CENNI STORICI SULLA CLASSE OPERAIA BASCA

La rivoluzione industriale si è sviluppata parallelamente ad una struttura sociale precapitalista, che viveva essenzialmente di allevamento e d'artigianato e che fu smantellata dalle guerre carliste. Le miniere di ferro di Bizkaia erano controllate dal sistema forale e debolmente sfruttate. La fine dell'ultima guerra carlista (1879) apre il mercato dello Stato spagnolo e lo sfruttamento massiccio delle miniere di ferro. Queste saranno il motore iniziale dell'industrializzazione di Euskal Herria. A questa realtà si unisce l'origine geografica, sociale e culturale dei lavoratori. Una profonda crisi nell'allevamento produce una manodopera abbondante e a buon mercato. Le condizioni di sfruttamento estremo nelle miniere spingono gli operai autoctoni a scegliere l'emigrazione in America o un lavoro complementare nell'industria nascente. Praticamente tutta la manodopera degli sfruttamenti minerari è d'origine straniera in Euskadi. A lungo i partiti ed i sindacati che si rifanno allo Stato saranno l'unico riferimento politico e sindacale della classe operaia. Il Partito Nazionalista Basco (PNV), nato alla fine del secolo, si batterà per un ritorno alla società precapitalista nella quale i recenti immigrati non avranno posto. Questo partito non offrirà alcuna alternativa allo sfruttamento degli operai e resterà insensibile alle loro rivendicazioni. Inoltre i partiti e i sindacati di riferimento statale resteranno estranei alla problematica nazionale basca. Due sindacati si spartiranno la maggioranza della classe operaia durante il periodo anteriore alla II Repubblica: l'UGT tra gli immigrati e l'ELA tra gli autoctoni.

L'UNIONE GENERALE DEI LAVORATORI (UGT)

Questa organizzazione potente e molto influente è nata in Bizkaia nel 1888 ed ha conosciuto due periodi diversi. Quello che va dal 1888 fino al 1914 e durante il quale il suo dirigente socialista Perezaga imprime al sindacato un orientamento rivoluzionario: nelle condizioni di sfruttamento subite dai lavoratori, orienterà questi ultimi a realizzare un cambiamento di società più in accordo con i loro interessi, ossia socialista. Nel 1914, Prieto prende la testa e dà al sindacato un orientamento più moderato, assimilabile dal capitale e senza volontà di cambiamento radicale della società. Per ciò che riguarda la problematica nazionale basca non ci sono differenze tra i due periodi: le lotte della nazioni senza Stato sono considerate caratteristiche della piccola borghesia per difendere i suoi interessi di classe. In nessun momento si pensa che i lavoratori siano interessati a prendere la testa della liberazione nazionale in difesa dei loro interessi. Questo sindacato si dice internazionalista ma il suo internazionalismo passa per il nazionalismo spagnolo.

IL SINDACATO DEGLI OPERAI BASCHI (SOV)

È creato nel 1911 dal PNV, sotto la sigla SOV per controbilanciare l'influenza crescente della UGT che prendeva la testa delle rivendicazioni contro lo sfruttamento impietoso degli uomini, delle donne e dei bambini, contro i salari di miseria, le giornate di dodici ore, ecc. Sin dalla sua fondazione si caratterizza come difensivo ed antisocialista. Il presidente della Federazione di Bizkaia, T. Beascoechea, diceva: "La nostra organizzazione è stata costituita non soltanto contro la classe padronale ma soprattutto perché non possa agire impunemente una tirannia che potremmo chiamare rossa...". La prima caratteristica di questo sindacato è il baschismo: gli aderenti devono avere uno dei nomi di origine basco. Il secondo è il cattolicesimo: l'aderente deve provare la pratica della religione cattolica, apostolica e romana; nessun socialista poteva essere membro del SOV. La terza è l'armonia delle classi: la linea d'azione rifiuta ogni scontro con il capitale per raggiungere la terza via che è qui privilegiata: la trasformazione del salariato in forme associative che conducano alla cooperativa di produzione. Poiché questo obiettivo sembrava abbastanza lontano, era necessario aspettare che le relazioni tra le classi non si deteriorassero, ma che migliorassero. Fino al 1933 questa organizzazione era qualificata come "gialla" dalle altre organizzazioni sindacali. Nella lotta contro i "rossi" dell'UGT, involontariamente forse, il SOV ha sostenuto alcuni padroni, principalmente nazionalisti, che hanno favorito il suo insediamento nelle fabbriche per evitare la presenza dell'UGT. L'attitudine del SOV, diventato ELA-STV, diventerà più radicale durante gli anni 1934-1935 e lotterà fermamente contro il fascismo nascente. ELA e UGT entreranno nella clandestinità dopo la vittoria fascista del 1939 e, a parte qualche sciopero politico, resteranno in letargo fino al 1976.

LA PRIMAVERA DEGLI ANNI SESSANTA

Durante gli anni Sessanta, nel campo antifranchista, la lotta nazionale era diretta dal nazionalismo borghese e la lotta per la liberazione sociale era condotta da organizzazioni di riferimento statale, chiaramente spagnoliste nella loro posizione sulla problematica nazionale basca. Sin dalla sua Prima Assemblea, ETA rifiuterà il razzismo e si pronuncerà per la difesa della lingua come fattore fondamentale dell'identità di un popolo e si dichiarerà aconfessionale; altrettanti elementi che segneranno la differenza con il nazionalismo storico del PNV. La Quinta Assemblea (1967) definirà l'opzione secondo la quale non c'è liberazione nazionale senza liberazione sociale, che non ci sono uomini e donne libere in un popolo sottomesso e che non ci sono popoli liberi sotto lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. La realizzazione di questa teoria sarà il fronte operaio attraverso il quale ETA tenta di far convergere le rivendicazioni nazionali e le lotte operaie. Questo fronte non conoscerà uno sviluppo sufficiente perché la massiccia repressione scatenata dall'apparato franchista decimerà i quadri successivi. Di questa volontà di separazione organica e da un periodo di gestazione ideologica agitata nasceranno i LAB e le Commissioni Operaie. Le prime CO appariranno nel 1964, come gruppi di coordinamento delle commissioni dei lavoratori delle fabbriche; avranno un peso importante ma non quella dinamica nazionale che molti abertzale hanno tentato di imprimere. I LAB -Langile Abertzaleen Batzordeak, Commissioni Operaie Abertzale- nascono nel 1974, sostenendo di voler riprendere lo spirito delle commissioni che, durante il franchismo, dibattevano e decidevano dell'avvenire degli operai sotto forma di assemblee composte da tutti gli operai delle fabbriche. "Le assemblee sindacali rappresentano l'organo supremo di funzionamento non solo in termini astratti ma come reale strumento decisionale al punto che il sindacato come tale (apparato e funzioni), non partecipa a nessuna trattativa con il padrone. Sono le delegazioni negoziatrici elette direttamente dalle assemblee dei lavoratori in lotta (a prescindere cioé dalla loro appartenenza sindacale) che dovranno trattare e definire le piattaforme rivendicative. Il sindacato sottopone infine il suo stesso scioglimento alle assemblee di fabbrica. Il LAB è quindi più uno strumento di coordinamento o di organizzazione delle lotte, che un vero e proprio apparato sindacale" (in L. Bruni, Storia dell'ETA, Tranchida ed.; il testo integrale del programma, della strategia e del funzionamento interno pp 201/204). LAB considera anche che la liberazione nazionale e la liberazione sociale fanno parte della stessa lotta e la forma del sindacato è adottata dopo la riforma politica del 1977. LAB mantiene ancora le sue caratteristiche di sindacato socio-politico e i suoi modi d'azione politica, ideologica e rivendicativa.

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