VOCI DALLE GHJURNATE 97
Dopo la sospensione dello scorso anno, in seguito allautobomba
del 1° luglio (cfr intervista), Corti, capitale storica della Corsica indipendente, ha
ospitato nuovamente (l8, 9 e 10 agosto), come fa dal 1981, E Ghjurnate di a
Nazione Corsa, significativa scadenza internazionale, organizzata da A Cuncolta
Naziunalista e Corsica Nazione. Un momento privilegiato della riaffermazione nazionale
còrsa ed anche di incontro con altre lotte nazionalitarie anticoloniali e antimperialiste
(baschi, catalani, sardi, bretoni, irlandesi, ecc.). Siamo presenti come delegazione del comitato
dappoggio alla lotta del popolo còrso ("Populu Vivu") e,
ovviamente, come rivista, distribuita anche ai non pochi italiani presenti alla tre
giorni. Già sullisola da alcuni giorni, constatiamo che il movimento nazionalista
sta gradualmente riprendendo lattività politica, dopo il fermo di quasi un anno
chiesto dal FLNC storico a tutte le organizzazioni legali per motivi di sicurezza. "Stiamo
riprendendo lattività pubblica" -ci dice Jean Guy Talamoni, dirigente di
Corsica Nazione- "ma non possiamo ancora lavorare a pieno ritmo come un tempo;
fino a qualche mese fa eravamo alla macchia, abbiamo lasciato le nostre famiglie, il
lavoro, ma è stata una nostra scelta la lotta di liberazione. Nessuno ci ha obbligati e
dobbiamo passare anche attraverso queste difficoltà".
In occasione di un attacchinaggio notturno per le Ghjurnate (una quarantina quelli del
gruppo di cui siamo parte) familiarizziamo e cerchiamo di capire meglio qual è il clima
che si respira. Cè anche un anziano signore che si dà da fare e che, saputo chi
siamo, ci ringrazia della nostra attenzione e dellimpegno per la causa còrsa.
Critica i mezzi di informazione che accusano il Fronte di "terrorismo"
guardandosi bene dal descrivere la realtà nella quale opera: "Dobbiamo combattere
la colonizzazione, e la lotta armata è una scelta obbligata", ci spiega in
còrso.
La coreografia delle Ghjurnate di a Nazione Corsa è la stessa che conosciamo da
anni. Enormi tendoni per i dibattiti, i concerti, gli stand, il bar, la cucina. Tra i
gruppi musicali i Chjami Aghjalesi, lArcusgi, gli Albinu, anche alcuni andalusi e
occitani.
La partecipazione sembra allinizio modesta, non allaltezza degli anni
precedenti di cui ricordiamo presenze numericamente consistenti. Ma è solo la prima
giornata. Crescerà di molto sabato, e soprattutto domenica. Oltre al nostro, tra gli
stand cè quello dellAssociu Patriottu (a sostegno dei prigionieri
politici), di U Ribombu (settimanale della Cuncolta Naziunalista), di A
Federazione per U Riacquistu Storicu, delle edizioni Mimoria.
Nel pomeriggio di sabato, verso le 18.00, il primo dibattito: "I processi di pace,
rischi e necessità". Prendiamo posto sul palco insieme ai responsabili della
Cuncolta Naziunalista e Corsica Nazione (Carlu Pieri, Paul Quastana, Jean Guy Talamoni,
Jean Guy Filippini), ai rappresentanti baschi di Herri Batasuna e di E.M.A. (il territorio
basco è occupato da spagnoli e francesi, ed il movimento di liberazione lotta in entrambe
le entità territoriali), di Sardigna Natzione. Dopo la lettura dei comunicati di chi, per
vari motivi, non è potuto intervenire (i bretoni di Emgann, gli irlandesi del Sinn Féin,
ecc.), ogni delegazione si sofferma sulla propria realtà di lotta. Il giorno successivo
sarà la volta di Corsica Nazione e della Cuncolta Naziunalista affrontare
le questioni più rilevanti della lotta di liberazione nazionale còrsa. Due i temi
sottoposti a dibattito: "20 anni di nazionalismo" e "La
necessità della via istituzionale". Tra i tanti ritrovati e conosciuti, Nunzio
Grisoni (figura storica del movimento) e Anghjula Maria Carbuccia (redattrice
de U Ribombu) che ci sottolineano limportanza della lingua ("I Còrsi"
-affermano- "dovrebbero sentire lobbligo di studiarla, visto che lo stato
francese la marginalizza -tre ore facoltative alla settimana nelle scuole superiori").
Antonietta Dolcerocca, zia di Vincenziu Dolcerocca (assassinato due anni fa), ci parla del
suo impegno militante: "È importante parlare con tutti, non dare nulla per
scontato. Molti, ad esempio, si preoccupano per le pensioni, temono che, con
lindipendenza, lo stato francese ne bloccherà il pagamento. È certamente una
preoccupazione infondata. Hanno pagato i contributi e nessuno potrà trattenere ciò che
gli spetta di diritto. Capite però quanto occorra lavorare, farsi conoscere. Dobbiamo
essere noi ad andare a parlare con tutti, più di quanto si faccia. Soprattutto con chi è
incerto o non la pensa come noi. Molti si aspettano che il Fronte risolva tutti i problemi
ma non è materialmente possibile. È compito nostro, che possiamo e dobbiamo agire a
volto scoperto, dare risposte concrete al nostro popolo, creare le basi per rafforzare il
nostro progetto politico. Qualche tempo fa, come responsabile dellunione inquilini
del mio stabile ho stilato dei punti di interesse collettivo che ho proposto per la
sottoscrizione a tutti quelli che vi abitano. Una coppia di francesi mi ha avvicinato
chiedendomi il permesso di firmare. Vivono in Corsica ed amano il nostro paese. Hanno
premesso di essere francesi, temendo forse chissà quale discriminazione. Gli ho
semplicemente risposto che essere daccordo con il contenuto delle proposte era
lunica "condizione" posta a chi volesse firmare. Non ha importanza essere
francesi, italiani, magrebini, se si ha interesse alle sorti della nostra patria, tanto
nei piccoli quanto nei grandi problemi. Il Fronte svolge un ruolo insostituibile ma la
nostra lotta è altrettanto importante perché è complementare".
Numerosi anche gli interventi dal pubblico. Dal palco il microfono va e torna, e
lavvicendamento di voci non è solo còrso. Si critica l"american way
of life", il sistema dominante liberista nella sua spinta attuale di
globalizzazione finanziaria che si sta imponendo nel mondo, con "uno scontro
generalizzato che ha implicazioni non soltanto economiche ma anche culturali". In
proposito, dice Jean Guy Talamoni, "di fronte a questa aggressione, alcuni Stati
costituiti, come la Francia, reagiscono alla loro maniera, cercando di rafforzare la
propria autorità sui popoli sottomessi, riproducendo così, allinterno delle
proprie frontiere, i comportamenti egemonici che subiscono dallesterno. Per questo
riflesso irragionevole, sbagliano nemico e riservano i loro colpi a quelli che potrebbero
essere degli alleati oggettivi". La questione della lingua è solo un riflesso,
certamente significativo, di questa reazione irrazionale ed inadeguata. Larticolo,
di recente inserito nella costituzione, che recita: "Il francese è la lingua
della repubblica", lungi dal contrastare linglese -vera minaccia- è usato
per opporsi alle rivendicazioni linguistiche in Polinesia e in Corsica. "Come se
il taitiano o il còrso minacciassero la lingua francese!". Altro esempio quello
della speculazione finanziaria o immobiliare. Loffensiva condotta dalla finanza
sovranazionale minaccia non solo la Corsica, ma anche la Francia. Tuttavia le autorità
francesi colpiscono i nazionalisti còrsi che ad essa si oppongono, sostenendo
oggettivamente gli speculatori mafiosi e sbagliando ancora una volta nemico. Talamoni
attacca speculatori come Dewez e Vignuzzi ("Dobbiamo dire chiaramente a Vignuzzi
ed ai suoi amici còrsi o stranieri che la Corsica non sarà mai il paradiso degli
speculatori... Gli atti passati negli studi notarili che gli attribuiscono pezzi di terra
sono nulli di pieno diritto, giacché manca loro un elemento essenziale: lassenso
collettivo del nostro popolo"), smonta il mito che la Corsica costi cara alla
Francia ("In materia, la quasi totalità dei còrsi ignora la verità, perché le
cifre ufficiali vengono nascoste... Si sa, per esempio, che nel 1994 e nel 1995, il 55%
delle spese dello stato francese in Corsica sono state destinate allesercito, alla
polizia ed alla gendarmeria, mentre lEducazione nazionale ha raccolto soltanto il
19% e lagricoltura, tanto denigrata, rappresenta soltanto il 7%? Durante questo
periodo, il risparmio còrso, tre volte più importante in media che nellesagono (in
Francia, ndr), continua ad essere stornato, come lessenziale delle imposte pagate
dai còrsi"), lancia un monito allo stato francese: "La Francia dovrà
rompere con la politica del disprezzo e della repressione, e accettare di aprire veri
negoziati, che ci auguriamo siano pubblici, con linsieme delle componenti della
comunità còrsa... Esiste una nuova possibilità per la pace e sarebbe criminale
lasciarla passare, una volta ancora". Il dibattito, articolato, è lungo. Lo
spazio per riferirvelo tutto, purtroppo no.