IRLANDA DEL NORD/ RADIOGRAFIA DI UN ACCORDO
1. LAccordo cosiddetto di Pasqua dello scorso 10 aprile è stato salutato come una "svolta storica" ricevendo succesivamente, nelle urne, il 22 maggio, un consenso pressoché plebiscitario: al Nord, con l80% dei votanti, il 71,2 di "sì" e il 28,2 di "no"; al Sud con il 95% circa di favorevoli. Il 25 giugno si sono poi svolte le elezioni per lAssemblea del Nord: il SDLP (socialdemocratici laburisti cattolici) è diventato il primo partito -la prima volta, nello Stato delle Sei Contee, per una formazione non unionista- con il 22% dei voti superando con meno di un punto percentuale lUlster Unionis Party di David Trimble (unionisti favorevoli allaccordo) che però è stato favorito dal meccanismo elettorale che gli ha permesso di ottenere 27 eletti contro i 24 del SDLP; quindi gli oltranzisti del Democratic Unionist Party del reverendo Ian Paisley (20 eletti) e i repubblicani del Sinn Féin (17,6%, 18 eletti) con un incremento rispetto alle precedenti elezioni.
2. Prima di passare ad una valutazione politica dellaccordo,
è necessario averne ben presenti i punti salienti. Vengono istituiti:
- una Assemblea per il nord Irlanda, composta da 108 membri eletti con sistema
proporzionale, utilizzando i 18 collegi elettorali già esistenti. È dotata di autorità
legislativa ed esecutiva sulle questioni attualmente decise dai dipartimenti governativi
per il Nord. Per adottare "decisioni-chiave" è necessario raggiungere o
il consenso parallelo -cioè la maggioranza dei membri presenti e votanti inclusa la
maggioranza degli unionisti e nazionalisti presenti e votanti- oppure ci deve essere una
maggioranza sostanziale (60%) dei membri presenti e votanti, incluso almeno il 40% sia
degli unionisti sia dei nazionalisti presenti e votanti. In casi diversi è sufficiente la
maggioranza semplice dellAssemblea. Questa, infine, eleggerà un primo ministro, un
vice primo ministro ed una serie di ministri;
- un Consiglio Ministeriale Nord-Sud creato per unire quelli che hanno responsabilità
esecutive al Nord e nella Repubblica (Eire). Le decisioni devono avvenire per accordo di
entrambe le parti. Il Nord sarà rappresentato dal primo e vice primo ministro e dai
ministri dei dicasteri più importanti; la Repubblica dal Taoiseach (primo
ministro) e dai più autorevoli ministri. Deliberano nelle materie di loro competenza per
linsieme dellisola dIrlanda;
- istituzioni britannico-irlandesi costituite da:
a) un Consiglio britannico-irlandese, comprendente i governi britannico ed irlandese, le
amministrazioni decentrate di Irlanda del Nord, Scozia e Galles (una volta istituite) e
delle isole della Manica e dellisola di Man. Promuoverà consultazioni e
cooperazione e, se possibile, deciderà in modo congiunto su una vasta gamma di materie di
interesse comune, ad esempio trasporti, ambiente, cultura;
b) una Conferenza Intergovernativa britannico-irlandese, in sostituzione dellattuale
Conferenza Intergovernativa, che tratterà questioni bilaterali tra governo britannico ed
irlandese e terrà riunioni regolari su tematiche non decentrate dellIrlanda del
Nord sulle quali il governo irlandese voglia esprimere le proprie idee.Altri passaggi
significativi sono:
- labrogazione da parte di Londra del Government of Ireland Act del 1920, che
concedeva una parziale autonomia mantenendo lintegrazione con la Gran Bretagna (era
rimasto vincolante per le Sei Contee anche dopo la nascita della Repubblica di Dublino,
lEire) come scambio per la modifica degli art. 2 e 3 della costituzione
irlandese. Quegli articoli sancivano lunità politica e la sovranità nazionale
dellisola dIrlanda. In particolare lart. 2, che affermava
lindivisibilità dellIsola, viene sostituito con la generica (e scontata!)
affermazione che ogni persona nata in Irlanda fa parte della Nazione irlandese;
nellart. 3 viene introdotto il passaggio che lobiettivo dellIrlanda
unita può essere raggiunto solo "con mezzi pacifici, con il consenso
della maggioranza della popolazione, democraticamente espressa in entrambe le
giurisdizioni dellisola" (le sottolineature sono nostre, ndr). Invitiamo i
lettori a prestare la massima attenzione a questultimo passaggio, che può indurre
ad un fraintendimento sostanziale, sul quale torneremo più avanti, in sede di
valutazione.
- un meccanismo, che sarà stabilito tra i governi di Londra e Dublino, di "rilascio
accelerato" dei prigionieri, ad esclusione di quelli legati a formazioni
paramilitari che non condividono laccordo. I tempi vengono comunque fissati
nellarco massimo di due anni.
3. LAccordo di Pasqua è certamente il frutto della determinazione
repubblicana di arrivare ad una soluzione politica che rivendica come sbocco ultimo
lunificazione e lindipendenza dIrlanda. È bene ricordare che è nel
1987, più di dieci anni fa quindi, che il Sinn Féin elabora un suo progetto "Scenario
for peace" sul quale cercò e trovò la convergenza del SDLP, laltra
componente socialdemocratica laburista dellarea cattolica. Quanto è venuto dopo,
con alterne vicende, è il frutto di quel progetto e di quellintesa politica.
Diciamo ancora più chiaramente: senza la disponibilità del Sinn Féin, e soprattutto
dellIra, nessuna soluzione negoziata sarebbe stata possibile. In questo contesto
Blair intende regolare la questione irlandese sulla falsariga della cosiddetta devolution,
cioè una sorta di decentramento, già applicata in Scozia e Galles.
NellAccordo di Pasqua si ritrova quella che è la caratteristica tipica di tutti i processi di negoziazione: essere espressione di un rapporto di forza, che in taluni casi si evince subito, in altri si manifesta nel tempo, in un processo evolutivo proprio dellinsieme di atti politici concretamente dispiegati.
Dire che laccordo riconosce lesistenza di una controparte e
ufficializza quella di un conflitto, a carattere nazionale in primo luogo, e anche, per
chi conosce la situazione irlandese, politico e sociale, è un fatto che certamente
costringe Londra a smentire la sua definizione riduttiva di "troubles" e
non di conflitto in merito alla questione irlandese, ma non basta. Come -ancor più- non
basta limitarsi alla presa datto che lAccordo riconosca il diritto
allautodeterminazione di chi vive nelle Sei Contee e magicamente inneschi, di
conseguenza, una democratizzazione effettiva che garantisca la risoluzione del conflitto.
Certamente cè un riconoscimento formale allesercizio di cui
disporrebbe il popolo irlandese di decidere se far parte del Regno Unito o ricongiungersi
in unIrlanda sovrana e unita, ma il punto da vedere è se nei meccanismi giuridici,
per giungervi nel corso del tempo, ciò sia possibile. Ebbene, se si entra nei passaggi
concreti decisionali la prefigurazione di un meccanismo blindato complica -per non
dire che rende quasi inattuabile- qualsiasi ipotesi di modifica dello status quo.
Il passaggio significativo che riportavamo sopra ("con mezzi pacifici, con
il consenso della maggioranza della popolazione, democraticamente espressa in entrambe
le giurisdizioni dellisola") non rimpiazza solo lart. 3, ma è più
in generale lo spirito informatore che sottende, nelle intenzioni britanniche, una
chiusura politica -allunificazione dellisola- fondamentalmente insita nella
dinamica decisionale dellAssemblea del Nord. Questo spirito informatore impedisce
cioè che ambiti chiave come la difesa, la polizia o il ritiro delle truppe, per non
parlare di un eventuale progetto di referendum per lunificazione, siano soggetti ad
unautentica scelta democratica, perché quel meccanismo blindato di cui sopra
si traduce di fatto nella prevalenza del consenso/veto unionista. Il consenso in "entrambe
le giurisdizioni" significa di fatto che una sola parte -quella unionista- già
largamente minoranza in tutta lisola diviene il perno decisivo, lago della
bilancia effettivo delle scelte decisionali. Dove i "mezzi pacifici"
mirano a neutralizzare politicamente la lotta armata dellIra, che è la componente
più significativa da ridimensionare prima e tacitare poi, lasciando al Sinn Féin tutto
il peso della lotta senza che questo abbia la stessa capacità di pressione di prima. È
evidente che Londra mira ad un tentativo di cooptazione del Sinn Féin in un autogoverno
nordirlandese comunque dipendente e limitato. Non si intravvede in alcun caso un embrione
di Irlanda unita. Non solo. Se inizialmente gli unionisti avevano posto come precondizione
ai colloqui il disarmo dellIra, sono tornati sulle loro posizioni accettando che il
disarmo possa avvenire entro due anni dal referendum del 22 maggio. LSDLP ha aderito
senza esitazioni al principio del disarmo delle milizie che penalizza in pratica
lIra e quindi lintera progettualità repubblicana, visto tra laltro che,
nellAccordo, il punto 2.i del paragrafo sulla Sicurezza ("Security")
affida al governo inglese la possibilità di decidere sulla "riduzione (la
sottolineatura è nostra, ndr) del numero e del ruolo delle forze armate dispiegate
nellIrlanda del Nord, a un livello compatibile per una società normale e
pacifica". Ovvero lesercito britannico non se ne va dallIrlanda, ma riduce
-quindi mantiene- il suo dispositivo militare consono alle necessità della situazione,
riservandosi di ridefinirlo, quindi, di volta in volta. Una riprova, del resto, si è
avuta proprio in questi giorni, in occasione delle provocatorie marce orangiste, con la
decisione di Londra di rafforzare le truppe nelle Sei Contee portando ad oltre 18mila il
numero degli effettivi, un numero che non si raggiungeva da lungo tempo. Per quel che
riguarda la Ruc (la polizia nordirlandese composta da protestanti per più del 90% ed
ostile ai nazionalisti), il cui scioglimento è una delle istanze fondamentali dei
repubblicani e dellintera comunità cattolica (che ha dovuto combattere non solo
contro lesercito inglese e i paramilitari protestanti, ma anche contro la polizia "settaria
e razzista"), lAccordo rinvia a imprecisate raccomandazioni per future
disposizioni di polizia da parte di una "commissione indipendente" ancora
da costituire.
Fin qui gli aspetti controversi e contraddittori. Dallinsieme delle posizioni a più
riprese espresse dal Sinn Féin, non solo leventuale cooptazione è esclusa, ma
emerge una chiara consapevolezza della natura dellaccordo visto però in uno
scenario di lunga durata. Il documento non è considerato come il culmine del processo di
pace, ma come un passo ulteriore verso lunificazione. Pertanto si sostiene che non
è sufficiente leggerlo nel suo insieme, riga per riga o parola per parola, perché alcune
parti sono ambigue e contraddittorie, ma deve piuttosto essere esaminato nel contesto
della strategia e della lotta. Occorre quindi prepararsi per la fase successiva,
esaminando le posizioni e le strategie degli oppositori e nemici. La strategia è questa:
la riunificazione dellIrlanda non è per domani, ma rimane la motivazione principale
assieme allindipendenza e al ritiro britannico. Con la creazione di un organismo
Nord-Sud, linstaurazione di un potere consultivo di Dublino e Londra negli affari
dellIrlanda del Nord, unitamente allabrogazione del Government of Ireland Act,
il Sinn Féin ritiene di aver raggiunto un doppio risultato: aver indebolito lUnione
(anche se non se ne sono sbarazzati) e aperto la strada alla riunificazione. Condizione
necessaria viene vista la spaccatura della comunità unionista tra una minoranza legata
per interessi alla Corona britannica ed il resto della comunità con cui instaurare un
dialogo e lavorare insieme nella nuova Assemblea, fatto che accelererebbe il
riavvicinamento. A quel punto si creerebbero le condizioni per il ritiro dei britannici.
Questi raramente agiscono con logica quando si tratta dellIrlanda del Nord, ma Sinn
Féin confida che la propria capacità e la forza degli eventi contribuiscano a
persuaderli in tal senso. I governi di Dublino e Londra saranno, in modo del tutto
naturale, spinti rispettivamente a facilitare e ad accettare lunificazione
dellIrlanda. È il "senso della Storia", per il Sinn Féin. Che
vedrebbe nascere non solamente una nuova Irlanda, libera e indipendente, ma anche
linstaurarsi di relazioni totalmente nuove tra questa e la Gran Bretagna.
Viene quindi esclusa la prospettiva di una soluzione interna che non può soddisfare gli
obiettivi repubblicani o portare ad una soluzione democratica. La ricerca di una giusta
soluzione richiede secondo il Sinn Féin che si abbia chiaro che mentre gli obiettivi e i
princìpi repubblicani non sono suscettibili di negoziazione, le strategie e le tattiche
devono essere costantemente riviste, articolate e radicate per obiettivi reali.
Negli ultimi trentanni la lotta è passata attraverso una serie di fasi, dai giorni
dei diritti civili e le sollevazioni di massa e popolari dei primi anni 70 ad un
periodo di intenso conflitto armato e di lotta nelle prigioni, includendo gli scioperanti
della fame nelle liste elettorali, e poi la strategia di pace del Sinn Féin. Ora, si
sostiene, la lotta dovrebbe muoversi in unaltra fase perché qualsiasi cosa
laccordo proponga, ha il potenziale per ridefinire le relazioni tra le due isole.
Insomma, si concluderebbe una fase della lotta e se ne aprirebbe unaltra. Quel che
resta inalterato è limpossibilità di riconoscere come legittimo lo staterello
delle Sei Contee, e quindi la partizione e il dominio britannico. Ombre e luci, quindi,
che gli avvenimenti dei prossimi mesi potrebbero meglio definire.
Fabrizio Mezzo e Francesco Labonia