EUSKAL HERRIA/ IL PUGNO DI FERRO DI MADRID
"È una mazzata, prevedibile ma ingiustificata, alla possibilità
di un processo di pace. È un gesto che si scontra con latteggiamento sociale e
politico del nostro popolo che, proprio nel momento in cui offre la mano in segno di pace,
incontra una dura punizione piena di arroganza e del tutto incomprensibile".
Questo il commento immediato espresso, il 2 dicembre, dalla Commissione per le Relazioni
Internazionali (Kampoko Harremanetarako Batzordea) di Herri Batasuna, in merito alla
condanna a 7 anni di carcere (e ad una multa di 500mila pesetas) per ognuno dei 23 mahaikide
(esponenti della Mesa Nacional). "I giudici del tribunale supremo, con il loro
operato e con la condanna emessa, hanno dimostrato ancora una volta che, contro le
aspirazioni del nostro popolo, contro i diritti democratici di base, formano un
tuttuno con la strategia dello stato, al di là del partito governativo di turno.
Hanno dimostrato una volta di più che lo stato non riconosce legittimità a Euskal
Herria, che intende usare solo la repressione, e con questo una assoluta mancanza di
volontà nel cercare soluzioni pratiche ed efficaci per risolvere lattuale
conflitto". Senza dimenticare "...lo svolgersi stesso del processo
durante il quale gli stessi giudici si sono pronunciati in materia politica per cercare di
sostenere le accuse".
Il motivo per cui tutta la dirigenza abertzale (patriottica ndr) è sotto accusa
-lo ricordiamo brevemente- è quello di aver ceduto il suo spazio elettorale per la
diffusione di un video in cui ETA esponeva le linee della sua Proposta di Pace:
Alternativa Democratica per il Paese Basco. Una piattaforma (tradotta integralmente su
Indipendenza n. 66/67) per mettere fine al conflitto tra Euskal Herria e Stato
spagnolo, non certo un bando di arruolamento come è stato definito dalla
totalità degli organi di informazione spagnoli e internazionali.
A nulla sono valse le imponenti manifestazioni tenute, anche contemporaneamente, in
molteplici località di Euskal Herria le cui immagini non sono mai passate per i video
spagnoli e solo in rari casi -e per pochissimi secondi- nel circuito internazionale. A
nulla le adesioni (più di 800) di esponenti della politica, dei sindacati, dello sport,
della cultura universitaria e della cultura in generale al manifesto internazionale che
denuncia questo attacco al diritto di opinione. A nulla il sempre maggior numero di
cittadini baschi -anche sacerdoti (come ad esempio Perico Solabarria, che ha dichiarato
nel tribunale di Barakaldo di aver "diffuso pubblicamente lAlternativa
Democratica")- che per mesi è sfilato davanti alle autorità giudiziarie
spagnole autoaccusandosi degli stessi reati di cui sono accusati i dirigenti abertzale. A
nulla sono valse per indurre lesecutivo di Madrid a scegliere la strada del
confronto piuttosto che quella della repressione. Moltissimo invece per chi non vuol
vedere lalto grado di consenso degli indipendentisti tra vasti strati del popolo
basco. Una vastissima partecipazione popolare che ha creato non poco imbarazzo: solo
qualche mese fa, in circostanze analoghe di forti mobilitazioni di piazza, il ministro
dellInterno spagnolo, Jaime Mayor Oreya, le liquidava come la "copertura
politica e sociale di ETA".
Eppure i giudici del Tribunale Supremo avevano cercato di trovare una forma giuridica che,
non alterando la sostanza politico-giudiziaria del processo, evitasse la messa
sotto accusa e la condanna di un partito politico legale dal consenso per giunta non
irrilevante. Un precedente eclatante, per le cosiddette democrazie, in Europa
occidentale, dal dopoguerra ad oggi.
Innanzitutto le sentenze sono state emesse individualmente ai componenti della dirigenza
abertzale della Mesa Nacional e non contro il partito Herri Batasuna. Il capo di
imputazione non è nella proposta contenuta nel video-tape di ETA, ma nel sostegno ad una "banda
armata" con la cessione del proprio spazio elettorale pubblico. Addirittura la
Corte Suprema dice che Alternativa Democratica -la proposta di ETA- sarebbe
perfettamente legale se presentata dal partito politico Herri Batasuna, ma che è "un
atto di forza da punire" il fatto di essere stata presentata dal "gruppo
armato ETA". Il delitto di collaborazionismo, secondo il Tribunale Supremo, è
consistito non nel contenuto del video, ma nel fatto di aver ceduto ad ETA lo spazio
elettorale gratuito che le spettava nella campagna delle elezioni generali del marzo
96.
Intanto, a metà febbraio, a Berriozar, lassemblea generale di Herri Batasuna, ha
presentato la nuova Mahai Nazionala che lavorerà in collegamento con laltra
Mahai imprigionata. La lotta per lindipendenza e il socialismo continua.