ALTA VELOCITÀ: IL VECCHIO CHE AVANZA
Che dire? Ancora una volta ci risiamo... Nella migliore tradizione dei
governi di destra, centro-destra, centro e centro-sinistra che lhanno preceduto,
quello del "tecnico" Dini ha annunciato un proprio piano per combattere
la disoccupazione che ripercorre senza un minimo di originalità tutti i colpevoli sbagli
degli anni passati in materia di opere pubbliche.
Come se Tangentopoli, che proprio su tali opere ha prosperato, non fosse mai
esistita, come se le prese di posizione degli ambientalisti e dello stesso Parlamento
sulla necessità di riconsiderare lurgenza e la necessità di mega progetti a grande
impatto ambientale (primo tra tutti quello dei treni ad alta velocità, meglio noto come "TAV")
fossero carta straccia, lex ministro dellex governo Berlusconi ha recentemente
presentato alla stampa il suo "Libro Bianco" sulloccupazione. Un
lungo elenco di opere pubbliche da rilanciare in quanto bloccate da tempo, in genere per
la dura opposizione delle realtà locali direttamente interessate a salvaguardare il
proprio territorio dai consueti scempi compiuti nel nome della "modernizzazione"
e dello "sviluppo". Vecchie e nuove idee che ora il governo si è
impegnato a rendere operative in tempi brevissimi, abbattendo le resistenze dettate da
quelli che sono evidentemente considerati degli estremismi "verdi", pur
codificati in moderatissime leggi dello Stato. È il caso, ad esempio, della normativa che
impone a tutte le opere che incidono pesantemente sullassetto territoriale le
cosiddette "valutazioni di impatto ambientale", e che, per il Presidente
del Consiglio, "non possono diventare un blocco eterno alla realizzazione dei
progetti".
Ma non cè solo lAV nei piani governativi per combattere la disoccupazione. È
stato rilanciato infatti anche il gigantesco porto di Gioia Tauro, i cui lavori furono
iniziati venti anni fa da Andreotti in persona e che ora è assegnato al trasbordo dei
container. Ed ancora strade ed autostrade, nel paese che ha in assoluto, in Europa, il
più alto tasso di merci e persone trasportate su gomma rispetto a quelle che viaggiano su
rotaia.
Come contropartita a tutto ciò, lipotesi di un ritorno occupazionale stimato in
circa 100mila posti di lavoro lanno per 4 anni, più altri 60mila ottenibili nello
stesso periodo con lindotto. Risultato che, visti i 61mila miliardi già stanziati e
gli altri in procinto di stanziamento nella prossima Finanziaria non può che essere
considerato modesto, anche in unottica di occupazione "costi quello che
costi". Non si può definire altrimenti quella che sembra ispirare i progetti di
politica economica tracciati dal "Rospo" che buona parte della sinistra
ha trasformato in Principe accordandogli il voto di fiducia, tutta interna comè
alle consuete logiche industrialiste. Quelle che privilegiano costantemente le grandi
opere pubbliche rispetto a mirati interventi su settori specifici, ad esempio il
ripristino ambientale o lassistenza a persone fisicamente e socialmente disagiate.
Non è un caso che le contestazioni più aspre a queste scelte siano quelle che riguardano
i TAV, ed è su essi che i partiti della sinistra "centrista" (il PDS in
primis) hanno capitolato nella maniera più vergognosa. Il progetto TAV scardina infatti
uno degli assunti principali di una possibile riorganizzazione globale del sistema dei
trasporti nel nostro paese, che è quello di privilegiare al massimo lo spostamento di
passeggeri e merci su rotaia, sia sulle lunghe che sulle brevi distanze (visto che il 75%
degli utenti che utilizzano il treno o la macchina con regolarità non percorrono
giornalmente più di 100 Km). Il costosissimo, oltre che ambientalmente dirompente
allestimento delle tratte ferroviarie al Alta Velocità, per ammissione stessa dei suoi
progettatori toglierà dalle strade e dagli aerei il solo 15% del traffico complessivo di
passeggeri e non più dell8% di quello di merci, entrando in competizione
soprattutto con gli spostamenti veloci tra grandi città fino ad ora in genere coperti dai
voli aerei nazionali. Questo quando molte delle linee FS realmente cruciali per la
circolazione sono e resteranno a binario unico, soprattutto nel Mezzogiorno. Basti citare
lesempio della Pisa-Livorno, rimasta recentemente chiusa per 24 ore consecutive in
seguito ad un incidente. Oltretutto, anche sul piano della velocizzazione pura dei
trasporti i valori in campo hanno del paradossale. Il tratto AV Firenze-Bologna
consentirà sette minuti di risparmio rispetto agli attuali tempi, minuti per i quali
verrà devastata unampia zona di appennino toscano e intasata di cantieri per 15
anni una città già allo stremo dal punto di vista della mobilità urbana come Firenze.
Tutto ciò, va rimarcato, sta accadendo con lipocrito benestare dei presidenti delle
Regioni Emilia-Romagna e Toscana (entrambi eletti nelle liste della Quercia) che alla
Conferenza dei Servizi tenutasi nei mesi scorsi al Jolly Hotel di Roma, hanno accettato
ufficialmente il via dei lavori per lAV, tradendo di fatto le aspettative delle
decine (25 solo in Emilia) di comitati di base costituitisi per opporsi al progetto. E
solo un ampio dissenso della base pidiessina e degli ambientalisti hanno spinto il sindaco
di Firenze, Primicello, a proporre una consultazione per cercare, fra i cittadini, un
consenso più ampio di quello attuale.
Non meglio ha fatto, due anni fa, la stessa Regione Emilia-Romagna, ed oggi il Comune di
Bologna, accettando la costruzione del famigerato raddoppio dellautostrada
Firenze-Bologna (anchesso compreso nel Libro Bianco di Dini), ottenendo in cambio
solo che le popolazioni della Val di Setta siano indennizzate con 170 miliardi di opere di
ripristino idrogeologico e ambientale. Cè da chiedersi chi ripristinerà la salute
dei bolognesi, quando dalle attuali 25mila tonnellate allanno di merci già
transitanti su quel tratto autostradale si passerà alle preventivate 35mila...
Sostiene la parlamentare verde Anna Donati: "Non ci sono alibi, anche il
centrosinistra che governa in queste realtà territoriali o che si candida a governare il
paese, non ha elaborato una riforma credibile e realistica per il governo della mobilità,
che faccia i conti con i limiti delle risorse ambientali e finanziarie. Una politica che
privilegi urgenti investimenti in reti tranviarie e metropolitane per decongestionare le
città". Ed in effetti i progetti dellUlivo, tutti centrati
sullaccreditamento dellimmagine di un PDS forza "responsabile"
e di governo, hanno impresso una decisa virata delle politiche di difesa ambientale anche
a livello regionale. La "fedeltà" al progetto di Prodi tragicamente si
comincia a misurare proprio sul terreno delle scelte ambientali. Se Gianni Mattioli
risponde al piano per loccupazione governativo dimostrandosi "disponibile al
confronto per selezionare le opere inaccettabili dal punto di vista ambientale",
unopposizione netta viene dalle organizzazioni ambientaliste "storiche"
e dai rappresentanti di Rifondazione Comunista, cui va in qualche modo riconosciuto di
aver superato quelle posizioni di "industrialismo-operaio" che, a partire
dal vecchio PCI, troppo spesso in passato ne hanno grandemente limitato lanalisi
politica in relazione proprio alle tematiche ecologiste. Per Legambiente il piano "è
miope perché non crea le condizioni per una ripresa stabile delloccupazione;
pericoloso e distruttivo per lambiente perché destina le fette maggiori dei 61mila
miliardi di spesa annunciati proprio ad opere a forte impatto ambientale (solo 3mila
miliardi di stanziamenti sono previsti per il potenziamento della rete ferroviaria
ordinaria, contro i 22mila destinati ai TAV, nda); vecchio perché la logica
fallimentare delle grandi opere pubbliche è il pannicello caldo cui hanno fatto ricorso
tutti i governi provocando solo danni al territorio". E viene rilanciata la
vecchia idea di una Conferenza Nazionale sui trasporti, dove definire strategie e
priorità per un rilancio complessivo di quello ferroviario, nonché verificare se il
progetto AV corrisponda agli interessi del paese
Lanalisi di Rifondazione è, se vogliamo, ancora più dura. Per Franco Giordano,
della segreteria nazionale, col piano Dini "si tolgono competenze e poteri agli
enti locali, si centralizza la direzione degli interventi, ci si affida alle virtù del
mercato che al Sud passa attraverso la criminalità organizzata. Sembra quasi si voglia
ricostituire un vecchio blocco di potere dopo la parentesi di Tangentopoli. Nel merito
grandi opere come lalta velocità e le autostrade sottraggono inevitabilmente
risorse ad altri interventi, in unarea che avrebbe bisogno soprattutto di
infrastrutture di base. Se poi andiamo a vedere i nomi che sono coinvolti in simili
progetti troviamo i soliti noti -Grassetto, Ligresti, la Fiat- e allora tutto diventa più
chiaro". Anche per il WWF cè il fondato sospetto che lemergenza
occupazionale stia diventando "un argomento strumentale per realizzare opere
dannose per lambiente".
Che il governo Berlusconi abbia rappesentato una iattura per le strategie di difesa
dellambiente è un fatto certo. Molto meno lo è che lalternativa
dellUlivo possa fare di meglio. In fondo i megalomani progetti dellex ministro
dei Trasporti Publio Fiori, andreottiano ora in forza ai post-fascisti di Alleanza
Nazionale, a base di ponti sullo Stretto di Messina, grandi trafori ferroviari, TAV, super
potenziamento delle ferrovie del Sud, non sono poi così diversi da quanto ha messo in
cantiere il "tecnico" Dini. Uomo di destra ma sostenuto da una
maggioranza di centro-sinistra che pare apprestarsi supinamente a condividerne le scelte,
con i Verdi a fare, più o meno consapevolmente, da alibi al "capitalismo dal
volto buono" propostoci da Veltroni e Prodi. La sinistra, riteniamo, è altra
cosa.