LAB SI SPIEGA
Le elezioni settoriali per ridefinire la percentuale dei consensi dei vari sindacati -in corso 'a tappe' dal settembre scorso sino agli inizi del '95- stanno confermando molto positivamente le aspettative di LAB. Il sindacato abertzale si prefiggeva l'obiettivo di ottenere la qualifica "sufficientemente rappresentativo" nella Comunità Autonoma di Euskadi, cioé il 15% dei delegati, partendo da poco più del 13% del 1990. Lo Stato spagnolo riconosce (come maggiormente rappresentativi) due tipi di sindacati -UGT e CO- che hanno diritto ad un certo numero di prerogative (rappresentanza, negoziazioni collettive) e ottengono sovvenzioni. La soglia di sbarramento per ottenere la qualifica di sindacato maggiormente rappresentativo è del 15% in una Comunità Autonoma e del 10% a livello nazionale. La soglia del 15% è stata da LAB ampiamente superata e, secondo Rafa Diez Usabiaga, suo coordinatore generale, i risultati provvisori raggiunti (dati di fine gennaio '95) -quasi definitivi, quindi- la porrebbero come seconda forza sindacale in Euskadi, in "crescita molto equilibrata" in tutti i comparti. Il sindacalista abertzale ritiene che "l'avanzata del sindacalismo nazionalista è stata possibile grazie ad una pratica coerente, ad un lavoro di pressione permanente e all'articolazione di una strategia adeguata su tutti i fronti in cui si deve sviluppare il mercato basco. (...). "Che il sindacalismo basco, continuando ad aprire spazi nuovi di azione nella negoziazione collettiva, come nella politica di impiego, industriale, sociale o fiscale, dovrà sempre più assumere un ruolo da protagonista, di agente sociale attivo nella costruzione della nazione basca e che è necessario aprire una dinamica rivendicativa che situi, in Euskadi e in istituzioni basche, nuove capacità d'intervento in materia economica, sociale e di lavoro".
Il testo che segue è la trascrizione di un'intervista rilasciata da Rafa Diez Usabiaga a Euskadi Information
Riteniamo che il sindacalismo abertzale (patriottico, ndr) debba costituire un programma di lavoro e di rivendicazione in favore di un Quadro Basco delle Relazioni di Lavoro. Questa riflessione si basa su alcuni elementi fondamentali: l'esistenza di un governo autonomo e di una maggioranza sindacale abertzale. Finché si tratta di riflettere sul piano sociale, economico o di relazioni di lavoro, i sindacati baschi sono fuori causa poiché questo campo può essere affrontato solo dai sindacati di riferimento statale. Di conseguenza, una maggioranza sindacale basca, rappresentativa dell'opinione e degli interessi dei lavoratori baschi è strutturalmente incapace di rispondere al suo compito e di poter intervenire in modo dinamico, in quanto agente sociale attivo, nelle rivendicazioni quotidiane dei lavoratori. La dinamica perseguita dalle Commissioni Operaie (CO) e dall'UGT, analizzata nel corso del nostro ultimo congresso, è stata giudicata sterile, in quanto si limita alla conclusione di convenzioni nelle grandi imprese e tocca solo argomenti di debole portata. Siamo giunti alla conclusione che il sindacalismo basco non può più continuare ad esser schiacciato in questa dinamica dallo Stato spagnolo: deve porsi progressivamente in un'altra dimensione e mettere in pratica gli strumenti necessari per rinforzare il progetto nazionale. LAB ha voluto portare i risultati di questo dibattito interno all'insieme del sindacalismo che, in un contesto di deindustrializzazione, di rilevante disoccupazione e di disequilibrio sociale grave in Euskal Herria, sembra non avere niente da dire. Ci siamo dunque rivolti alla sola forza sindacale che sia a priori favorevole al progetto nazionale basco, ossia ELA-STV, avendo piena consapevolezza dell'attitudine spesso ambigua e contraddittoria di questo sindacato. Abbiamo approfondito le nostre relazioni, aumentato il nostro potere d'azione sindacale e rotto per la prima volta, con lo sciopero del 28 maggio 1992, con la dinamica dello Stato spagnolo. Il Programma di Convergenza degli accordi di Maastricht era al centro del dibattito e abbiamo pensato, tra LAB e ELA, che per contrastarlo si dovesse avviare una dinamica particolare di rivendicazioni economiche e sociali in Euskal Herria, mantenendo la nostra solidarietà con i lavoratori dello Stato spagnolo nelle rivendicazioni comuni come, appunto, il rifiuto del Programma. Lo sciopero generale del 28 novembre '92 sull'insieme dello Stato spagnolo è stato preceduto da quello generale di Euskal Herria indetto il giorno prima -il 27- da LAB, ELA e CO. Ciò è stato all'origine di un vero terremoto negli spiriti.
Nel LAB abbiamo deciso di approfondire il Quadro Basco delle Relazioni di Lavoro e lo Spazio Economico Basco, ma anche il ruolo sociale e l'impegno attivo del sindacato nel progetto nazionale. Nella fase storica attuale, tanto a livello politico quanto a livello economico, i sindacati abertzale hanno un ruolo fondamentale da svolgere: non possono limitarsi ad un gioco istituzionale ma devono anche portare il loro capitale di mobilitazione sociale nella lotta politica in corso. È ciò che abbiamo proposto a ELA.
Con ELA abbiamo analizzato la situazione dei sindacati dello Stato: la
loro attitudine evolve nettamente verso l'involuzione, ossia i loro sforzi vanno nel senso
di spagnolizzare i negoziati di lavoro ed in tal senso il principale responsabile è
l'UGT. Quest'ultimo ha condotto una politica di soppressione delle convenzioni collettive
in vigore nelle province e di centralizzazione di tutte le negoziazioni collettive a
Madrid (l'operazione è stata realizzata in altri settori culturali o educativi). La
conseguenza diretta è la neutralizzazione dei sindacati nazionali (baschi, galiziani,
delle Canarie, catalani). È un altro elemento che ha permesso di raggiungere l'accordo
con ELA. Per quanto le nostre due organizzazioni abbiano una cultura sindacale storica
diversa, abbiamo posto l'accento sulla ricerca delle rivendicazioni che possono essere
richieste oggi e ottenute domani, ma anche le rivendicazioni che puntellano il quadro
politico attuale, ossia lo Statuto d'Autonomia imposto dallo Stato spagnolo. Queste
rivendicazioni non possono essere risolte dall'attuale quadro politico essendo altrettanti
elementi della dinamica di accumulazione delle forze in favore del progetto nazionale
basco. Questo è alla base dell'accordo siglato tra LAB e ELA nel novembre '94. Abbiamo
caratterizzato insieme il Quadro Basco delle Relazioni di Lavoro:
a) capacità di sviluppare integralmente le negoziazioni collettive in Euskal Herria;
b) trasferimento dell'INEM (omologo dell'ANPE) e della sicurezza sociale nelle istituzioni
autonome di Gazteiz e Irunea in modo che le organizzazioni sindacali possano partecipare
all'elaborazione dei contratti di lavoro e ad altre prestazioni sociali;
c) capacità delle istituzioni autonome di legiferare in materia di condizioni di lavoro e
campo sociale.
Tutte queste possibilità sono attualmente escluse dallo Statuto d'Autonomia e le loro
rivendicazioni, in combinazione con le altre esigenze che interessano direttamente i
lavoratori, devono creare un rapporto di forza sufficiente per modificare il quadro socio
economico esistente, imposto dallo Statuto. Lavorare in questo senso diventerà un fattore
importante poiché è possibile così dotare il movimento operaio ed il movimento
sindacale di una capacità d'azione politica. ELA è un sindacato tradizionale che non ha
fatto un'analisi politica e si è rapportato al mondo del lavoro come un sindacalismo di
servizi. Ad un certo momento ELA si è reso conto che sul piano industriale, economico e
sociale, Euskadi va verso la bancarotta; d'altra parte il sindacalismo spagnolo gli
contendeva la capacità di intervento. Così LAB è diventato logicamente il compagno di
viaggio di ELA.
La deindustrializzazione in atto ha un carattere politico; è evidente che la crisi esiste
su tutto lo Stato spagnolo e che viene utilizzata per sabotare il progetto nazionale
basco. L'eliminazione dei settori di base dell'industria basca come le acciaierie
speciali, la costruzione navale, i beni strumentali, significano uno smantellamento che ha
per obiettivo rendere l'economia basca più dipendente da quella dello Stato, in modo che
non possa costituire un'economia integrata (primaria, industriale, servizi) che servirebbe
come colonna vertebrale ad un progetto indipendentista. Il sabotaggio politico che ha
luogo attraverso la deindustralizzazione è una realizzazione strategica del PSOE e dello
Stato con la collaborazione passiva del PNV; è un elemento fondamentale per comprendere
la situazione attuale. Questa riconversione brutale senza alcuna politica di riconversione
ha prodotto dei grandi livelli di disoccupazione e grandi squilibri nell'industria, nella
pesca, nell'agricoltura; questi settori sono strutturalmente antitetici al processo di
integrazione europea. L'entrata nella CEE è stata utilizzata dallo Stato spagnolo più
come mezzo di legittimazione democratica che come un modo di integrazione più facile nel
mercato europeo. Non dobbiamo più essere ingannati dal mantenimento del settore dei
servizi, artificialmente sostenuto dall'amministrazione pletorica della Comunità autonoma
di Vitoria e Irunea.
Si osserva anche che il mercato del lavoro ha subìto molti interventi da parte dello
Stato ma sempre nel senso di dare più potere al padronato e meno alle organizzazioni
sindacali. Il miglior esempio è dato dalle modalità di assunzione e di licenziamento,
modalità prese in accordo con l'UGT e dalle CO. Il candidato ad un posto di lavoro si
trova senza protezione ed obbligato ai contratti temporanei. Questo lavoratore non potrà
condurre la lotta sindacale poiché sarà dipendente dal rinnovo del contratto. La lotta
sindacale ne risente e il sindacalismo nelle imprese sta perdendo potere. È per questo
che si può affermare con chiarezza che, finché in Euskal Herria non si potranno prendere
autonomamente le decisioni e non si potrà legiferare, il sindacalismo si ritroverà con
sempre meno potere di intervento e di difesa degli operai. Occorre dunque lavorare su due
piani: da un lato sviluppare un intervento economico industriale nel senso di uno Spazio
Economico Basco e dall'altro nel senso di un Quadro Basco delle Relazioni di Lavoro con
una reale capacità di intervento al livello delle strutture di base, al fine di arrivare
a cambiare realmente i rapporti tra i padroni e gli operai. Rispetto ai mutamenti sociali
in corso l'alternativa proposta da LAB sulla base di un'analisi globale della società si
articola in una serie di misure che superano nettamente il solo aspetto delle relazioni di
lavoro. Le condizioni di assunzione e di licenziamento sono una parte del nostro
intervento, ma agiamo anche in altri campi come la fiscalità, che determina direttamente
il potere d'acquisto ma anche le risorse dell'amministrazione (occorre ricordare che la
frode del padronato è enorme poiché i salariati sono tassati sul salario), e in fin dei
conti è la base di giustizia sociale di ripartizione della ricchezza. Un altro spazio di
lavoro molto importante -e certamente strategico per il sindacalismo in vista
dell'evoluzione della società capitalista- è l'intervento sociale tra i lavoratori che
sono fuori dal mercato del lavoro. Ci si rende conto che un numero crescente di lavoratori
si trova fuori dalle fabbriche e dai centri industriali: giovani, disoccupati, donne,
prepensionati e pensionati. Chi è il datore di lavoro del prepensionato di 57 anni? Lo
Stato, sicuramente, che versa la sua pensione.
La classe operaia è estremamente atomizzata e molti lavoratori si trovano fuori dai
centri tradizionali. Il sindacalismo deve affrontare questa nuova situazione, avanzare le
rivendicazioni e difendere i diritti dei giovani, dei disoccupati, dei lavoratori
indipendenti. L'analisi precedente sul padrone del caffé o sul contadino proprietari dei
loro attrezzi di lavoro e membri della piccola borghesia è completamente da rivedere,
poiché la fissazione dei crediti, delle diverse tasse ed imposte, ossia il quadro di
sviluppo, è deciso dallo Stato, che tratta così come un imprenditore. D'ora in avanti,
la fiscalità e la ripartizione delle ricchezze devono costituire un asse di lavoro per i
lavoratori dispersi nella società e il sindacalismo deve unire questo con le
rivendicazioni dei lavoratori delle fabbriche. Queste due linee d'azione devono essere
migliorate in un'ottica di solidarietà di classe. Nei centri tradizionali, il grosso
della lotta riguarda la capacità di intervento nelle procedure di assunzione e di
licenziamento. Si tratta di un processo strutturale: attraverso la pressione dei
lavoratori si tenta di modificare nelle imprese gli aspetti più negativi della Riforma
del mercato del lavoro, affinché la capacità di difesa dei lavoratori sia sempre più
grande (per esempio ridurre il numero di impieghi temporanei, le misure di disoccupazione
parziale, ecc.)... Il sindacalismo deve uscire dai centri tradizionali -questo è anche
l'obiettivo del nostro processo con ELA- e acquisire molto potenziale e molti referenti
tra i lavoratori che sono fuori dal mercato del lavoro. Il sindacalismo non deve morire
nelle imprese e, nel contesto socioeconomico attuale, deve diventare attore sociale attivo
che agisca sulla classe politica e sull'amministrazione.