Sommario esteso n. 19-20
(febbraio/maggio 2006)
- Tra elezioni e dipendenza.
La recente campagna elettorale si è mostrata tanto accesa sul piano delle
ripicche e degli insulti quanto deludente sul piano dei contenuti.
Del tutto rimossa,
in particolare, la situazione di dipendenza del nostro paese, che emerge
prepotentemente se si guarda alle pressioni di Commissione
e Banca Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale, agenzie di rating
e banche d’affari USA. Questi centri di potere, a dispetto delle promesse elettorali
di “crescita” e di spesa sociale, premono per il varo di nuove manovre economiche
restrittive e di ulteriori liberalizzazioni, che colpiranno ulteriormente
non solo gli strati sociali di pensionati, lavoro subordinato e precario,
ma anche professionisti, artigiani e commercianti, piccole
e piccolissime imprese. Un contesto di dipendenza di cui non può
non tenere conto anche l’establishment dei poteri cosiddetti “forti”
–in realtà assai deboli essendo la loro stabilità finanziaria dipendente
dalle strategie della finanza statunitense–, che in questa tornata elettorale
hanno puntato esplicitamente sulla vittoria del centrosinistra. In questo
scritto, che può essere letto a complemento dell’editoriale, viene espressa
qualche breve considerazione sulla campagna elettorale, tratteggiata la
composizione dei cosiddetti “poteri forti” e rilevati alcuni ambiti di dipendenza
dell’Italia dalle strategie geopolitiche dell’imperialismo
dominante, gli Stati Uniti.
- Da
“Mani Pulite” a “Bancopoli”. Note di orientamento.
Il passaggio
in mani estere di Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro (BNL) costituisce
a nostro avviso una tappa ulteriore di quel processo che ha accentuato in
modo significativo, attraverso le privatizzazioni / svendite degli Amato,
Ciampi, Draghi e Prodi nel periodo 1992-2001, la colonizzazione del
sistema produttivo e presto definitivamente anche di quello bancario: il
tutto sotto la supervisione della finanza statunitense. Un processo in cui,
oggi come ieri, stampa e magistratura, in particolare la Procura di Milano,
hanno giocato un ruolo decisivo. È ancora tutta da scrivere la storia di
quella “Mani Pulite” svoltasi nel 1992-93, che portò alla liquidazione del
sistema DC-PSI –ma risparmiando la “sinistra democristiana” degli Andreatta,
Prodi e De Mita– certo pervaso dalla corruzione, ma sicuramente non meno
dell’odierno ceto politico. Nello scritto si evidenziano alcune dichiarazioni
sugli eventi di quegli anni, aggiungendovi una piccola cronaca di vicende
pre-“Bancopoli” estremamente rivelatrici della dominanza del capitalismo USA in questo paese. I paragrafi: 1) Note su capitalismo e corruzione;
2) L’intreccio occulto tra Procure ed apparati statali USA; 3) L’asse mediatico-giudiziario durante “Mani Pulite”;
4) Da “Tangentopoli” al Berlusconi I; 5) L’aggressione alla ex Jugoslavia
dietro la nascita del governo D’Alema; 6) Da
Telekom Serbia.…; 7)…ai capitani coraggiosi di D’Alema; 8) Berlusconi
II. Gli scandali bancari.
- Scontri
per banche. Politica e finanza nelle scalate bancarie ed editoriali del
2005. Piccola cronistoria delle scalate Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro
(BNL). Nello scritto –oltre a demistificare la vulgata dei media
su una presunta superiorità etica del vecchio establishment industriale
e bancario uscito vincitore da quello che è stato uno scontro per l’assetto del potere economico
in Italia– si sono voluti
mettere in evidenza in particolare i collegamenti tra i cosiddetti “furbetti
del quartierino” (l’asse Fiorani–Consorte–Gnutti–Ricucci, supervisionato
dall’ex governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio) da un lato, il
cosiddetto “salotto buono” dall’altro, e la finanza estera. In tal
senso, dalle vicende bancarie è emerso come i cosiddetti “poteri forti”
bancari ed industriali –il cui potere poggia anche su certe entrature
in Procura e sul sostegno di “intellettuali”, case editrici e giornali,
oltre che all’interno della RAI e degli stessi canali Mediaset– vantino
più solidi legami con la finanza statunitense. I paragrafi dello
scritto: 1) I “furbetti del quartierino”…; 2) …contro i “poteri deboli”;
3) L’OPA su Antonveneta; 4) Lo scoppio di “Bancopoli”; 5) Appoggi finanziari
e politici dei “furbetti del quartierino”; 6) La conclusione della vicenda
Unipol-BNL; 7) Il progetto di Partito Democratico ed il suo collegamento
con pezzi importanti del capitalismo USA.
- La calata dei lanzichenecchi.
Dalla nomina di Mario Draghi a Banca d’Italia alle
prospettive per il Paese. Questo scritto è l’ultimo della serie
di articoli (tre in tutto) volti a tratteggiare lo scontro
di potere politico-finanziario in Italia –conclusosi con la vittoria del
vecchio “salotto buono” nelle succitate scalate bancarie ed editoriali–
e ad evidenziarne la subordinazione alle strategie finanziarie e geopolitiche
dell’imperialismo USA. In questo articolo Gianfranco La Grassa
esprime alcune considerazioni sulla nomina a governatore
di Banca d’Italia di Mario Draghi, l’esecutore delle grandi privatizzazioni degli anni Novanta ed ex vicepresidente per
l’Europa (2002-2005) della banca d’affari USA Goldman Sachs, che ad esempio,
durante la privatizzazione dell’ENI, ne acquisì l’intero patrimonio immobiliare;
si sofferma sulle strategie di Banca Intesa e Capitalia e sui loro legami
con gruppi finanziari francesi alla vigilia del prossimo secondo
round che scoccherà per l’assetto bancario-assicurativo nel paese; delinea
le strategie di tosatura dei ceti lavoratori e medi
attraverso cui i cosiddetti “poteri forti” industriali e finanziari
ed i suoi addentellati politici rastrelleranno risorse volte in
primis a rispettare le parallele imposizioni esterne della finanza statunitense
e di istituzioni europee, in secondo luogo a drenare quote di ricchezza
sociale dei ceti (a vario grado) dominati a proprio favore.
- Bolkestein, l’onda lunga del neoliberismo in
Europa. Un breve sguardo sulla “direttiva
Bolkestein” (dal nome di Frederik
Bolkestein, Commissario per il mercato interno nella Commissione Europea a
guida Prodi) sulla liberalizzazione dei servizi, «che di fatto rappresenta una rivisitazione in chiave europea delle
normative GATS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO)», mirante
«ad eliminare le barriere degli Stati UE al
libero accesso delle imprese degli Stati membri nei mercificati servizi
di interesse economico generale (dall’acqua all’energia, dall’educazione
alla cultura, eccetera)».
- Patti bipartisan ad alto impatto ambientale. La Tratta ad Alta Velocità Torino-Lione, il Ponte sullo Stretto
di Messina, il cosiddetto “Corridoio 5”, il Mose a Venezia, le piattaforme
off shore sulle coste toscane, le scorie nucleari a Scanzano Jonico,
eccetera. In un paese dove la questione ambientale (inquinamento delle
città, congestione di auto, salubrità delle acque, eccetera) è già un vero
e proprio dramma nazionale, si continuano a progettare dall’alto
cosiddette “grandi opere”. Stante la natura di queste, ci si disinteressa
dei problemi già esistenti e si prospettano ulteriori devastazioni ambientali,
catastrofiche per la salute nazionale, ma risanatrici per le tasche
di oligarchie economiche e politiche. L’opposizione locale a queste opere,
derubricata dai media a egoismo localista usando il termine da gergo
imperiale di “sindrome Nimby” (not in my backyeard, non nel mio cortile), si rivela
al contrario un fenomeno esattamente opposto: «L’opposizione
locale parte, infatti, da considerazioni sul modello di sviluppo globale e
sulle sue alternative possibili, che spaziano ben oltre i confini dei
comuni e delle regioni interessate. Fino a valicare quelli nazionali,
raccordandosi a quelle “resistenze” che, nel resto dell’Europa agiscono nella stessa logica
localista e allo stesso tempo internazionalista».
- No TAV ed
interessi nazionali. Le ragioni di una protesta. La
difesa del proprio habitat naturale e sociale è senza dubbio il collante
dell’ampio movimento popolare della Val di Susa –coinvolgente decine di
sindaci, consiglieri comunali e provinciali della zona– impegnato, sotto
le sigle dei Comitati NO TAV, ad impedire la costruzione della
tratta ferroviaria ad Alta Velocità (TAV)
Torino-Lione. L’opposizione alla costruzione della linea
ferroviaria, lungi dall’essere espressione di un “particolarismo/egoismo localistico”
contrario ad un non ben circostanziato “progresso”, è una legittima lotta
per la difesa di circostanziabili “interessi
nazionali”. I paragrafi dello scritto: 1) I disastri ambientali della
Torino-Lione; 2) L’inutilità della “grande
opera”; 3) Impedimenti interni ed esterni ad una politica
nazionale dei trasporti; 4) I beneficiari privati della
Torino-Lione; 5) Un disastro finanziario annunciato:
la Torino-Lione come «monumento alla dissipazione» e la crescita occulta del debito pubblico;
6) Alta Velocità ed Unione Europea. Considerazioni sui Corridoi
transfrontalieri; 7) Conclusioni.
- Crisi energetica e
prospettive d’indipendenza. Spesso a sproposito, si sente parlare di
“progresso” ed “innovazione”. Non si rileva, però, come l’Italia
sia molto indietro nelle sperimentazioni delle energie rinnovabili –ad
esempio la produzione di energia elettrica dal vento o dal sole, e del
carburante dalla biomassa– in vari paesi già in opera. E
questo, nonostante molti scienziati italiani abbiano già da molti anni
partecipato a vari progetti di ricerca. In questo articolo ci si sofferma
sul perché la crisi dell’energia fossile è ormai strutturale e
l’Unione Europea (ancora una volta) si dimostra subalterna agli USA, quindi si illustra un ventaglio di energie rinnovabili ed
ecologiche attualmente disponibili. L’articolo non chiude ovviamente la
questione. L’estensore dello scritto, anzi, invita i «lettori con competenze scientifiche e manageriali a prendere
parte alla discussione», per approfondire
quanto può essere fatto in tale campo e ad innestare tali progetti in una
prospettiva di sovranità politica ed economica.
- Il futuro
dei giovani meridionali. Un breve scritto di Nicola Zitara
ed Antonia Capria sulle preoccupazioni delle famiglie meridionali
per i propri figli in un Sud che, nell’epoca dell’Unione Europea, vede
sempre più chiudersi anche la valvola di sfogo dell’impiego statale.
- Dal Welfare
State al neoliberismo. Integrazione
europea e Italia nel “capitalismo globalizzato” made in USA. “Il
mistero della sinistra” (Graphos, Genova) è il titolo del libro di Massimo
Bontempelli e Marino Badiale. I due autori constatano come
destra e sinistra, tanto più quando sono al governo, siano da almeno un
ventennio diventate identità indistinte sul terreno delle politiche
economiche e macro-sociali (non così pienamente, a nostro avviso, sul
piano estetico e del costume sociale). Da questa constatazione, i
due autori si interrogano sul perché il cosiddetto “popolo di sinistra”
eviti di confrontarsi con questa realtà. Si individuano, altresì, i
passaggi storici cruciali che –dagli Stati Uniti, all’Europa, all’Italia–
hanno segnato l’avvento del “neoliberismo”, con la logica del profitto e
della competizione divenuti i cardini centrali ed indiscussi della realtà
sociale: passaggi che costituiscono l’oggetto di quest’intervista con Massimo
Bontempelli.
- Unione
Europea a stelle e strisce. L’Unione
Europea come futuro antagonista imperialista degli Stati Uniti? Oppure strumento economico, politico e militare fondamentale
per il dominio del capitalismo USA «anche nel XXI° secolo»? In questo scritto si rilevano documenti,
dichiarazioni e fatti che lasciano in tutta evidenza propendere per la
seconda ipotesi. I paragrafi dello scritto: 1) 1948. Nasce l’ACUE, il Comitato americano per
l’Europa unita, «creatura della CIA e del
dipartimento di Stato USA»; 2) L’influenza dell’ACUE sul
Movimento Europeo (www.europeanmoviment.org);
3) La subordinazione della politica europea di sicurezza e difesa
alle strategie USA; 4) La prospettiva dell’Unione
euro-americana; 5) Conclusioni.
- Comunitarismo, Eurasia,
Impero. Le ragioni nazionalitarie di un rifiuto (prima parte). Chi parla
di Europa, si riferisce ad un’entità geopolitica
discutibile geograficamente e culturalmente indefinibile. Gli stessi precedenti
storici –Roma, Sacrum Romanum Imperium di Carlo Magno, Federico II,
eccetera– richiamati per provare a sostanziarla, non a caso si rifanno a
politiche espansioniste, di conquista, di affermazione imperiale di Stati
o case regnanti. La fantomatica Europa quale “grande spazio geopolitico”
ha diverse declinazioni tutte rigettabili. Come per ogni “macro-aggregato”
geopolitico il problema, se non il nemico, è sempre principalmente
la sovranità nazionale. Al suo posto, il fondamento ideologico e prescrittivo
di ogni dimensione statual-imperiale si presenta sempre come suppostamente
e preventivamente comunitario, per dare una parvenza di collante
formale, che si vorrebbe percepito comune dalle nazionalità inglobate.
Si mira insomma a depotenziare le nazionalità teorizzando una immaginifica
vivificazione in una dimensione più grande e piramidale, la
comunità delle comunità. I paragrafi dello scritto: 1) Interrogarsi
sulla Geopolitica; 2) Ideologia comunitaria o “nazionale” degli Stati? 3)
Quattro diverse idee di Europa; 4) Euroatlantismo,
eurocentrismo, euroasiatismo; 5) Perché parlare di Eurasia.
-
Per
una filosofia e prassi di liberazione. Sulla scorta di quali princìpi
costruire una opposizione al sempre più pervasivo sistema capitalistico?
In questo scritto Massimo Bontempelli ce
ne illustra qualcuno, criticando al contempo alcune prospettive illusorie. I paragrafi dello scritto: 1) La realtà filosofica trascendentale come orizzonte possibile di
superamento del capitalismo: «l’uomo
è dotato di una natura umana non specifica, non univoca come quella degli
altri animali, che non l’ha reso e non lo rende integralmente riducibile
ai modi di produzione via via succedutisi storicamente, e che può considerarsi
come una fonte di significati valoriali trascendentali da cui attingere
per l’elaborazione di progetti di resistenza e liberazione»; 2) La contraddizione tra capitalismo e natura trascendentale umana;
3) Non crollo, ma disfunzionalità sociale del capitalismo; 4) I nessi tra
consumismo, vuoto antropologico e sviluppo capitalistico; 5) Critica ad
una geopolitica senz’anima; 6) Resistenza consapevole alla pervasività
capitalistica; 7) Per una subordinazione della sfera economica a scopi civili
e sociali; 8) Conclusioni.
- Sessualità. Tra moralismo repressivo e permissivismo
consumistico. In
questo scritto Massimo Bontempelli si interroga sul significato della sessualità
a partire dalle posizioni, apparentemente opposte, degli assertori della
cosiddetta “libertà sessuale” e di quella, difesa in particolare dalla Chiesa
cattolica, della famiglia tradizionale patriarcale e della conseguente “morale
sessuale”. Massimo Bontempelli individua dei nuclei di verità in ognuna
delle due posizioni, che confuta e supera dialetticamente mettendo in campo
«la
forza della filosofia
(…) che si decentra rispetto alle opposizioni interne ad un sistema dato,
cogliendone il comune fondamento e la comune falsità, e guadagnando una
prospettiva nuova. Essa è come una navicella che, sollevatasi molto in alto
dalla superficie terrestre, ne vede la sfericità, e non dà quindi più importanza
ad una controversia apparentemente radicale tra sostenitori di una terra
simile ad un piatto quadrato e quelli di una terra simile ad un piatto circolare».
S
-
Nodi critici sulla teoria marxiana e marxista. In questo scritto, rielaborato redazionalmente
e revisionato dall’autore, Gianfranco La Grassa riprende e puntualizza alcune questioni
di critica della teoria marxiana e marxista già sviluppata
in altri numeri della rivista (cfr. intervista Dalla proprietà al conflitto
strategico e l’articolo Oltre i limiti del marxismo, pubblicati
rispettivamente sui numeri 16 e 17 di “Indipendenza”): il concetto
di modo di produzione, l’utilità ed i limiti della teoria del valore-lavoro,
l’incapacità della classe operaia di promuovere un passaggio ad un modo
di produzione non capitalistico, eccetera. I paragrafi dello scritto: 1)
La subordinazione della teoria del valore-lavoro al concetto di modo di
produzione; 2) L’errata previsione di Marx: la formazione del lavoratore
collettivo cooperativo; 3) Le distorsioni apportate alla teoria di Marx
da Karl Kautsky, il “Papa rosso”, il vero fondatore
del marxismo; 4) L’erronea enfatizzazione di Marx: la proprietà dei
mezzi di produzione; 5) Il nodo della centralizzazione monopolistica dei
capitali; 6) Per un generale riorientamento teorico: «detronizzare
dal suo piedistallo la contraddizione capitale/lavoro o classe borghese/classe
operaia», non trascurare l’elemento nazionale, prendere
atto delle previsioni teoriche errate di Marx (la centralizzazione dei capitali
quale ultimo stadio del capitalismo, la socializzazione completa
del lavoro, la separazione e contrasto tra pochi capitalisti proprietari
da una parte, la massa di lavoratori salariati dall’altra).
Recensioni: Inciucio, di Peter Gomez e Marco
Travaglio (BUR, 2005).
Lettere: Destra,
Sinistra e “Mani Pulite”; Iraq e Palestina sì, e Kosovo ed Israele no?; Un esempio di colonizzazione e
saccheggio industriale in Italia.