Bruxelles. Abbiamo incontrato Joseba Alvarez, membro della Mesa Nacional di Herri Batasuna, consigliere municipale a Donostia (San Sebastian), responsabile per politica linguistica, insegnamento, cultura e sport. Nei suoi confronti in Spagna è stato emesso un ordine di cattura, ma non ha potuto essere arrestato poiché si trova a Bruxelles (Joseba è stato poi arrestato a Irun l11 aprile. Comunque tutti i 22 dirigenti di Herri Batasuna, precedentemente arrestati, sono stati scarcerati il 16 aprile dopo aver versato una cauzione di 20milioni e 500mila pesetas, circa 250 milioni di lire).
EUSKADI/ ETA CHIAMA, MADRID SPARA
Ci puoi riassumere gli ultimi avvenimenti riguardanti
lincriminazione di Herri Batasuna?
I ventiquattro membri della Mesa Nacional di Herri Batasuna, formazione politica legale
della sinistra nazionalista e indipendentista, sono stati convocati dallAlto
Tribunale spagnolo. Diciotto di loro sono stati incarcerati a Madrid, con una cauzione
complessiva di 90 milioni di pesetas, per una presunta "partecipazione a banda
armata". La Mesa Nacional di Herri Batasuna è accusata per aver diffuso un video
elettorale (nel febbraio del '96) in cui lorganizzazione armata basca ETA (Euskadi
Ta Askatasuna, ndr) presentava la sua "Proposta di Pace: Alternativa Democratica per
il Paese Basco" per mettere fine al conflitto armato tra Euskadi e lo Stato spagnolo.
Uno dei membri della Mesa Nacional di Herri Batasuna, Eugenio Aramburu, responsabile del
movimento operaio, si è suicidato il 10 febbraio 1997, qualche ora prima
dellarresto. Altri quattro esponenti della direzione di Herri Batasuna, tra cui ci
sono anchio, si trovano in questo momento allestero con lo scopo di informare
lopinione pubblica internazionale sulla situazione politica nel Paese Basco.
Naturalmente lAlto Tribunale spagnolo ha emesso mandati darresto anche contro
di noi.
Cosa ha comportato questa incriminazione collettiva in Euskal Herria?
Come ha reagito la società basca?
Limprigionamento di quasi tutta la direzione di Herri Batasuna, così come i
"NO" permanenti e ostinati del governo di Aznar a ogni negoziato politico con
ETA (negoziati richiesti anche dal PNV, partito maggioritario al Governo Autonomo) ha
destabilizzato totalmente la vita politica basca. Le tensioni politiche aumentano, gli
scontri si moltiplicano, sono ripresi gli attentati... e la polizia spara sulla folla come
è accaduto durante la manifestazione del 15 febbraio a Bilbao. La società basca vorrebbe
vivere in libertà e in pace ma quando ETA fa una proposta di pace, il governo del signor
Aznar risponde con una dichiarazione di guerra.
In che cosa consiste la "Proposta di Pace" di ETA?
La "Proposta di Pace per il Paese Basco: Alternativa Democratica" presentata
dallETA si basa su due differenti punti fondamentali ("pilastri") di
negoziato: uno riguarda lETA e il Governo spagnolo, laltro tutti i cittadini
baschi che prenderanno parte ad un processo democratico reale, ossia -per la prima volta-
avranno la libertà di scegliere tra tutte le possibilità politiche, compresa
lindipendenza. Lobiettivo della negoziazione politica tra ETA e lo Stato
spagnolo è quello di ottenere il riconoscimento del Paese Basco, premessa indispensabile
affinché questo processo sia veramente democratico. Le decisioni ultime spetteranno
solamente alla società basca perché è lunica che può legittimamente stabilire in
merito ai diversi problemi che riguardano i cittadini baschi, come la politica
linguistica, quella economica, lo sviluppo del territorio, le istituzioni ecc. Per
arrivare a questo è necessario che sindacati, associazioni, movimenti, partiti politici,
istituzioni, ossia tutta la società basca, partecipino a questo processo democratico.
Cosa accadrebbe se lo Stato spagnolo accettasse questa proposta? In
particolare come reagirebbe ETA?
Se lo Stato spagnolo accettasse, ossia se riconoscesse al Paese Basco il suo diritto
allautodeterminazione e alla sua integrità territoriale (questo non significa
automaticamente lindipendenza) ETA annuncerebbe un "cessate il fuoco".
Nella misura in cui si creassero nuove condizioni democratiche, lETA si impegna ad
adattare la sua azione politica alle circostanze. Senza peraltro rinunciare a lottare per
i suoi obiettivi strategici (lindipendenza di Euskadi e una società basata sulla
giustizia: Bietan Jarrai) ma con altri mezzi, abbandonando la lotta armata.
Mi sembra di capire che non si tratta soltanto di un programma
politico, ma di questioni fondamentali, essenziali...
Parlando del riconoscimento del Paese Basco, del suo diritto allautodeterminazione e
allunità territoriale (in Hegoalde, paese basco 'spagnolo', questo significa
riunificazione tra "Vascongadas" e Navarra ndr), si parla di diritti democratici
fondamentali che, in quanto popolo, spettano anche ai Baschi. Una volta che questi diritti
saranno riconosciuti spetterà ai cittadini baschi decidere quando, come e perché
esercitarli.
E la questione dei più di cinquecento prigionieri politici (tra
laltro versano in condizioni disumane, in quelle che sono state definite
"carceri di sterminio")?
Affinché questo processo democratico si realizzi è necessario che tutti i cittadini
baschi vi possano prendere parte liberamente, senza esclusioni di sorta. Diventa quindi
indispensabile unamnistia generale senza condizioni. Altrettanto indispensabile è
prendere adeguate misure affinché le forze armate spagnole non intervengano.
Evidentemente anche Madrid dovrà rispettare (lETA da parte sua lo ha già promesso)
lo sviluppo di questo processo democratico, così come le conseguenze che deriveranno,
quali che siano.
E per quanto riguarda lopinione pubblica internazionale?
Innanzitutto ci appelliamo allopinione pubblica internazionale affinché solleciti
limmediata scarcerazione della Mesa Nacional di Herri Batasuna. Questi arresti, in
quanto sanzione collettiva a tutta la direzione di una formazione politica basca legale,
offendono diritti collettivi fondamentali come la libertà di scelta politica dei suoi
militanti e la stessa libertà dopinione. Ci appelliamo anche perché solleciti
pubblicamente una soluzione politica negoziata del conflitto basco. È fondamentale che la
necessità di dare uno sbocco politico al conflitto Euskal Herria-Stato spagnolo, riceva
il sostegno internazionale necessario per far cambiare parere al governo del Partito
Popolare di Aznar, per farlo desistere dalla via repressiva e convincerlo ad intraprendere
quella di una soluzione politica positiva basata sul riconoscimento del diritto
allautodeterminazione e allunità territoriale. Siamo convinti che tutte le
forze politiche, sindacali e umanitarie internazionali dovrebbero esercitare pressioni
politiche di questo genere.
Da questo punto di vista ci sono già state prese di posizione?
Ritengo particolarmente significativa la risoluzione adottata praticamente da tutti i
membri del Parlamento fiammingo il 19 febbraio 1997. Centoquattordici dei membri presenti
hanno votato a favore di questa mozione e due si sono astenuti (il Parlamento è composto
da centotrenta membri). In questa risoluzione, il Parlamento fiammingo sollecita il suo
governo affinché "faccia appello a tutte le parti interessate a mettere fine alla
violenza e alla repressione, a cercare una soluzione pacifica che rispetti il diritto
allautodeterminazione dellinsieme del popolo basco e ristabilisca la pace in
Euskal Herria". Il Parlamento domanda inoltre al governo fiammingo di "sostenere
nellambito dellAssemblea delle Regioni dEuropa tutti i contatti tra le
parti interessate tanto in Euskal Herria che in Spagna per poter avviare un dialogo di
pace". Infine il Parlamento sollecita il governo affinché "sostenga tutte le
iniziative internazionali, come quella del Consiglio dEuropa, per garantire il
rispetto dei Diritti Umani in Spagna e, in particolar modo, in Euskal Herria". Vorrei
sottolineare come questa risoluzione sia stata approvata anche dalla Democrazia Cristina
fiamminga e dal Partito Socialista fiammingo, membri delle stesse Internazionali cui
appartengono il Partito Popolare di José Maria Aznar e il PSOE di Felipe Gonzales che in
Spagna hanno una posizione totalmente ostile al dialogo. Euskal Herria ha bisogno di
sopravvivere, desidera avere il suo posto tra i popoli liberi, si augura di costruire il
suo futuro in pace e libertà. Gli uomini e le donne di Euskal Herria hanno gli stessi
diritti degli altri uomini e delle altre donne e tutti i nostri diritti -individuali e
collettivi- devono essere rispettati.
AZIONI DIMOSTRATIVE A SOSTEGNO DEI PRIGIONIERI POLITICI
Le spettacolari azioni dimostrative a sostegno dei prigionieri politici
che hanno portato gruppi di militanti baschi ad occupare le sedi di alcuni consolati e
ambasciate spagnoli (anche a Roma) non sono gesti isolati. Proprio lanno scorso, in
settembre, in tutte le principali capitali dEuropa ci furono scioperi della fame dei
parenti dei prigionieri. Altri scioperi della fame, a staffetta, si sono svolti per tutto
lanno scorso nelle quattro principali città basche, in chiese messe a disposizione
dei familiari. Con queste azioni pacifiche della società civile in alcuni casi si è
riusciti a rompere il muro di omertà e disinformazione che troppo spesso circonda le
lotte dei prigionieri baschi rinchiusi nelle "carceri di sterminio". Un solo
esempio: il drammatico sciopero condotto nella prigione Salto del Negro (Las Palmas de
Gran Canaria) nel 1992. Dopo un mese di sciopero della fame, verso la fine di maggio, i
detenuti iniziavano anche lo sciopero della sete ed immediatamente scattava la reazione
del governo madrileno che evidentemente non voleva vedere aleggiare lombra di un
altro Crespo e Sevillano (prigionieri politici morti in "huelga de hambre",
rispettivamente nell81 e nel '90) sopra i festeggiamenti per le Colombiadi. I
detenuti vennero fissati ai loro letti, legati mani e piedi (come riuscirono a documentare
fotograficamente altri detenuti), impossibilitati a muoversi, alimentati a forza con il
siero attraverso flebo e cannule. Ma neanche questa ennesima violazione dei Diritti Umani
(Amnesty International ha definito lalimentazione forzata una forma di tortura)
riuscì a scuotere il "torpore" e la complicità dellinformazione. Di un
ennesimo sciopero della fame in solidarietà con i prigionieri politici baschi, conclusosi
allinizio di aprile, abbiamo potuto parlare con i diretti interessati. Si tratta di
otto persone (tra le quali Juan Cruz Aldasoro, sindaco di Etxarri- Aranats) che, dal 17
febbraio, hanno digiunato per sei settimane nel seminario di Irunea (Pamplona) e che poi
hanno dovuto essere ricoverate nellHospital de Nafarroa. Dalla propria esperienza
hanno potuto intuire "quanto deve essere duro portare avanti uno sciopero della fame
allinterno del carcere".
Contro la politica di dispersione praticata da Madrid, hanno voluto rivendicare il diritto
dei prigionieri baschi al raggruppamento, a restare in Euskal Herria. Dopo sei settimane
di sciopero della fame, quando le loro condizioni si erano ormai fatte critiche, tutti (in
particolare Joseixo Lukas, Amaia Pasotral e Inaki Loizaga) hanno dovuto trascorrere un
periodo di cure allospedale per superare le conseguenze di un digiuno così
prolungato. Lorena Somoza racconta che "durante la nostra permanenza nel Seminario
della capitale navarra le dimostrazioni di appoggio e solidarietà sono state costanti.
Non ho potuto fare a meno di pensare che quando questo avviene in una prigione, rischia di
tradursi in ulteriore repressione da parte dei carcerieri, come una ritorsione".
Idola Alkorta sottolinea la grande differenza del trattamento medico, soprattutto per
quanto riguarda il recupero fisico dopo la sospensione dello sciopero. "Noi -spiega-
siamo stai controllati da un gruppo di medici, con analisi del sangue quasi quotidiane e
una volta sospeso lo sciopero siamo stati sottoposti ad una dieta speciale
nellospedale". Nelle carceri, invece, anche quando lo sciopero non giunge alle
estreme conseguenze, gli effetti sono spesso devastanti per la salute dei detenuti. La
giovane basca si chiede "perché nel mio caso è stato ritenuto necessario un
recupero, mentre per i prigionieri si soprassiede? Non vengono ricoverati in ospedale e
non gli viene garantito un periodo di cure per recuperare". In queste sei settimane
-sottolineano- "i telegrammi e le lettere di solidarietà nei nostri confronti da
parte dei prigionieri politici, ci hanno reso ancora più consapevoli della necessità di
continuare a dare con forza le stesse espressioni di solidarietà ai prigionieri
stessi". Per Inaki Gonzales: "Ti rendi conto dellimportanza che acquista
il semplice fatto di ricevere anche solo unanonima cartolina postale, perché questo
fa sentire che qualcuno ti è vicino nella tua lotta e soprattutto che quello che stai
facendo è apprezzato, che la gente ne tiene conto al momento di mobilitarsi, di scendere
in strada...". Tutti hanno definito "sorprendente" il buon affiatamento che
si era stabilito tra i partecipanti al digiuno. Con la loro iniziativa hanno voluto
ricordare ancora una volta al governo spagnolo che "la lotta contro la dispersione,
per il rispetto dei diritti dei prigionieri politici baschi e per il loro raggruppamento
non conosce e non conoscerà tregua".
PER GLI INDIPENDENTISTI BASCHI "BASAJAUN" È STATO ASSASSINATO
Una conferma di quanto ETA e i suoi militanti siano amati e rivendicati da
una larga parte del popolo basco si è avuta domenica 30 marzo durante i funerali di Josu
Zabala, "Basajaun". Mentre la folla sembrava straripare dalla piazza di Etxarri,
era inevitabile ricordare gli onori funebri resi ad altri militanti di ETA: le moltitudini
che accolsero il feretro di Txomin Iturbe, rifugiato in Algeria e qui morto dieci anni fa
in un misterioso incidente stradale; il corteo livido sotto la pioggia di settembre (1993)
che accompagnava "Anuk" (Xabier Kalparsoro) per le strade di Zumaia... ad un
certo punto il corteo cominciò a rallentare per fermarsi davanti alla casa
dellanziana nonna inferma di Anuk; per un attimo scorsi la donna sporgersi dalla
finestra. E domenica, a Etxarri-Aranatz, ancora una volta è sfilata davanti a migliaia di
persone una bara avvolta nel drappo di ETA (unascia con un serpente attorcigliato),
ancora le bandiere basche hanno sventolato a centinaia, i pugni chiusi si sono le levati
insieme alle grida ("Gora ETA militarra...") per onorare questaltro figlio
del popolo basco caduto nella lotta per lindipendenza. Molti partecipanti erano
giunti a piedi, dopo aver lasciato le auto nelle località vicine, a causa dei posti di
blocco della Guardia Civil.
Larrivo del feretro nella piazza, verso le sei di sera, era stato preannunciato dal
suono ancestrale della txalaparta, strumento antichissimo ideato probabilmente proprio per
accompagnare lultimo viaggio dei morti. I suoi amici hanno voluto rievocare la
figura di Josu ricordando che i suoi interessi, "le sue principali ragioni di vita
erano leuskara, la montagna e la libertà di Euskal Herria, ciò per cui ha dato
tutto quello che aveva, arrivando a dare la sua stessa vita". Dopo la lettura di un
messaggio del suo amico e compagno di lotta Inaki Canas, attualmente in carcere, è
intervenuto un esponente di Gestoras pro-Amnistia. "Tutto quello di cui siamo
attualmente a conoscenza -ha dichiarato- ci conferma che la Spagna ha voluto ammazzare
Josu". Ha poi aggiunto che "di conseguenza la nostra organizzazione esige che la
Guardia Civil, la polizia spagnola e tutti coloro che le appoggiano lascino il paese basco
perché con i loro metodi non sono altro che una interferenza e un impedimento alla
costruzione di un autentico processo democratico in Euskal Herria". È poi
intervenuto Arnaldo Otegi, deputato al parlamento di Gasteiz, dichiarando che la vita e la
morte di giovani come Josu Zabala dimostrano che non esiste possibilità per lo stato di
riuscire a estirpare quella che ha definito "lorganizzazione basca più
amata", chiaro riferimento a ETA. A suo avviso la carcerazione per gli esponenti
della Mesa Nacional di Herri Batasuna, le torture inflitte a Elejalde e ora
luccisione di Josu Zabala sono la prova di un preciso progetto dello stato di
eliminare lindipendentismo; ma questi fatti hanno anche riconfermato che
"Euskal Herria è disposta a lottare e a conquistare la sua indipendenza". Prima
di accompagnare fino al luogo della sepoltura la bara del militante abertzale, i presenti
hanno intonato Eusko Gudariak, linno dei "Gudaris" (i combattenti baschi
antifranchisti), lo stesso che nel settembre del 1975 Txiki intonò davanti al plotone
desecuzione.
NON CÈ DUE SENZA TRE: DOPO ATANZAMENDI E ARAMBURU, UN ALTRO MILITANTE BASCO, ZABALA, È STATO "SUICIDATO"
Il corpo senza vita del giovane navarro Josu Zabala era stato scoperto da alcuni escursionisti giovedì 27 marzo, in una zona boscosa dei monti circostanti Itziar. Il cadavere presentava due fori di pallottola; quello dentrata allaltezza del petto e di uscita in corrispondenza della spalla. Venerdì lErtzaintza (polizia basca, ndr) aveva emesso un comunicato chiedendo aiuto per identificare il corpo, evitando però di dire che era morto per un colpo di arma da fuoco. Prima ancora che le sue generalità fossero state diffuse, dopo il riconoscimento operato dai familiari, una telefonata anonima verso le 23:45 di venerdì dichiarava al quotidiano Egin che si trattava di un militante di ETA ucciso dalla polizia. Unaltra chiamata arrivava a Egin la mattina di sabato 29 marzo, verso le ore 9:45, per confermare la militanza di Josu nellorganizzazione armata basca, aggiungendo che il giovane era scomparso dal pomeriggio della domenica precedente. Lautore della telefonata voleva esprimere la precisa convinzione che Josu era stato sequestrato e poi ucciso nella notte tra mercoledì e giovedì. Da parte loro il Ministero degli Interni e lErtzaintza hanno dichiarato che si trattava di suicidio. Stesse dichiarazioni da parte dellufficio stampa degli Interni, immediatamente contattato da Egin. Inevitabile ripensare agli altri due recenti "suicidi" (in febbraio) di militanti abertzale: il prigioniero politico José Maria Atanzamendi e lesponente della Mesa Nacional di Herri Batasuna, Eugenio Aramburu Landa. Appare più che legittima linquietante ipotesi di una nuova strategia nella "guerra sucia", condotta ora direttamente dalle forze di polizia e non in parte subappaltata a mercenari e affini (come avveniva con il GAL). Questa sembra essere anche lopinione dellorganizzazione ANV (Azione Nazionalista Basca) che con un comunicato ha voluto esprimere la sua rabbia per "questa nuova vittima della guerra sporca. Vi sono sufficienti elementi per dichiarare che gli assassini di Josu Zabala sono gli stessi responsabili della morte di tanti e tanti cittadini baschi, come Joxean Lasa, Joxi Zabala, Lutxi Urigoitia, Mikel Zabalza, Gurutze Iantzi...".
Gianni Sartori