LA GUERRA DI ISRAELE ALLA VITA INTELLETTUALE,
TRA LE STORIE NON DETTE DEL CONFLITTO DELLA SCORSA ESTATE
di Mirella Hodeib
Pile di libri, tomi religiosi, studi accademici ed anni di sforzi sono da annoverarsi tra i danni collaterali causati dalla guerra in Libano la scorsa estate. Durante i 34 giorni di bombardamenti, Israele colpì più di 20 case editrici e istituti di ricerca nei sobborghi a sud di Beirut – incluso il magazzino del Dar al Saqi, la popolare casa editrice di romanzi e saggistica con sedi a Londra e Beirut e il Dar al-Fikr Lubnami, che diffonde guide educative e libri per bambini.
«Poiché il Libano produce dal 60 al 75% dei libri arabi, è certamente un obiettivo appetibile per Israele», nota Issam Khalifeh, un professore che insegna storia all'Università Libanese (LU), «sembra che faccia qualsiasi cosa possa impedire agli Arabi di acquisire cultura e apertura mentale», e indica, come prova, i numerosi istituti culturali che sono stati colpiti dalla macchina da guerra israeliana nel corso degli anni. «Israele ha bombardato gli archivi del giornale An-Nahar», afferma, «la biblioteca della Ecole des Lettres School e i laboratori della facoltà di Scienze dell'Università Libanese». Nei 12 mesi scorsi, dopo la più recente guerra d’aggressione di Israele, molta attenzione è stata data alla distruzione di stazioni d'energia, torri di telecomunicazioni, depositi industriali, piccole fabbriche, fattorie per la produzione del latte e per i prodotti ortofrutticoli – tutti obiettivi non strategici la cui distruzione sembrava parte integrante di una campagna per paralizzare l'economia libanese più che per indebolire le posizioni di Hizbullah. Ma scarsa attenzione è stata data agli obiettivi israeliani contro la vita intelletuale e culturale libanese.
Le edizioni Dar al-Hadi
La sede delle edizioni Dar al-Hadi si trova tra Haret Hreik e Bir al-Abed, due zone nei sobborghi del sud pesantemente bombardate durante la guerra. La sede centrale della Dar al Hadi e i suoi due depositi per lo stoccaggio furono ridotti in macerie la scorsa estate. Un anno dopo, l'ufficio, edificio a quattro piani, è ancora in fase di ricostruzione. Un grande ritratto del leader degli Hizbullah, Sayyed Hassan Nasrallah, copre la facciata principale dell'edificio con lo slogan: «Diventerà più bello di come era prima», una citazione appropriata tratta da uno dei discorsi di Nasrallah sulla ricostruzione del Dahiyeh.
L'odore di vernice fresca quasi sommerge i visitatori degli uffici della Dar al-Hadi, dove membri dello staff stanno attualmente catalogando pile e pile di libri. «Quando venni qui il 15 agosto, esattamente un giorno dopo la fine delle operazioni militari, non potevo credere all'ammontare dei danni – porte, finestre e computer, tutti spariti», dichiara Abdel-Wadoud al-Amine, responsabile della Dar al Hadi. «Compresi allora che i nostri libri non avrebbero potuto salvarsi». Secondo il conteggio di Amine, la casa editrice ha perso l'intero stock di più di 600 titoli ed è stata in grado di recuperare soltanto il 20% delle pubblicazioni. Spiega infatti che «entrambi i nostri magazzini sono dislocati in edifici crollati».
Dar al Hadi pubblica numerosi libri sulla religione e sulla politica, incluse opere del numero due in carica di Hizbullah, il prolifico scrittore Sheikh Naeem Qassem.
Quando gli viene chiesto se le edizioni sono state colpite per i legami con Hizbullah, Amine risponde che non ci sono rapporti con il partito. «Non siamo affiliati ad Hizbullah, non siamo una sezione di Hizbullah e non riceviamo fondi da Hizbullah», afferma Amine. «Tuttavia», continua, «non abbiamo timore nel dire che condividiamo gli stessi principi ideologici di Hizbullah. Abbiamo a cuore la resistenza e vogliamo vivere con dignità».
Amine afferma che le edizioni fanno affidamento sul governo libanese, non sul Progetto Waad, per sovvenzionare la riparazione dei propri edifici. Il Progetto Waad, che prende il nome dalla parola araba «promessa», fu creato (da Hizbullah, ndr) per sovrintendere la ricostruzione dei sobborghi bombardati del sud di Beirut e ricostruire i quartieri così come erano prima dei bombardamenti di Israele.
Oltre a libri di carattere politico e religioso, Dar al Hadi pubblica anche romanzi, libri sull'alimentazione, pedagogia e libri di filosofia e scienze. «Tra i nostri più nuovi progetti c'è la fondazione di una casa editrice per bambini, Little al-Hadi», dice Amine. Come spiega Amine, Israele attaccò le case editrici perché i combattenti Hizbullah «sono anzitutto lettori di prima categoria; non decidono di impegnarsi in una causa così a caso. Israele voleva indebolire la resistenza militare e ideologica». Amine crede che le azioni di Israele siano stati controproducenti. «Gli assalti israeliani ci hanno motivato ad essere più produttivi». Aggiunge.
Le edizioni Mahajja
Ahmad Kharsa, proprietario della casa editrice Mahajja, i cui edifici furono anch'essi colpiti durante la guerra della scorsa estate, riecheggia i sentimenti di Amine. «Mentre un deposito di artiglieria è facilmemte rimpiazzabile, ricostruire una biblioteca è estremamente difficile», afferma Kharsa, le cui perdite a causa della guerra ammontano a più di 2 milioni di dollari. Mahajja ha perso più di 800 libri la scorsa estate. In una recente visita, ha mostrato quel che rimaneva di banconote da 100 dollari bruciate che aveva ritrovato dentro la cassaforte delle edizioni dopo la fine delle ostilità il 14 agosto 2006. «La cassaforte conteneva circa 15.000 dollari», ricorda. «Tutti bruciati. Non voglio che mi siano restituiti», dice. «Sto pensando di offrirli al Museo Nazionale come testimonianza dell'atrocità di Israele».
La libreria di Mahajja era situata in Haret Hreik, nello stesso edificio che ospitava l'ufficio stampa di Hizbullah. Fu completamente distrutto dai missili israeliani. «Un numero di combattenti Hizbullah che morirono durante la più recente guerra visitavano regolarmente i nostri negozi, non avremmo potuto vincere la guerra se i nostri combattenti non fossero stati così buoni lettori e così istruiti», aggiunge. Kharsa ritiene gli attacchi alle case editrici come «una cospirazione contro la cultura della resistenza. Ed è molto più di questo. È una cospirazione contro la cultura in Libano, giacché anche un numero di case editrici non sciite come Rissala e Ibn Hazm, che sono sunnite, sono state comunque colpite».
Anche centri di ricerca, come il Consultative Center for Studies and Documentation (CCSD), sono stati bombardati durante la guerra. Il CCSD è considerato il principale centro di ricerca degli Hizbullah. Fu fondato nel 1988 da un gruppo di ricercatori ed attivista sociali. «La sofferenza del nostro popolo, oltre al coraggio mostrato dagli Hizbullah durante la guerra, allevia il nostro dolore e non pensiamo più alle nostre gravi perdite», dice Ali Fayad, direttore del CCSD e membro della direzione di Hizbullah. «Conduciamo ricerche nei campi dell'economia, sociologia e politica. Abbiamo un'impressionante banca dati e archivi stampa. Tra le altre cose pubblichiamo un discreto numero di periodici», dichiara Fayad. L'edificio di 11 piani del CCSD era situato in Haret Hreik. Fu bombardato tre volte, a partire dal 20 luglio 2006. La biblioteca del centro, i microfilm e le mappe furono tutti polverizzati. Fayyad afferma che il centro è stato in grado di salvare copie digitali del materiale. Fayad dice di credere che Israele lo abbia colpito perché è il «cervello pensante di Hizbullah». Il centro è uno dei pochi centri di ricerca produttivi nel Medio Oriente. Secondo Fayad offre l'immagine di un movimento di liberazione civilizzato e disciplinato. «Israele è molto ben cosciente del ruolo culturale preminente che il Libano ricopre e la cosa non lo rende certo tranquillo», conclude Khalifeh, un professore dell'Università Libanese.
Fonte: Daily Star, 20-7-2007 (dal sito ufficiale degli Hizbullah)
[Traduzione a cura di Fabrizio Mezzo (“Indipendenza”)]