Sommario esteso n. 31 (novembre/dicembre 2011)

 

Editoriale: Fuori dalla gabbia dell'euro e dell'Unione Europea. per la sovranità e la liberazione.

Commissariamento euroamericano o indipendenza e sovranità nazionale? "Tensioni dei mercati", "crisi", debito, lacrimogeni e sacrifici. È un bollettino di guerra economica quello che i mass media da decenni ci propinano e sull'onda del quale è adesso piombato al governo dell'Italia come una sciagura l'emanazione del potere euroamericano che conta: Mario Monti. Eppure, a dispetto degli sconvolgimenti materiali e sociali prodotti, non si entra mai bene nel merito di tali tematiche. Perché, dopo decenni di mannaie e macellerie sociali, il debito continua a crescere e la "crisi" non cessa di avanzare? Chi e che cosa determinano le "turbolenze finanziarie"? Quali sono le ragioni effettive dietro speculazioni e salassi finanziari? Perché il debito e il rischio insolvenza si sono impennati in tutti i paesi che sono entrati nell'Unione Europea? In realtà la "crisi del debito" trae le sue premesse nelle politiche neoliberiste diffuse da Washington e veicolate dal suo vassallo Unione Europea e dall'assenza di sovranità monetaria degli Stati europei. Dall'introduzione dell'euro si è innescata una spirale di periodiche legnate anti-sociali e politiche restrittive che eternizzano il debito, che mirano a riproporre nei paesi europei quella dipendenza da debito estero imposta a Paesi africani e latinoamericani, come forma di neocolonialismo economico e di protettorato politico. Determinante il ruolo della Banca Centrale Europea, che in tandem con il Fondo Monetario Internazionale mira a commissariare Paesi. E lo fa avendo una referenza che in ultima istanza va al cuore dell'Impero, a centri di potere negli Stati Uniti. Tutto questo costituisce oggetto di analisi nel presente scritto.

 

O la Costituzione della Repubblica Italiana o l’Unione Europea. Senza uscire dall‘Unione Europea, non è possibile alcuna liberazione sociale in Italia. Senza uscire dall'Unione Europea, non si potrà implementare alcun programma economico e sociale fedele allo spirito della Prima parte della Costituzione italiana, contraria all'essenza delle normative europee. Senza uscire dall'Unione Europea, Banca Centrale, Commissione e Corte di Giustizia Europea ci impediranno di introdurre nell'ordinamento italiano le norme giuridiche necessarie a risollevare il tessuto economico e sociale del Paese ma contrarie ai principi e valori, antinazionali ed antisociali, europei. Alcuni di questi principi e valori costituiscono oggetto di trattazione di questo articolo.

 

Tasse, imposte e iniquità: un’urgenza nazionale. Il sistema fiscale italiano è sostanzialmente anticostituzionale e per niente rispettoso del contribuente. La centralità dell’individuo, tanto sbandierata dai sostenitori del “liberalismo”, è una chimera in un sistema tributario dove si moltiplicano gli strumenti di determinazione del reddito presunta (ad esempio gli studi di settore) che non sarebbero pienamente legittimi. In uno Stato ideale, inoltre, il cittadino chiamato alla contribuzione dovrebbe essere dotato di strumenti di controllo sull'allocazione sociale dei fondi sempre più consistenti estorti da un fisco che va assumendo sempre più le sembianze di Nosferatu. Come parlare poi di "lotta all'evasione fiscale" quando meccanismi perfettamente leciti consentono a grandi imprese ed istituti finanziari di conseguire notevoli risparmi d'imposta? Ci troviamo insomma di fronte ad una fiscalità il cui scopo non è l'accertamento della "giusta imposta", né è tantomeno uno strumento di promozione dello sviluppo economico e della giustizia sociale di un Paese, bensì un metodo peraltro piuttosto grezzo per fare cassa, drenando i sempre più esigui redditi di ceti medi e bassi verso le fameliche oligarchie finanziarie italiote ed estere. Il tutto con un bilancio pubblico sempre più oberato da interessi passivi da versare alle banche d’affari estere e spese militari da destinare in particolare all'acquisto di armamenti made in USA per scopi che nulla hanno a che fare con la Difesa del paese.

 

Stato interventista. Una breve riflessione. La formulazione di una proposta politica realmente alternativa ed antisistemica richiede una profonda riflessione sul ruolo dello Stato nell’economia. Il senso dello scritto è nel voler essere stimolo all’apertura di un confronto di progettualità al riguardo.

 

Da Craxi a Berlusconi. USA contro i "servi furbi" della politica estera italiana (seconda parte). Cosa ha determinato il tramonto politico del Cavaliere nero, che appena due anni fa sembrava (purtroppo) ben saldo in termini di stabilità parlamentare e di consenso? A nostro avviso l'attacco mediatico e giudiziario a Berlusconi (a prescindere dal merito delle accuse) e le fibrillazioni politiche dentro il centrodestra, scoppiate definitivamente lo scorso autunno con l'ascesa senza freni dello spread (il differenziale tra rendimento dei Buoni del Tesoro Poliennali italiani e bund tedesco), trovano le sue premesse in una politica estera che, nonostante il suo complessivo servilismo euroatlantico, si è permessa orientamenti e relazioni che Washington non ha più tollerato. Si tratta di una vicenda nel complesso analoga agli eventi del biennio 1992-93, che portarono al crollo del regime (assolutamente da non rimpiangere) DC-PSI, eventi richiamati nella prima parte di questo scritto (cfr. n. 29 di Indipendenza). I paragrafi della seconda parte: 1) Wikileaks: gli USA, Berlusconi e la Russia di Putin; 2) Wikileaks: gli USA, ENI, l'Iran e la Russia; 3) Berlusconi e Gheddafi. L'irritazione USA.

 

Quale antifascismo? Tra smarrimenti, involuzioni ed attualità. L'antifascismo ha costituito storicamente un elemento di primaria importanza nel definire l'identità di chiunque portasse avanti una prospettiva autenticamente patriottica e socialista. Tuttavia va rilevato che oggi sempre più spesso si fatica a dare un contenuto chiaro a questa categoria politica, rinunciando ad entrare nel merito dei contenuti e rifugiandosi in un antifascismo che si potrebbe definire estetico, sentimentale e a volte dichiaratamente superficiale. Come tutti gli “antiismi“, la nozione di anti-fascismo è piuttosto vaga, ed al suo interno vi si possono riconoscere progetti politici e tradizioni culturali addirittura anche incompatibili. Se l'antifascismo è stato spesso strumentalizzato, questo non deve assolutamente far pensare che un antifascismo consapevole –di carattere marcatamente anti-capitalista e anti-imperialista– non abbia più senso, né tanto meno deve indurre a ritenere che i contenuti veicolati dal fascismo storico, dal neo-fascismo e dal post-fascismo, siano anche solo in parte ricevibili, magari per via della critiche al sistema di dominio dell'imperialismo USA con le sue varie diramazioni euroatlantiche, oggettivamente oggi il nemico principale dei popoli. In particolare un occhio critico va gettato a tutte quelle formazioni di destra radicale che, anche con un linguaggio aggiornato e parole d'ordine accattivante, ripropongono ordini sociali basati su una legittimazione di natura spirituale e razziale e su una organizzazione sociale di stampo gerarchico, tradizionale e comunitarista che va respinta senza se e senza ma.

 

Ugo Maria Tassinari e "Indipendenza". http://www.rivistaindipendenza.org/Teoria%20nazionalitaria/Tassinari%20e%20Indipendenza%2031.htm

 

Pace e non-violenza. Validità, limiti e strumentalizzazioni di due concetti. Se nel mondo culturale greco si era consapevoli della stretta relazione tra i concetti di pace e giustizia e della relatività e provvisorietà della pace stessa, le prime concettualizzazioni di una pace per così dire “definitiva” e “assoluta” prendono corpo nell’ambito delle grandi formazioni imperiali, ad esempio tra persiani e romani. È però proprio in questi scenari che si assiste alla rottura del legame tra la pace e l’idea di giustizia. La pace come valore assoluto, svincolata cioè dall’idea di giustizia, quella pace che piace tanto alla cultura politica occidentale (soprattutto alla sua variante di “sinistra”), non è veramente tale, in quanto nasconde una violenza non dichiarata all’origine. Un'assolutizzazione che è andata spesso di pari passo con l’affermazione di una analoga concezione riguardante la categoria della non-violenza. Con figure carismatiche come quelle di Gandhi o di Martin Luther King che massmediaticamente hanno costituito il principale riferimento di un nuovo immaginario, imperniato sui metodi di lotta non contemplanti l’uso delle armi. Sono tutti aspetti sottoposti a critica nel presente scritto.

 

Euskal Herria/ Terremoto politico e nuovo scenario. Il 20 ottobre 2011, a 52 anni dalla sua nascita, Euskadi Ta Askatasuna (ETA - Paese Basco e Libertà) ha annunciato la rinuncia definitiva alla lotta armata. Lungi dall'essere segno di debolezza o tantomeno sconfitta politica, tale dichiarazione di ETA, assieme al clamoroso successo elettorale della sinistra abertzale (patriottica basca), conferma al contrario la forza delle istanze indipendentiste e il radicale mutamento della situazione politica, in cui per il popolo basco la scelta pare sempre di più essere quella tra autodeterminazione e spagnolizzazione.

 

Libia/ Cade la Jamahiriyya e rinasce una colonia. Nel precedente numero ci si si è soffermati sugli obiettivi economici e sulle differenti motivazioni geopolitiche che hanno portato gli euroatlantici all'aggressione della Libia. In questo scritto si focalizza l'attenzione su personaggi ascari e sulla strategia geopolitica che ha portato alla caduta (provvisoria) della Jamāhīriyya libica. E mentre il Fronte di Liberazione Popolare di Libia, pur ancora in fase di organizzazione, controlla vaste aree del paese, gli euroatlantici ritengono di riproporre il copione libico in Siria. Tutta la macchina diplomatica, politica, militare, massmediatica, ora sta girando a pieno regime. I paragrafi dello scritto: 1) L'uomo americano a Tripoli; 2) L'assassinio di Gheddafi; 3) La guerra di Libia nel "bilancio" USA; 4) L'ineffabilità di Mahmoud Jibril; 5) Il ruolo del Qatar in Libia: prove generali NATO-USA per guerre agli arabi con arabi; 6) Abdel Hakim Bel Hadj. Dalla Libia alla Siria.

 

Cina-USA/ Guerra Fredda o verso la terza guerra mondiale? «Prepararsi alla guerra». Le parole pronunciate il 6 dicembre da Hu Jintao alla Commissione militare centrale non hanno pari precedenti nella Storia. Sinora Pechino ha assunto, in tutte le crisi belliche determinate dagli Stati Uniti, una posizione di fatto e pur obtorto collo consenziente. La clamorosa uscita di Pechino è dunque il preludio di un cambio di strategia dagli effetti geopolitici dirompenti? Che i venti di guerra imperiali sulla Siria e sull'Iran siano la goccia che fa traboccare il vaso della pazienza della Cina?

 

Recensione. Angiolo Gracci, Brigata Sinigaglia (Città del Sole, 2006). Di questa Brigata Garibaldi d'assalto fu comandante. Il libro, che ne narra la storia, è il primo (aprile 1945) ad uscire sulla lotta armata di liberazione. Non senza contrasti, come prova la "revisione" fotografica della copertina ad opera dell'ufficio stampa del Ministero dell'Italia occupata. Episodio di significativa valenza simbolica. Angiolo Gracci, che negli anni Sessanta e Settanta fu responsabile del Movimento militante antimperialista-antifascista "La Resistenza Continua - per un'Italia indipendente, libera, socialista", scriveva su "Indipendenza", n. 46, maggio '92: «"Nazione" e "patria" appartengono alla categoria delle non poche contraddizioni culturali di fondo irrisolte che hanno reso divisa, incerta, inconcludente e -alla prova dei fatti- perdente, l'intera sinistra italiana, sebbene essa –all'indomani dell'insurrezione del 25 aprile– avesse dimostrato di essere sostenuta dalle speranze di una larghissima base popolare, soprattutto operaia. Una base di massa che, se diretta diversamente, avrebbe potuto dimostrarsi decisiva sia per avviare una effettiva realizzazione del programma di profondo rinnovamento postulato dalla Costituzione nata dalla Resistenza antinazifascista, sia per consentire la riappropriazione di quell'indipendenza nazionale e della conseguente sovranità popolare, l'una e l'altra pesantemente offese e rese praticamente inesercitabili, nella loro indispensabile pienezza, dall'ormai semisecolare "presidio-occupazione" del nostro territorio nazionale operato dall'imperialismo yankee».

 

Lettere. In morte di Massimo Bontempelli; "Fascismo di sinistra"; Quali alleanze per la sovranità?