Sommario esteso n. 10 (aprile/luglio 2001)

Editoriale/ Antiberlusconismo mistico o radicalità anticapitalista ed antimperialista?

 

Pro-memoria ‘sinistro’. Un bilancio critico degli anni dell’Ulivo. Una breve panoramica «per non dimenticare» sui principali provvedimenti di politica estera ed interna dei tre governi di centrosinistra (Prodi, D’Alema e Amato). Dall’aggressione all’ex Jugoslavia all’ingresso nell’euro, dalle finanziarie “lacrime e sangue” all’istituzione di centri di detenzione/lager per gli immigrati “clandestini”, dal pacchetto Treu sul lavoro precario alla legge Bassanini sul cosiddetto “federalismo”, eccetera, il centrosinistra ha varato ed approvato (in diversi casi con l’appoggio determinante di Rifondazione Comunista) provvedimenti deleteri per gli interessi nazionali e funzionali alle strategie di Washington ed agli interessi di bottega delle cosiddette “grandi famiglie” industriali e finanziarie italiote. Il filo conduttore di queste scelte è il riassetto geopolitico scaturito dall’implosione dell’URSS e dalla riaffermazione di potenza dell’imperialismo statunitense. Tesi ad impedire l’emergere di un potenziale competitore globale, gli Stati Uniti spingono sempre più gli alleati/subalterni della NATO ad aumentare il proprio coinvolgimento economico e militare al servizio di Pentagono e CIA ed a recepire le misure neoliberiste di mercificazione a tutto campo e smantellamento delle sovranità statali del “Washington consensus” (dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni, eccetera), veicolate dal processo di integrazione europea.

 

Elezioni e strategie delle classi dominanti. In questo scritto Gianfranco La Grassa interfaccia le elezioni politiche del 2001 (che hanno visto la vittoria della coalizione di centrosinistra grazie ad un accordo di “desistenza” con Rifondazione Comunista) con un’analisi strutturale delle classi dominanti nel modo di produzione capitalistico e delle strategie di tosatura sociale perseguite dal blocco capitalistico (sub)egemone in Italia. «All’inizio degli anni Novanta, crollato il campo socialista, una precisa operazione fenomicamente giudiziaria, ed essenzialmente politica, ha fatto fuori la frazione politica DC-PSI del blocco dominante italiano che aveva avuto qualche flebile anelito alla competitività (di disturbo) verso aree (mondo arabo e Balcani) vicine al nostro paese, ma dove comunque non è mai stato consentito dai dominanti centrali USA di eccedere nel tentativo di espandere la propria influenza politico-economica (vedi caso Mattei). Al capitalismo statunitense si è accodata la nostra frazione “economica” di agenti dominanti, interessata prevalentemente ad agire sui mercati mondiali in accordo (e subordinazione) con quelli centrali, senza mettere in pericolo la possibilità di usare gli apparati pubblici per drenare risorse (reddito prodotto) a proprio favore».

 

Per una credibile identità nazionalitaria italiana. In questo scritto Costanzo Preve esprime il suo sostegno alla tematica nazionalitaria criticando e mostrando la strumentalità e l’erroneità di quelle concezioni che si richiamano impropriamente all’idea di nazione: dall’“Azienda Italia” al patriottismo della Costituzione di Ciampi e Maurizio Viroli all’«antiamericanismo programmatico» ed all’organicismo dell’estrema destra. Forti critiche l’autore esprime verso il «cosmopolitismo e la retorica della multiculturalità della sinistra e dell’estrema sinistra», definite, a prescindere dalla consapevolezza dei suoi sostenitori, come «ideologie subalterne alla globalizzazione imperiale americana», allo stesso modo dei concetti di Impero e Moltitudine proposti da Toni Negri.

 

Una scuola senza storia. La cosiddetta autonomia delle istituzioni scolastiche, introdotta dal governo Prodi con la legge Bassanini sul decentramento amministrativo del 15/03/97, ha segnato la fine dell’idea che attribuisce alla scuola il compito nazionale di trasmettere saperi e valori. Il governo di centrodestra intende completare la distruzione del sistema nazionale della pubblica istruzione regionalizzando le scuole (che si vorrebbero spingere ad interagire con le imprese locali, con prevedibile accentuazione di infiltrazioni clientelari e di affarismo nel suo tessuto) e concedendo ancor più spazio alle scuole private. I due poli si mostrano insomma concordi nella recezione delle istanze neoliberiste, depositarie di un vuoto di valori è di fatto ostile alla trasmissione di conoscenze stimolanti lo spirito critico e finalizzate alla formazione consapevole del cittadino. In questo quadro Massimo Bontempelli sostiene, in quest’intervista, l’importanza di un asse culturale per la scuola, attorno al quale organizzare e legare i contenuti delle varie discipline, in modo che questa recuperi la sua finalità di «educare attraverso la trasmissione della cultura». Secondo Bontempelli, nell’epoca attuale «l’unico valido riferimento unitario concepibile per le diverse aree disciplinari è la conoscenza storica».

 

"Sud Italia: arretratezza o colonialismo interno?" (parte seconda). Seconda parte dell’intervista a Nicola Zitara, dedicata alla descrizione delle modalità con cui si esplica ciò che si può definire colonialismo interno. Si mettono principalmente in evidenza il concorso delle banche al sottosviluppo, gli effetti della politica agraria comunitaria e dei progetti di “federalismo” sul Sud, le modalità di espansione del fenomeno mafioso nel Meridione.

 

Libertà, sessualità e vuoto antropologico. Secondo Massimo Bontempelli il meccanismo capitalistico produce anche devastazioni antropologiche inducendo la formazione di individui privi di orizzonti di senso, ridotti a vivere esclusivamente per la produzione ed il consumo e spinti a colmare questo vuoto di valori con l’acquisto di merci. Una sorta di colonizzazione mentale degli individui, che trova anche espressione in una concezione di libertà «apparentemente piena e radicale, in realtà povera e superficiale,in quanto assimilata alla libertà di consumare»: quella dell’arbitrio illimitato «e senza significato», per cui si è “liberi” di attuare qualsiasi scelta di vita, tutte considerate di ugual valore. L’autore affronta la questione scendendo sul terreno della sessualità.    

 

Tecnoscienza e nichilismo. Sulla legittima paura dell’energia nucleare e dell’ingegneria genetica e sul solo modo razionale di affrontarla. Dopo aver preliminarmente richiamato e definito i termini filosofia, scienza ed ideologia, Costanzo Preve affronta le questioni del nichilismo e della tecnoscienza, «prodotti complementari dell’esito capitalistico della modernità (…) la prima una concezione del mondo che si può rifiutare e forse anche vincere (…) la seconda un dato storico irreversibile del ricambio fra umanità e natura», che secondo l’autore può essere combattuta in una prospettiva di conquista della sovranità nazionale, unica via efficace di contrasto al liberismo nichilistico delle multinazionali farmaceutiche e del biotech

 

Corsica. I nodi del negoziato. Un analisi critica del progetto di legge sul futuro della Corsica approvato il 15 maggio 2001 dall’assemblea Nazionale francese ed uno sguardo sul quadro politico corso. Qui si registra l’autoscioglimento di 4 organizzazioni (Corsica Viva, A Cuncolta Indipendentista, U Cullettivu Naziunale, l’Associu per A Suvranità) e la costituzione del partito Indipendenza, il cui atto costitutivo rivendica l’indipendenza «per un popolo, quello corso, composto da corsi d’origine e corsi d’adozione, a riunire, come comunità di destino, tutti coloro che vogliono partecipare al progetto politico comune di sviluppo culturale, economico e sociale».

 

Euskal Herria. Luci ed ombre dall’urna. Una valutazione del risultato delle elezioni del parlamento autonomico basco del 13 maggio 2001, che hanno registrato il trionfo della coalizione moderata PNV-EA grazie alla mossa di includere nel proprio programma il diritto di autodeterminazione patrocinato dalla sinistra abertzale, le cui tesi sono penetrate in buona parte della base elettorale dei due partiti moderati. «Tirando le somme, come ha dovuto ammettere anche lo ‘spagnolista’ Raùl del Pozo su El Mundo del 15 maggio, più della metà della popolazione basca ha detto che non vuole essere spagnola».

 

Israele contro Israele. I “nuovi storici” israeliani e il “peccato originale” d’Israele (II parte). I Nuovi Storici tengono vivo da 10-15 anni il dibattito, nella società israeliana, sulle origini e la natura dello Stato d’Israele. Un dibattito acceso, sofferto, che interroga le proprie radici, mette in discussione l’ufficialità della storiografia di Stato e denuncia la matrice colonialista del sionismo. Per usare il titolo di un libro dello storico Dominique Vidal, i Nuovi Storici discutono il peccato originale dello Stato d’Israele, un concetto lacerante per uno Stato che si regge sulla base del collante religioso e che, dal suo stesso interno, vede messa in discussione la sua legittimità ad esistere. Si conclude qui l’intervista con Giancarlo Paciello iniziata nel precedente numero.

 

Autodeterminazione dei Tamil. Parla Verena Graf. Un’intervista a Verena Graf, segretario generale della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli, rappresentante permanente di questa ONG presso la sede ONU di Ginevra, impegnatasi a favore del popolo Tamil e del suo diritto di autodeterminazione nel nord-est dell’isola di Sri Lanka (patria storica dei Tamil) sottoposto alla repressione dei cingalesi.

 

Lettere: “Contro il capitalismo, oltre il comunismo”; “Indipendenza” e marxismo; Nazionalitarismo: qualche incertezza; Piccoli nazionalismi, mondialismo, Europa dei popoli ed Europa Nazione; Comunità italiana in Croazia e diritti a rischio. Alle prime tre si accompagnano riflessioni redazionali.