Abbiamo incontrato, a Roma, Bashir Mustapha Sayed, ministro degli affari esteri e cooperazione della Repubblica Araba Democratica Saharawi (poco prima che, secondo il meccanismo di rotazione degli incarichi in uso tra i Saharawi, divenisse ministro della Sanità).
SAHARAWI/ DUE DOMANDE A BASHIR MUSTAPHA SAYED
Questo sembra essere un anno decisivo per il destino del vostro popolo,
visto che è stata fissata una data per il referendum di autodeterminazione. Dico
"sembra" perché in passato il processo di pace ha subìto delle interruzioni.
Puoi aggiornarci sulla situazione?
In seguito ai negoziati di Baker, agli accordi raggiunti a Houston, conclusivi di quelli
di Londra e Lisbona, il processo di pace -che dal '96 aveva trovato un freno nel
meccanismo dellidentificazione- è ripreso. Dal '94, infatti, con il cessate il
fuoco, era iniziata la procedura di identificazione che si arrestò nel maggio del '96 a
causa di lungaggini e vari ostacoli posti dal Marocco.
A Houston è stato stilato un calendario con tappe precise per portare a termine il
processo di pace che si concluderà con lindizione del referendum. Tappa
fondamentale, intanto, è lidentificazione ai fini della stesura degli elenchi dei
Saharawi (riavviata dal dicembre dello scorso anno, si prevede terminerà nel maggio
prossimo). Seguirà la fase transitoria durante la quale la MINURSO (Commissione delle
Nazioni Unite per il Sahara Occidentale) acquisirà il potere della gestione del
territorio; il Marocco ridurrà la sua presenza militare a 50/60mila militari contro i
180mila attualmente presenti; il Fronte Polisario manterrà 3mila militari nel territorio,
mentre altri saranno dislocati tra Algeria e Mauritania; seguirà lo scambio dei
prigionieri, lamnistia e la liberazione dei prigionieri politici e inizierà la
campagna per il referendum (che il Marocco considera uno dei tanti episodi della guerra
contro il nostro popolo) fissato per il 7/12/1998.
Il Marocco è consapevole della sua delicata posizione verso il Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite e verso gli alleati statunitensi. Per questo ha optato per una
collaborazione di facciata. In realtà non mancano pressioni nei riguardi dei capotribù
(gli sceicchi) testimoni orali del processo di identificazione saharawi, in particolare di
quelli che vivono nei territori occupati chiamati ad escludere il maggior numero possibile
di chi vive nei luoghi dei rifugiati e, viceversa, accettare il maggior numero possibile
di coloro che sono a Nord e a Sud del Marocco (praticamente marocchini!).
Il processo di identificazione, così come era stato originariamente concepito da Perez De
Cuellar, si basava sullultimo censimento spagnolo del 1974 (75mila Saharawi furono
censiti in quelloccasione) e acquisiva alle liste solo coloro che presentavano i
documenti relativi a quel censimento, che avevano unetà superiore ai 18 anni e che
avevano il loro nome sulle liste. Poco prima di abbandonare la presidenza, sotto la
pressione della guerra del Golfo e di altri avvenimenti internazionali contingenti,
introdusse ben altri 4 criteri, senza consultarci, per compiacere le esigenze marocchine.
In questo contesto si inserisce il criterio in base al quale vengono acquisiti alle liste
anche coloro che in altro modo riescono a farsi riconoscere come Saharawi, cioè
attraverso gli sceicchi, i testimoni orali dellappartenenza di un individuo al
popolo Saharawi. Linconveniente nasce dal fatto che, essendo laccettazione
sottoposta a due sceicchi -uno delle zone occupate e uno dei campi profughi- facenti parte
di sottofrazioni (raggruppamenti familiari di non grande entità numerica) può succedere
che uno dei due non sia daccordo per laccettazione mentre laltro vi
proceda; in questo caso il richiedente può portare qualsiasi altro tipo di prova per
poter ottenere laccettazione ed essere iscritto alle liste elettorali. Di fatto la
maggioranza di coloro che non sono in possesso dei documenti relativi al censimento del
1974 sono marocchini e non Saharawi.
Unaltra strategia consiste nellincrementare a dismisura il numero di coloro
che richiedono liscrizione alle liste elettorali, portando allestrema
stanchezza i capotribù che alla fine propendono per laccettazione anche di coloro
di cui è dubbia lappartenenza alletnia Saharawi (il governo spinge i
marocchini ad un comportamento aggressivo, petulante, provocatore, per ottenere
linserimento nelle liste). Non mancano poi pressioni alle Nazioni Unite...
Fino ad oggi, compreso il periodo '94/'96, sono state identificate 95mila persone, di cui
60mila nel primo periodo e 35mila dal dicembre dello scorso anno ad oggi (febbraio 1998
ndr). Secondo le liste presentate allONU -dove figurano 1/3 di Saharawi e 2/3 di
marocchini- rimangono ancora circa 90mila persone da identificare.
Con linvasione marocchina, metà dei Saharawi è fuggita ed è ora a Tindouf; 32mila
degli iscritti al censimento sono oggi a Tindouf, mentre 37mila vivono nella zona
occupata, dallaltra parte del muro; ne consegue una difficoltà di identificazione
dovuta alle distanze e alletà di molti di coloro che dovrebbero parteciparvi
perché non sono ancora state attivate tutte le sedi previste per facilitare
lidentificazione nei diversi luoghi.
È importante sapere che nonostante linteressamento delle Nazioni Unite, i territori
occupati dal Marocco non sono accessibili in alcun modo né alla stampa, né ad
osservatori internazionali. Se da un lato, dunque, bisogna prendere atto dei risultati
raggiunti, dallaltro non bisogna smettere di essere prudenti e cauti non sapendo mai
quali possano essere le prossime mosse del governo marocchino con il procedere delle
identificazioni e dunque lavvicinarsi della data del referendum. Molto dipenderà
dalla forza della Minurso, e dallo stesso Consiglio di Sicurezza che verificherà la
limpidezza e onestà della Commissione di Identificazione.
Obiettivo prioritario del Fronte Polisario è quello di sensibilizzare al massimo
lopinione pubblica internazionale rendendo noto al maggior numero possibile di
persone ciò che accade nel Sahara Occidentale, rafforzando così la necessaria campagna
elettorale per il referendum e provvedendo alla raccolta dei fondi data la scarsità delle
nostre risorse economiche rispetto a quelle del governo marocchino.
Un problema di urgente soluzione è quello legato alla dislocazione di mine su tutti i
territori occupati anche perché non ci sono mappe per individuarne lesatta
localizzazione. Il contingente ONU previsto a questo scopo risulta già da ora inadeguato
data la vastità del territorio e i lunghi anni di lotta che hanno permesso al governo
marocchino di disseminarne in quantità enormi. I votanti al referendum dovranno
avvicinarsi molto al muro -eretto dal Marocco a difesa dei territori occupati- e dunque si
troveranno pericolosamente vicini alle mine. Naturalmente sarà necessario ripulire non
solo le strade di accesso, ma vaste aree limitrofe per garantire la sicurezza di quanti
arriveranno".
Non temete che il Marocco, adoperandosi per contraffare a proprio
favore la composizione delle liste elettorali, inquini lesito del referendum?
Il Marocco ha tutto linteresse a validare sul piano internazionale
loccupazione del Sahara Occidentale; sicuramente il proposito di sostituire o
perlomeno rimpinguare le liste con marocchini, al fine di falsare a proprio favore le
liste elettorali, è il metodo più sicuro per ottenere una larga vittoria, senza
escludere, poi, il vantaggio di disporre di mezzi di pressione considerevoli a livello di
propaganda elettorale e massmediatica per influenzare le condizioni di voto finali. Di
fronte a tanta sfrontatezza riponiamo una serena fiducia nella limpidezza di comportamento
e di posizioni che assumeranno le Nazioni Unite rispetto al processo di identificazione
perché sia condotto correttamente. Ciò non esclude, naturalmente, che se le liste finali
appariranno ai nostri occhi falsificate ci opporremo alle votazioni; di fronte a liste
ineccepibili sarà invece il Marocco che cercherà di raggiungere un accordo con noi. Ciò
che ci interessa principalmente è che sia data al popolo Saharawi la possibilità di
esprimere la propria volontà in condizioni di libertà e decidere così del proprio
destino. Bisogna saper aspettare e allo stesso tempo vigilare, cercando garanzie ed
appoggi attraverso il coinvolgimento della comunità internazionale per la nostra causa.
Pensiamo sia importante chiarire che il corpo elettorale non giustifica la cittadinanza o
meno saharawi. Si tratta di un compromesso politico per trovare unuscita politica ad
una guerra che dura ormai da 20 anni. Il corpo elettorale e i criteri utilizzati per
identificarlo sono parte di un compromesso politico e nulla hanno a che vedere con la
cittadinanza saharawi. Dopo il referendum, i Saharawi potranno essere molto pochi o
moltissimi, ciò dipenderà essenzialmente dalle leggi sulla cittadinanza. I popoli che
vivono alla frontiera con Marocco e Mauritania sono molto vicini allidentità
saharawi, ma non appartengono al nostro popolo. Oggi di fronte alla redazione delle liste
elettorali ci troviamo davanti ad un compromesso politico: chiamati al voto sono solo
coloro che vivevano nel Sahara Occidentale e i membri delle loro famiglie. Un domani,
invece, chiunque vorrà essere cittadino saharawi sarà il benvenuto. Oggi, rispetto al
referendum, un corpo elettorale che sia il più rispondente alla realtà non può
superare, secondo le nostre stime, i 75/100mila iscritti, una cifra sensibilmente diversa
sarà il campanello dallarme di un corpo elettorale falsificato.