Sommario esteso n. 24 (luglio/agosto 2008)

 

          

·      Editoriale/ Dentro la crisi delle sinistre.

 

·      Una stangata per l’Europa. Da Padoa Schioppa a Tremonti: continuità politica economica di una subalternità coloniale. Per rispettare gli obblighi del Patto di stabilità europeo, in continuità con il centrosinistra, il governo Berlusconi vara una manovra economica (stavolta con respiro triennale) che peggiorerà le condizioni economiche e sociali del Paese. Nello scritto si tratteggiano i provvedimenti principali e si indicano i presumibili effetti. Emerge la dannosità dei vincoli finanziari europei, le cui normative sono tra le cause dell’impennata negli anni Ottanta del debito pubblico in Italia (sulla questione se ne accenna nello scritto).

 

·      L’Istat e le solite rilevazioni annuali inattendibili. Quant’è attendibile l’Istat nel rilevare il tasso d’inflazione? Esiste una differenza immensa tra la salita dei prezzi misurata dagli istituti di statistica (un fenomeno, va detto per inciso, che riguarda tutta l’area euro, e non solo l’Italia), con aumenti annuali inferiori al 3%, e quella verificata dai cittadini. Lo scritto di Fabrizio Zampieri si sofferma su questa discrepanza, evidenziando le intrinseche limitazioni e manipolabilità degli indici statistici, a cominciare dalla scelta della lista dei prodotti (il famoso “paniere”). È d’altro canto significativo che l’Istat, per decisione di Eurostat (l’ufficio statistico dell’Unione Europea) e della Banca Centrale Europea, abbia istituito all’inizio dell’anno l’indice dei “beni a più alta frequenza di consumo”. Sul quotidiano dei “poteri forti”, Dario di Vico si lascia andare alle seguenti esternazioni (Corriere della Sera, 25 febbraio 2008): «La scelta di divulgare urbi et orbi un doppio indice di misurazione dell’inflazione si è rivelata quantomeno un errore di comunicazione (…) Perché pubblicare un secondo indice, riferito ai beni acquistati con maggiore frequenza, destinato inevitabilmente ad essere considerato da sindacati, consumatori, politici e opinione pubblica come quello più veritiero?». Ancora una volta, emerge quantomeno disinteresse sulla veridicità delle rilevazioni statistiche. Viene da chiedersi retoricamente: perché si ha interesse a sottostimare l’inflazione?

 

·      Eurodisastro. Tra bugie e realtà. Il 1° gennaio 2002 è stato introdotto (anche) in Italia l’Euro, salutato da centrosinistra e centrodestra come la panacea di tutti i mali del nostro Paese. Bassi tassi d’interesse, riduzione dell’inflazione, stabilità dei cambi, eliminazione dei costi sulle transazioni valutarie nei Paesi UE: tutti elementi che, a loro dire, avrebbero dato slancio all’economia e all’occupazione in Italia. La realtà dei fatti eppure è ben diversa. Fabrizio Zampieri esprime considerazioni al riguardo.

 

·      Il Trattato di Lisbona. Lezioni dall’Irlanda. Il 12 giugno il popolo irlandese ha detto NO al Trattato di Lisbona. È stato l'unico dei ventisette paesi dell’Unione Europea ad aver sottoposto a consultazione popolare un Trattato praticamente identico a quel "Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa", rifiutato da francesi e olandesi nelle consultazioni del 2005. La dinamica della campagna referendaria, le reazioni suscitate dal voto e più in generale i principali contenuti del Trattato costituiscono oggetto di questo scritto.

 

·      Alle origini della scuola neoliberista. Pressioni esterne contro la scuola pubblica. Far luce sui mandanti esterni e sulle finalità dei progetti di dequalificazione della scuola pubblica è il senso dello scritto di Roberto Renzetti, un passato professionale da assistente presso l’Istituto di Fisica e poi quale insegnante di fisica di liceo. Come per altri settori e strategie, l’imprimatur è statunitense e l’Unione Europea, al pari di altre istituzioni sovranazionali, dà implementazione a queste strategie.

 

·      Sistema nazionale della pubblica istruzione: dalle cause della sua decadenza agli interventi per la sua rinascita. A partire dal 1996, con il centrosinistra, la scuola è stata oggetto di riforme devastanti che ne hanno snaturato la funzione di trasmissione di saperi e di valori da una generazione all’altra. Una funzione, a ben osservare, di primaria importanza nazionale. In questo articolo Massimo Bontempelli e Marino Badiale tratteggiano cosa tali riforme abbiano comportato nel vissuto concreto della scuola, si soffermano sulle cause e propongono azioni per un sua rinascita di significato sociale.

 

·      Verso la fine della scuola della repubblica? Un commento sulla proposta di legge del centrodestra. Accogliendo la richiesta di diffusione, pubblichiamo –con qualche ritocco e taglio per esigenze di spazio– un commento di Lorenzo Varaldo (http://manifesto500.altervista.org) alla proposta di legge sulla scuola del centrodestra. Lanciato nell’ottobre 1999 da 500 insegnanti e genitori per protestare contro la riforma dei cicli presentata dall’allora ministro Berlinguer, il “Manifesto dei 500” da anni denuncia le conseguenze prodotte dalla sedicente “autonomia scolastica”, perorando la difesa della scuola pubblica e della sua unità su tutto il territorio nazionale. In questo scritto si analizza la proposta di legge del deputato Valentina Aprea, presidente della Commissione Cultura della Camera e già sottosegretaria all’Istruzione del centrodestra (2001-2006). Presentata lo scorso 12 maggio, a settembre dovrebbe muovere i primi passi in Parlamento. L’autore argomenta l’incostituzionalità di tale proposta, che sovverte tutti i principi della scuola pubblica. L’approvazione di tale disegno di legge costituirebbe il capolinea della politica sulla pubblica istruzione realizzata negli ultimi 15 anni e determinerebbe la definitiva privatizzazione della scuola.

 

·      "Crisi alimentare" e sovranità. Escalation dei prezzi e fame nel mondo: le vere ragioni, i rimedi possibili. Si fa un gran parlare di “crisi alimentare”. In realtà, afferma la FAO (Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura dell’ONU), c’è abbondanza, non scarsità di cibo. Ma c’è chi muore per fame. Ciò a causa del combinato d’interessi di importanti frazioni del capitalismo USA: dalla speculazione finanziaria di banche e fondi d’investimento –in cerca disperata di alternative di profitto speculativo (vedasi i rialzi di petrolio e materie prime) dopo l’esplosione della bolla finanziaria nel settore immobiliare– agli interessi delle multinazionali agro-industriali, sostenuti dai diktat sulla liberalizzazione degli scambi di organizzazioni “sovranazionali” come il WTO (Organizzazione Mondiale del Commercio); dalla produzione degli agro-combustibili (discutibilmente ed ingannevolmente detti “biocarburanti”) alla diffusione degli OGM, entrambi patrocinati dagli USA che mirano al controllo della produzione alimentare del pianeta. Chi fa retorica sulla fame nel mondo, tace al riguardo e tantomeno invita ad azioni e politiche conseguenti. Anzi, si sfrutta l’impennata globale dei prezzi dei generi alimentari per promuovere ulteriormente quegli OGM che anche la Commissione Europea, fedele esecutrice delle direttive di Washington, vorrebbe che entrassero nelle nostre terre. Che fare, allora? La risposta è una sola: riappropriarsi della sovranità alimentare. «La sovranità alimentare è il diritto dei popoli ad alimenti nutritivi e culturalmente adeguati, prodotti in maniera sostenibile ed ecologica; è il loro diritto a decidere il proprio sistema alimentare e produttivo. Pone chi produce, distribuisce e consuma alimenti nel cuore dei sistemi e delle politiche alimentari, sopra gli interessi dei mercati e delle imprese (…) La sovranità alimentare dà priorità alle economie locali ed ai mercati locali e nazionali, restituisce il potere ai contadini e all'agricoltura familiare, la pesca artigianale e la pastorizia tradizionale» (Nyeleni, documento del forum mondiale sulla sovranità alimentare, maggio 2007, www.sovranitalimentare.net).

 

·      Dal petrolio al nucleare: diversa la fonte, analoga la dipendenza. Proposte per l’indipendenza energetica nazionale. L’instabilità (geo)politica delle aree di estrazione del greggio e l’uso del gas come nuovo strumento di politica estera della Russia sono tra i principali fattori che da alcuni anni hanno riaperto a livello globale la discussione sul nucleare. Un rilancio sostenuto, in modo sommesso ma insistente, da Washington che, anche per le implicazioni sul piano militare, sembra volerne fare un caposaldo della propria strategia geopolitica di dominio. Il centrodestra (ma significative aperture sono espresse anche da personalità e forze del centrosinistra) si accoda. Per i suoi sostenitori, l'opzione nucleare determinerebbe autonomia energetica e risparmio economico. Roberto Renzetti non è d’accordo. In questo testo spiega il perché.

 

·    A volte ritornano. Le mistificazioni sul nucleare. Angelo Baracca è professore di Fisica presso l'università di Firenze. Membro del "Comitato scienziate e scienziati contro la guerra", da tempo si occupa di problemi inerenti agli armamenti nucleari e alle relazioni internazionali, evidenziando la relazione, definita in altra sede «non scindibile», tra nucleare civile e quello militare. In questa intervista il docente toscano replica alle argomentazioni dei sostenitori del nucleare, che continuano a proporre questa opzione come la più economica e sicura, per di più libera da emissioni di CO2. In questa introduzione ricordiamo che l'energia nucleare si ricava in seguito a procedimenti di trasformazione (fissione e fusione) nei nuclei atomici. Si ha così una reazione altamente energetica, che produce due elementi: l’energia “effettivamente” utilizzabile, e grandi quantità di scorie radioattive, dannose per la salute, la cui attività si dimezza in tempi che vanno dai 200 fino ai 24.000 anni. Un problema, come rilevato dall’intervistato in altra sede, che «nessun paese al mondo ha ancora risolto».

 

·        Da monnezza a ricchezza. la valorizzazione dei rifiuti. I rifiuti come risorsa economica? Il docente di fisica, Beniamino Ginatempo, denunciati gli interessi ed i rischi degli inceneritori / “cancrovalorizzatori”, argomenta come i rifiuti possano diventare una preziosa fonte di reddito, un vero “bene comune” utile a tutta la collettività. In questo contesto la raccolta differenziata ed il riciclaggio –non incentivati per la loro concorrenzialità con gli inceneritori– andrebbero favoriti economicamente ed affiancati ad un sistema industriale in grado di recepire, processare e commercializzare i rifiuti. Tutto ciò produrrebbe importantissime ricadute economiche ed occupazionali, oltre che tutelare l’ambiente e la salute nazionale.

 

·      La famiglia nell'attuale fase del totalitarismo neoliberista. La famiglia moderna: un'istituzione sociale di origine feudale. Tra le sfere della realtà sociale investite dall’attuale dinamica capitalistica, figura pure un'importante istituzione sociale, la famiglia. Massimo Bontempelli, partendo dalle origini feudali della famiglia moderna, ne descrive le trasformazioni intervenute fino ai giorni nostri. Per l’autore, le strutture della famiglia borghese –con i suoi pregi e difetti dettagliati nello scritto– sono state disgregate dall’avanzare del capitalismo neoliberista. L'autore auspica una prassi politica che si prefigga obiettivi di libertà che siano «veramente tali perché incorporino i valori positivi della famiglia borghese in una piena valorizzazione delle esigenze individuali che quella mortificava, soprattutto nelle donne». I paragrafi dello scritto: 1) Dalla famiglia estesa alla famiglia nucleare; 2) Trasformazioni della famiglia nel capitalismo; 3) La famiglia borghese dell'Ottocento; 4) La famiglia nella seconda metà del Novecento; 5) I limiti della contrapposizione tra pseudo-tradizionalismo e moderno laicismo; 6) Conclusioni.

 

·      Gli operai non sono una classe. In questo scritto Gianfranco La Grassa torna su un punto teorico molto importante: gli “operai”, termine che comprende l’insieme dei lavoratori di fabbrica addetti alle mansioni meno specializzate, non sono quella Classe che nella vulgata marxista avrebbe emancipato se stessa ed anche l’intera Umanità dallo sfruttamento. Lo stesso Marx non considerava le semplici “tute blu” protagoniste della trasformazione del capitalismo, bensì le vedeva una delle componenti del lavoratore collettivo cooperativo, concetto includente tutti i lavoratori di fabbrica (dall’alto dirigente fino al minimo esecutore), che sarebbero divenuti Classe egemonica perché capaci di esercitare il controllo sui mezzi di produzione.

 

·     Recensione: Giulio Tremonti, La paura e la speranza, Mondatori 2008.

 

·     Lettere: interventi su "Dopo il congresso di Rifondazione Comunista".