Un anno fa -il 26 aprile ‘95 (cfr Indipendenza n.61/62)- ETA (Euskadi Ta Askatasuna, paese basco e libertà) lanciava una proposta di soluzione politica ("Alternativa Democratica") per superare il conflitto armato che contrappone lo Stato spagnolo ad Euskal Herria. Dopo le prime reazioni che non ne nascondevano "la novità e serietà", calava il silenzio. Madrid l’ha di fatto ignorata. Di recente ETA ha predisposto un video, messo a disposizione di Herri Batasuna che lo ha girato a differenti gruppi, associazioni, sindacati, formazioni politiche e mezzi di comunicazione anche internazionali, perché divenisse oggetto di riflessione e di dibattito. Ricordiamo, tra l’altro, gli incontri bilaterali di Herri Batasuna con le CCOO (comisiones obreras, commissioni operaie), LAB (sindacato abertzale), PNV (partito nazionalista basco, moderato), EA (eusko alkartasuna) e le comunicazioni fatte per iscritto al PSOE (partito socialista), al PP (partito popolare) e IU (izquierda unida, sinistra unita) per averne. Il tentativo di Herri Batasuna di inserire il video nello spazio mediatico spettantegli nella campagna elettorale spagnola (marzo ‘96) viene bloccato dall’Audiencia Nacional, che vieta anche un successivo spot di denuncia della censura e quindi firma, nella persona del magistrato Juez D. Baltasar Garzon giudice titolare di un tribunale speciale per gli indipendentisti baschi, un mandato di arresto per il portavoce di Herri Batasuna, Jon Idigoras, che verrà rilasciato dopo oltre quattro mesi dietro pagamento di una forte cauzione.

ETA IN VIDEO PER UNA SOLUZIONE POLITICA

Da quell’aprile del ‘95 sono stati molti e significativi gli accadimenti: l’attentato di ETA cui è "miracolosamente" scampato il futuro -e attualmente in carica- presidente del governo spagnolo, José Maria Aznar (Partito Popolare); quello tentato contro il monarca spagnolo; altre azioni contro determinati personaggi politici -e non solo- accusati di corresponsabilità con la politica repressiva dello Stato (caso dei GAL, gli squadroni della morte, in particolar modo). Ma in Euskal Herria (paese basco) c’è stata anche una forte ripresa delle lotte sociali per i provvedimenti economici di stampo neoliberista voluti dal PSOE e proseguiti dal governo di centrodestra di Aznar. A tutto ciò c’è da aggiungere la crisi generale dello Stato che il nuovo ceto dirigente si è affrettato a dare per risolta con l’avvenuta alternanza al governo. I ‘socialisti’ vanno via dopo 13 anni, pur conservando un forte potere di condizionamento dall’opposizione. "Immersi nel proprio fango -sostiene il mensile basco Herria Eginez- incapaci di apportare un grammo di sensatezza nella lotta quotidiana, pur di offrire un’immagine inflessibile non hanno colto le innumerevoli opportunità avute per avviare il conflitto su ragionevoli binari. Hanno preferito nascondersi dietro una coltre di revanscismo indegno di chi ha la pretesa di collocarsi alla sinistra del pensiero politico. In definitiva se ne vanno, infangati da tanta corruzione e da tanti crimini di Stato, rassegnati ed impotenti di fronte all’evidenza di chi non può aver fatto di peggio e senza aver risolto la questione pendente di tutti i governi". Quella di Euskal Herria, appunto. D’altra parte la destra spagnola, che eredita e ritrova un "vecchio conflitto", "ha già dato prova di sé in materia di repressione e di guerra sporca, negando in modo deciso la ricerca di scenari che potrebbero avvicinare ad una soluzione". Scrive Herria Eginez che allo stato attuale, a proporre qualcosa di significativo e improntato al buon senso, è stata proprio l’ETA, che da un anno, nella sua proposta di pace, chiede che ai baschi si dia la possibilità di decidere sul proprio futuro e tutte le parti in causa accettino la scelta che ne scaturirà. "In questo senso è chiaro che ETA e sinistra abertzale (patriottica, ndr) sono disposti a continuare sotto la struttura dello Stato spagnolo, se il popolo basco lo decide liberamente. La domanda è: la controparte sarebbe disposta ad accettare che Euskal Herria si configuri come una nazione indipendente? È questa la risposta di cui si ha bisogno. Una domanda che al momento ha come risposta un NO chiaro e tondo scritto nella Costituzione spagnola, riflettendosi lì il preteso spirito democratico di cui tanto si parla e che non si pratica". Osserva il periodico che il modo come è stata affrontata la vicenda del video, la censura, la criminalizzazione, l’arresto di Idigoras -in quanto figura carismatica e quale portavoce di Herri Batasuna- indica i veri responsabili del prolungarsi del conflitto e di tutte le sue conseguenze.Come contributo a che le "chiavi politiche fondamentali non siano distorte" Herria Eginez rivendica il proprio sforzo a non lasciare nulla di intentato perché si arrivi ad una soluzione negoziata ed i baschi siano messi nella condizione di "assumere come propri tutti gli strumenti, avendo a disposizione quegli elementi conoscitivi di base che consentono il passaggio ad uno stadio realmente democratico". Riportiamo di seguito la trascrizione del video che ne fa la stessa Herria Eginez.
"Un saluto caloroso a Euskal Herria. Qui di seguito intendiamo far pervenire la proposta di pace che l’organizzazione fece nell’aprile ‘95. Il fondamento di detta proposta è la stessa che, 20 anni fa, fu propria della nota Alternativa KAS (coordinamento patriottico socialista). Sappiamo che in questi lunghi anni Euskal Herria ha conosciuto grandi cambiamenti, ma le rivendicazioni che si formulavano nella citata Alternativa continuano ad essere necessità basilari e vitali per Euskal Herria. La proposta che presentiamo, così come l’Alternativa KAS a suo tempo, non può intendersi come proprietà della sinistra abertzale. L’abbiamo denominata Alternativa Democratica quale unico presupposto possibile per il superamento del conflitto armato in corso tra lo Stato spagnolo e Euskal Herria, e perché renderà possibili quelle necessarie condizioni che consentano ad Euskal Herria di costruire il suo futuro lungo una nuova strada democratica e pacifica.
Passiamo quindi ad esporre le nostre considerazioni.
Per poter comprendere correttamente l'Alternativa è imprescindibile fare un passo indietro e ricordare come nacque, perché in questo modo possono incontrarsi le chiavi principali della situazione attuale e dello sviluppo dell'Alternativa. Quando fu predisposta, la nostra impostazione era chiara: raggiungere l’obiettivo di un accordo tra baschi, rispetto allo Stato spagnolo, sulla base di un programma. Così si presentò a suo tempo il progetto, o piattaforma, che si proponeva anche di riunire forze intorno alla questione della sovranità. Bisogna riconoscere che abbiamo fatto sforzi sinceri perché si realizzasse questo accorpamento di forze, questa unità fra baschi. Ma che cosa è successo? Il PNV ha molto da dire su questo punto poiché, invece di far fronte allo Stato spagnolo, ha voltato le spalle a Euskal Herria, con conseguenze note e sofferte da tutti: la divisione istituzionale di Hego Euskal Herria è una di queste, l'altra è che ancora non sono stati riconosciuti i diritti cui teniamo come popolo.

Alternativa KAS

Tutto lascia intendere che al giorno d'oggi si trovano davanti allo stesso dilemma, di fare la stessa scelta, cioé esprimere un nuovo SI alla riforma. In quel momento e come conseguenza di questa posizione, la responsabilità dell'Alternativa è rimasta nelle mani della sinistra abertzale, che da sola l’ha difesa. Come conseguenza sorsero innumerevoli dubbi che generarono non pochi equivoci. Per parlar chiaro, l'Alternativa KAS era l'Alternativa Democratica di Euskal Herria, la base per costruire la democrazia. Il suo nome, bisogna riconoscerlo, non è stato certo d’aiuto, giacché molti pensano che l'Alternativa KAS era l'alternativa al KAS, cosa che non ha alcun fondamento. La confusione fra l'Alternativa e il programma della sinistra abertzale non è solo il prodotto della percezione esterna della società, ma del fatto che la stessa sinistra abertzale l’ha interiorizzato come conseguenza dello sviluppo del processo. È questo uno degli errori che abbiamo commesso. Una cosa è l'Alternativa e una cosa ben diversa è il programma politico della sinistra abertzale. Per fare un esempio, quando si discusse lo Statuto Nazionale di Autonomia c'era chi diceva che era massimalista perché mai lo Stato sarebbe stato vincolato ad accettarlo.
Il programma politico della sinistra abertzale deve essere difeso ora, durante la negoziazione e dopo. Il progetto della sinistra abertzale è l'Indipendenza e il Socialismo, che non è negoziabile con lo Stato spagnolo. Altra cosa sono i passi che bisogna fare per arrivare a questo progetto politico; ecco la necessità di conseguire l'Alternativa. Nel documento di aprile, ETA propone di aprire un processo democratico che fino a questo momento non c'è stato, e perché lo sia realmente ritiene sia doverosa la partecipazione del popolo, il rispetto e l’assunzione della sua opinione. Di conseguenza, come si riflette nell'Alternativa, si aprirebbe un cammino che potrebbe perfino condurci all'indipendenza, giacché una volta tolti gli ostacoli che oggi abbiamo, il popolo potrebbe decidere liberamente.

Nuova situazione politica

Nel momento in cui si assuma la piattaforma dell'Alternativa Democratica, si avrà una situazione politica totalmente nuova per Euskal Herria. Questa renderebbe possibile che tutte le opzioni politiche, senza eccezione, vadano avanti, compresa l'indipendenza, cosa oggi impossibile perché si è sotto il dominio dello Stato spagnolo che nega tale possibilità.
Abbiamo detto che l'Alternativa include le condizioni minime democratiche, perché attraverso il diritto all'autodeterminazione chi sia a favore dell'indipendenza abbia la possibilità di proseguire nella lotta, ma in una nuova situazione, democratica e pacifica.
Questa la chiave, perché il nostro obiettivo è l'indipendenza e sappiamo che per arrivarvi il cammino è lungo e difficile; ragion per cui bisogna avere i mezzi che la rendano possibile. Questo è il senso profondo dell'Alternativa. Euskal Herria deve avere le strutture e le competenze per poter decidere liberamente il proprio futuro. Una condizione minima, democratica, essenziale per qualsiasi popolo. Di qui l'Alternativa come contenuto non negoziabile per la trattativa, minimi essenziali quali diritto all'autodeterminazione e unità territoriale. Altra cosa sono le modalità di sviluppo di questi princìpi basilari e qui è dove ci si accorderà fra tutti i baschi. Non ci sono dunque strade intermedie. Se si consegue l'Alternativa il nostro popolo ha le possibilità per andare avanti, contrariamente rimarrà senza futuro. Nell'attuale contenzioso ci sono due soggetti: Euskal Herria e Stato spagnolo. Se lo strumento per superare il conflitto è la negoziazione, il soggetto principale di questa negoziazione è Euskal Herria. I problemi possono essere risolti solo dalla società basca. Attualmente non è possibile perché gli Stati spagnolo e francese impongono limiti con la forza. Il compito di ETA è precisamente questo, togliere questi limiti, affinché, superate queste imposizioni, tutti i cittadini di Euskal Herria, senza ostacoli né esclusioni, possano decidere liberamente del proprio futuro e delle basi stesse di Euskal Herria.

Processo di doppia direzione

In questo senso riteniamo debbano esprimersi le due concezioni relative all'Alternativa Democratica. Con l'obiettivo che Euskal Herria decida liberamente e per garantire la democrazia del processo decisionale, ETA chiede e propone un processo di doppia direzione. Non si può aprire un processo democratico senza togliere gli ostacoli che lo rendono impossibile. Allo stesso tempo c'è una serie di temi che sono competenza esclusiva dei baschi.
Da un lato bisogna accordarsi con lo Stato spagnolo sul riconoscimento di Euskal Herria -che è sostanzialmente il diritto all'autodeterminazione e all'unità territoriale. C'è da chiarire che l'autodeterminazione, più che una posizione politica, è un diritto democratico di qualsiasi popolo. Altro è quello che ne faremo noi baschi -come e quando- una volta ottenutolo. Prioritario è che mediante la negoziazione politica sia garantito questo diritto. Stiamo parlando del riconoscimento di Euskal Herria e questo esige una chiarificazione, posto che il suo riconoscimento come popolo comporta necessariamente anche quello del suo territorio. La divisione territoriale attuale è il prodotto di un’imposizione, ragion per cui è necessario eliminare le frontiere interne.
Successivamente - e questo è il secondo livello- si vedrà come si articola, che forma prende l’unità territoriale, come struttureremo Euskal Herria. Tutto questo lo decideremo fra noi baschi.
Gli spagnoli e i francesi non hanno nulla da decidere su questo piano; non diciamo infatti la nostra su che organizzazione ci debba essere tra Spagna e Portogallo. Tantomeno possiamo dimenticare che ci hanno obbligato ad entrare nella Comunità Europea senza darci l’opportunità di discutere e di decidere se entrarvi o, in caso, che relazione avere.
Così è stato pure per la Nato, nonostante al referendum Euskal Herria abbia espresso la sua volontà a non entrarvi.
Intendiamo che lo Stato spagnolo deve rispettare lo sviluppo del processo democratico e le decisioni che senza nessuna limitazione si raggiungano in Euskal Herria, non potendo nessuno rappresentare la volontà del popolo, deve svilupparsi una capacità decisionale sui temi di competenza esclusiva dei baschi. Ne devono essere parte sindacati, movimenti popolari, associazioni di cittadini, partiti politici, in definitiva tutti i baschi, stabilendo, perché ciò avvenga, le modalità necessarie.
Questo processo democratico dibatterà, svilupperà e deciderà certamente sullo sviluppo del diritto all'autodeterminazione, sulla formulazione e la metodologia dello sviluppo, sulle diverse opzioni, sulle scadenze, sulla formazione dell'unità territoriale e sul processo per svilupparla, sulle relazioni interne al complesso di Euskal Herria, sulle competenze del nuovo ambito senza limitazioni di alcun tipo, sulla pianificazione per euskaldinizzare Euskal Herria, sul modello e la pianificazione socio-economica, sulla demilitarizzazione di Euskal Herria, sulla configurazione e il carattere delle forze di polizia, sul ruolo delle forze armate (contemplando anche un loro possibile scioglimento), sull'insegnamento, sulle libertà democratiche e altri temi.

Partecipazione di tutti

Se desideriamo che questo processo sia veramente democratico, vi devono partecipare tutti i baschi, senza alcun tipo di pressione. In altri termini, sono necessari certi presupposti, tra i quali un'amnistia generale e senza condizioni. L'amnistia non si negozia ed è imprescindibile per un effettivo processo democratico. Questo significa liberare tutti i prigionieri e favorire il ritorno di tutti i rifugiati e deportati. La seconda condizione necessaria è l'uscita delle forze armate spagnole. Non è un mistero per nessuno il ruolo di garanti dell’unità della Spagna che svolgono in Euskal Herria. La loro presenza non assicura condizioni adeguate per lo sviluppo di un processo democratico. Questo è percepito da chiunque in Euskal Herria. Se lo Stato spagnolo accetta i punti che lo riguardano, ETA offrirà una tregua per facilitare l'inizio del processo democratico al quale prenderanno parte anche i membri della nostra organizzazione. Da quel momento la sinistra abertzale potrà difendere integralmente il suo programma politico: l’euskaldinizzazione, l'unità e la libertà di Euskal Herria dalla dominazione che ci impongono oggi gli Stati spagnolo e francese, l’indipendenza e la strutturazione di una società senza nessun tipo di dominazione, una società che definiamo socialista. Proponiamo dunque a tutti i baschi di schierarsi a favore di questa Alternativa. Il che significa far proprie le sue rivendicazioni e realizzare su queste basi il lavoro politico. Dobbiamo cercare di adeguare il nostro lavoro quotidiano e accumulare forze intorno a queste rivendicazioni tattiche, coinvolgendo settori ogni volta più ampi su ognuno dei punti citati. Ponendo come esempio quello dell’unità territoriale, è chiaro che si tratta di realizzare un lavoro quotidiano, stabilendo vincoli forti, conoscendosi fra baschi, sviluppando relazioni naturali e politiche. Parimenti per il tema dell'autodeterminazione, mettendo continuamente in risalto l'identità di Euskal Herria come popolo. Questa è la strada e questa è la nostra pratica politica. Per molti anni abbiamo trascurato l'impegno per la ricostruzione nazionale, in altre parole abbiamo sperato che arrivasse il giorno "magico" in cui conseguissimo i punti dell'Alternativa, come se si potesse raggiungere automaticamente. Nell'attesa abbiamo trascurato il lavoro da realizzare nel periodo precedente al conseguimento di questi obiettivi. Ugualmente, i principi di base del progetto strategico della sinistra abertzale si sono diluiti giorno per giorno e con essi il futuro di Euskal Herria. È dunque di vitale importanza che la sinistra abertzale superi questo grave errore e si dia da fare sul progetto strategico, dando al lavoro quotidiano l'importanza che merita.
Desideriamo incoraggiare tutti i baschi perché con la stessa fermezza e dedizione continuino ad andare avanti come hanno fatto finora. I problemi del nostro popolo sono gravi, gli Stati francese e spagnolo non regaleranno nulla che prima non abbiano rubato con le armi.
Questi gravi problemi non si risolveranno da un giorno all'altro e ancor meno se speriamo in una soluzione passiva, senza far niente. Vi chiediamo di considerare come vostra questa Alternativa Democratica, che le si dia pieno significato e che finalmente i suoi contenuti si leghino alla lotta quotidiana nelle possibilità di ognuno. Per continuare a costruire l’Euskal Herria di domani. ETA continuerà a lottare perché questo avvenga".

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