CORSICA/ DALL’ACCORDO ALL’INTESA POSSIBILE

-13 organizzazioni gettano le basi per una possibile azione comune anticolonialista-

L’appuntamento estivo annuale delle Ghjurnate Internaziunale di Corti ha sancito quest’anno, sul campo, l’accordo storico tra i gruppi nazionalisti. La tribuna internazionale è stata insomma la cornice che ha dato risonanza e maggior valore ad un evento che inciderà sicuramente sul prosieguo della lotta.
Tutti gli osservatori attendevano la conferma di un passaggio politico significativo già scritto: il momento culminante di queste Ghjurnate era proprio il dibattito pubblico sulla riconciliazione nazionale dopo il protocollo d’accordo del tre luglio scorso firmato a Migliacciaru da tredici organizzazioni nazionaliste.
E l’attesa non è stata tradita. Il rispetto dell’altro, la differenza percepita come una ricchezza, il rifiuto del partito unico e il desiderio di presentarsi -convergendo in un’unità di intenti- davanti al popolo corso per opporsi alla politica coloniale dello Stato francese sono stati assunti come capisaldi di questa sorta di nuovo corso. Gli interventi delle varie delegazioni insistevano tutti sulla necessità che l’avvenire della Corsica vedesse protagonista l’intero movimento nazionale ma senza che un accordo politico tra le componenti fosse viziato da forzature e scelte affrettate.
L’accordo però, val la pena sottolinearlo, rappresenta un riconoscimento ed un’acquisizione politica della linea della Cuncolta Indipendentista che esce rafforzata sul punto cruciale della lotta armata. Da parecchi anni e fino a poco tempo fa l’accusa ossessivamente mossa al FLNC-canale storico di "deriva mafiosa" -ed il conseguente attacco alla Cuncolta Indipendentista vista (in questo in linea con le autorità francesi) come la "vetrina legale" del terrorismo- trovava spazio quotidiano nella propaganda dell’Anc o del disciolto Mpa. Questa affermazione sfuma significativamente nella possibilità di sostenere o no la clandestinità, ossia, di fatto, si legittima la componente politico-militare del movimento nazionalista. Il luogo del confronto si sposta così dal terreno delle forme di lotta, che pure non viene meno, a quello dei contenuti.
Ciò non toglie che possano intervenire distinguo e precisazioni, come nel caso, ad esempio, di U Rinnovu Naziunale (nato da una fusione di ex militanti del Mpa e da Ghjuventù Paolina), che in una conferenza stampa, pur riaffermando la propria adesione al protocollo, specifica che in vista di una più ampia intesa politica "divergenze fondamentali rimangono particolarmente sul problema della clandestinità". Questo e possibile altro ancora non toglie e non modifica l’importanza sostanziale di un accordo agli occhi della collettività corsa.
Ne è convinto Jean Guy Talamoni, dirigente di Corsica Nazione, che si è spinto ad affermare, nel suo intervento conclusivo alle Ghjurnate, che "la riconciliazione è in marcia ed è irreversibile".
La stessa Cuncolta Indipendentista, che pure è il partito di gran lunga più rappresentativo in campo nazionalista, ha ribadito di non avere nessuna intenzione di esercitare la benché minima egemonia sul movimento nazionale perché, se anche fosse possibile, un simile tentativo sarebbe comunque in antitesi con l’idea di società che si vuole costruire. L’importante è costruire con un’azione ferma ma aperta, e non solo all’interno dell’Assemblea, una forte maggioranza verso obiettivi essenziali ed impostare un rapporto di forza non più tra nazionalisti e non nazionalisti, ma tra i rappresentanti della Corsica e le autorità francesi. In questo contesto, la costituzione di uno strumento strategico -il Fronte popolare indipendentista- nel rispetto delle specificità di ogni organizzazione è la proposta rivolta, sempre dal palco delle Ghjurnate, da Francescu Sargentini, membro della giunta della Cuncolta Indipendentista, a tutte le organizzazioni che si riconoscono nella rivendicazione indipendentista. Un’idea, peraltro lanciata dalla stessa organizzazione alcuni mesi fa, che richiama la struttura di funzionamento della formazione basca Herri Batasuna.
Il 6 e 7 settembre scorso, il primo ministro francese Lionel Jospin si è recato in Corsica. Durante la sua visita all’Assemblea Nazionale di Corsica, gli eletti nazionalisti Paul Quastana e Jean Guy Talamoni l’hanno interpellato ponendo questioni di fondo.
Paul Quastana ha stigmatizzato la politica dei due pesi e due misure, ossia da un lato impunità e libertà per i prezzolati del governo francese che operano nel continuo tentativo di ricreare le condizioni per lo scontro tra corsi, dall’altro repressione a tutto campo contro il movimento nazionalista. Jean Guy Talamoni ha preliminarmente posto l’accento su un nodo strutturale, decisivo a ben vedere, che riguarda l’essenza stessa dell’Assemblea di Corsica, la sua ragion d’essere e l’effettività delle sue deliberazioni. Queste, infatti, vengono costantemente ignorate quando toccano aspetti chiave della vita sociale e politica dell’isola (l’affare di Bastia Securità1). Quindi ha rivolto delle domande che già per il fatto di essere espresse pubblicamente non potevano in alcun modo essere eluse: riconosceva senza ambiguità la legittimità democratica di tutti gli eletti della Corsica come questi ultimi gli riconoscono la legittimità di essere il rappresentante della nazione francese? Avrebbe fatto tutto ciò che fosse in suo potere per porre fine ai discorsi e agli atti che attentano alla dignità dei corsi? Si sarebbe impegnato a prendere in considerazione le deliberazioni dei rappresentanti eletti della Corsica per ciò che riguarda il futuro dell’isola sul piano culturale, economico, sociale o istituzionale? Ed infine, si sarebbe impegnato Jospin a privilegiare uno Statuto scritto e formulato dai rappresentanti della Corsica rispetto all’ennesimo elaborato unilateralmente da Parigi. Jospin ha risposto a tutte le domande con il silenzio. Tranne che ad una. Ed ha fatto di più creando, come vedremo, le condizioni per una ripresa in grande stile della lotta armata del FLNC.
Non il minimo passo in direzione di una qualunque soluzione politica è venuto dalle parole di Jospin. Ha parlato molto senza dire niente. Ha risposto chiaramente solo alla prima domanda posta da Corsica Nazione. Ha riconosciuto "pienamente" la legittimità degli eletti nazionalisti e d’altro canto sarebbe certo stato difficile contestare il risultato del suffragio universale. Per il resto nessun impegno al rispetto delle deliberazioni dell’Assemblea di Corsica.
Viene quindi legittimo chiedersi perché Jospin si sia recato in Corsica. Una risposta plausibile sta forse nel tentativo di giustificare l’immobilismo del governo francese con una richiesta preliminare che nessuno è in grado di soddisfare: la fine della violenza politica. Non si può certo pensare che Jospin creda alla magia delle parole; né poteva ignorare che la richiesta della condanna della violenza come condizione preliminare al dialogo sarebbe apparsa come una pretesa gratuita e arrogante, e avrebbe sortito l’effetto contrario. Un simile atteggiamento, assunto da un primo ministro in campagna elettorale per le presidenziali, è la volontà manifesta di chi non vuole il dialogo e persegue di fatto il deterioramento della situazione.
Eppure, all’indomani della formazione del nuovo governo nel giugno 1997, il FLNC aveva precisato che non avrebbe posto alcuna condizione preliminare all’avvio di un negoziato per una soluzione politica, e lo ribadiva ancora nel mese di giugno di quest’anno. Nessuna sorpresa, quindi, che di fronte alla rigidità di Parigi, il Fronte abbia intensificato negli ultimi mesi le azioni militari. Tanto più in un contesto di offensiva a tutto campo di rara intensità, che si ricordi in Corsica, con squadre di ‘barbouzard’ in azioni organizzate e gestite dal prefetto Bonnet (la figura più rappresentativa del potere parigino), agli ordini delle più alte cariche dell’esecutivo francese.
L’offensiva ideologica dello Stato francese punta a far in modo che gli aggrediti siano considerati gli aggressori. I corsi ed i nazionalisti in particolare sono messi all’indice. Significativo il passaggio contenuto nel comunicato del Fronte del 7 ottobre scorso: "Il nostro nazionalismo, che integra la comunità di destino, non è nel modo più assoluto un nazionalismo di tipo etnico, è un nazionalismo di resistenza che risponde ad un’offensiva etnica. La Corsica ha sempre accolto ed integrato elementi esterni: l’ha fatto in proporzioni tali che non potrà mai essere sospettata di xenofobia. Continuerà a farlo, ma ciò che non accetteremo mai, è che altri decidano di rimpiazzarci sulla nostra terra".
Parole pronunciate non a caso. Lo Stato francese ha deciso di decorsizzare metodicamente l’isola e non fa mistero delle sue intenzioni. Il rapporto Glavany precisa a chiare lettere che i funzionari corsi dovranno essere rimpiazzati da funzionari francesi. Questo attacco di natura etnica è attualmente in corso. Nelle amministrazioni, nelle banche, nelle assicurazioni i posti dirigenti sono sistematicamente riservati ai non corsi. La francesizzazione forsennata delle cariche e dei posti di più alto livello non può, ovviamente, essere tollerata dal movimento nazionalista, soprattutto se, parallelamente, le piccole imprese corse sono vessate tanto da essere escluse o poste ai margini della vita economica dell’isola.
Anche per tutto questo la riconciliazione nazionale rimane un nodo ineludibile per arrivare ad una "vera traduzione politica attraverso un accordo che dimostrerebbe la complementarità intelligente delle espressioni autonomiste e nazionaliste per l’edificazione di proposte risolutive da far valere nei confronti dello Stato francese. Queste proposte comuni a tutte le organizzazioni, e che in gran parte possono essere riprese dall’attuale assemblea territoriale, possono disegnare le premesse di un compromesso storico sul quale non creeremo alcuna difficoltà".

(1) Si tratta di una "società cooperativa operaia di produzione", creata dal movimento nazionalista e specializzata nel trasporto valori e fondi pubblici, che dà lavoro ad un centinaio di famiglie. Le autorità l’hanno di fatto sciolta, non rinnovando il permesso al porto d’armi, accusandola di essere il bacino sociale, e riserva umana e finanziaria, del Flnc-canale storico. Numerosi sarebbero, secondo la polizia, i lavoratori accusati di far parte di questa organizzazione o comunque coinvolti in relative inchieste.

PROTOCOLLO D’ACCORDO

Considerando che il Popolo Corso ha diritto ad essere riconosciuto, a decidere del proprio destino ed a costruire una società di diritto conforme ai propri valori, ai diritti e alle libertà universali;
Considerando che gli Stati oppressori con i loro apparati, in particolare quello giudiziario e poliziesco, hanno sempre cercato di dividere i popoli in lotta e che lo Stato francese, avvezzo a questo tipo di manovre, ha alternato, in Corsica come altrove, la repressione e la manipolazione;
Considerando che i nazionalisti non hanno saputo evitare le trappole mortali della divisione;
Considerando che gli scontri che ne sono scaturiti hanno costituito una grande sofferenza ed un errore storico gravemente pregiudiziale per la causa del popolo corso;
Considerando che è responsabilità di tutti trarre insegnamento dal passato ed aprirsi al radicamento progressivo della pace in seno alla comunità corsa tutta intera;
Considerando che la normalizzazione dei rapporti tra organizzazioni nazionaliste è a questo riguardo una testimonianza pubblica forte ed altamente simbolica della loro volontà comune di impegnarsi in una logica di riconciliazione che è un’imperiosa necessità;
Le organizzazioni del movimento nazionale sottofirmatarie, sia che affermino la loro opposizione oppure il loro sostegno alla clandestinità:

1. Si impegnano solennemente ed irrevocabilmente a bandire ogni rapporto di forza violento tra nazionalisti in ogni circostanza;
2. Decidono di proseguire ed amplificare il dibattito politico ed il processo di riconciliazione avviato da diversi mesi nel rispetto del pluralismo e della sensibilità di ciascuno.

Accolta Naziunale Corsa, A Chjama per l’Indipendenza, Associu per a Supranità, Corsica Nazione, Corsica Viva, Comitatu di Fiumorbu, Cuncolta Indipendentista, I Verdi Corsi, Leva Dimucrazia è Libertà, Partitu per l’Indipendenza, Rinnovu Naziunale, Scelta Nova, Unione di u Populu Corsu.

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