Sommario esteso n. 18 (luglio/agosto 2005)

 

Editoriale/ Una iattura chiamata Europa

 

“Italia vendesi”: speculazioni da ultima spiaggia. Patrimonio pubblico tra mercificazioni e cartolarizzazioni. Gli anni Novanta sono stati contrassegnati dalle privatizzazioni/saccheggio di banche ed imprese statali, fattore di primo piano del declino economico-produttivo. In continuità, questo decennio sembra destinato ad essere l’anno delle cartolarizzazioni e della mercificazione del patrimonio pubblico. Sempre adducendo il pretesto della riduzione del debito pubblico, tali svendite coronerebbero un processo di progressiva colonizzazione insito nelle misure neoliberiste di mercificazione a tutto campo e smantellamento delle sovranità statali del “Washington consensus” (dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni, eccetera), veicolate dal processo di integrazione europea con il pretesto della riduzione del debito pubblico. Le dichiarazioni di alcune mesi fa di Tremonti sulle spiagge non vanno dunque considerate una bizzarra opinione personale, ma uno dei tanti provvedimenti iscritti nel “Piano delle privatizzazioni e delle valorizzazioni patrimoniali per il 2005-2008” elaborato da Tesoro, Patrimonio Spa, Fondazione Enrico Mattei e Kpmg, società di consulenza statunitense. In tale ambito, «l’allungamento delle concessioni per le spiagge e la cartolarizzazione che ne consegue rappresentano un’operazione pilota per il piano di valorizzazione delle risorse naturali, che nel complesso riguarda tutti i beni ambientali (principalmente aria, atmosfera, acque, suolo e sottosuolo, biodiversità e paesaggio, petrolio e gas naturale)» (Il Sole 24Ore, 1 maggio 2005).

 

Equivoci di un referendum. Tra preteria e scienziateria. Riflessioni dopo la campagna   referendaria sulla “fecondazione assistita”. La tornata referendaria per l’abrogazione parziale della legge 40/2004, che regola la cosiddetta “fecondazione assistita”, è stata vissuta come uno scontro tra mondo laico e gerarchie ecclesiastiche. Ma è possibile argomentare un “No” contro la “fecondazione assistita” senza per questo essere catalogati tra gli ecclesiastici? Massimo Bontempelli ritiene di sì. Nel corso dell’intervista, l’autore evidenzia i punti di convergenza tra preteria e scienziateria e ne critica le rispettive posizioni, sfatando sia la convinzione di chi considera gli ecclesiastici come rappresentanti dell’etica, sia quella di chi ritiene i sostenitori del referendum fautori della libertà di scelta e dei diritti civili. Bontempelli sostiene la necessità di una terza posizione che ponga con forza il nodo di una scienza al servizio degli interessi della collettività, e non asservita ad interessi capitalistici che «trattano l’umano mai come fine e sempre come mezzo».

 

Strategie di tosatura sociale. I dilemmi dei “poteri forti”. In questa epoca di estensione del dominio militare e finanziario dell’imperialismo USA e di declino economico e sociale «con mancanza di prospettive in particolare per le nuove generazioni», la preoccupazione principale dei cosiddetti “poteri forti” industriali e finanziari è quella di drenare dalle altre classi, a vario grado dominate, quote di ricchezza sociale a proprio favore. «Ma a quali di questi far pagare prevalentemente tale redistribuzione del reddito nazionale? Ai ceti lavoratori subordinati o al relativamente pinguo ceto medio? È proprio sulla risposta a tale domanda che il cosiddetto bipolarismo si sfarina, che i blocchi di centrodestra e di centrosinistra entrano in fibrillazione non appena sono al Governo». Gianfranco La Grassa opera una disamina in merito.

 

Abusi di patria. Il «patriottismo della costituzione». Ad un’osservazione superficiale della realtà italiana si potrebbe sostenere che l’idea di Patria è un valore tornato in auge, grazie particolarmente all’attività quirinalizia di Carlo Azeglio Ciampi. Si celebrano poi la Costituzione italiana e i suoi valori, ma sempre richiamandosi all’Europa, alle sue istituzioni e alla sua cosiddetta “Costituzione europea” con il cui impianto strutturale e le relative articolazioni quella italiana, pur con i suoi limiti, è significativamente divergente. Dietro le fanfare, le celebrazioni, i proclami, è alla delicata fase (geo)politica –apertasi da un quindicennio interessando anche il nostro paese– che bisogna guardare per comprendere interessi e strumentalità, e quindi il senso del ciampismo e del suo «patriottismo costituzionale», del perché si enfatizza la patria per negarla con i fatti. I paragrafi dello scritto: 1) Italia. Dalla demonizzazione della nazione al «patriottismo della Costituzione»; 2) Nuovo scenario mondiale geopolitico e riorientamento imperiale strategico degli Stati Uniti; 3) Il continuismo da colonia dell’Italia. Nuove esigenze, nuove servitù; 4) Identikit del ciampismo; 5) Peculiarità e contraddittorietà del ciampismo; 6) Conclusioni.

 

Colonizzazione e saccheggio industriale. Quale ruolo dello Stato nell’economia? Qualsiasi progetto di politica economica ed industriale alternativo al «disastro» odierno è destinato all’inefficacia se non si affronta il nodo della sovranità politica e della dipendenza dagli Stati Uniti e dal suo vassallo Unione Europea. In questo scritto si mostrano alcuni effetti ed implicazioni di tale dipendenza acceleratasi negli ultimi 15 anni, e si esprimono riflessioni critiche sulle proposte di rilancio del ruolo dello Stato nell’economia per fronteggiare il declino produttivo. Proposte che a nostro avviso eludono il problema della costruzione «con forme e modalità democratiche ancora da concepire» di un’asse di politica economica ed industriale che parta dagli interessi nazionali delle classi a vario grado dominate di questo paese.

 

Il protezionismo borbonico. Nicola Zitara sfata uno degli alibi (la politica protezionista dei Borbone) con cui la storiografia ufficiale ha provato ad occultare e rimuovere i crimini coloniali commessi dallo Stato sabaudo. Lo ha fatto addossando le responsabilità della «questione meridionale» al feudalesimo o alle precedenti dominazioni esterne, se non addirittura allo scarso civismo degli abitanti del Meridione. A prescindere dalla discutibile rivalutazione di Ferdinando II e dalla discussione tutta da iniziare sul tipo d’industrializzazione (anticapitalistica) auspicabile anche per il Sud, l’articolo richiama delle verità storiche che andrebbero riconosciute ed impugnate quali rivendicazioni di liberazione anticapitalista ed antimperialista del popolo italiano.

 

I limiti della libertà. Limite e libertà sono due concetti sovente contrapposti l’un l’altro dall’odierno senso comune, secondo cui una qualsiasi attività del soggetto è libera quando può svilupparsi oltre ogni limite dato. Massimo Bontempelli argomenta invece come sia proprio l’esistenza di certi limiti (non di ogni limite) ad essere presupposto di libertà e a consentire un’effettiva autodeterminazione, e come la libertà illimitata costituisca in realtà una forma di servitù. I paragrafi dello scritto: 1) Limite, autodeterminazione e libertà; 2) Quale filosofia per la libertà?; 3) La “libertà economica” del capitalismo come servitù dello spirito; 4) La “libertà di ricerca scientifica” nel capitalismo tra mito e realtà; 5) La “libertà senza limiti” come negazione della libertà; 6) La falsa libertà del consumo illimitato; 7) Le incongruenze della Chiesa cattolica in tema di libertà; 8) Per un’altra nozione di libertà: punti per una ripartenza.

 

L’individualismo di massa. Fra ritorno illusorio del sacro e deriva catastrofica della secolarizzazione. Costanzo Preve parte dall’assunto che l’individualismo di massa è il principale connotato politico/sociologico della finestra temporale contemporanea che si caratterizza come inedita società classista senza classi. Del vecchio individuo (borghese) e delle vecchie masse (proletarie) non c’è più nulla. L’articolazione dello scritto segue questo percorso: esposizione sintetica iniziale delle tesi fondamentali del saggio a beneficio del lettore frettoloso (§ 1); riepilogazione dei sei elementi fondamentali ereditati dalla tradizione marxista dell’ultimo secolo e mezzo, tradizione che non può assolutamente essere ricostruita sulle proprie basi, ma richiede il massiccio intervento di altre tradizioni (§ 2, 3, 4, 5, 6, 7); chiarimento della tesi controcorrente per cui Karl Marx fa parte della tradizione individualistica (più esattamente, individualistico-romantica) del pensiero occidentale (§ 8 e 9); definizione della tesi di economicizzazione del conflitto come premessa storica dell’individualismo di massa (§ 10); esposizione di alcune figure della religiosità nell’epoca dell’individualismo di massa (§ 11, 12 e 13); conclusioni problematiche finali.

 

Sovranità nazionale e nodo europeo. Il “No” francese al Trattato costituzionale e il fenomeno “sovranista” transalpino. Nel variegato fronte che in Francia ha concorso alla bocciatura del “Trattato costituzionale europeo”, ci sono i “sovranisti”, area di partiti, associazioni ed intellettuali di varia tendenza, accomunati dal voler rilanciare la sovranità dello Stato-nazione francese per contrastare le penalizzazioni subite dal processo d’integrazione europea. Va rilevato che la gran parte dei sovranisti è contraria non all’idea in sé di Europa, bensì a questa Europa e al suo neoliberismo filostatunitense. È questo un tratto strategico che assolutamente non condividiamo. Infatti, a ben vedere, qualsiasi struttura di Europa si prefiguri è destinata ad assumere tratti imperiali, e di conseguenza imperialisti (poco importa se all’interno o all’esterno delle sue frontiere). Il laboratorio francese del sovranismo va piuttosto seguito non solo per essere area di riaffermazione della questione dell’indipendenza statale e nazionale (ed in tal senso le componenti a nostro avviso più significative sono quelle che hanno un retaggio storico di sinistra, alveo potenzialmente più interessante per una visione d’insieme anticapitalista), ma anche perché rappresenta il fronte più consapevolmente avanzato di critica all’Unione Europea, che è parte fondamentale del progetto statunitense di colonizzazione degli Stati del “vecchio continente”.

 

Note sulla Costituzione statunitense. Come e per quali finalità è nata la Costituzione degli Stati Uniti? Quale configurazione istituzionale venne allora disegnata? Com’è strutturato l’attuale meccanismo di elezione del Presidente? Fuori dal mito e dalla propaganda imperiale dell’“esportazione della democrazia”, sono alcune delle domande cui Angelo Ruggeri prova a rispondere. I paragrafi dello scritto: 1) Gli Stati Uniti all’indomani dell’indipendenza dalla Gran Bretagna; 2) Le finalità della “Convenzione di Filadelfia 3) L’architettura istituzionale negli Stati Uniti; 4) Una digressione: il meccanismo di elezione del Presidente degli Stati Uniti; 5) La funzione del federalismo; 6) La “forma di Stato” negli USA; 7) Paradossi statunitensi.

 

Patriottismo sociale basco. Intervista a Joseba Alvarez. Il responsabile delle relazioni internazionali di Batasuna tocca aspetti della situazione politica nei Paesi baschi dopo la proposta “Orain Herria, Orain Pakea” (“Ora il Popolo, Ora la Pace”) lanciata dall’illegalizzata Batasuna nel novembre 2004 per un processo politico di superamento del conflitto politico ed armato nei Paesi Baschi. Una proposta che prevede un accordo tra tutti i soggetti politici, sociali e sindacali di Euskal Herria da un lato, ed una negoziazione tra ETA e gli Stati spagnolo e francese dall’altro. «Per ora ognuno si muove in relazione alle “mosse” dell’altro; naturalmente è anche evidente che ognuno aspetta che sia l’altro ad arrivare prima al “palo”, stanco e debilitato…», sostiene Alvarez, a tratteggiare un tornante politico in Euskal Herria che alterna disponibilità al dialogo di Zapatero ed il persistere della repressione e della tortura.

 

Iran/ Dopo-elezioni e venti di guerra. Dopo Afghanistan ed Iraq, l’Iran è il prossimo paese che Washington progetta di aggredire. L’articolo, una sorta di prosecuzione di “Iran nella guerra infinita” (sul sito di Indipendenza), apre con un breve commento sul significato della vittoria di Mahmud Ahmadinejad, «il candidato più vicino agli ambienti radicali storicamente legati alla rivoluzione khomeynista». Esamina quindi il quadro geopolitico di sfondo nello scacchiere arabo-centroasiatico, con un occhio particolare alle relazioni economiche e politiche tra Teheran e Pechino, vero obiettivo strategico di Washington. Richiama infine dichiarazioni ed analisi di intelligence che mostrano come, nel paese persiano, gli USA abbiano già avviato una guerra a bassa intensità.

 

Il Caucaso tra questioni nazionali e risiko energetico – intervista a Sergio Salvi (II^ ed ultima parte). Il Caucaso, area di primaria importanza geopolitica nell’odierno risiko su oleodotti e gasdotti, abitato da un crogiolo di nazionalità sovente di antica origine, è da sempre oggetto delle ambizioni delle grandi potenze di turno. Stanziamenti, assimilazioni, sottomissioni, migrazioni, occupazioni, conflitti e repressioni contraddistinguono la storia di questi popoli, in questa fase in bilico tra le brame di dominio globale dell’imperialismo statunitense ed il pugno di ferro anche genocida (vedi Cecenia) del vecchio colonizzatore russo. La diffusione dell’Islam nell’area caucasica, le fasi iniziali della colonizzazione russa seguita dalle prime rivolte cecene, le opposte e contraddittorie politiche di Lenin e Stalin nei confronti delle nazionalità del Caucaso agli albori della seconda guerra mondiale, sono stati gli argomenti trattati nella prima parte dell’intervista a Sergio Salvi, studioso del principio di nazionalità, autore di diversi libri sulle nazioni della “Non Russia (ex) sovietica”: La disUnione sovietica (Ponte alle Grazie, 1990), La mezzaluna con la stella rossa (Marietti, 1993), Tutte le Russie (Ponte alle Grazie, 1994), La Cecenia e i paesi del Caucaso del Nord (Insula, 1996). In questa seconda parte si fornirà qualche lineamento di storia recente della Georgia e più in generale una veloce panoramica sul Caucaso, in particolare la Cecenia, dalla seconda guerra mondiale ai giorni nostri.

 

Vietnam/ L’agente “Orange” continua ad uccidere. A distanza di quasi quaranta anni dalla guerra in Vietnam, sono ancora palpabili i devastanti effetti sull’ambiente e le conseguenze sulle persone del defogliante usato a tutto spiano dagli Stati Uniti in funzione anti-Vietcong.

 

Haiti/ Una dittatura sotto supervisione ONU. Un aggiornamento di Alma Giraudo sulla situazione nel paese caraibico ad un anno è mezzo dal golpe organizzato dagli Stati Uniti, sostenuto anche da Francia e Canada ed attualmente gestito dall’ONU. L’articolo costituisce una prosecuzione di “Colpo di stato ad Haiti” (sul sito di Indipendenza). I paragrafi dello scritto: 1) Il ruolo del “National Endowment for Democracy”; 2) Il clima di terrore vigente in Haiti; 3) Le vittime del colpo di Stato; 4) La funzione dell’ONU ad Haiti; 5) La guerra delle Nazioni Unite alla popolazione più povera di Haiti; 6) La farsa elettorale del prossimo autunno; 7) La dittatura del debito e la complicità dell’Unione Europea.

 

Notizie da: Euskal Herria, Irlanda del Nord, Libano, Palestina, Iraq, Asia Centrale, Stati Uniti, Paraguay, Venezuela.

 

Lettere: Su Natura e Tecnica; Per un’altra concezione di Scienza e di Ricerca; “E il Sud Italia?”; Un chiarimento.