CORSICA/ INDIPENDENTISMO SOTTO TIRO

Due avvenimenti, pi¨ di altri, tra loro strettamente legati, hanno caratterizzato gli ultimi mesi di vita politica in Corsica: un’ulteriore stretta repressiva e il progetto politico del Fronte Popolare Indipendentista.
Mercoledý 30 settembre vengono arrestati Carlu Pieri, uno dei due segretari nazionali de A Cuncolta Indipendentista, suo figlio Cristofanu Pieri, Stefanu Sbraggia e Carlu Filuppu Paoli.
L’arresto di Carlu Pieri e degli altri militanti, sulla base -non inusuale in Corsica- di accuse generiche e non circostanziate, si inscrive nella logica di sradicamento del movimento nazionale, riattuata da JuppÚ agli inizi del 1996 e proseguita da Jospin.
Non si fermeranno qui. Poco dopo la metÓ di novembre, con motivazioni assolutamente pretestuose, viene impedito al Sindicatu di i Travagliadori C˛rsi di partecipare alle elezioni nazionali del Comitato Tecnico Paritario del Ministero del Lavoro, con una palese violazione delle libertÓ sindacali. In seguito ad incidenti scoppiati ai seggi, viene arrestato il segretario, Etienne Santucci. Lo sciopero successivamente indetto viene attaccato con mezzi militari. Qualche giorno dopo anche l’anziano (77 anni) Antone Acquaviva, caporedattore di U Ribombu, prende la strada per le galere francesi.
Nella conferenza stampa tenuta a Bastia il 17 novembre, la Cuncolta denuncerÓ la campagna di criminalizzazione cui Ŕ oggetto la comunitÓ c˛rsa. Pratiche giudiziarie e amministrative da punizione collettiva (2mila avvisi di garanzia solo nell’ambito della procedura relativa all’assassinio del Prefetto Erignac, nazionalisti detenuti da mesi sulla base di "dossier vuoti", ecc.) e coglie l’occasione per tratteggiare nei dettagli l’iniziativa avviata per un riavvicinamento tra tutte le componenti della comunitÓ c˛rsa.
Ma Ŕ quello di Carlu Pieri l’arresto pi¨ significativo, in quanto persegue diversi obiettivi: mostrare l’amalgama tra il movimento legale e la lotta politico-militare (giÓ quindici anni fa cavallo di battaglia del prefetto Broussard ed ora del suo successore il prefetto Bonnet) e ricreare le condizioni per un nuovo scontro tra nazionalisti. In seguito alle dimissioni di alcuni dirigenti della Cuncolta, lo stato ha tentato di sfruttare le divisioni alimentando scenari improbabili, insinuando il dubbio che il comportamento degli uni abbia facilitato l’arresto degli altri e, aspetto non meno importante, ha cercato attraverso i media di far passare l’immagine di una Cuncolta, che, ormai priva dei suoi due segretari nazionali (uno arrestato, l’altro dimissionario), Ŕ indebolita e decimata.
╚ una divergenza di posizioni a provocare le dimissioni di Franšois Santoni da segretario nazionale, annunciate con una lettera inviata alla Cuncolta e pubblicata su U Ribombu, che esprime il suo disaccordo rispetto alla "visione strategica del Movimento e alla tattica intrapresa". Con lui si dimettono da membri dell’esecutivo della Cuncolta Indipendentista anche Horace Santoni e Franšois Maestratti. Santoni non condivide la correzione di rotta del movimento (i cui "orientamenti", ricorda la Cuncolta, "sono fissati a maggioranza nel corso delle Assemblee Generali e che ognuno rimane libero di non condividere"), che prende atto della non volontÓ dello stato francese di fare passi concreti per una soluzione negoziata, ne fa proprie tutte le conseguenze e concentra i suoi sforzi sulla creazione del Fronte Popolare Indipendentista.
Temporalmente gli ultimi arresti avvengono proprio alla vigilia dell’approvazione della nuova strategia politica che era stata tratteggiata, per la prima volta, all’Assemblea Generale dello scorso giugno. ╚ il prosieguo di questa strategia che, secondo la Cuncolta, fa da sfondo alla reazione di Parigi che, con gli arresti, mira a mettere fuorigioco le figure pi¨ rappresentative del movimento di liberazione.
Escludendo una dinamica di tipo ‘competitivo’ tra le componenti del movimento di liberazione -poco importa, sostiene la dirigenza, che la Cuncolta sia il primo partito- si afferma la volontÓ di riprendere le fila di un percorso interrotto alcuni anni fa e di orientarsi verso la costituzione di un movimento indipendentista che, con tutte le sue tendenze, le sue diversitÓ, le sue sensibilitÓ, diventi una forza importante nella vita politica della nazione. Occorre rinunciare a privilegiare la ricerca di un ipotetico dialogo con lo Stato dominante, che si Ŕ sempre rivelato un monologo sterile, e proporre una carta per l’Indipendenza, aperta al contributo di tutti gli indipendentisti, che porti ad una piattaforma di rivendicazioni e di azione comune.
La proposta della creazione di un Fronte Popolare Indipendentista, nella premessa che l’indipendenza sia il solo ambito in grado di garantire al popolo c˛rso l’insieme dei suoi diritti nazionali, Ŕ cosý rivolta a tutti gli indipendentisti che facciano parte o meno di strutture organizzate.
Una decisione motivata soprattutto dal desiderio di porre fine al processo di frazionamento e di atomizzazione di cui lo stato francese Ŕ il primo responsabile e beneficiario e che Ŕ la deriva pi¨ pericolosa che il movimento nazionalista deve affrontare. "Le divisioni, gli scontri" afferma la Cuncolta "ci hanno ogni volta distolto dai nostri obiettivi, facendoci dimenticare il nostro principale avversario: lo Stato francese". Questo Ŕ l’indirizzo del lavoro politico della Cuncolta in questi ultimi mesi. Non Ŕ quindi un caso che l’arresto di Pieri avvenga pochi giorni prima che questo progetto trovi una sua prima verifica politica pubblica innanzitutto all’interno della Cuncolta Indipendentista.
L’11 ottobre, a Migliacciaru, la Cunsulta di a Cuncolta Indipendentista con la partecipazione di oltre 400 militanti, ufficializza la linea politica del Fronte Popolare Indipendentista. L’obiettivo: l’indipendenza; i mezzi: "l’unione democratica e la mobilitazione di tutti gli indipendentisti su tutti i terreni, nel rispetto del pluralismo e della sensibilitÓ di ciascuno". Un primo passaggio: la stesura collettiva di un progetto politico democratico e repubblicano. In questo consesso la Cuncolta si rivolge in particolare al PPI (Partito Popolare Indipendentista), A Chjama per l’Indipendenza, la Corsad, A Manca Naziunale e Corsica Viva, invitandoli ad unirsi in un Fronte Popolare Indipendentista.
OccorrerÓ attendere i prossimi mesi per verificare quali adesioni potranno venire dalle componenti chiamate in causa. In gioco c’Ŕ comunque un obiettivo minimo, ma quanto mai importante, che Ŕ poi l’asse portante di questa strategia: fare in modo che lo stato francese non trovi pi¨ il terreno fertile per costringere il movimento nazionalista a difendersi dagli attacchi violenti portati da organismi insulari manovrati da Parigi.
In questo contesto interviene il FLNC, l’organizzazione politico/militare. Sottolineata la sua volontÓ di agire in una prospettiva politica globale che si pone agli antipodi di due derive potenziali, il militarismo ed il legalismo, e rimarcata la determinazione a non rinunciare ad occupare militarmente lo spazio politico, il Fronte afferma che Ŕ sua intenzione non imporre una direzione egemonica. "L’evoluzione della lotta nazionale" dichiara in un comunicato "ci impone di ripensare il ruolo ed il posto della nostra organizzazione". Quindi una breve analisi sugli accadimenti di questi ultimi anni: "A seguito di un certo numero di manipolazioni, orchestrate ai pi¨ alti livelli dello Stato, abbiamo dovuto accettare una situazione di cui riconosciamo il trauma che ha creato nella nostra comunitÓ. Abbiamo appreso la lezione e siamo fermamente determinati, lo diciamo solennemente, a mettere in atto quanto necessario affinchÚ questo tipo di situazione non si riproduca mai pi¨, rimanendo intransigenti sulla sicurezza dei nostri militanti. Ci facciamo carico di tutto, compresi i nostri errori". Per il Fronte non ci sono le condizioni per costruire un processo di negoziazione politica e la responsabilitÓ ricade sullo stato francese che sceglie di regolare il problema c˛rso con la repressione. La disponibilitÓ a far tacere le armi -dichiara- non significa una resa senza condizioni. Il riconoscimento del popolo c˛rso rimane, infine, la conditio sine qua non per il riconoscimento pi¨ ampio di tutti i suoi diritti naturali.
La politica coloniale ha aggravato problemi strutturali che sono ad un passo dall’essere irreversibili. La lingua c˛rsa ad esempio, se non interverranno presto misure radicali che ne rendano l’apprendimento obbligatorio (benchÚ, come afferma Jean Guy Talamoni, il termine obbligatorio sia un modo di dire, non essendo obbligatorio ma naturalmente accettato lo studio dell’italiano a Roma o del francese a Parigi), la lingua c˛rsa, pilastro dell’identitÓ, Ŕ destinata a sparire nel volgere di pochi anni.
La politica dell’assistenzialismo e della conseguente deriva economica hanno reso la Corsica economicamente dipendente dalla Francia per il 95%, nonostante le ricchezze naturali le consentano un ben diverso e pi¨ equilibrato rapporto con la sua possibile economia identitaria.
Nel contesto attuale, inoltre, continua la pratica definita come colonizzazione di popolamento, che mira a sostituire la popolazione c˛rsa con un’immigrazione scientemente pilotata dal governo francese, la cui sola preoccupazione Ŕ quella di avere "la gabbia senza gli uccelli". GiÓ adesso il popolo c˛rso Ŕ praticamente minoritario sulla propria terra. Mentre molti c˛rsi sono di fatto indotti ad emigrare, Ŕ in aumento il numero dei funzionari, particolarmente nell’amministrazione e nel settore chiave dell’insegnamento (punta di lancia della francesizzazione), che non hanno peraltro interesse ad integrarsi in una sorta di comunitÓ di destino. La corsizzazione degli impieghi, quindi, lungi dall’essere una richiesta di tipo razzista, pari a quella -ad esempio in Italia- dei leghisti e di alcune frange di fascisti, Ŕ invece la difesa contro un vero e proprio tentativo di genocidio culturale.
Queste e altre ragioni legittimano la convergenza per un comune progetto di dignitÓ e di libertÓ. SarÓ importante provarci.

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