VICENZA - PROSEGUIMENTO DELLA VALDASTICO? NO GRAZIE!
Non molto tempo fa si era cominciato a sperare, forse ingenuamente, che
anche nel Veneto fosse ormai finita lepoca delle autostrade, della cementificazione
selvaggia, dellaggressione e del saccheggio del territorio...
Invece siamo daccapo e naturalmente divampano di nuovo anche le polemiche. Ultimamente il
dibattito in corso da tempo sul proseguimento della Valdastico, oltre alle note prese di
posizione dei Verdi (in particolare Poletto), ha trovato un agguerrito interlocutore anche
in Rifondazione Comunista (R.C.) che senza mezzi termini si è dichiarata ostile
allautostrada, non solo per ragioni ambientali. È opinione di R. C. che il progetto
vada bocciato anche per precise ragioni economiche. Proprio per discuterne il 3 febbraio
96 si è tenuto a Schio un convegno dei Verdi Solidali e di Rifondazione.
Inoltre il 26 febbraio davanti alla Prefettura di Vicenza, mentre il Consiglio provinciale
discuteva sul progetto preliminare della VALDASTICO (la famigerata "PIRUBI",
da Piccoli, Rumor, Bisaglia, antichi promotori dellopera), si è tenuta una
manifestazione di Legambiente, Rifondazione e Greenpeace. Secondo Luciano Ceretta,
comunista e ambientalista da sempre, "sono di fronte due scelte antitetiche: la
prima di consumo immediato del territorio, delle risorse ambientali ed
economico-finanziario. Un modello, giova ricordare, che risponde ad un sistema di
mobilità e di vita, valido solo in casa nostra, perché Trentino, Austria e Germania lo
rifiutano. La seconda che sceglie di cambiare strada e puntare sulla rotaia e sul
trasporto integrato".
Si è parlato anche di un contemporaneo sviluppo della Valdastico e della tratta
ferroviaria abbinata allautostrada della Valsugana, ma si tratterebbe di percorsi
paralleli e vicendevolmente alternativi perché le risorse finanziarie investite nella
Valdastico sarebbero sottratte alla Trento-Venezia. Non dimentichiamo che lEnte
Ferrovia tende a "scaricare" il trasporto locale perché poco redditizio.
In previsione degli ulteriori tagli previsti dalla finanziaria 96 in materia di
piano nazionale dei trasporti, diventa fondamentale investire in un sistema interregionale
integrato che dovrebbe far perno proprio sulla Trento-Bassano-Venezia. Si tratta di
predisporre un progetto incentrato sul trasporto pubblico su rotaia, grazie
allintermodalità treno-autocarro. Nel nostro caso si dovrebbe utilizzare fino in
fondo la tratta VE-MI salvando le stazioni di Altavilla V., Montebello e Lonigo, in
posizione strategica, rispettivamente, per la zona industriale di Vicenza e per
Alte-Recoaro, il comprensorio della concia e il Basso Vicentino.
A tale scopo si potrebbero dislocare delle piattaforme di interscambio, servite da una
metropolitana di superficie Vicenza-Valdagno-Schio-Vicenza che per la città poggerebbe su
Ponte Alto e Anconetta. Per il traffico su gomma la soluzione immediata per la periferia
cittadina è la liberalizzazione del tratto esistente della Valdastico. Il proseguimento
della A/31 a nord comporterebbe solo un aumento del traffico di transito, aumentando il
rischio di collasso ambientale.
È inoltre convinzione di molti oppositori al progetto che il Veneto e la provincia di
Vicenza in particolare siano passate da produttori a contenitori di merci, vista la
propensione dellimprenditoria vicentina e veneta a spostarsi a est (Slovenia,
Croazia...) per abbattere i costi. Da questo punto di vista Vicenza e il Veneto sono
destinate a diventare un enorme crocevia da e per lex URSS, da e per il sud-Europa e
il Mediterraneo, con conseguenti alti costi ambientali e bassa remunerazione economica per
le comunità locali attraversate dalle arterie. Una "smaterializzazione"
in senso strettamente produttivo, ma un aumento del peso delle strutture di servizio alle
imprese, pagato dalla collettività ipotecando il proprio futuro (qualità dellaria,
dellacqua, dellambiente). Per non parlare del costo monetario, veramente
esorbitante. Ultima versione per la Valdastico: 2.000 mld per 40 Km.
Il prolungamento della Valdastico comporterebbe 14 Km di galleria di valico attraverso un
territorio di tipo carsico, incidendo sul sistema idrico di tutta larea interessata
e dei paesi a valle i cui acquedotti attingono a falda; la mobilitazione di oltre
2.600.000 mc. di materiale di scavo e relativo deposito in un provincia alle prese
quotidianamente con lemergenza cave e discariche; inquinamento acustico e
dellaria legato al previsto flusso giornaliero di circa 20.000 automezzi di cui
5.000 camion. Hanno quindi validi motivi per preoccuparsi i sindaci e la popolazione di
Arsiero, Cogolo del Cengio e Velo dAstico che temono di vedere il proprio territorio
collassato dal traffico, lambiente degradato e gli elementi essenziali come
lacqua messi a repentaglio.
gianni sartori