Mentre Josè Maria Aznar sembra intenzionato a "capitalizzare" fino in fondo la morte di Miguel Angel Blanco Garrido e la richiesta di pena di morte per gli "etarras" viene formulata da filosofi e accademici (Gustavo Bueno ha proposto di riesumare il "garrote"), anche Herri Batasuna, il partito indipendentista accusato di collaborare con ETA, fa sentire la sua voce. Abbiamo incontrato Gorka Martinez, responsabile delle relazioni internazionali e membro della Mesa Nacional di Herri Batasuna. In questa veste è stato recentemente incarcerato, liberato su cauzione e rischia una decina di anni di carcere. Il processo allintera Mesa Nacional si aprirà il 6 ottobre.
EUSKAL HERRIA/ INTERVISTA A GORKA MARTINEZ
Come si pone Herri Batasuna di fronte allultima azione di ETA,
luccisione di Miguel Angel Blanco?
Ovviamente non ci rallegriamo per la morte di nessuno e comprendiamo pienamente
il dolore dei familiari, proprio perché in quanto militanti abertzale (sinistra
patriottica, ndr) da anni sperimentiamo sulla nostra pelle lutti e sofferenze. Gli
ultimi avvenimenti, però, non possono essere adeguatmente compresi se non si considerano
le circostanze che li hanno preceduti, il contesto in cui si sonosvolti. Noi riteniamo il
governo spagnolo direttamente responsabile di questa morte. Non è possibile dimenticare
lintransigenza e la chiusura totale del governo spagnolo davanti alla richiesta di
gran parte della società basca che chiedeva il rimpatrio (non la liberazione) dei
prigionieri/e politici/che baschi/e. Richiesta che era stata fatta propria da partiti,
associazioni, movimenti; una richiesta con cui non si chiedeva altro che
lapplicazione della legge per cui i prigionieri avrebebro il diritto di scontare la
loro pena in Euskal Herria. Il goevrno Aznar ha ripetutamente dato rpova di non voler
rispettare questi diritti elementari. ETA aveva sequestrato Blanco in quanto dirigente del
Partito Popolare in Bizkaia, ma il governo di Aznar (leader del Partito Popolare, ndr)
nemmeno per un momento ha dato limpressione di voler risolvere il problema e ha
preferito trasferire questa responsabilità alla società civile. Inoltre questa morte è
direttamente legata allillegalità praticata dal governo in materia di politica
carceraria (ETA aveva chiesto il rimpatrio nelle carceri di Euskal Herria dei
prigionieri baschi, attualmente disseminati nelle varie carceri spagnole; non
chiedeva la liberazione dei prigionieri, ndr). Se il governo applicasse la legge, tutto
questo non sarebbe mai accaduto. La società basca in questi ultimi anni si era ampiamente
mobilitata con manifestazioni, scioperi della fame, petizioni... per lapplicazione
delle leggi e per il rispetto dei diritti fondamentali dei prigionieri politici, ma i
governi spagnoli hanno sempre detto NO. Bisogna capire che anche questa azione deriva
direttamente dal rifiuto sistematico del governo di riconoscere i diritti della comunità
dei prigionieri e che la richiesta di rimpatrio per i prigionieri baschi è legittima,
legale.
Questo scontro sociale interno alla società basca risponde esclusivamente agli interessi
di Madrid, incapace di affrontare le proposte di dialogo e negoziati che da almeno due
anni vengono portate avanti dal movimento abertzale con l"Alternativa
Democratica". Nei giorni precedenti la morte di Miguel Angel Blanco, il governo
spagnolo aveva nuovamente mostrato la sua totale incaapcità nel risolvere i problemi,
trasgormando lazione di ETA (il seuqestro, ndr) in una "questione di
stato", ottenendo lappoggio della monarchia e ditutte le forze politiche e
deconomiche.
Ma non credi che proprio tutte queste iniziative della società basca,
anche allestero (penso alloccupazione delle ambasciate spagnole nelle
principali capitali europee che ha visto mobilitarsi centinaia di cittadini baschi,
parenti e amici dei prigionieri...) rischiano ora di essere vanificate dallazione di
ETA?
Non penso proprio che quello che la società basca ha saputo mostrare con la sua
mobilitazione oggi abbia perso di valore. Caso mai è il governo che ha dato prova dei
suoi limiti, della sua incapacità o impossibilità di risolvere i problemi.
In questi settimane abbiamo assistito a veri e propri attacchi contro
le sedi di Herri Batasuna e contro i militanti abertzale. A tuo avviso si è trattato di
reazioni spontanee o sono state organizzate dai partiti avversari? E in questo caso da
quali? Il Partito Popolare o il PSOE (Partito socialista, ndr)? E il PNV (nazionalisti
baschi moderati, ndr)?
Sicuramente i partiti hanno avuto un ruolo, anche se in forma diversa. Mentre il
Partito Popolare di Aznar si è impegnato direttamente, gli altri -PSOE, PNV, IU (Izquierda
Unida, ndr)...- hanno reagito in modo molto accomodante rinunciando, a mio avviso,
anche alla loro identità, si trattasse dei partiti della sinistra o dei nazionalisti
moderati; forse anche per paura. Per definire quello che è accaduto si può parlare di
"mobilitazione reazionaria delle masse"; alla fine del secolo si ripete in
qualche modo quello che accadeva negli anni Venti e Trenta, con il fascismo, in Germania,
Spagna, Italia... Fondamentale è stato il ruolo dei mezzi di comunicazione; è provato
che i direttori dei principali giornali e televisioni si sono riuniti con esponenti
governativi per concordare obiettivi è intensità del messaggio da trasmettere. Questo
intervento si è sovrapposto alla necessità oggettiva della società basca di trovare una
via duscita al conflitto con i risultati che sai: tentativi di linciaggio, molotov
contro le sedi di Herri Batasuna, ecc. Si è trattato in gran parte di un movimento
alimentato dai partiti (il Partito Popolare in primo luogo) e dai mezzi di comunicazione,
un movimento sostanzialmente di carattere reazionario, ma non per questo bisogan
ritenere che sia reazionaria la società basca. Una sorta di isteria collettiva che
rapidamente ha perso slancio: infatti gli inviti alla criminalizzazione, al linciaggio nei
confronti degli indipendentisti lanciati dal Partito Popolare sono stati raccolti sono
inizialmente. Noi non temiamo che si crei un clima permanente di scontro sociale
perché quello che è accaduto è in massima parte effetto della manipolazione, non è un
elemento permanente. Alla fine questa politica si risolverà in un fallimento per il
Partito Popolare e i suoi alleati. Noi manteniamo con fermezza la nostra volontà di
dialogo con chiunque, al fine di trovare una soluzione per lattuale conflitto che
lacera Euskal Herria.
Sullennesimo suicidio (vero o presunto) di un militante
abertzale, detenuto nel carcere di Albacete, che ci puoi dire?
In questo momento non possiamo dire se si tratti di suicidio o omicidio. Sicuramente
questi episodi riflettono la situazione in cui versano i prigionieri politici, la mancanza
di condizioni umane minime. Questanno vi sono stati già parecchi episodi analoghi,
anche tra gli obiettori totali e anche in questi casi la causa risiede nella politica
penitenziaria adottata dal governo. Per non parlare di Josu Zabala che sicuramente è
stato "suicidato" da una squadra della morte.
Una settimana fa si è parlato di alcuni documenti da cui risulterebbe
che, ancora nell82, il PNV avrebbe collaborato con i Servizi spagnoli, fornendo
elenchi di presunti militanti di ETA. Cosa ci puoi dire in proposito?
Che per noi non è una novità e questi documenti vengono alla luce grazie alle lotte
intestine tra i gruppi di potere. Il PNV ha sempre collaborato con le forze di sicurezza
contro la sinistra abertzale. E appena ha avuto una sua polizia "autonoma" lo ha
fatto in proprio.
Dopo luccisione di Blanco da parte di ETA si è assistito ad una
generale presa di distanza nei vostri confronti, anche da parte di chi vi seguiva con
interesse. Cosa mandi a dire?
Vorrei ribadire che quanto è accaduto è conseguenza di una situazione politica non
risolta; noi, sia be chiaro, non viviamo per la morte, ma questa è la realtà odierna di
Euskal Herria e richiede una soluzione politica. Non si può pensare di concentrare la
storia di un popolo che lotta da anni per la sua liberazione in un giorno o in un singolo
episodio.
Gianni Sartori