano Marshall” e l’integrazione europea come dipendenza: sono i principali argomenti evidenziati in questo excursus di storia italiana del dopoguerra.

Sovranismo e dicotomia destra/sinistra. Note per una riflessione. Il peggioramento delle condizioni economiche e sociali di vita prodotto dai diktat dell’Unione Europa ha portato alla ribalta politica il concetto di sovranità. Una bandiera sollevata strumentalmente dalle destre radicali, dai cui ambienti si arriva a teorizzare l’esaurimento storico delle categorie di destra e sinistra e a perorare la necessità che i nemici delle forze dominanti si uniscano “superando le barriere ideologiche” che li separano.

“Indipendenza” respinge con forza questa prospettiva. I contenuti che caratterizzano il preteso sovranismo di derivazione (dichiarata o meno) neo-fascista sono irricevibili per chiunque si muova in una prospettiva autenticamente indipendentista, patriottica e socialista, prospettiva che deve tornare ad avere piena cittadinanza “a sinistra”, come ampiamente dimostrato dalla storia del socialismo stesso, delle lotte di liberazione nazionale (nei paesi del Terzo Mondo così come in Europa), delle resistenze antifasciste. In questo scritto si evidenziano le incompatibilità tra il “sovranismo” di derivazione neofascista e quello di derivazione socialista. Emerge ancora una volta come i concetti di patria, sovranità e indipendenza sono stati storicamente strumentalizzati e mistificati in maniera sistematica dai fascismi storici, dai neo-fascismi, dai post-fascismi, in vista di scenari nei quali sono stati (e sarebbero) di fatto negati.

I paragrafi dello scritto: 1) Anticapitalismo o antimercatismo? 2) Antimperialismo o antiamericanismo? 3) Nazione, immigrazione, razzismo; 4) Destra/sinistra: non centralità o negazione?

 

Euskal Herria/ Parla Maribi Ugarteburu. Un’intervista alla portavoce della “izquierda abertzale” (sinistra patriottica) sulle prospettive politiche nei Paesi Baschi –a distanza di un anno dalla rinuncia di ETA alla lotta armata– dopo che il Tribunale Costituzionale spagnolo, il 20 giugno scorso, ha legalizzato “Sortu”, organizzazione della sinistra patriottica basca. Per la prima volta dopo un decennio contraddistinto dall’illegalizzazione di formazioni politiche in base alla liberticida “legge dei partiti”, per la prima volta viene consentito

ad una formazione legata alla Izquierda Abertzale di partecipare alle

elezioni, dove concreta è la possibilità che la sinistra patriottica possa

diventare la prima forza politica, anche grazie alle sino ad oggi inedite alleanze con altre forze politiche basche.

 

Siria/ Washington: con Al Qaeda, sulla via di Damasco. In Siria è stato riproposto il copione di manipolazione massmediatica e di costruzione del conflitto sperimentato in Libia. Allo stato però, nonostante sia stato messo in atto di tutto pur di disarticolarne l’unità interna e destabilizzarne la stabilità politica attraverso sabotaggi, attentati, campagne di assassinio, stragi, gli alqaedisti e le milizie mercenarie –con sostegno di diversa natura dell'asse USA-NATO e delle petromonarchie del Golfo– non riescono a venire a capo della situazione. In questo scritto si ripercorre la storia della Siria, si getta uno sguardo sul suo quadro ‘etnico’ e confessionale, si descrivono battage mediatico, ingerenze esterne (con ascari locali di supporto), interessi in gioco ed obiettivi geopolitici di Washington e degli “alleati” NATO e petromonarchie del Golfo, e si traccia un bilancio delle destabilizzazioni apportate e delle possibili evoluzioni del conflitto. «Quel che principalmente conta e non è assolutamente cosa da poco è che gran parte della società siriana sinora non si è piegata ed ha scelto la strada della resistenza, nelle diverse forme in cui la sta esprimendo. La migliore risposta che si possa dare all'oscurantismo di matrice salafita-alqaedico e alla sudditanza atlantica».

  

 

Settembre 2011 – settembre 2012. Un anno di iniziative con “Indipendenza”. Un elenco delle iniziative di “Indipendenza” tenute in diverse città d’Italia, da soli o in collaborazione con altre organizzazioni. Per uno sguardo più approfondito si rinvia al forum della rivista: http://indipendenza.lightbb.com

 

Recensione. Massimo Bontempelli, Fabio Bentivoglio, Il tempo della filosofia, (Istituto Italiano Studi Filosofici, 2011). Si tratta dell’ultima opera di Massimo Bontempelli, tre volumi per i Licei che coprono l’intero sviluppo del pensiero filosofico, politico e scientifico occidentale, animate da una passione, da una rigorosità disciplinare e da una spinta alla divulgazione davvero uniche nell’attuale panorama della manualistica.

 

Lettere. La crisi dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici: una vergogna nazionale; elezioni amministrative maggio 2012: un’analisi.