CORSICA/ "NÉ RINUNCIA NÉ FUGA IN AVANTI"
Spingere il movimento di liberazione nazionale corso allo scontro
frontale per poi annientarlo: è questa leredità lasciata da Juppé al nuovo
governo socialista. La militarizzazione crescente della Corsica impressa da Parigi chiama
in causa il FLNC (Fronte di Liberazione Naziunale di a Corsica). Né rinuncia né fuga in
avanti: questa lindiretta risposta contenuta nel comunicato fatto pervenire dai
clandestini ad U Ribombu (6 febbraio 1997), a ribadire limpegno del 12 gennaio 1996,
quando, in una conferenza stampa notturna a Tralonca, presenti 600 militanti armati ed
incappucciati dello stesso FLNC-Canal Historique, alla vigilia dellarrivo
sullisola del ministro dellInterno Jean-Louis Debré, proposero una soluzione
negoziata per la smilitarizzazione dello "spazio politico", non a qualunque
costo; certamente non al prezzo della sparizione del popolo o della sua morte programmata.
Questa disponibilità è stata vanificata dallopzione di Stato della forza. Che
sarebbe giunta, era prevedibile da tutta una serie di fatti: particolarmente il discorso,
nel luglio '96, del primo ministro Juppé che aveva usato parole molto dure nei confronti
dei nazionalisti radicali e dellattività armata del Fronte; poi lintervista
televisiva di Chirac, il 12 dicembre '96, a promettere il pugno di ferro in Corsica e a
condannare latteggiamento ambiguo di Debré a gennaio. Sempre nel comunicato di
febbraio, il Fronte si dichiara cosciente delle difficoltà che la situazione attuale
impone rimarcando che, senza il sacrificio dei suoi militanti in più di ventanni di
lotta, la Corsica sarebbe diventata unestensione della Costa Azzurra con un diverso
accento. È possibile che lescalation militare di Parigi sia stata determinata anche
dal rifiuto e dallopposizione alla zona franca giacché "la Corsica non è la
periferia di Parigi" che necessita piuttosto, per il Fronte, di misure forti, a
partire dal diritto fondamentale al riconoscimento del popolo corso, allinsegnamento
ufficiale della lingua, al controllo del proprio destino in un nuovo quadro fiscale. Lo
stacco, violento, tra 'negoziati' e repressione non deve però ingannare. Ci sono stati
contatti interlocutori tra il movimento nazionalista ed emissari governativi già nel
corso degli anni '80 anche se non si è mai arrivati ad un vero e proprio processo
negoziale. Di tanto in tanto venivano ripresi per poi spegnersi nel nulla. Ma dal dicembre
'94, particolarmente, sembravano essere entrati in una fase dinamica più concreta. Poi le
provocazioni, le manipolazioni, gli attentati sanguinari sino allautobomba a Bastia,
quasi un anno fa, che ha portato alla morte Petrucciu Lorenzi e al grave ferimento di
Carlu Pieri.
La strategia di Stato è chiara: da un lato si riversano sullisola, in aggiunta ai
trasferimenti netti per oltre un miliardo di franchi allanno, ingenti incentivi
fiscali (600 milioni di franchi allanno per 5 anni) a favore dellimprenditoria
locale per 'comprarsi' le simpatie sociali del mondo produttivo e dei lavoratori,
dallaltro si attua una 'raffinata' repressione e criminalizzazione della componente
più radicale e di massa del movimento nazionale. Nel dicembre scorso viene arrestata, per
le accuse di noti speculatori, Marie Hélène Mattei -militante ed avvocato da sempre
nazionalista, nonché compagna di François Santoni (uno dei due segretari della Cuncolta
a sua volta imprigionato; laltro è proprio il su citato Carlu Pieri)- che, in una
lettera aperta, denuncia «lo Stato razzista e violento, mentitore e sconsiderato, che
vuole pacificarci con la forza... ». A marzo lannuncio della sua liberazione,
previo pagamento di una cauzione esorbitante, 750mila franchi (circa 230 milioni):
praticamente un sequestro con richiesta di riscatto. Nonostante lesborso le è
vietato il ritorno in patria; le hanno offerto -afferma il giornalista di U Ribombu, Iviu
Bourdiec- di cambiare una detenzione intra muros con una extra muros, impedendole di
esercitare la sua professione al Foro di Bastia. La Cuncolta è, con sempre più evidenza,
lobiettivo principale di un piano di eliminazione concepito dal governo francese con
la complicità di alcuni politici locali. Dopo aver tentato -con qualche successo- la
neutralizzazione fisica dei suoi militanti più rappresentativi, ha dato il via ad una
strategia più sottile e politicamente meno rischiosa: la neutralizzazione giudiziaria con
dossier immaginifici ed unaggressione mediatica da linciaggio. «Da molti mesi
-sostiene la Cuncolta- i nomi dei nostri principali responsabili sono regolarmente gettati
in pasto allopinione pubblica corsa e francese, preparando così sornionamente la
loro eliminazione giudiziaria se non fisica». Oltre a molti dirigenti della Cuncolta,
quasi tutti ormai con le manette ai polsi, sono decine e decine anche i militanti 'di
base' finiti tra le maglie della repressione.
Imponente lo spiegamento repressivo -denuncia in una conferenza stampa lassociazione
a sostegno dei prigionieri politici Patriottu- soprattutto nel sud dellisola, dove
il Fronte opera per impedire la cementificazione delle coste, nuocendo ai progetti sia del
governo sia delle transnazionali finanziarie e caratterizzando di fatto, in termini
politico-militari e non solo associativi, la lotta ecologista. Rapporti medici attestano
inoltre che, dopo larresto, i patrioti corsi vengono torturati dalle forze di
polizia. La deportazione di G. M. Rossi, redattore capo del periodico della Cuncolta U
Ribombu -a tuttoggi detenuto a la Santé di Parigi- segna una nuova tappa della
violenza di Stato in Corsica che cerca di assestare un colpo decisivo anche alla stampa
anticolonialista.
Pur rifiutando il terreno di scontro che vorrebbe lo Stato -quello cioè di una deriva
militarista- il Fronte, mantenendo immutato il carattere politico/militare delle sue
azioni, continua a colpire in Francia ed in Corsica dove ritornano le famose 'notti blu'
(attentati simultanei in decine e decine di punti) che per molti anni hanno scandito la
storia dellisola. La repressione 'a tutto campo' investe a fine marzo anche il
sindacalismo corso: la FTI (Federazione di i Travagliadori Indipendenti) e lUTC
(Unione di i Travagliadori Corsi) pagano allo stato il tributo del crescente consenso tra
i lavoratori. Responsabili dellUTC subiscono il fermo ed il sequestro dei documenti.
Stessa sorte per tre membri dellufficio esecutivo della FTI: Alain Paoli, accusato
di traffico darmi e di associazione malavitosa, è prima arrestato e poi rilasciato
con le scuse della gendarmeria per lerrore; César Filippi e Jean-Claude Jecker
vengono invece accusati, senza la minima prova, di estorsione di fondi. Lintento è
di screditarli sul piano politico, sindacale e professionale. Filippi viene rimesso in
libertà, Jecker invece è incarcerato a Parigi. In una conferenza stampa, a metà aprile,
la FTI afferma che non si farà intimorire e che la lotta in difesa degli interessi dei
lavoratori continua. Indicando la prospettiva e necessità della liberazione sociale, la
FTI esplicitamente rifiuta sia la mondializzazione sia la soluzione francese ai problemi
economici dellisola, che, prefigurata dallo stato e dalla maggioranza attuale
dellAssemblea di Corsica, «si iscrive nella logica coloniale, una costante storica
che si perpetua dalla conquista francese e che ci ha portato ad una condizione di non
sviluppo. Essa consiste nel moltiplicare gli aiuti pubblici per assicurare la permanenza
di una "maggioranza alimentare" sotto perfusione costante. Una maggioranza che,
in materia economica, svilupperà solo ciò di cui avrà bisogno per nutrirsi, ossia una
"economia dassistenza"». Il settore produttivo, eliminata la resistenza
nazionalista, sarà «...consegnato alla speculazione nazionale ed internazionale ed al
suo seguito logico di mafia di ogni sorta».
Come risposta politica allattacco frontale, la Cuncolta ribadisce la scelta
dellindipendenza nazionale -da costruirsi con lesercizio della democrazia
diretta- e propone un sistema di funzionamento interno dinamico, capace di rispondere
rapidamente alle situazioni di crisi imposte dallo Stato coloniale. Il 16 febbraio, a
Tagliu Isulacciu, si è svolta lAssemblea generale di Corsica Nazione -con la
partecipazione di un migliaio di persone venute anche dalla Diaspora- che ha assunto
unimportanza pari a quella che ne sancì la formazione nel 1992. Nel corso
dellAssemblea è stata riaffermata la volontà di decidere collettivamente in
materia economica sociale culturale, il sostegno incondizionato ai prigionieri politici e
la determinazione nel costruire la Nazione Corsa «sulla volontà dappartenenza, e
non su una qualunque giustificazione etnica che includa il diritto del sangue...». La
nozione di 'comunità di destino', lappartenenza volontaria ad un popolo nella
condivisione di un progetto autocentrato, pur se si è nati altrove, è così ribadita. Al
termine della 'Consulta' viene enunciata la mozione di orientamento politico, il cui
ultimo articolo recita: «Solo la riaffermazione del nostro diritto alla sovranità, tappa
necessaria alla realizzazione di unindipendenza piena ed intera, può garantire
lefficacia delle direttrici di lotta». 'Isolare' il movimento nazionale è stato il
perno della strategia di Juppé. Brutalizzare la popolazione, la tattica.
Leliminazione della resistenza al colonialismo, il fine ultimo. È oggi troppo
presto per dire se, con Jospin, muterà latteggiamento del governo, ma nessun
indizio lascia intravedere un cambiamento di rotta. Significativa lindifferenza
ostentata sulla questione corsa da entrambi gli schieramenti francesi, di centro-destra e
di centro-sinistra, nel corso della campagna elettorale. Ciò ha indotto larghi strati di
popolazione (il 38%, tasso record sullisola) a raccogliere lindicazione
astensionista dei nazionalisti, a significare che la via per luguaglianza e
lautodeterminazione continua necessariamente per altre strade.