LIBERAZIONE NAZIONALE E ANTIMILITARISMO IN EUSKAL HERRIA
Migliaia di giovani baschi rifiutano il militarismo: la follia delle "spese di funzionamento" e le vendite di armi. Ma accanto agli obiettori ci sono anche i non-sottomessi, che coniugano liberazione nazionale e antimilitarismo. Un fenomeno giovanile che preoccupa fortemente lo Stato (spagnolo e francese). Il loro numero complessivo è in questi anni cresciuto rapidamente.
Profondamente radicata nella storia del popolo basco, alla fine
dell'Ottocento la pratica della non-sottomissione trova gli abertzale, i socialisti e gli
anarchici come le uniche forze politiche a opporsi alle guerre colonialiste e a difendere
l'antimilitarismo. Si può notare che la via militarista presa dal PSOE (NATO, guerra
contro l'Iraq) non ha niente a che vedere con la linea precedente.
Durante gli anni Settanta, solo le ragioni religiose erano ammesse e il movimento di
obiezione era molto marginale.
La prima Legge di Obiezione di Coscienza era accompagnata dal "delitto"
di rifiuto di obbedienza e la legge di amnistia del 1976 graziava 220 non-sottomessi su
285 condannati. La lotta per l'obiezione si è costantemente rafforzata negli anni
seguenti.
Alle motivazioni religiose degli anni Settanta se ne sono aggiunte altre di diversa natura
e la Legge di Obiezione di Coscienza ha presto raccolto critiche per il suo carattere
retrogrado e restrittivo. La pressione sociale è diventata costante e nel 1984 il numero
di obiettori raggiunge la cifra di 23mila per lo Stato spagnolo. Il governo PSOE risponde
alla pressione -il 28 dicembre dello stesso anno- con una nuova Legge di Obiezione di
Coscienza, con il Servizio Sociale Sostitutivo e una commissione speciale per troncare i
conflitti: il Consiglio Nazionale degli Obiettori di Coscienza. Questa legge non tiene
conto della base sociale dell'obiezione, che non è riconosciuta come un diritto
dell'uomo; il non espletamento del servizio sociale può essere sanzionato dai due ai tre
anni di prigione. Parallelamente il governo, un po' per ammorbidire la situazione, un po'
per levarsi un peso ingombrante, accorda l'amnistia a 22mila giovani. Il Difensore del
Popolo, cosciente dell'opinione pubblica sfavorevole, presenta un ricorso di
incostituzionalità e nel 1987 il tribunale costituzionale rigetta il ricorso mentre i
processi e le incarcerazioni seguono il loro corso.
Il movimento contro il servizio militare è sempre stato diviso: da una parte il gruppo
MOC combatte il servizio militare obbligatorio esclusivamente con l'obiezione, rifiutando
così altre forme di rifiuto dell'esercito spagnolo. Non prende in considerazione la
questione nazionale, non adatta cioé la lotta contro il Servizio Militare Obbligatorio
alla situazione di Euskadi e si attiene ad una strategia su tutto lo Stato spagnolo e lo
Stato francese (dove MOC anche esiste). Le sue analisi sono ritenute -da Jarrai, ad
es.-interessanti, ma universali e molto teoriche. I non-sottomessi abertzale si trovano in
disaccordo con l'analisi di partenza (MOC non accetta infatti la coscienza nazionale che
è il motore della non-sottomissione) e di conseguenza le strategie sono diverse. Ciò non
ha impedito un lavoro comune in dibattiti pubblici, manifestazioni, sostegno ai
prigionieri, anche se ultimamente la posizione di MOC, in Euskal Herria, per timore che la
criminalizzazione della sinistra abertzale la coinvolga, si è situata nella linea del
Patto di Ajurienea dei partiti riformisti e partecipa di fatto al tentativo di isolarla.
Durante tutti questi anni la sinistra abertzale si è limitata al "rifiuto di
questo tipo di servizio militare" sostenendo il movimento Jarrai, che articola
antimilitarismo e liberazione nazionale. Nel 1985, una nuova organizzazione prende parte
alla lotta contro il servizio militare: Kakitzat, che incentra la sua azione
sull'obiezione di coscienza, e, a differenza di MOC, con la presa in considerazione di
tutte le azioni possibili contro l'esercito. Nel 1984 si era costituita come coordinamento
di alcuni gruppi antimilitaristi mantenendo la massima apertura, ma senza partecipare a
dibattiti ideologici. Secondo Jarrai, la sua indefinitezza teorica l'ha portata, nella
pratica, a seguire le posizioni di MOC. Come si può vedere, dunque, le opzioni sono
troppo diverse per rendere la lotta contro il servizio obbligatorio effettiva, malgrado un
numero consistente di mobilitazioni abbia permesso l'estensione della coscienza
antimilitarista. Lo Stato fa di tutto per disarticolare il lavoro politico dei diversi
movimenti d'opposizione: controllo delle liste di coscrizione, campagne per il Servizio
Sostitutivo, manipolazione del numero di obiettori, ecc.
Parallelamente al radicarsi del movimento di liberazione nazionale, la scelta strategica
di non servire lo Stato si fa largo tra i giovani, ingrossando le fila dei non-sottomessi.
All'interno di MOC e Kakitzat il dibattito si fa acceso e MOC registrerà la scissione del
Gruppo per l'Obiezione di Coscienza, organizzato da giovani del PSOE e di EE che vedevano
il movimento di non-sottomissione prendere una posizione troppo radicale per i loro gusti
e sostenevano la necessità di lavorare alla ricerca di riforme democratiche all'interno
del sistema legale. Le azioni dei non-sottomessi si sviluppano in modo coerente: rinvio
delle cartoline militari, rifiuto di spiegare le ragioni davanti al tribunale speciale,
assunzione pubblica del "delitto" (cfr. sopra).
In Iparralde (Paesi Baschi del nord, sotto occupazione francese) la non-sottomissione ha
profonde radici storiche, direttamente legate alla mancanza della coscienza e
dell'estensione della cultura francese, con un reclutamento marginale e spesso costituito
da mercenari. Le sole cifre conosciute della guerra del '14-'18 indicano in migliaia i
disertori e i non-sottomessi; nei decenni seguenti, sono l'insegnamento e la repressione
ad ancorare la "coscienza francese", al punto da rendere minoritaria la
non-sottomissione. Negli anni Settanta il servizio sociale viene rifiutato da 80 obiettori
e diverse mobilitazioni hanno luogo nel decennio seguente; 4 i non-sottomessi e 90 gli
obiettori, ma occorre ricordare che si tratta di situazioni personali in assenza di
campagne organizzate su tutta Iparralde. Nel '91, Patxa organizza una campagna
antimilitarista e 3 giovani optano per la non-sottomissione; ciò avrà una grande eco per
la presa di coscienza dei giovani abertzale. Questo rilancio conosce anche una
collaborazione di lavoro con le organizzazioni di Euskadi sud e la promozione di diverse
manifestazioni nazionali. Infine nasce MAIA (contro il militarismo e per la
non-sottomissione) che riunisce EMA gazte, Patxa, Iega e diversi indipendenti. Su
Iparralde si strutturerà attraverso comitati locali e un coordinamento durevole; la larga
partecipazione dei giovani e la durata della lotta porteranno una migliore definizione
degli obiettivi e delle attività. L'analisi di Maia evidenzia gli effetti importanti
della lotta di non-sottomissione:
- l'essere un fattore di incontro tra i giovani; la diversità delle opinioni, così come
i dibattiti inerenti, costituiscono una scuola di militanza per i giovani abertzale.
- allarga il movimento abertzale su un nuovo settore sociale;
- svela il vero volto dello Stato francese che utilizza a più riprese l'etichetta "terrorista"
e consimili, e che di fatto criminalizza i giovani.
- la coscienza nazionale conosce una progressione significativa tra i giovani che
approfondiscono il concetto di Euskal Herria inteso come nazione.
- il progetto di società del movimento abertzale beneficia di riflessioni importanti
sull'organizzazione della futura società, sul concetto di indipendenza e su tanti altri
temi.
Sulla strada dell'unità
I gravi dissensi esistenti al momento dell'adozione della Legge di
obiezione del 1984 si attenuano poco a poco; così MOC approfondisce il livello di
contestazione allo Stato che presuppone la non-sottomissione e gli riconosce adesso una
grande efficacia di fronte alla legge. Intanto il numero di obiettori è del 12% nel 1989,
del 28% nel 1990 e del 44% nel 1991. Quello degli non-sottomessi è dell'1% nel 1989, del
2% nel 1990 e del 5,2% nel 1991.
Le diversità di opinione di tutti quelli che compongono la società basca si ritrovano,
al di là delle mobilitazioni unitarie, nelle diverse forme di rifiutare il servizio
militare obbligatorio. Ultimamente, però, "realizzare l'organizzazione
dell'unità" è una questione che sta trovando molto seguito. Qualche anno fa
sarebbe stato impossibile affermare che tutti i giovani dei vari raggruppamenti
antimilitaristi avrebbero operato un giorno nella stessa organizzazione, ma oggi alcune
porte sono aperte. Durante le Assisi Nazionali di Kakitzat, l'unità di tutti i
non-sottomessi è stata reclamata così come la coorganizzazione delle mobilitazioni con
MOC.
Principalmente due le ragioni che spingono all'unificazione:
1 - i rischi e le difficoltà nel condurre una lotta così dura. Dalla legge del 1984,
tutti gli sforzi dello Stato hanno puntato alla divisione delle organizzazioni e allo
scontro delle opinioni; l'unione è una questione di vita o di morte per la continuità
della lotta;
2 - i non-sottomessi, quelli che sono nel cuore stesso di questa lotta, esigono l'unità.
Già più di 20 gruppi si sono costituiti localmente, talvolta senza una strategia ben
definita.
La situazione attuale
Dopo la prima impennata, il numero di non-sottomessi si è mantenuto lo
scorso anno stabile. D'altronde lo Stato utilizza una repressione selettiva cercando la
scissione tra le diverse tendenze di questo potente movimento. Alle misure coercitive
abituali, se ne sono affiancate altre più 'dolci', in particolare l'applicazione
obbligatoria del terzo grado di imprigionamento (libertà di giorno, prigione di notte)
che cerca di staccare quelle fasce più 'morbide' di giovani che si oppongono al Servizio
Obbligatorio da una pericolosa radicalizzazione e aprire la strada anche a soluzioni
individuali. L'applicazione della "3^ categoria", che resta comunque una
misura repressiva, mira a disinnescare, infatti, il grande potenziale di sensibilizzazione
che hanno le pene sistematiche di carcerazione e a creare sfaldamento. È significativo in
tal senso che agli arresti successivi ai processi si assista -anche in assenza di
'motivazioni obiettive'- a diversificazione delle pene e ad applicazioni diverse di
categorie tra i detenuti. Viene mantenuta, invece, una dura repressione nei confronti dei
non-sottomessi, ovviamente per contenerne il numero e per ammorbidire il movimento sociale
che lo sostiene.
I processi sono diventati il pane quotidiano, soprattutto in Nafarroa. Diverse sono le
ragioni che spiegano perché questa provincia sia stata scelta come obiettivo: provare un
campo di sperimentazione, voler far credere che la soluzione di questo problema sia
giuridico, ecc. Il governo ha esercitato uno stretto controllo sulle mobilitazioni che
hanno accompagnato i tanti processi celebrati in questi mesi in Nafarroa. Lo Stato si sta
sforzando di diffondere socialmente l'idea che la soluzione è solo giudiziaria e che il
problema dei non-sottomessi è solo un problema di tribunali. Dà, quindi, a un problema
politico, una soluzione che non è politica.
L'ala più radicale del fronte antimilitarista, quella dei non-sottomessi appunto, ritiene
possibile che lo Stato stia per procedere ad una riduzione delle pene e, in certi casi,
addirittura alla depenalizzazione, sempre ancorando -purtuttavia- la questione al piano
giuridico. Benché la depenalizzazione sia una tappa intermedia prima della scomparsa
totale del Servizio Obbligatorio, ci si rende conto che, al di là del possibile risultato
positivo, deve essere decisamente contrastato il vero obiettivo dello Stato di svuotare
tutto il potenziale di sensibilizzazione, di scontro e di messa a frutto politica
posseduti dalla lotta di non-sottomissione nell'area giovanile. Il dibattito della fase
attuale mira a trovare risposte adeguate.
Municipalità non-sottomesse
Diverse municipalità hanno votato delle mozioni che rifiutano di
collaborare con l'esercito e si propongono di appoggiare i non-sottomessi e gli obiettori.
La prima a farlo è stata Antzuola nel 1987. Nel 1990 sono 40 ad adottarne una, proposta
da Herri Batasuna (organizzazione indipendentista di Euskadi sud):
"Il rifiuto della gioventù basca al Servizio Militare Obbligatorio (SMO)
attuale aumenta di giorno in giorno, prendendo nella maggior parte dei casi la forma di
proteste attive. Queste hanno avuto come unica risposta la repressione, mettendo in
evidenza il carattere eminentemente antidemocratico dell'istituzione militare. Così non
possiamo dimenticare la limitazione delle libertà democratiche che suppone l'esistenza
della Legge d'Obiezione di Coscienza. Di fronte a ciò, dobbiamo per lo meno difendere il
diritto di tutti i giovani baschi di rifiutare di servire l'esercito spagnolo.
Nel Capitolo delle violazioni di Libertà c'è una menzione speciale per il Servizio
Sociale Sostitutivo (SSS) nella Legge d'Obiezione di Coscienza, come strumento di
costruzione del collettivo degli obiettori. L'applicazione del SSS, però, avrebbe delle
conseguenze nefaste per il mondo del lavoro poiché potrebbero essere occupati degli
obiettori come mano d'opera gratuita, anziché disoccupati.
Di conseguenza, questo consiglio municipale adotta:
1- Rifiutare ogni tipo di collaborazione con l'esercito spagnolo.
2- Non ammettere obiettori che vogliono fare il Servizio Sostitutivo, rifiutando la Legge
di Obiezione.
3- Proclamare il diritto dei giovani baschi a rifiutare lo SMO.
4- Nel caso in cui un giovane del posto sia detenuto e perseguito per l'obiezione,
assicurargli aiuto e sostegno al processo.
5- A proposito di tutte queste decisioni, la municipalità attiverà un servizio di
informazione per tutti gli abitanti interessati.
CRONOLOGIA
1970: il governo centrale prepara il primo progetto di legge
dell'Obiezione di Coscienza che prende in considerazione unicamente le motivazioni
religiose.
1971: lo Stato spagnolo istituisce il "delitto" di Rifiuto dello SMO
(Servizio Militare Obbligatorio) con una pena dai 3 agli 8 anni di reclusione.
1976: la "ley de Amnistia" stabilisce la grazia per 220 obiettori.
Precedentemente 285 obiettori erano stati condannati a 3.218 anni di reclusione di cui
1.904 sono stati scontati. Per la 1ª volta, una legge d'Obiezione di Coscienza esiste
sullo Stato spagnolo.
1977: in attesa dell'applicazione della legge sull'Obiezione di Coscienza, un decreto
sull'"Incorporazione a termine" vede la luce: chi si dichiara obiettore
passa alla riserva.
1979: il Movimento per l'Obiezione di Coscienza indice il suo primo congresso nell'ambito
dello Stato spagnolo. Diverse dozzine di obiettori di Iparralde rifiutano il servizio
sostitutivo.
1983: i gruppi di Orereta, Azpeitia, Azkoitia e Donostia costituiscono il Coordinamento antimilitarista di Gipuzkoa che nel 1984 creerà Kakitzat.
1984: il PSOE adotta la Legge di Regolamentazione dell'Obiezione di Coscienza e del Servizio Sociale Sostitutivo. L'obiezione non è un diritto e la condizione di Obiettore è attribuita dal Consiglio Nazionale dell'Obiezione di Coscienza di Madrid. L'obiettore è penalizzato da un servizio sociale che dura il doppio dello SMO.
1987: l'Assemblea dell'Obiezione di Coscienza (AOC) è creata a Euskal
Herria sud. Antzuola è la prima municipalità basca a rifiutare ogni collaborazione con
l'esercito spagnolo.
1988: il governo centrale approva il regolamento del Servizio Sociale Sostitutivo e la sua
durata è fissata a 18 mesi. Durante l'assemblea di Orio 200 obiettori decidono la
disobbedienza alla chiamata di leva: la non-sottomissione è appena nata.
1989: il potere è alle prese con l'applicazione della Legge d'Obiezione di Coscienza e
del Servizio Sociale Sostitutivo. Il primo obiettore non-sottomesso che si presenta alla
caserma d'Araca (Araba) crea la sorpresa. Sarà arrestato al termine dei 20 giorni e
lasciato in libertà condizionale 7 giorni più tardi. 20.000 obiettori sono ufficialmente
passati alla riserva durante quest'anno che vedrà i 2 primi processi per il rifiuto del
SMO e il tasso di non-sottomissione all'appello raggiunge l'1.09 in Euskal Herria.
1990: in febbraio, Jarrai adotta la non-sottomissione. L'applicazione della Legge d'Obiezione di Coscienza è un fallimento evidente e il Servizio Sociale Sostitutivo non serve a granché poiché il 94% degli obiettori non vi sono convocati.
40 municipalità basche si dichiarano non-sottomesse e rifiutano di collaborare con l'esercito. Il numero dei non-sottomessi raggiunge il 2% delle chiamate di Euskadi Sud.
1991: il numero dei non-sottomessi è del 5% e l'insieme dei non-sottomessi e degli obiettori rappresenta il 50% dei giovani baschi chiamati al SMO, durante l'anno, in Euskadi Sud. 10 processi saranno organizzati contro alcuni non-sottomessi. PATXA organizza una campagna contro l'esercito francese e alla fine dell'anno Iparralde conoscerà i suoi primi 3 non-sottomessi.
1992: EMA gatze, Patxa, Iega e alcuni Indipendenti sono all'origine del movimento pro non-sottomissione Maia, di Iparralde. I 3 non-sottomessi sono gettati in prigione e inizieranno uno sciopero della fame. Ci saranno altri 5 non-sottomessi per la fine dell'anno. Una nuova Legge del servizio militare rappresenta l'ultima speranza per eliminare la contestazione dovuta alla non-sottomissione. L'Obiezione è al 37% e la non-sottomissione al 4%; queste cifre sono la conseguenza delle forti pene attribuite ai non-sottomessi.
1993: il SMO è ridotto a 9 mesi sullo Stato spagnolo. Due giovani di Iparralde si dichiarano non-sottomessi.