CORSICA/ CUNCOLTA INDIPENDENTISTA: "COSTRUIRE LE BASI DI UNA ALTERNATIVA"
Scaduto il credito di tempo concesso
dallorganizzazione politico/militare FLNC al governo Jospin per affrontare i nodi
strutturali del conflitto in Corsica e giungere ad una soluzione politica (il Jospinismo
-affermano i nazionalisti- mira allanestesia dei conflitti, in nessun caso alla loro
soluzione) e ad alcune settimane dalle elezioni territoriali che hanno visto Corsica
Nazione superare unica (altre liste nazionaliste non ci sono riuscite) la soglia di
sbarramento del 5% al primo turno, per raddoppiare i voti al secondo ed avere 5 eletti, il
13 giugno si è verificato un fatto significativo nella storia della componente che si
richiama al "filo storico" del nazionalismo còrso. LAssemblea
Generale della Cuncolta Naziunalista, tenutasi ad Aiacciu, ha sancito il
cambiamento del nome in Cuncolta Indipendentista. La dichiarazione di
indipendenza (cfr. Indipendenza, 1ª serie, n.47), resa pubblica dal FLNC il 14
luglio 1992, trova completamento nella decisione assembleare di A Cuncolta. La nuova
denominazione non intende solo marcare una differenziazione netta rispetto
allambiguità di certo nazionalismo che si contenta di veleggiare sulle onde di un "regionalismo
alla francese" e che non affronta i veri problemi scaturenti dal mancato
esercizio della sovranità da parte del popolo còrso. Lesplicitazione della
connotazione indipendentista, che non implica una discontinuità di rotta politica,
esprime la volontà di sostanziare la rivendicazione nazionale oltre lespressione
sinora privilegiata di sovranità nazionale, come "sola applicazione concreta
delle riflessioni condotte da alcuni anni sugli spazi della sovranità necessari alla
sopravvivenza del popolo còrso", e quindi come "unico ambito
istituzionale suscettibile di garantire al popolo còrso la riconquista dei suoi diritti
nazionali". Un progetto, quello indipendentista, che "non intende fare
secessioni con il resto del mondo, ben al contrario intende stabilire la Corsica
nellinsieme naturale che le è proprio", quello mediterraneo ed europeo.
Nel corso del dibattito è stato posto laccento sulla necessità di dare un
contenuto politico allobiettivo strategico dellindipendenza, "da
raggiungere per tappe", che deve includere -approfondendole e ampliandole- le
proposte, particolarmente i 15 punti, di Corsica Nazione. Queste riflessioni, in un lasso
di tempo definito, dovranno portare alla formulazione di un progetto politico da
sottoporre ad assemblee popolari. Sarebbe compito poi dei militanti e di chiunque operare
per la costruzione di un progetto di società in grado di fornire risposte alle richieste
e alle aspettative del popolo còrso.
Tra le "mozioni di orientamento politico" segnaliamo quella sul razzismo:
"Il movimento nazionalista si è sempre opposto alle idee razziste del Front
National (...). Le nostre tradizioni ci insegnano da sempre il valore
dellaccoglienza, dellospitalità e della condivisione con i più sfavoriti,
salvo quando il popolo si è visto minacciato [il riferimento è al tentativo di «colonizzazione
di popolamento» o «genocidio per sostituzione» che la Corsica ha conosciuto
ed è ancora in atto, per es., in Palestina ad opera dei coloni israeliani, ndr]. Non
condividiamo lattuale posizione della Francia nei confronti della sua popolazione
immigrata che consiste nel promettere regolarizzazioni per identificare lavoratori
clandestini che non esita poi ad espellere. È tanto più necessario, visto che la
politica francese di immigrazione è fallita in Francia, limperativo di prevenire le
conseguenze di questo fallimento in Corsica, aggravato dalla politica aggressiva di
assimilazione che la Francia conduce contro il nostro popolo, e che impedisce a questo di
adempiere a un ruolo di integrazione che gli è sempre appartenuto. È dovere dei
nazionalisti, che sono allorigine della sola alternativa portatrice di un futuro per
questo popolo, fare proposte concrete e contribuire allelaborazione di una politica
còrsa in materia di immigrazione".
Il nuovo esecutivo della Cuncolta Indipendentista, che rimarrà in carico per un anno per "popolarizzare
la rivendicazione di indipendenza e promuovere un dibattito di idee con altri
nazionalisti", ha, come segretari nazionali, Carlu Pieri e Francescu Santoni;
tesoriere Dumenicu Renucci; Francescu Maestratti responsabile della comunicazione e della
formazione; Sylvain Rodriguez Ristori responsabile internazionale; Ghjuvan Francescu
Accorsi responsabile della cultura, del patrimonio e dellambiente; Horace Santoni
responsabile delleconomia e del sociale.
Dal comunicato in cui il FLNC, a fine gennaio, aveva annunciato di aver "occupato
di nuovo militarmente lo spazio politico" (tra gli ultimi attentati si segnalano
quelli a gendarmerie e a tribunali, nellisola e in Francia), lanalisi della
situazione più recente è tornata ad essere oggetto di una sua riflessione, resa pubblica
tramite U Ribombu. Due gli avvenimenti significativi nel frattempo intervenuti e
rimarcati: la consultazione elettorale del mese di marzo che ha dimostrato che "il
nazionalismo còrso è ormai definitivamente radicato nel nostro popolo" (Corsica
Nazione ha dimostrato di essere ben impiantata anche nelle zone rurali), ciò "malgrado
le previsioni dei servizi specializzati dello Stato che avevano dissertato sulla sua
scomparsa". Poi lassassinio del prefetto della regione, Claude Erignac,
visto come momento alto di un lungo processo di destabilizzazione, il cui "obiettivo
dissimulato era quello di attaccare e recare danno allimmagine del movimento
nazionale" a due settimane dallinizio della tornata elettorale. Negli
ultimi mesi lo Stato francese si era illuso di aver creato le condizioni della scomparsa
del movimento nazionale e alcuni vendevano già la pelle dellorso, affermando che i
nazionalisti non sarebbero più stati rappresentati allAssemblea di Corsica. Con
lesclusione dei nazionalisti da una visibilità istituzionale, la porta sarebbe
allora stata aperta ad una "muscolosa normalizzazione" della situazione,
e si può appena immaginare ciò che sarebbe potuto accadere se fosse passata una simile
ipotesi: "sarebbe stata data carta bianca a tutti i maniaci della repressione che
-si sa- non mancano nei ranghi della polizia e della magistratura".
Spinta dallinasprirsi della repressione, la questione dei prigionieri politici ha
acquisito una significativa rilevanza politica per le implicazioni dirette e indirette che
pone, riflesse anche dalla consistente e continua mobilitazione popolare. La principale
rivendicazione dei prigionieri, per il tramite dellassociazione Patriottu che
li sostiene e li rappresenta, è quella dellottenimento dello statuto politico. La
ministra della giustizia, Gigou, mostra il più completo disinteresse alle loro richieste.
Il paradosso è che la 14ª sezione speciale cosiddetta antiterrorista è per definizione
politica, mentre i militanti imprigionati sono sottoposti ad un sotto-regime di diritto
comune, in condizioni di sorvegliati speciali. Il trattamento, paradossale appunto e
arbitrario, coinvolge "i nazionalisti, siano essi militanti politici, sindacalisti
o giornalisti, mentre linsieme dei dossier che li accusa si appoggia su poco o nulla
di elementi giuridici degni di questo nome. Ciò si chiama né più né meno: delitto
dopinione". Il tutto, concretamente, si traduce con:
- una dispersione in diverse prigioni e altri centri di detenzione, allinterno dei
quali i prigionieri sono ripartiti in blocchi e divisioni;
- un isolamento praticato in particolare allinizio della prigionia;
- la posta costantemente soggetta a censura, sempre rallentata spesso mai ricevuta;
- la riduzione delle attività;
- una distribuzione alimentare carente ed una condizione sanitaria "intollerabile";
- perquisizioni continue nelle celle;
- perquisizioni corporali umilianti e degradanti;
- colloqui limitati nel tempo e nel numero;
- comportamenti vessatori da razzismo anti-còrso da parte di responsabili dei centri di
detenzione e di guardie di sorveglianza.
Cè chi si interessa -peraltro in modo più che legittimo- al Chiapas e guarda però
con sufficienza e diffidenza alla lotta del popolo còrso. "La Corsica non è il
Chiapas", ovviamente. Resta tuttavia che loppressione -fossanche di
ineguali proporzioni- è sempre insopportabile. In Chiapas un tentativo non completamente
riuscito di confische delle terre a profitto di latifondisti e transnazionali interessate
allo sfruttamento di petrolio e uranio, in Corsica speculazione fondiaria recentemente
riattivata a favore di una repressione mirata sul solo movimento di liberazione nazionale.
Anche in Corsica il nazionalismo può rivendicare il dato acquisito del radicamento
popolare, nonostante gli ultimi anni abbiano segnato leliminazione fisica di alcuni,
larresto di altri, una criminalizzazione sistematica, lequiparazione del
movimento a "organizzazione mafiosa" condotta innanzitutto
dallapparato massmediatico coloniale e, non ultimo, il tentativo -già avviato
dallallora ministro dellinterno Joxe nel 1989- di dividere il nazionalismo con
il principale obiettivo di creare una casta di favoriti che avrebbe costituito così, a
buon mercato, il nuovo clan dellanno Duemila, totalmente asservito allo Stato "per
quarantanni". La Francia non sarà più credibile finché, nel trattamento
del problema còrso, oscillerà tra il bastone del gendarme e misure
dassistenzialismo indegne della sue capacità reali. Il riconoscimento, di diritto,
del popolo còrso costituisce la pietra angolare per la costruzione di un dialogo di pace.
La sfida comunque consiste nella capacità di dare sostanza al progetto di società e di
radicale alternativa politico/economica al sistema dominante che si è voluto sintetizzare
nella prospettiva "indipendentista" esplicitamente richiamata. Su queste
scelte strategiche decisive si giocherà infatti nei prossimi anni la credibilità
politica di una forza che solo nel passaggio di unautentica liberazione nazionale sa
che sarà possibile concretizzare quella prospettiva.