EUSKAL HERRIA/ PROVE TECNICHE DI AUTODETERMINAZIONE
Fissiamo brevemente i fatti che si sono svolti in questi ultimi mesi.
Particolarmente tre, verificatisi dopo lestate, e più precisamente nel mese di
settembre, hanno dato impulso al percorso politico in atto.
Il 2 settembre viene presentata la piattaforma elettorale della neonata Euskal Herritarrok
che sostituisce nominalmente, come organismo elettorale, Herri Batasuna di fronte
allipotesi di una sua ventilata messa fuori legge; il 12 settembre viene
sottoscritto lAccordo di Lizarra-Garazi da parte di una maggioranza politica sociale
e sindacale basca sulla base di contenuti democratici che riconoscono Euskal Herria come
soggetto decisionale; il 18 settembre ETA proclama una tregua unilaterale, totale e
indefinita a sostegno della dinamica intrapresa. Le elezioni autonomiche del 25 ottobre
registrano la netta affermazione delle formazioni moderate e radicali basche.
Per la prima volta si apre un nuovo scenario in Euskal Herria: la sinistra abertzale
(patriottica) di Euskal Herritarrok con i suoi 14 eletti, garantendo il proprio sostegno
esterno, consente la formazione di un governo basco, il che, per inciso, suscita esagerate
reazioni da parte di media e formazioni politiche spagnole. Non farvi parte non significa
che sia un sostegno in bianco. Tuttaltro. Euskal Herritarrok, che non intende farsi
imbrigliare in una dinamica istituzionalista, ritiene di essere più incisiva
condizionando fattivamente dallesterno le scelte del nuovo governo e
contemporaneamente dando impulso al progetto cui sta lavorando da diversi mesi prima delle
elezioni: la costituzione dellAssemblea dei Municipi Baschi, un organismo più
radicato sul territorio che, se realizzato, potrà arrivare a rappresentare più
dell85% dei municipi baschi del Sud e del Nord e più dell80% della
popolazione basca, anche se attualmente non è riconosciuto dalle istituzioni.
È lo stesso Arnaldo Otegi, portavoce di Herri Batasuna, a sostenere che il paese basco è
"molto plurale" e che, dunque, il termine Euskal Herria è più
adatto di Euskadi. In tal senso il governo autonomico di Gasteiz non può
considerarsi come il governo di Euskal Herria, anche se nella fase politica attuale Euskal
Herritarrok vede un interesse a parteciparvi. Le istituzioni attuali sono costituite
artificialmente. Otegi propone di crearne di nuove. LAssemblea nazionale degli
eletti dei municipi baschi va in tal senso.
Il nuovo governo autonomico è formato da PNV (il moderato partito nazionale basco)
e EA (Eusko Alkartasuna, nato da una scissione del PNV) e ha come presidente Juan José
Ibarretxe che succederà dunque a Antonio Ardantza. Questo patto è stato sottoscritto per
una durata di quattro anni. Allatto della firma, Carlos Garaikoetxea, presidente di
EA, ha dichiarato che "questo governo sarà il promotore di una nuova era, con dei
cambiamenti significativi per tutta la società basca". Il programma si articola
su quattro grandi assi:
-la continuità del processo di pace, nel quale la tregua di ETA è elemento essenziale
per aprire una dinamica di negoziazioni fra tutti i partiti politici rappresentati al
parlamento, considerato che per EA e PNV la costituzione spagnola e lo statuto di Gernika
non sono più e non dovranno essere dei "limiti infrangibili";
-il rafforzamento economico e del lavoro, previo il rilancio del settore pubblico che
dovrà poggiare su un nuovo sistema di finanziamento, di ripartizione delle imposte e di
trasparenza nellerogazione dei fondi. Particolare attenzione si intende porre per la
messa in cantiere di un piano dazione per il lavoro giovanile;
-la qualità di vita e la giustizia sociale, che prende parzialmente corpo con
ladozione di una serie di provvedimenti che sono parte della piattaforma congiunta
dei sindacati Ela (Solidarietà con i Lavoratori Baschi, vicino al PNV) e Lab (Langile
Abertzaleen Batzordeak, Commissioni Operaie Patriottiche, vicino a Herri Batasuna). Nel
94 lavvicinamento di questi due sindacati aveva portato allelaborazione
di una piattaforma sociale su posizioni avanzate ritenuta praticabile, secondo Rafa Diez,
coordinatore generale di Lab, "in una dinamica di accumulazione delle forze in
favore del progetto nazionale basco". Particolare attenzione è rivolta anche a
potenziare il sistema educativo, nel quadro di una politica culturale e linguistica che
serva da strumento di coesione sociale. Quanto alla lingua il nuovo governo intende
promuovere il "consiglio basco delleuskara" (il Kontseilua)
che è lorganismo, previsto nellaccordo di Lizarra-Garazi per
realizzare la normalizzazione delleuskara in ogni ambito della vita sociale,
culturale, sportiva, lavorativa, universitaria, istituzionale e politica di Euskal Herria;
-Euskal Herria in Europa; listituzione di unassemblea dei sindaci dei comuni
baschi di Hegoalde (territorio basco sotto occupazione spagnola) e Iparralde (territorio
basco sotto occupazione francese) rappresenta il primo tassello di base per
lautogoverno. Un "autogoverno che deve arrivare a riunire una nazione divisa
con la forza, sottomessa alla volontà di due Stati insopportabilmente giacobini, occupata
militarmente e culturalmente, dominata economicamente e obbligata, inoltre, ad accettare
come buono il contesto di relazioni imposte. E tutto questo per non citare le espressioni
più cruente del colonialismo gallo-ispanico (incarcerazione di dirigenti politici,
chiusura di mezzi di comunicazione, violazione della legislazione penitenziaria,
mantenimento di tribunali speciali, pratica costante della tortura, esecuzioni
extragiudiziali, terrorismo di stato...)". In tal senso questo organismo, per il
quale sulla base dellaccordo di Lizarra-Garazi ci si sta già dando da fare,
è l"asse interno" per una proiezione -in quanto nazione
particolare e differenziata ("né migliore, né peggiore, differente")-
in un contesto europeo sul quale i baschi attualmente sono fortemente critici e sulla cui
configurazione intendono dire la propria. A tuttoggi comunque, nellEuropa "democratica",
il diritto e laspirazione dei baschi che vivono e vogliono continuare a vivere su
ambo i lati dei Pirenei in un futuro unitario, non sono rispettati. Basti pensare alle
dichiarazioni di merito dei primi ministri francese e spagnolo. Il primo, Lionel Jospin,
ha dichiarato che "le iniziative che sono state prese da un certo numero di
collettività locali, in Spagna, non riguardano che la Spagna. Per quanto ci concerne, non
abbiamo intenzione, in particolare al governo, di toccare la realtà amministrativa
francese. La Francia resta fedele alle sue strutture dipartimentali". Il secondo,
José Maria Aznar, ha ripetuto che il suo governo è per la pace, ma nel quadro dello
Stato e della Costituzione spagnola; che "il governo è pronto a fare la pace e
nientaltro". Posizioni che non distolgono gli abertzale dal "continuare
a far votare le municipalità sulla questione del dipartimento; quando la maggioranza si
pronuncerà a favore, andremo da entrambi i primi ministri".
Il dipartimento, quindi, come istanza che trova riscontro tra i cittadini baschi, come "simbolo
forte per laffermazione dellesistenza della nazione basca" e il testo
di Lizarra-Garazi come perno di riferimento nel dispiegamento dellattività
abertzale che ne fa oggetto di dibattiti itineranti nelle città di Euskal Herria.
Questultimo obbligherà quei partiti spagnolisti che oggi rifiutano
laccordo a cambiare strategia sotto la spinta della pressione sociale crescente.
Infine la questione dei prigionieri di ETA. Continuano a svolgersi le manifestazioni per
una soluzione politica. Il 9 gennaio, su convocazione di Herri Batasuna, PNV, EA,
Izquierda Unida, Abertzaleen Batasuna, Batzarre, Zutik e organismi sindacali e sociali, si
è snodata per le vie di Bilbao la più gigantesca manifestazione della storia di Euskal
Herria. Anche i media spagnoli hanno dovuto riconoscere il forte significato politico
della marea umana che traboccava per le vie principali, con unimponenza
impressionante, paralizzando lintera città. Una settimana dopo, nel centro di
Parigi, migliaia di baschi di Hegoalde e Iparralde hanno sfilato per le stesse ragioni.
Nel contesto della piattaforma che rivendica il ritorno a casa dei prigionieri e dei
rifugiati, come condizione imprescindibile per lavanzamento verso la risoluzione del
conflitto, si denuncia anche la condizione particolare di alcuni prigionieri. Quattro
prigionieri politici nelle carceri spagnole stanno per toccare i 20 anni di detenzione ed
un altro i 15 anni nelle carceri francesi. Per questi la legge, che già prevederebbe la
messa in libertà avendo scontato i tre quarti della pena, viene violata dalle autorità
come forma di ritorsione "verso la loro integrità morale e politica e la coerenza
mantenuta in questi anni". Più in generale si critica il governo spagnolo "che,
utilizzando i prigionieri come ostaggi, intende convertire il loro trasferimento in Euskal
Herria in un gesto di buona volontà da contrapporre alla tregua di ETA e in ultimo
imporre la chiave di lettura di "prigionieri in cambio della pace" come maniera
per svuotare di contenuto le storiche aspirazioni di libertà del popolo basco".