Un «portafoglio
globale di proprietà immobiliari»: 539mila edifici e altre strutture
distribuite in 5579 siti militari. Lo possiede il Pentagono, il più grande
proprietario immobiliare del mondo. Con quel dato statistico si apre l’ultimo
inventario delle basi militari (Base Structure Report 2009), pubblicato dal
Pentagono. La crisi economica non lo tocca: il presidente Obama ha appena
autorizzato un ulteriore aumento del bilancio base del Pentagono, che nell’anno
fiscale 2010 (iniziato il 1° ottobre scorso) è stato portato a oltre 680
miliardi di dollari, compresi 130 per le guerre in Iraq e Afghanistan che
presto saranno aumentati. Si aggiungono 113 miliardi per i militari a riposo e
altre spese di carattere militare, che portano il totale a circa un quarto del
bilancio federale. Oltre un quinto delle proprietà immobiliari del Pentagono si
trova all’estero, in 716 basi e altre installazioni distribuite in 38 paesi,
dodici dei quali europei. Nell’inventario ufficiale non figurano però altre
basi in Europa, come quelle in Kosovo e Romania. In Italia il Pentagono
possiede 1430 edifici, con una superficie complessiva di 830 mila m2, più quasi
altrettanti in affitto o concessione. Essi sono distribuiti in 42 siti
principali, cui se ne aggiungono 41 minori portando il totale a oltre 80. I
siti delle forze armate USA in Italia sono molto meno di quelli in Germania
(235). Stanno però acquistando crescente importanza nel «riallineamento»
strategico effettuato dal Pentagono, che sta ridislocando le proprie forze
dall’Europa centrale e settentrionale a quella meridionale e orientale, per
proiettarle più efficacemente in Medio Oriente, Africa e Asia centrale.
In tale quadro la 173a brigata, di stanza a Vicenza, è stata trasformata in
squadra di combattimento formata da più battaglioni, potenziando il suo ruolo
di unica «forza di risposta rapida» aviotrasportata del Comando europeo
degli Stati uniti. Da qui la decisione di creare un’altra base Usa nell’area
dell’aeroporto Dal Molin. Sempre a Vicenza è stato installato lo U.S. Army
Africa (Esercito Usa per l’Africa), trasformando la Forza tattica nel Sud
Europa in componente terrestre del Comando Africa (AfriCom), il cui quartier
generale è a Stoccarda. E’ stata allo stesso tempo potenziata Aviano, una delle
principali basi delle Forze aeree USA in Europa, che dispongono di 42mila
uomini e centinaia di aerei distribuiti in cinque basi principali e in altre 80
località. Ad Aviano è dislocato il 31st Fighter Wing, l’unico stormo di
cacciabombardieri USA a sud delle Alpi, composto di due squadriglie di
cacciabombardieri F-16. Esso dispone anche di bombe nucleari, depositate ad
Aviano e Ghedi Torre.
In questo potenziamento cresce il ruolo di Camp Darby, la base logistica che
rifornisce le forze terrestri e aeree USA nell’area mediterranea, africana,
mediorientale e oltre. È l’unico sito dell’esercito USA in cui il materiale
preposizionato (carrarmati M1, Bradleys, Humvees) è collocato insieme alle
munizioni: nei suoi 125 bunker vi è l’intero equipaggiamento di due battaglioni
corazzati e due di fanteria meccanizzata. Vi sono stoccate anche enormi
quantità di bombe e missili per aerei, insieme ai «kit di montaggio» per
costruire rapidamente aeroporti in zone di guerra. Questi e altri materiali
bellici possono essere rapidamente inviati in zona di operazione attraverso il
porto di Livorno e l’aeroporto di Pisa. Da qui sono partire le bombe usate
nelle guerre contro l’Iraq e la Jugoslavia. Inoltre, come documenta Global
Security, il 31° squadrone di munizionamento della base è responsabile di due
depositi classificati situati in Israele, una succursale di Camp Darby le cui
bombe sono state usate dalle forze israeliane nella guerra contro il Libano e
nell’operazione «Piombo fuso» contro Gaza. Tale capacità non è però più
sufficiente a Camp Darby: ha quindi necessità di velocizzare i collegamenti con
il porto di Livorno attraverso il Canale dei Navicelli e di accrescere la
capienza dei depositi. In questo viene aiutata validamente dalla Regione
Toscana e dai sindaci di Pisa e Livorno, i quali «dimenticano» che i rispettivi
consigli comunali, e anche la Provincia di Pisa, hanno approvato nel 2004-2007
mozioni per «la dismissione e la riconversione a usi esclusivamente civili
di Camp Darby» (come chiede da anni il comitato formatosi ad hoc).
Stessa situazione a Napoli, dove già era stato trasferito da Londra il comando
delle forze navali USA in Europa. Ora vi è stato installato anche quello delle
forze navali AfriCom. L’ammiraglio Mark Fitzgerald è così, allo stesso tempo,
comandante delle forze navali USA in Europa, della forza congiunta alleata e
delle forze navali AfriCom. Un ruolo sempre più importante svolge anche la base
aeronavale di Sigonella: ci sono due centri di rifornimento della U.S. Navy
fuori dal territorio americano, dalla quale opera una forza speciale USA per
missioni segrete in Africa, insieme a una delle tre stazioni terrestri (le
altre due sono in Virginia e nelle Hawaii) della rete di telecomunicazioni
satellitari GBS, gestita dal 50th Space Communications Squadron, responsabile
delle telecomunicazioni spaziali della U.S. Air Force. Sempre a Sigonella verrà
installato l’Ags, un sistema di «sorveglianza» NATO, finalizzato non
alla difesa del territorio dell’Alleanza ma al potenziamento della sua capacità
offensiva «fuori area». Come se ciò non bastasse, nella vicina Niscemi,
dove già sono in funzione 41 antenne del centro trasmissioni USA dipendente
dalla Navcomtelsta Sicily di Sigonella, saranno installate tre grandi parabole
satellitari (18 metri di diametro) del Muos (Mobile User Objective System), il
sistema di telecomunicazioni satellitari di nuova generazione della U.S. Navy.
La stazione, una delle quattro su scala mondiale (altre due sono negli USA e
una in Australia), permetterà di collegare –con comunicazioni radio, video e
trasmissione dati ad altissima frequenza– le forze navali, aeree e terrestri
mentre sono in movimento, in qualsiasi parte del mondo si trovino.
L’Italia è destinata a svolgere un importante ruolo anche nel nuovo piano dello
«scudo» antimissili, che gli USA vogliono estendere all’Europa. Lo ha
annunciato il capo del Pentagono Robert Gates. Nel presentare il nuovo «scudo»,
basato non su strutture fisse ma su sistemi mobili di missili SM-3 all’inizio a
bordo di navi, ha scritto sul New York Times: «La seconda fase, che
diverrà operativa attorno al 2015, prevede la dislocazione di missili SM-3
potenziati sul terreno in Europa meridionale e centrale». È praticamente
certo che essi saranno dislocati nel meridione d’Italia, soprattutto in
Sicilia. Le basi in Italia (al cui costo il nostro paese contribuisce nella
misura di circa il 40%) servono quindi non solo alla «proiezione di potenza»
statunitense verso sud e verso est, ma svolgono sempre più funzioni di
carattere globale nella strategia USA. Queste basi (cui si aggiungono quelle
NATO sempre sotto comando USA) dipendono dalla catena di comando statunitense e
sono quindi di fatto sottratte ai meccanismi decisionali italiani: quando e
come vengono usate dipende non da Roma, ma da Washington.
"Indipendenza"
novembre 2009