Sommario esteso
n. 13 (novembre/dicembre 2002):
Italia/ Dal caso-Fiat al
sistema-paese: lezioni di capitalismo.
Non si può comprendere il “caso Fiat-auto” se non lo si
inquadra nell’attuale fase capitalistica che, nell’immutata dominanza imperiale delle classi dominanti degli
Stati Uniti, si caratterizza, in particolare a partire dall’ultimo decennio,
per la diffusione della politica economica neoliberista e per il procedere del
processo di unificazione europea, con ripercussioni anche sull’assetto del capitalismo italiano. Di fronte a tale
scenario la famiglia Agnelli, sia per il proprio storico atteggiamento
parassitario, sia perché incapace, nel nuovo contesto,
a saper fronteggiare senza determinati ‘aiuti’ la più aggressiva concorrenza
inter-imprenditoriale, decide di sganciarsi dal settore auto, inserendosi anche in settori di “pubblica utilità”
in via di privatizzazione e nella finanza. In ambito interno, ciò significa
ridefinire –accentuandola– la politica di “mungitura” ai danni della
collettività.
Italia/ Diritto alla vecchiaia o
speculazioni sulle pensioni?
Si demistificano i luoghi comuni (i “falsi pretesti”) che renderebbero inevitabile ed improcrastinabile un’ulteriore riforma delle pensioni, mostrando nel contempo
interessi in gioco e scenario capitalistico ‘di fase’ sottostante che
determinano i “veri elementi di deficit”. In sintesi l’intento del
centrodestra, in perfetta continuità col centrosinistra, è di
adeguare la tutela previdenziale dei
lavoratori alle direttrici neoliberiste made
in USA. Il ridimensionamento dello Stato sociale –nel contempo
privatizzandolo– e l’ulteriore svalorizzazione del
salario differito ‘servono’ ad oligarchie economiche in prevalenza estere per
accaparrare fondi da ‘spendere’ nella competizione “globale”. Il tutto in un
quadro che vede inoltre accelerare la frammentazione del sistema capitalistico
italiano, con effetti anche sul sistema previdenziale.
Italia/
L'"azienda-scuola". Da Berlinguer-De Mauro alla riforma Moratti. È un fatto che
Berlinguer-De Mauro-Moratti abbiano applicato alla scuola i dettati del
neoliberismo: sono loro stessi a rivendicarlo, quando dichiarano che le riforme
si devono adeguare alle regole imposte dal processo di globalizzazione (..) queste riforme mirano coerentemente verso un unico fine,
dichiarato e scritto: addestrare i giovani, nel linguaggio, nello stile di
vita, nella mentalità a rendersi disponibili alle esigenze di un mercato del
lavoro precario e flessibile. Con Fabio Bentivoglio, insegnante di Storia e
Filosofia, vengono tratteggiati alcuni dei passaggi
più significativi. Con un invito ad un “salto di qualità“:
porre la “questione culturale” come strategica, rendere riconoscibile nelle
scuole un modo di insegnare altro dai
dettati della riforma, sotto il profilo dei contenuti e della didattica. Un invito ad un progetto culturale alternativo che funga da
elemento aggregante di una resistenza attiva che si radichi nelle scuole.
Con l’occasione invitiamo chiunque abbia idee o
proposte in merito a contattare al più presto la redazione.
Italia/ La lira degli intrallazzi (II^ parte).
Uno studio circostanziato che l’autore –Nicola Zitara– svolge ripercorrendo la
funzione svolta nel Sud Italia dalla lira, "strumento mistificatorio con cui il sistema padano realizzò il
drenaggio delle risorse disponibili nel Meridione conquistato, determinando il
completo annichilimento delle sue capacità produttive, l’impaludamento di
contrasti sociali vecchi ormai di un secolo e lo squinternamento della morale pubblica,
che già faceva acqua da più parti". Una interessante
analisi a dimostrazione di come la moneta, ogni moneta, non sia mai uno
strumento neutro, ma il riflesso di un rapporto di forza che si esplica in
quello di scambio. Tanto più ‘illuminante’ con l’introduzione/imposizione
dell’euro.
Italia/ Sul "Terzo
Traforo" del Gran Sasso.
Quali gli effetti sulla collettività delle cosiddette “opere pubbliche”, tanto
decantate dal centrodestra come toccasana per il rilancio del capitalismo
italiano? Piuttosto inquietanti, e lo abbiamo visto a suo tempo trattando del
Ponte sullo Stretto di Messina. Ora andiamo sul Gran Sasso, dove le comunità
locali denunciano gli effetti pesantemente negativi sull’ambiente e le
condizioni di salute del cosiddetto –e ritenuto numericamente improprio– “Terzo
Traforo”. Si tratta di devastanti lavori di scavo per gallerie autostradali e
dell’attività altamente inquinante (a partire dalle
falde acquifere del massiccio montano) di laboratori di fisica nucleare situati
nelle viscere delle montagne. Ne parla Anna Maria Barile, dell’associazione
E.Co.FeBio, autrice dello scritto.
Geopolitica, comunitarismo,
identità europea e questione nazionale.
Un intervento, quello di Costanzo Preve, finalizzato
ad una rivalutazione del significato
filosofico –veicolato da un corretto uso del termine e del concetto– di
comunità. Per questo è necessario, secondo l’autore, un ritorno filosofico alla
saggezza greca, comunitaria e dialettica, in cui si concepiva la politica come
conflitto negoziato e civilizzato. Articolata questa premessa, Preve, circostanziandone le ragioni, rifiuta qualsiasi concessione
ad un comunitarismo politico fautore
di una qualche comunità europea, o di cosiddette comunità euroasiatiche o
euroafricane. L‘infondatezza è a monte: “Non c’è nessuna nazione europea. Il
dibattito sulla identità europea, a mio avviso,
ricorda lo sguardo sbalordito del ragionier Fantozzi , il personaggio comico di
Paolo Villaggio, che ogni tanto balbetta: -Sono nella confusione più
totale-!“. Lo scritto, per certi versi, si pone in continuità con quello del precedente numero, firmato da Sergio Salvi, dal titolo “L’Europa: dalla mistificazione al dogma“,
una sintetica ed incisiva disanima della storia di questa parola, un colossale
luogo comune, privo di fondamenta certe.
Ritorno a Baghdad - verso il Far
West imperiale USA nel XXI° secolo. Partendo dalla lettura del National Strategic Report della Casa Bianca, si mostra come “a più di dieci anni dalla precedente guerra
del Golfo, il nemico di Washington resta fittiziamente a Baghdad e continua ad
esserlo veramente a Pechino, Mosca, Bonn, Parigi, Tokio”. Il vero obiettivo
strategico delle classi dominanti statunitensi è quello di prevenire in anticipo la formazione di ogni possibile
antagonista imperialista. Intromettendosi in aree di interesse
economico per i capitalismi dei paesi concorrenti, vincolando le loro economie
a spese improduttive e rilanciando nel contempo, grazie al “keynesismo
militare”, la propria economia, si deprimono ulteriormente le loro capacità
competitive, e si impedisce quindi “il
formarsi di quelle retrovie (militari, finanziari, economiche, ecc.) che
darebbero ossatura ad ambizioni e velleità di competizione imperialistica”.
Fase imperiale e classi
dominanti. In questo articolo Gianfranco La Grassa analizza per grandi
linee l’attuale configurazione imperiale del
“campo” capitalistico ed i blocchi di classi dominanti negli Stati Uniti e
negli altri paesi capitalisticamente avanzati, con pericolare attenzione a
quelle italiane e alle loro rappresentanze politiche. Una
distinzione, quella tra i diversi blocchi, importante per comprendere le
diverse finalità della “spesa pubblica” nei due tipi di paesi capitalistici
e poter ragionare con cognizione di causa su “keynesismo” e neoliberismo, due
facce della stessa (capitalistica) medaglia.
Da Socrate a Marx. Comunità,
Individuo, Libertà, Sicurezza.
“La legittimità della cultura
nazionalitaria“, secondo Costanzo Preve,
”presuppone un’intera interpretazione
della cultura filosofica occidentale, la cui origine è Atene
e non certo Gerusalemme, e da cui progressivamente sorge un’idea di
comunità di individui liberi che vogliono simultaneamente libertà e sicurezza. Questa comunità è certamente universalistica, ma è mondiale solo
processualmente e tendenzialmente. Chi invece ne vuole la mondializzazione immediata, avrà solo la pseudocomunità
sradicata della globalizzazione imperiale americana“. I paragrafi dello
scritto: 1) Prologo. Un riorientamento gestaltico difficilissimo; 2) Il punto essenziale da capire. Dalla
comunità organica militante ed identitaria ”di sinistra” allo sradicamento
della frammentazione individualistica post-borghese e post-proletaria; 3) il materialismo aleatorio e
l’esaltazione del margine e del confine come condizione esistenziale
globalizzata ideale; 4) Atene o
Gerusalemme? Ma Atene, naturalmente; 5) La teologia monoteistica ed il
materialismo dialettico. Due forme speculari e convergenti di
rifiuto della sapienza filosofica greca; 6)
Comunità ed individuo nel pensiero originale di Marx; 7) Conclusioni. Il problema non è Silvio Berlusconi, il
problema è Tony Negri.
Un
richiamo critico, di condanna, alle “glorie del colonialismo italiano” che,
“straccione” o meno, è stato foriero di atrocità e di
oppressione. Non da oggi c’è chi tenta, anche in alte sfere istituzionali, di
sminuire la portata negativa di certe “imprese“, se non addirittura di
rivalutarle. Probabilmente anche per legittimare il crescente presenzialismo
militare all’estero che i governi di centro, di sinistra e di destra di questo
paese impongono alla nazione –da decenni e sempre più negli ultimi anni– recependo da vassalli le direttive imperiali di Washington.
In questa sede ribadiamo come ogni forma di
colonialismo, “autonomo” o subalterno che sia, è strutturalmente in antitesi
con una valorizzazione nazionalitaria e di emancipazione sociale dei diritti
individuali e collettivi.
Si
aggiornano le modalità repressive, progressivamente a
tutto campo, del governo spagnolo di Aznar convergenti con il processo-farsa di
illegalizzazione di Batasuna, arrivato pressoché a conclusione. Nei prossimi
mesi si aspetta la sentenza annunciata. Ci si sofferma sulle ambiguità
delll’autonomismo basco e la proposta di Juan José Ibarretxe, presidente del
governo autonomico basco ed ‘eminenza grigia‘ degli
autonomisti del PNV. Quel che avviene nei Paesi Baschi
–con il nulla osta dell’Unione Europea e la negazione effettiva del principio
del diritto dei popoli all’autodeterminazione– è emblematico della democrazia
formale degli Stati sedicenti ”democratici”, ”occidentali”, a capitalismo
avanzato, quando ci si debba misurare con movimenti nazionalitari, come
Batasuna, radicati, di liberazione, di massa, anticapitalisti ed
antimperialisti. Ma l’illegalizzazione delle sigle, pratica consolidata nello
Stato spagnolo quando si relaziona con il movimento
basco di liberazione nazionale, non è mai riuscita a sradicare quel progetto di
emancipazione. L’inasprimento repressivo in atto è anzi indice dell’estrema
difficoltà a fronteggiarlo.
Lettere (art.18 e magistratura; Sulla "Carta dei Diritti"
del centrosinistra; E intanto si smantellano i servizi di prevenzione; Sud Italia, nazione, liberazione; La
tortura del 41bis; Mosca, Cecenia e la mattanza del teatro
"Dubrovka"). Alla quarta
si accompagnano riflessioni redazionali.