CORSICA/ IL VOLTO ‘SINISTRO’ DEL COLONIALISMO FRANCESE

Da giugno, in Corsica, tacevano le armi. Era il tentativo -non il primo- di favorire la soluzione politica del conflitto secolare contro il colonialismo francese. Con la sospensione unilaterale -senza limiti di tempo- delle operazioni militari, il Fronte di Liberazione Nazionale della Corsica - Canale Storico intendeva offrire, al neo-entrante governo socialista di Jospin, un clima propizio al dialogo, superando l’ipoteca della militarizzazione imposta dal precedente presieduto da Juppé.
Il nuovo esecutivo ha tuttavia vanificato questa opportunità con una tattica attendista, di gestione di fatto dell’eredità ricevuta. Non si sforza neanche più di far credere di essere interessato al dialogo e lo status quo è ormai la sua politica ufficiale. Sul piano giudiziario un primo riscontro: rinvio dei processi per arrivare in tutta tranquillità alle elezioni territoriali di marzo. Senza direttive chiare da parte della Cancelleria, i giudici della 14ª sezione speciale mantengono in detenzione la totalità dei prigionieri politici (una trentina) continuando nelle vessazioni da questi subìte nelle prigioni di Fresnes e Fleury-Mérogis, già note per la loro durezza. E per la maggior parte di loro le accuse sono senza prove.
Una lettera aperta dell’associazione di sostegno ai patrioti còrsi prigionieri e ricercati, Patriottu, rivolta al ministro della giustizia rileva che la soppressione -nel 1981- della Corte di Sicurezza dello Stato ha comportato la cancellazione dello Statuto politico che vi era allegato. La legge detta "anti terrorista", in vigore da più di dieci anni, riconosce implicitamente la natura politica dei fatti contestati, ma per il suo carattere speciale favorisce gli abusi processuali ed ogni tipo di ingerenza politica. Il fatto che le giurisdizioni francesi (Istruzione, Corte d’Assise Speciale e Tribunale Correzionale) siano le sole competenti per le "infrazioni a carattere politico", obbliga i militanti còrsi alla detenzione a Parigi. L’allontanamento dall’isola implica un aggravio delle difficoltà materiali per le famiglie e un maggiore isolamento per i prigionieri. Speciale il trattamento riservato nelle prigioni: vessazioni razziste, posta volutamente consegnata in ritardo, restrizioni di alcune attività (passeggiate, docce) per ragioni di "sicurezza", cibi spesso avariati, condizioni igieniche intollerabili. Evidente è l’obiettivo di annichilire i prigionieri sotto il profilo psico-fisico lanciando al contempo un monito a chi lotta nel movimento di liberazione. Contro tutto ciò ha preso posizione Patriottu con numerose iniziative sull’isola, chiedendo il "raggruppamento nella stessa prigione e la fine di ogni interdizione nel comunicare; la possibilità per gli avvocati di incontrare insieme i detenuti, al fine di preparare meglio la loro difesa; libera distribuzione di giornali e pubblicazioni politiche, in particolare U Ribombu; regolazione degli orari di visita per permettere alle famiglie di beneficiare di colloqui di lunga durata durante soggiorni più corti, e dunque meno onerosi, a Parigi". Anche questo contribuisce al clima deleterio, a quell’"atmosfera opprimente, come una marmitta pronta ad esplodere" (per usare l’espressione di un editoriale di U Ribombu), che si vive in Corsica.
L’assassinio del prefetto Claude Erignac, con il suo scontato corollario di sensazionalismo e disinformazione in cui i media -in Francia e all’estero- hanno avvolto la vicenda, se suona inquietante quanto a mandanti e finalità, è comunque frutto di una questione nazionale irrisolta. "Un effetto della deriva contro la quale non abbiamo smesso di mettere in guardia lo Stato francese ed il popolo còrso in questi ultimi anni" -sostiene la Cuncolta Naziunalista. "Lo Stato francese, con il suo comportamento irresponsabile, rifiuta di prendere in considerazione ogni approccio politico della questione còrsa e privilegia così l‘emergere di tutti gli estremismi. La strategia messa in atto dieci anni fa, che consiste nel dividere per meglio regnare, ha generato numerose tragedie. La volontà di sradicare, a qualsiasi prezzo, il nazionalismo organizzato ha permesso la perversione della nozione di stato di diritto, riducendola ad un solo obiettivo: la lotta contro la sola forma di espressione politica del nazionalismo còrso. Chiudendo deliberatamente la porta ad ogni dialogo indispensabile alla costruzione della pace, lo Stato ha preparato la strada a tutti i brigatismi".
Un assassinio -nel quale il FLNC Canale Storico ha negato ogni coinvolgimento- forse non casuale quanto a ‘tempistica’. Pochi giorni prima, il 25 gennaio, con una conferenza stampa, il Fronte aveva rotto il silenzio, accusando, dopo una disanima della situazione politica, il governo francese e la "sinistra" al potere, di non aver dato "segno tangibile di una reale volontà di prendere le distanze dai gravi errori dei predecessori", malgrado la sospensione delle azioni militari nel giugno ‘97. Per questo -aggiunge- "prendendo atto del fatto che lo stato francese considera come una prova di debolezza ogni iniziativa che tenda ad innescare una soluzione politica, non rinunceremo ad occupare militarmente lo spazio politico". In altri termini il Fronte lascia intendere che la tregua, unilateralmente dichiarata, se non lo è di fatto, è a un passo dall’essere conclusa. Le istanze ‘di base’ ancora ribadite: riconoscimento del popolo còrso; ufficializzazione della cultura e della lingua còrsa con insegnamento obbligatorio; rinascita di un’economia còrsa basata sul concetto di economia identitaria; realizzazione delle condizioni necessarie per l’esercizio effettivo del diritto all’autodeterminazione.
Grande attenzione è rivolta alle elezioni territoriali del prossimo marzo, scrive Domenicu Tognotti, redattore del settimanale nazionalista. "Se la scadenza elettorale, che ci è imposta, ha poche possibilità di suggellare il destino della Corsica, è compito del Movimento Nazionale utilizzarla, non nella prospettiva di una contabilità dei voti -il colonialismo, il neoliberalismo, non hanno l’ingenuità di lasciarsi privare del potere nelle elezioni che hanno loro stessi organizzato...".
Corsica Nazione, come aveva annunciato alle Ghjurnate di Corti Jean Guy Talamoni, si presenterà con la propria lista per affermare con chiarezza le ragioni del nazionalismo ad un’opinione pubblica sconcertata dai tanti discorsi corsisti, regionalisti e riformisti.
Radicale -e significativa- è la critica all’autonomismo perché travalica l’aspetto -pur importante- relativo alle diverse forme istituzionali, per analizzarne le carenze nel contesto internazionale dominato dall’imperialismo americano e dai suoi diktat monetari. "Per ciò che concerne la Corsica -sostiene Iviu Bourdiec- l’autonomia la lascerebbe sottomessa alla legislazione europea che rimarrebbe tanto rigida ed imperativa quanto lo è oggi. Si resta nella rivendicazione accessoria mentre abbiamo bisogno di un progetto politico ambizioso che rimetta in causa tutto il sistema". In sostanza la rivendicazione autonomista appare in tutta la sua desuetudine come l’ultimo atto di vassallaggio nei confronti dello Stato francese, del quale, peraltro, si analizza lucidamente la politica subordinata in seno all’Europa della finanza che lo confina nel ruolo di gendarme dell’ordine economico mondiale. I politici che sbandierano la volontà di creare posti di lavoro, millantano una capacità che non hanno, essendo privi di potere decisionale. La loro funzione è quella dell’assistenza sociale. Il neoliberalismo li autorizza soltanto a gestire qualche sussidio per contenere la collera che nasce da una miseria sempre più vasta e profonda. La negazione del popolo còrso, se va incontro agli imperativi coloniali della Francia, è funzionale anche agli orientamenti del neoliberalismo che vuole la scomparsa dei popoli per avere una popolazione di consumatori e d’assistiti. Gli autonomisti dell’UPC (Unione di u Populu Corsu), dal canto loro, forse percependo la debolezza delle proprie opzioni politiche, hanno chiesto aiuto alla figura carismatica di Edmond Simeoni che ha accettato di candidarsi come capolista a condizione di non partecipare, in caso di elezione, ai lavori dell’Assemblea di Corsica.
Se la critica all’autonomismo è serrata e non lascia spazio a fraintendimenti, altrettanto chiaramente si stigmatizza la proposta dell’ANC (Accolta Naziunali Còrsa) che chiama all’"unione dei nazionalisti". L’ANC nasce, nel 1989, da un’idea divergente sul movimento nazionalista, sulle sue politiche di intervento, sulla concezione dell’organizzazione clandestina e della solidarietà nei suoi confronti. Non a caso "Resistenza" che veniva indicata come la componente armata di riferimento si è sciolta di recente. Le responsabilità storiche -e attuali- dello stato francese che ha determinato la presenza di un movimento clandestino e quindi dei suoi mezzi, militari e finanziari, sono state dall’ANC subordinate, a partire dal ‘93, all’attacco costante al "blocco Cuncolta-FLNC", creando le condizioni che hanno portato all’assassinio di militanti nazionalisti.
In questo quadro, peraltro ancora parziale della più complessa situazione isolana, ha creato difficoltà -e spuntato parecchi argomenti persino ad osservatori non ‘imputabili’ di simpatie nazionaliste- la divulgazione del rapporto Cailletau, ovvero la menzogna sulla cosiddetta "solidarietà nazionale". La tesi, cioè, di un popolo, quello còrso, infingardo e quindi assistito dalla benevolenza ‘nazionale’ francese, in pratica lo Stato francese, il che non è la stessa cosa. Provare che i còrsi non vivono alle spalle della Francia, è una questione che investe la dignità di sé in quanto popolo e un’argomentazione politicamente rilevante. Ancora alle ultime Ghjurnate di Corti, Corsica Nazione non faceva che ribadirlo snocciolando una serie di dati e di argomentazioni. Tutto ciò ora trova conferma nel rapporto stilato da François Cailletau dell’Ispettorato Generale delle Finanze. Ecco qualche ‘perla’ -direttamente dalla Prefettura di Corsica- sul consumo dei crediti pubblici nel 1994 e 1995:
Annesso 7: "Stanziamento delle spese dello Stato francese in Corsica": Educazione ed insegnamento: 19%; impianti: 6%; agricoltura: 7%; lavoro e formazione professionale: 2%; esercito, polizia, gendarmeria: 55%.
Annesso 8: Elementi principale di questa "solidarietà nazionale", il costo dei lavori del palazzo della polizia a Bastia: 54.300 franchi.
Annesso 10: Compreso nelle "spese di Stato", la fiscalità trasferita, ossia la parte delle imposte saldate dai còrsi che sono state assegnate al budget dell’Assemblea di Corsica.
Annesso 12: dotazione di "continuità territoriale": 924.481.541 franchi. Questo supposto faro della famosa "solidarietà nazionale" permette alla SNCM (la linea di navigazione) di dotarsi di navi sontuose per i collegamenti con l’Africa del Nord, per l’importazione in Corsica dei prodotti francesi in concorrenza con le produzioni locali.
Notiamo di passaggio che l’amministrazione dell’Esagono dimentica sempre di evocare numerosi casi in cui il conto della "solidarietà nazionale" gira all’inverso: stornamento da parte delle banche del risparmio còrso (3 volte più importante in media del risparmio francese); l’IVA pagata dai còrsi direttamente in Francia (nel caso, per esempio, di acquisti effettuati da commercianti còrsi presso loro fornitori francesi). Queste somme considerevoli non appaiono mai in alcun rapporto. Ancora una piccola menzogna per omissione.
Grazie a menzogne discrete e a manipolazioni surrettizie, le conclusioni si traggono da sé: l’afflusso di denaro finanzia gli apparati repressivi dello Stato e delle società private, tanto meglio se legate a doppio filo al colonialismo. Quel che Parigi chiama pretestuosamente "solidarietà nazionale"...

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