CORSICA/ ZONA FRANCA... PER CHI?
Lidea non è nuova. Rimanda ad una formula altrove applicata
con effetti devastanti per le popolazioni. Nellarchitettura economica
disegnata secondo le direttrici capitaliste, la zona franca si inscrive a pieno
titolo come spazio di convergenza economico/finanziario defiscalizzato per transazioni
e scambi del tutto slegati dal controllo -e dal beneficio- del popolo che la
ospita. Il numero di queste zone franche, disseminate nelle aree
più marginalizzate o al crocevia degli scambi di quelle avanzate, è in continua
crescita. Il governo Juppè -dintesa con Jacques Chirac-
ha espresso il proposito di fare dellisola una grande zona franca, perlomeno
fino ai primi anni del prossimo decennio. Un disegno -sempre ammesso che ci
sia lavallo non scontato della commissione europea di Bruxelles- che si
inquadrerebbe nel più generale piano di defiscalizzazione di recente varato
su scala minore -con i favori della commissione- per circa 40 periferie urbane
disastrate economicamente e socialmente. La sostanza del progetto non è ancora
chiara. I dettagli, ha dichiarato Juppé, saranno noti a giugno, ma i rischi
che la Corsica possa diventare come Tangeri o la Cuba di Batista ci sono tutti.
Le intenzioni di Parigi sono chiare: porre un freno al progetto indipendentista
di sovranità nazionale, imbrigliare la spinta di una radicale trasformazione
egualitaria e sociale, stroncare con qualsiasi mezzo la lotta armata che materialmente
ha rappresentato e rappresenta un ostacolo al dispiegarsi incontrastato del
libero arbitrio coloniale. Per questo, ignorando nel modo più assoluto
il terreno politico, si intende privilegiare solo quello economico con qualche
provvedimento para/assistenziale e speculativo. Nessun riconoscimento politico
dellesistenza del popolo còrso, che per Parigi resta una componente francese,
nessun atto che possa innescare un processo pacifico, negoziale, verso lautodeterminazione.
Privilegiando una ben precisa componente isolana -commercianti, imprese, artigiani-
con lesenzione al pagamento di tasse ed oneri sociali, si cerca di acquisire
unarea che abbia interesse a rimanere sotto il controllo coloniale francese
e si spera, innescando un processo di proliferazione di piccole/medie imprese
-"modello Nord-Est"?- di fare terra bruciata alle istanze di
liberazione soprattutto della componente nazionalitaria più organizzata, più
radicale e radicata nel consenso popolare come la Cuncolta Naziunalista
(partecipe, insieme ai Verdi Corsi, di Corsica Nazione) e di stemperare
lazione armata di bassa ma costante e martellante intensità del Fronte
di Liberazione Naziunale di a Corsica - canale storico. Continui -e sempre
meno tollerati- gli attacchi contro commissariati, sedi di amministrazioni,
case di magistrati, banche, strutture turistiche legate alla speculazione ambientale,
ecc.
Più crudamente, per dire le cose come stanno, Parigi sta ponendo il problema
in termini di prezzo. Al rialzo, visti gli esoneri fiscali di vario tipo e i
trasferimenti di capitale da parte dello Stato che da decenni gonfiano le tasche
di potentati economico-finanziari e politici -clan locali soprattutto- lasciando
scivolare sempre più nel degrado e nella miseria un popolo e la sua terra.
Il processo costitutivo di questa possibile zona franca è comunque tuttaltro
che scontato. Nel pieno del dibattito che anche in Francia ha fatto seguito
alla proposta governativa, Charles Pieri, esponente della Cuncolta
Naziunalista intervistato il 28 maggio da Le Monde, aveva ribadito
"in ordine decrescente, le principali rivendicazioni: riconoscimento
del popolo corso, avvio di un processo di sviluppo economico, realizzazione
di un sistema educativo specifico, ufficializzazione della lingua corsa, riforma
del quadro istituzionale, con in particolare la cancellazione dei dipartimenti".
E in mancanza di risposte adeguate "si potrebbero temere ore nere per
la Corsica e ore difficili per la Francia, nella misura in cui il periodo di
fine 95 -una quarantina di amministrazioni colpite da attentati- è stato
a mio avviso la soglia minima sotto la quale il FLNC non scenderà. Visto il
materiale mostrato nellultima conferenza stampa (nella notte tra l11
e il 12 gennaio, in presenza di 600 militanti con il passamontagna ed armati),
il FLNC ha i mezzi per seminare inquietudine. In questo momento penso ancora
che ci siano delle possibilità per propagare la pace se il governo lo desidera.
In caso contrario, è più che probabile che il FLNC agirà nellEsagono.
Ha dimostrato, nei periodi forti della sua storia, che poteva colpire, a Parigi,
ministeri o amministrazioni. Lattuale processo di pace è unopportunità
storica. Ad unoccasione storica mancata può corrispondere una risposta
militare altrettanto importante. Ma né la Corsica né la Francia dovrebbero aver
bisogno di questo genere di dimostrazioni...". Indignate le reazioni
in tutto larco costituzionale francese. Lo stesso Juppé indicava nella
"fermezza" la linea governativa, e nella "sicurezza"
e lo "sviluppo economico" le priorità. Aggiungendo significativamente
che "la scommessa della zona franca apparirà come una falsa buona idea
se la pace pubblica non sarà ristabilita in Corsica". Una pace che,
secondo governo e media francesi, verrebbe turbata da quella che è stata definita
una "mattanza tra nazionalisti", guardandosi bene dallanalizzare
origini, ragioni, dinamiche, responsabilità. Lintento è di screditare
la componente nazionalitaria più avanzata nelle sue tesi facendo passare lidea
di una irreversibile frantumazione "in mille rivoli di lotte intestine".
Un quadro descritto in termini inquietanti -e confusi- come un magma indistinto
di egemonismo militar-sanguinario e di criminalità comune dove sotto tiro è
in realtà il "blocco Cuncolta-FLNC storico". Una campagna di
aggressione che potrebbe aggravare i già alti livelli raggiunti.
Parigi rivestirebbe un ruolo di mediazione e pacificazione. Di fatto interloquisce
con trattative semisegrete con quella controparte -il FLNC storico- che
dimostra di essere irriducibile a pratiche assimilatorie e normalizzatrici con
la sua pratica di lotta. Le immagini televisive della conferenza stampa notturna,
nella boscaglia, dell11 gennaio scorso (600 militanti mascherati e armati
di tutto punto -kalashnikov, armi anticarro, missili Stinger, ecc.- davanti
a decine di giornalisti, alla vigilia della visita in Corsica del ministro dellInterno
Jean Louis Debrè), pur sminuite da taluni a rango di "parata",
hanno trasmesso a Parigi un messaggio inequivocabile. Che non ha ovviamente
mancato di suscitare indignazione e preoccupazione in tutto lo schieramento
-di governo e di opposizione- francese.
Che gli effetti delleventuale trasformazione della Corsica in zona franca
possano essere tuttaltro che felici emerge dalla dichiarazione di metà
aprile del Fronte: "...Lannuncio di una rottura con il diritto
comune francese rappresenta un passo in avanti. Non bisogna dimenticare che
da decenni lamministrazione francese ha cercato di smantellare la nostra
specificità fiscale. Questa ora è riconosciuta, il che rappresenta manifestamente
una conquista della lotta nazionale. Tuttavia dovremo dimostrare molta attenzione
sulla natura della zona franca che sarà istituita. Se si tratta di favorire
la penetrazione in Corsica di capitali di origine dubbia, ci opporremo con i
mezzi che ci sono propri. A questo riguardo il Codice degli Investimenti, una
delle nostre rivendicazioni fondamentali, è più che mai una assoluta necessità.
Se peraltro si tratta di creare una zona di non diritto sociale, ci opporremo
ugualmente. Quale che sia la sua forma e la sua denominazione, la nostra deroga
fiscale non dovrà solamente servire gli investimenti, ma allo stesso modo limpiego,
la formazione, il livello dei salari. In una parola, che ad avvantaggiarsene
sia linsieme del nostro popolo...".
Jean-Guy Talamoni, eletto della coalizione Corsica Nazione allAssemblea
Territoriale Corsa, in unintervista (giugno 96) a Herria Eginez,
mensile basco, rimarcando che la questione fiscale non attiene solo al campo
economico, ma è anche una sfida in quello sociale e culturale, esprimeva la
convinzione che lannuncio della zona franca sia stato fatto dal governo
francese "per tentare di condizionare lopinione pubblica sulla
necessità di affrontare energicamente la problematica economica corsa".
Una proposta dal contenuto "molto generico e vago". "Di
questa proposta -aggiunge- si deve unicamente tenere in conto il compromesso
dello Stato francese di trattare lassunto della fiscalità corsa, in maniera
derogatoria", cosa che Talamoni giudica allo stato attuale "buona".
"Comunque, assicura, abbiamo una serie di proposte che renderemo
di dominio pubblico nei prossimi mesi -tra cui la "territorializzazione"
delle imposte- che si inscrivono in un processo di responsabilizzazione che
contrapponiamo alla pratica assistenzialista del chiedere sempre maggiori sovvenzioni
allo Stato francese"...
Insomma, la Corsica non è ancora "normalizzata" e per chi intende
continuare a battersi per un ben diverso domani si preannunciano giorni non
facili.