CORSICA/ IL PREFETTO DELLE BOMBE
Il dato caratterizzante questi ultimi due mesi è racchiuso nelle
elezioni di marzo e nellarresto del prefetto Bonnet il 3 maggio scorso. Un ciclo
apertosi poco più di un anno prima con la nuova fase repressiva rilanciata in grande
stile da Parigi con il pretesto dellassassinio, a tuttoggi non chiarito, del
prefetto Erignac (il 6 febbraio del 1998) si può -allo stato attuale, almeno- ritenere
concluso. Le elezioni del marzo 98, pur annullate per brogli, sancivano, per il
significativo risultato conseguito da Corsica Nazione, il fallimento della politica
di scontro tra corsi istigato dallo stato francese, laddove il neoinsediato prefetto
Bonnet dava impulso, con la repressione, al tentativo di normalizzare lisola:
migliaia di interpellanze arbitrarie, centinaia di arresti, dozzine di deportazioni, la
14ª sezione antiterrorista in piena attività, un pullulare di corpi di polizia speciale
(DNAT, DCPJ, RAID, GIGN), cui si aggiunge il GPS (Groupement de Pelotons de Sécurité)
istituito dallo stesso Bonnet che non si fida delle forze di sicurezza locali, la
gendarmeria corsa, ritenendole fiacche e infiltrate da elementi filo-separatisti. La
portata e limpatto della repressione, che coinvolge ampi strati della società
corsa, creano sconcerto e perplessità persino tra i difensori isolani dello Stato
francese, riflettendosi anche nelle dichiarazioni pre-elettorali di esponenti politici che
marcano una decisa presa di distanza. Lunica eccezione resta quella del partito
comunista da sempre allineato alla politica governativa della repressione a tutto campo.
Questo dà la misura dei metodi operativi con cui Parigi intendeva regolare la questione
corsa. Da un anno lintera comunità è oggetto di una criminalizzazione che -nella
sua gravità- per alcuni non eguaglia fasi simili precedentemente tentate.
Criminalizzazione come sbocco di un battage ideologico improntato al razzismo anticorso,
che lega vecchi pregiudizi e luoghi comuni (corsi scansafatiche e dediti alla
vendetta come attività principale), e selettivamente mirata alle componenti
politiche più coscienti.
La tornata elettorale del marzo scorso ha confermato la linea di tendenza emersa in quella
annullata lanno precedente per brogli. Le elezioni, passaggio di una lotta che si
esplica su tutti i terreni (armata, di massa ed istituzionale), rappresentano la verifica
periodica del rapporto tra il movimento di liberazione e la comunità di riferimento. La
risposta popolare alla repressione si è concretizzata con un incremento significativo di Corsica
Nazione in termini di voti, percentuale (dal 9,85% al 16,76%) e seggi (da cinque a
otto), che ne fa la vincitrice incontestabile nonché lunica organizzazione
nazionalista presente nellAssemblea di Corsica (il consiglio regionale
dellisola). Ad una lettura attenta e comparata del voto fatta da analisti locali, si
evince, infatti, che Corsica Nazione è il primo partito se si tiene conto del corpo
elettorale autoctono, che rappresenta circa la metà degli elettori (laltra, frutto
della colonizzazione di popolamento, consta sostanzialmente di funzionari francesi) e che
il movimento nazionale rappresenta più di un terzo del corpo elettorale. Le due liste
entrambe di coalizione che la precedono "Une majorité pour la Corse"
(capolista Jean Baggioni) -la destra- e "Gauche plurielle"
(capolista Emile Zuccarelli) -la sinistra- sono in flessione ottenendo
rispettivamente il 27,28% e 17 seggi (lanno prima il 36,99% e 21 seggi) e il 22,70%
e 11 seggi (lanno prima il 33,23% e 16 seggi). Una curiosità: nello schieramento francese
i fascisti del Front National ottengono il 2,91% non superando così il quorum.
Nellarea corsista esito analogo registrano le diverse liste in campo: Rinnovu
Naziunale, nuova organizzazione fondata da Ghjoventù Paolina, dallMPA (che ne
è la componente maggioritaria) e da dissidenti di altre organizzazioni; Uniti; la Manca
Naziunale e gli autonomisti storici dellUnione di u Populu Corsu.
È significativa, comunque, la dichiarazione di Jean Guy Talamoni, a risultati acquisiti,
di voler condividere la vittoria con linsieme del movimento nazionale. Non una
dichiarazione ad effetto, se si tiene conto della riunione promossa da Corsica Nazione in
cui la quasi totalità delle organizzazioni nazionaliste intervenivano firmando un
comunicato conclusivo congiunto che esprimeva la volontà di avviare dibattiti per una
riconciliazione tra le componenti. Il fatto che non si tratti di uniniziativa
strumentale è inscritto nella dinamica di apertura e programmatica innescata in questi
ultimi mesi dalla Cuncolta Indipendentista, che è lanima di Corsica Nazione.
Alcune settimane più tardi, il 21 aprile, in una conferenza stampa, la Cuncolta avvia un
ulteriore passo in questa direzione, annunciando che le varie commissioni di lavoro di
Corsica Nazione nellAssemblea sarebbero state aperte, senza esclusione, anche a
rappresentanti di altre formazioni nazionaliste.
Il fatto comunque più eclatante, senza precedenti, è larresto del superprefetto
Bonnet che mostra come lo "Stato di diritto" invocato a più voci dalle
massime autorità francesi, non sia altro che un eufemismo, un orpello, buono solo a
coprire la vera natura della politica coloniale.
A questo si arriva in seguito allarresto in flagranza per un attentato ai danni di
un ristorantino "Chez Francis" sulla spiaggia di Cala dOrzu, ad una
trentina di chilometri da Ajaccio. Autori: un capitano e due agenti del nucleo speciale di
GPS. E da lì si dipana una matassa dai contorni inquietanti e ancora poco esplorati
costituita di attentati simili, avvenuti e programmati, e di attacchi fisici a
nazionalisti, con finalità da "strategia della tensione", verificatisi
nel corso dellanno e durante lultima tornata elettorale. Un collegamento di
responsabilità che porta sino alle più alte sfere del potere, coinvolgendo anche il
ministro degli interni Jean-Pierre Chevènement e lo stesso primo ministro Lionel Jospin,
che conoscevano il personaggio e che avevano inviato per questo, non casualmente,
nellisola per riportare lordine, "per ripristinare", appunto,
"lo stato di diritto".
Il FLNC (Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica) aveva a più riprese segnalato, nei
suoi comunicati, come si fosse in presenza di una nuova fase di "guerra
sporca". Particolarmente negli ultimi mesi i sintomi si erano fatti più
evidenti. In un suo comunicato dello scorso febbraio scriveva: "(...) Oggi siamo
in grado di rivelare lesistenza di gravi progetti elaborati da alcuni servizi
governativi francesi. Le prospettive di un forte slancio nazionalista nelle elezioni
territoriali del marzo 1999, particolarmente attraverso il progetto di Corsica Nazione, e
la concretizzazione ineluttabile di una riconciliazione nazionale costituiscono
altrettanti elementi pericolosi per uno Stato ormai completamente avviluppato in una
politica propizia a tutte le provocazioni.
Informazioni precise, raccolte da confidenti loquaci, e la presenza di alcune cellule
delle forze speciali sulla nostra terra testimoniano che il governo persiste nella sua
volontà di sradicamento del Movimento Nazionale.
Alcuni rapporti precisano la natura reale delle azioni dei barbouze (termine usato per
indicare gruppi speciali clandestini al servizio dello Stato, ndr) che hanno
lobiettivo di addossare al Movimento Nazionale la paternità di "atti
terroristici" classificati in tre "categorie distinte".
- Attentati indiscriminati al fine di disorientare lopinione pubblica ed infangare
la nostra lotta.
- Eliminazione fisica di un nazionalista per rilanciare lo scontro tra corsi.
- Eliminazione fisica di un eletto corso per giustificare il rafforzamento della pratica
repressiva.
Consigliamo vivamente ai responsabili identificati di questa strategia suicida di
rinunciare a tale piano funesto da cui non potranno trarre in alcun caso beneficio
(...)".
Un paio di mesi dopo, il 30 aprile, il Fronte denunciava in modo ancora più esplicito "le
tentazioni barbouzard dello Stato" affermando in particolare di essere venuto in
possesso di prove inconfutabili che "lattentato di Ghisonaccia è certamente
opera dei servizi speciali francesi. Miracolosamente non vi è stata nessuna vittima: era
tuttavia lobiettivo di unoperazione messa a punto al fine di addossarci la
paternità della morte di civili".
È ancora prematuro cogliere appieno la portata e gli effetti dellarresto di Bonnet.
Quel che è certo, è il fatto acquisito del radicamento popolare del movimento di
liberazione nazionale, che ha saputo reggere e reagire allonda durto
repressiva. È un buon auspicio per la costruzione di una società corsa liberata.