EUSKAL HERRIA/ LOFFENSIVA POLITICA DI LIZARRA-GARAZI
La linea dura -politica, giudiziaria e militare- adottata dal governo
Aznar per normalizzare il conflitto in Euskal Herria ha sortito effetti decisamente
contrari alle aspettative. I recenti avvenimenti che si sono succeduti in questi ultimi
mesi lo dimostrano chiaramente.
Un passaggio significativo è sicuramente rappresentato dal Forum dIrlanda, un
organismo che riunisce a più riprese, intorno ad un tavolo, forze eterogenee tra loro per
natura e posizioni politiche, interessate, attraverso lanalisi della situazione in
Irlanda del Nord, al raggiungimento di una soluzione politica per Euskal Herria. In uno di
questi incontri, il 12 settembre a Lizarra, ben 23 organizzazioni politiche, sindacali,
sociali e associative (tra queste Herri Batasuna, il PNV, EA, Izquierda Unida, Senideak,
Elkarri, i due sindacati ELA e LAB, ecc.), cioè la maggioranza politica e sindacale in
Hegoalde (territorio basco sotto occupazione spagnola), e Abertzaleen Batasuna,
organizzazione indipendentista di Iparralde (territorio basco sotto occupazione francese),
stipulano un accordo articolato in due parti:
a) la prima concerne unanalisi del processo di pace in Irlanda del Nord che assume
una valenza di "potenziale applicazione in Euskal Herria", una possibile
strada analoga nelle linee generali e al contempo specifica quanto ad articolazione
politica "di comportamento e di attuazione". Così come il conflitto
irlandese, anche quello basco ha una radice politica e pertanto necessita di una soluzione
che potrà scaturire solo da una negoziazione aperta ad ognuna delle parti in causa
e con lintervento di tutta la società basca;
b) quindi, dopo "conversazioni multilaterali senza condizioni preliminari
inaccettabili", avviare un "processo di negoziazione e risoluzione
propriamente detto -fase risolutiva- che prevede implicitamente la volontà e
limpegno ad affrontare le cause del conflitto, da realizzarsi in condizioni di
permanente assenza di tutte le espressioni violente del conflitto". A tutti i
cittadini di Euskal Herria, infine, il diritto di avere "lultima parola
nella decisione del proprio futuro", decisione "che sia rispettata dagli
stati interessati".
In questo quadro si colloca la "tregua unilaterale ed illimitata"
proclamata da ETA quattro giorni dopo laccordo di Lizarra e fatta decorrere dal 18
settembre. Lorganizzazione armata auspica che "...la risposta che riceveremo
sia della portata del passo da noi compiuto; (...) i passi e gli avvenimenti che
dora in avanti si verificheranno, segneranno il carattere definitivo di questa
tregua". Nel suo comunicato, ETA sottolinea preliminarmente il "momento
storico" che sta vivendo il popolo basco: "dopo due lunghi decenni di
cammino verso lindipendenza di Euskal Herria, abbiamo nuovamente lopportunità
di fare un passo decisivo. Riteniamo di trovarci di fronte ad unopportunità simile
a quella che ci si prospettò nei difficili anni della transizione, venti anni fa. Questa
volta però dobbiamo fare in modo che la fase politica cui stiamo per andare incontro sia
allinsegna del diritto alla sovranità, facendo diventare realtà
lopportunità perduta a quel tempo". Quindi procede ad unampia
analisi della situazione in Euskal Herria e delle ragioni che lhanno indotta a
questa scelta della tregua, come passaggio da un"attività
resistenziale" ad una "pratica di costruzione". Duro è
lattacco sferrato allo statuto dautonomia ("lautonomismo
costituzionale"), che a suo avviso, già sul finire della dittatura di Franco, ha
acutizzato la divisione interna del paese ("Se prima eravamo sottomessi a due
stati -Spagna e Francia, ndr- da allora fummo costretti a sopportare anche la
divisione autonomica") e valorizza la strada dellabertzalismo
radicale che, "ritenendo legittimo luso di tutti i mezzi di cui
un popolo dispone per difendersi", ha reso possibile l"accostarsi
di nuovi settori sociali che hanno fatto propria la scommessa dellindipendenza.
(...) È confortante vedere che anche altri si rendono conto di quali siano i passi
fondamentali per conquistare lindipendenza. La libertà futura sarà sempre cosa
migliore dellattuale sottomissione".
ETA, pur consapevole degli errori commessi, ritiene di aver contribuito a mantenere vivo
un progetto di Euskal Herria unita, libera, bascoparlante, unitamente alla capacità di
lavoro e alla creatività dei cittadini baschi. "...Dobbiamo gettare le basi di
questa futura Euskal Herria; la sfida che abbiamo di fronte si basa sul definire con
totale esattezza dove andremo a costruire la nostra casa. Perché non ci sono due o tre
Euskal Herria, ma solo una con le sue peculiarità e realtà differenti, sia linguistiche
che sociali ed economiche e anche nellambito dei costumi. Questo è un popolo!".
Analizzate le nuove possibilità che si aprono per Euskal Herria, ETA precisa che cosa non
è la sua dichiarazione, affinché "nessuno venga ingannato dai giochi di parole
dei professionisti politici. Lobiettivo non è la "pacificazione" che
propone Ardanza (esponente PNV, ndr) che ha diretto per una lunga decade il
processo di spagnolizzazione; tantomeno dare "apparenza" politica a questa
"pacificazione" come autoinganno o "tranquillante per la coscienza"
della sinistra abertzale (patriottica, ndr). In questo momento bisogna essere più
audaci perché ci troviamo in una situazione totalmente nuova. Staranno ingannando la
società coloro che, dopo questo importante passo di ETA, cercano la
"normalizzazione" con una falsa pace che non cambia nulla e rafforza la
situazione attuale. Questo sarebbe altrettanto falso quanto laffermare che il
conflitto di Euskal Herria deriva dal fatto che ETA affronta il nemico con la lotta
armata. Non ci sarà pace se non si parte dai diritti di Euskal Herria. Questa è
lorigine, la chiave del conflitto che patiamo: il fatto che a Euskal Herria vengono
negati i suoi diritti, che non ci venga consentito di organizzare liberamente la nostra
società". E il comunicato continua: "ETA ha compiuto il suo passo;
adesso è il momento che gli altri avanzino nello spazio che si è creato, con audacia. Lo
abbiamo detto allinizio, non è il momento di essere tiepidi, di calcoli egoistici e
di partito: dobbiamo conquistare Euskal Herria". Il comunicato dell"organizzazione
basca socialista rivoluzionaria per la liberazione nazionale" si conclude con una
dichiarazione in otto punti alla società basca e allopinione pubblica
internazionale. ETA ritiene che la nuova opportunità implichi responsabilità e sforzi
affinché si creino accordi per lavorare in comune e nuove possibilità di incontro. Da
parte sua "vuole far sapere che intende muoversi con una volontà precisa in
questa nuova via". In questo senso si appella ai partiti politici, sindacati,
associazioni culturali, organizzazioni sociali e in generale ai cittadini baschi perché
si impegnino concretamente sulla via della sovranità nazionale. Sottolinea come sia
fondamentale promuovere il superamento dellattuale divisione istituzionale e statale
e avviare da subito i passi concreti per creare una struttura istituzionale unica e
sovrana che riunisca Araba, Bizkaia, Gipuzkoa, Lapurdi, Nafarroa e Zuberoa. Secondo ETA "il
progetto del popolo di Euskal Herria deve confrontarsi sia con la Spagna che con la
Francia. Questo conflitto secolare ci ha insegnato che per i cittadini baschi non esiste
una soluzione intermedia. O avanziamo come cittadini baschi o scompariamo come popolo
sotto il dominio di Spagna e Francia".
Liniziativa di ETA viene immediatamente minimizzata dal governo e dai massmedia che
ne parlano come di una mossa tattica in funzione di sostegno ad Herri Batasuna per le
imminenti elezioni. Dopo, si dice chiaramente, tutto sarà come prima. Questo pregiudizio
troverà invece una secca smentita allindomani del responso delle urne, dimostrando
che il mantenimento della tregua è segno inequivocabile della sensibilità
dellorganizzazione armata a fare quanto è in suo potere per dare più forza alla
pressione che sale dalla società basca perché si arrivi ad un pronunciamento popolare
per una via duscita dallimpasse del conflitto.
Quanto accade in Euskal Herria, a cominciare da Lizarra, viene accolto con entusiasmo in
Iparralde. "Laccordo di Lizarra e la tregua di ETA possono essere
opportunità da cogliere per interpellare i poteri locali, i partiti politici e i diversi
movimenti sociali".
Significativamente, quindi, il 2 ottobre il Forum dIrlanda si sposta, secondo il suo
spirito itinerante, a Donibane Garazi, un villaggio della Bassa Nafarroa, in Iparralde. Un
incontro particolarmente importante, tanto che, da questo momento in poi, si parla di Accordo
Lizarra-Garazi. A parte le nuove, numerose e significative adesioni raccolte, oltre
alla partecipazione di molti "osservatori", nel documento i firmatari
rimarcano limportanza dellunità territoriale sottolineando che Euskal
Herria è sotto la dipendenza di due stati. Non si può procedere, insomma, ad una
soluzione per entità separate. Si assume inoltre limpegno di sottoporre ed
estendere laccordo alla ratifica di tutti i comuni dei Paesi Baschi, dando così un
radicamento ulteriore al progetto. Nel corso di questo incontro, che vede unampia
partecipazione mediatica, viene infine presa la decisione di internazionalizzare il testo
di Lizarra-Garazi, che a tale scopo viene trasmesso allONU, in Africa del Sud e il 5
ottobre a Gerry Adams prima della sua partenza per gli Stati Uniti.
Di fronte a tanto importanti accadimenti, Iparretarrak (IK, organizzazione
politico/militare di liberazione nazionale in Iparralde, i Paesi baschi del nord)
interviene pochi giorni prima delle elezioni in Hegoalde (Paesi baschi del sud). Con
unintervista al settimanale Ekaitza spiega i suoi propositi e il suo sostegno
al progetto politico in corso sulla base della esperienza maturata in Iparralde. IK
ricorda di aver sempre praticato un metodo fondato principalmente su incontri, riunioni,
dibattiti, e che, pur avendo fatto ricorso alla lotta armata, ha sempre tenuto presente
che "la violenza può favorire una lotta politica così come può negarla"
e che "la lotta armata è per noi uno strumento come un altro al servizio di un
percorso che non cerca una vittoria militare ma tenta di accelerare un processo politico.
La lotta armata in Iparralde ha contributo a far conoscere il progetto politico abertzale,
a mediatizzarlo". Ribadire questo -è sempre IK a parlare- non deve essere
confuso come una affermazione e una posizione di debolezza, ma come una posizione
ponderata e assunta alla luce degli avvenimenti che coinvolgono Iparralde: la tregua di
ETA, le elezioni in Hegoalde e il legame sempre più stretto fra le due parti
(statualmente divise) di Euskal Herria sancito con laccordo Lizarra-Garazi. Quel che
Iparretarrak rimarca è che non si può concepire per Euskal Herria una soluzione "soddisfacente
che riposi solamente su una logica dipartimentale, sulla sottoscrizione della carta
europea delle lingue e sul riavvicinamento dei prigionieri", riguardo i quali "la
questione è: come avvicinare la liberazione di tutti i prigionieri nel quadro della
costruzione della pace durevole sostenuta da tutti nellaccordo di
Lizarra-Garazi".
In questo contesto si arriva alle elezioni del 25 ottobre in Hegoalde, un passaggio -lo si
intuisce chiaramente- non irrilevante per verificare un primo responso popolare alla
dinamica innescata. Loccasione è però contrassegnata, ancor più che in passato,
dalle impari condizioni determinate dalla pratica della "terra bruciata"
proseguita e accanitamente ricercata da Aznar contro ogni espressione e forma della lotta
politica indipendentista. Mentre i massmedia spagnolisti e il governo gettano tutto il
loro peso con un battage anti-indipendentista di altissima intensità, investendo del
massimo grado di importanza le imminenti elezioni, con il sostegno non solo dei principali
partiti spagnolisti -Partito Popolare (PP) e Partito Socialista (PSOE) in primis- ma anche
delle massime autorità dello stato, gli abertzale sono costretti ad affidarsi
esclusivamente al passaparola, al porta-a-porta, alla propaganda anche nei più sperduti
villaggi. Già a fine agosto, infatti, con non casuale scelta di tempo, le autorità di
Madrid avevano chiuso Egin e Egin Irratia, rispettivamente quotidiano ed emittente baschi,
giudicati "strumenti di ETA". Una "linea dura" che Aznar
stesso non si fa scrupolo di rivendicare 48 ore dopo -durante una visita ufficiale al
governo turco ad Ankara- attribuendosi la qualità di autore ideale e materiale della
chiusura degli organi di informazione abertzale, con nessun riguardo per la presupposta
indipendenza del potere giuridico, che crea scalpore e imbarazzo sugli stessi media
spagnolisti.
Consapevole della delicatezza del passaggio elettorale e per non vanificare il patrimonio
politico ruotante intorno al complesso di forze che si riconoscono nellaccordo di
Lizarra-Garazi, la sinistra abertzale, che intende "trasformare il periodo
elettorale in uno spazio di collaborazione con le altre formazioni politiche", ha
già provveduto alla costituzione di un nuovo soggetto elettorale, prevenendo la
possibilità, che circola come indiscrezione a più livelli, che il governo intenda
mettere fuori legge Herri Batasuna poco prima della scadenza elettorale. Una minaccia
incombente da circa un anno, allindomani della condanna dellintera dirigenza
di Herri Batasuna a 7 anni di carcere per la nota vicenda del video di ETA, contenente una
proposta di soluzione politica al conflitto, trasmesso nello spazio elettorale di Herri
Batasuna.
Spiega Arnaldo Otegi, un passato nellETA oggi portavoce di Herri Batasuna, che la
nuova piattaforma elettorale, Euskal Herritarrok ("Noi, cittadini baschi"),
nasce sia per prevenire il tentativo dello Stato di giocare sul terreno
dellillegalizzazione di Herri Batasuna, sia come espressione di ampi settori della
società basca in favore della sovranità e della libertà, per affrontare le elezioni con
un più ampio appoggio sociale. Insomma, convertire lappuntamento elettorale in uno
spazio di maggiore collaborazione; una nuova esperienza che riguarda esclusivamente le
elezioni nel Paese Basco. Questo non significa però -sottolinea- che Herri Batasuna
sparirà ("Non rinunciamo alla nostra storia, né al nome, né tantomeno ai
princìpi politici di Herri Batasuna"). E rivendica alla precedente Mesa
Nacional, adesso incarcerata appunto, di aver "disegnato" la strategia
attuale di Herri Batasuna. Rispondendo a chi vede un "cambiamento da una strategia
dura ad una più possibilista", Otegi chiarisce che "durante questi anni
Herri Batasuna ha mantenuto un intervento di fermezza davanti alle pretese di portare
questo popolo alla distruzione. Noi ci siamo difesi. Parallelamente, abbiamo però cercato
di creare le condizioni per poter dare soluzione al conflitto, in chiave di sovranità e
rispetto dei diritti di Euskal Herria. Se questo è possibilismo, siamo possibilisti.
Herri Batasuna non ha la vocazione di restare ferma a resistere agli assalti da parte
dello Stato e alle aggressioni nei confronti dei diritti dei baschi; vuole costruire e
innalzare una nuova realtà nella quale questa nazione possa decidere il proprio
futuro".
Presentata ai primi di settembre a Bilbao, Euskal Herritarrok si autodefinisce "un
progetto in divenire abertzale e progressista", dichiara di collocarsi a "sinistra",
in "opposizione e contro il neoliberismo e lesclusione sociale" e
delinea le linee-guida del suo percorso politico: "diritto
allautodeterminazione, sovranità territoriale, costruzione nazionale e soluzione
negoziata".
Diverse sono le reazioni delle appendici in Euskal Herria dei principali partiti politici
spagnolisti. Il PP e il PSE-EE (il PSOE + Euskadiko Ezquerra) che vedono la nascita di
Euskal Herritarrok come il fumo agli occhi, sottolineano in tutte le loro dichiarazioni
che si tratta semplicemente di un cambio di etichetta. Se per Ramon Jauregi, dirigente del
PSE-EE, questa sigla è solo una "maschera", una "tattica
elettorale", è Carlos Iturgaitz, responsabile del PP, a sfogare più
perentoriamente quella che potremmo definire una rabbia di Stato, sostenendo che "è
sempre ETA a decidere qual è la via che Euskal Herritarrok deve seguire". Tra
chi, invece, dovrebbe prestare più attenzione avendo sottoscritto laccordo di
Lizarra-Garazi, Oliveri Inaxio, di Eusko Alkartasuna (EA), la considera "una
decisione elettoralistica", un "ricercare unimmagine dove appaia
meno il legame con ETA", mentre Jose Navas, di Izquierda Unida (IU), si spinge di
poco più avanti sottolineando che "il cambiamento si vedrà dalle idee politiche
che Euskal Herritarrok difenderà". Il Partito nazionalista basco (PNV, moderato,
di estrazione democristiana), anchesso tra i firmatari dellaccordo di
Lizarra-Garazi, tramite uno dei suoi responsabili, Joseba Egibar, ritiene piuttosto che
con la nascita di Euskal Herritarrok "Herri Batasuna fa un passo deciso in favore
della via politica. La decisione di rivolgersi alla gente in modo diverso per comporre la
lista è una decisione senzaltro rispettabile".
I risultati delle elezioni del 25 ottobre per il Parlamento di Gasteiz (Parlamento
autonomo dei Paesi Baschi del sud) parlano subito chiaro: lastensione, che nella
tornata elettorale precedente aveva toccato la soglia del 40,3%, scende adesso fino al
29,3%. Resta quindi significativa, ma il ridimensionamento indica che levento è
percepito in tutta la sua importanza dai cittadini di Euskal Herria. La partecipazione del
70,7% risulta così inferiore solo alle elezioni di oltre 10 anni prima, quelle
dell86. Nellinsieme la maggioranza è abertzale con 41 seggi contro i 34
ottenuti dai partiti spagnolisti. Rispetto al precedente assetto scaturito nel 94, i
numeri, in termini di seggi, non cambiano. Muta invece significativamente la consistenza
delle forze interne ai due blocchi, il che avrà una sicura incidenza politica. Insomma,
lo sforzo straordinario impresso dalle autorità e dalle forze politiche spagnoliste ha
prodotto solo la radicalizzazione delle contrapposizioni ed uno scenario per loro
tuttaltro che favorevole.
Dunque, nel campo abertzale il PNV resta il 1° partito pur perdendo un seggio (da 22 a
21); il suo alleato naturale, EA, nato appunto da una scissione del PNV, ne perde due (da
8 a 6) pur con un lieve incremento di voti, mentre Euskal Herritarrok, la coalizione con
Herri Batasuna (che ne aveva 11), ottiene 14 seggi, con un incremento consistente dei
voti, ponendosi, con il suo 17,9%, come terza forza in Euskal Herria; fra i suoi eletti vi
sono anche i prigionieri politici Josean Etxeberria e Josu Urrutikoetxea che, in una
conferenza stampa, dopo aver reso omaggio agli uomini e alle donne militanti assassinati,
hanno sottolineato che la nuova situazione è il risultato di numerosi anni di lotta, che
è diritto imprescindibile per tutti i prigionieri politici baschi di "stare in
Euskal Herria" e, infine, che il governo spagnolo deve riconoscere e fare dei
passi conseguenti per riconoscere i diritti storici del popolo basco. È il miglior
risultato della storia politica dellindipendentismo radicale che rinforza così la
sua posizione nel complesso delle forze abertzale.
Sul versante spagnolista il PP incrementa di 5 seggi (da 11 a 16), i
socialisti di due (da 12 a 14) pur perdendo in termini di voti, mentre crolla Izquierda
Unida (da 6 a 2), divisa al suo interno sulle ultime scelte in merito al progetto di
Lizarra-Garazi; stessa sorte (da 5 a 2 seggi) tocca ad una compagine locale, Unidad
Alavesa.
Lo scenario post-elettorale rafforza indubbiamente il percorso politico innescato dal
documento di Lizarra-Garazi. Laccresciuto peso del radicalismo abertzale ha una
valenza sia nei confronti del PNV, che è -lo ricordiamo- tra i sottoscrittori del
documento, sia nello spostare lasse politico già a partire dalla formazione del
governo e, quale esso sia, delle sue future decisioni politiche. Una mancanza di coerenza
politica il PNV rischierebbe di pagarla molto cara nella società basca, prima ancora che
alle prossime elezioni di giugno, quando si voterà per le municipali, per le "forali"
(Araba, Bizkaia e Gipuzkoa) del Parlamento di Navarra e per le europee. Il PNV,
compromesso con il PP a livello statale, deve ora fare i conti con la possibilità di
formare, a livello locale, un governo di minoranza nazionalista con EA che, se sostenuto
da Euskal Herritarrok, diverrebbe di maggioranza. I numeri ci sarebbero tutti.
Dichiarazioni recenti, mentre scriviamo queste ultime righe, del portavoce di Herri
Batasuna, Arnaldo Otegi (per la Mesa Nacional "è fondamentale gestire in modo
efficace il capitale politico che abbiamo tra le mani"), non escludono la
possibilità che Euskal Herritarrok possa prendere parte allesecutivo; si
tratterebbe tuttavia di un "governo provvisorio" affiancato da un
organismo parallelo: lAssemblea delle municipalità basche. Questo organismo, che
dovrebbe completare in tempi brevi il già avviato processo di costituzione, avrà
carattere nazionale (in Euskal Herria ovviamente) ed intende arrivare ad esigere
lapplicazione del diritto di autodeterminazione. Al momento la situazione non pare
definita, perché il PNV intenderebbe dare una chance al suo antico alleato di governo in
Euskal Herria -il partito socialista- a che entri in una compagine governativa a tre,
includendo Eusko Alkartasuna. Il punto è che ciò dovrebbe avvenire -secondo il PNV-
nello "spirito del documento di Lizarra -e tutto quel che implica- che non è
negoziabile" e i socialisti "baschi", su questo punto, e sulle
sue implicazioni, sono divisi sulla scelta da compiere.
Comunque sia, una relazione con il futuro governo di Gasteiz che sarà tarata
sulla base di questi sviluppi, le elezioni in Navarra, il ruolo delleuskara nella
società, la situazione dei rifugiati politici e infine lamnistia totale di tutti i
prigionieri "che dovranno anchessi prendere parte direttamente al processo
di pace", sono altri punti sui quali la Mesa Nacional di Herri Batasuna ha già
dichiarato di continuare a lavorare nei prossimi mesi.