ANTIFASCISMO, “ROSSOBRUNISMO”, “DESTRA” E “SINISTRA”.

NOTE PER UNA DISCUSSIONE

 

L'antifascismo ha costituito storicamente un elemento di primaria importanza nel definire l'identità di chiunque portasse avanti una prospettiva autenticamente patriottica e socialista. Oggi però, sempre più spesso, si fatica a dare un contenuto chiaro a questa categoria politica, rinunciando ad entrare nel merito dei contenuti e rifugiandosi in un antifascismo che si potrebbe definire estetico, sentimentale e a volte dichiaratamente superficiale. Come tutti gli "antiismi", la nozione di anti-fascismo è piuttosto vaga, ed al suo interno vi si possono riconoscere progetti politici e tradizioni culturali addirittura anche incompatibili. Completa il quadro la desolante rimozione delle categorie di antimperialismo (che per essere conseguente deve legarsi a quella di indipendenza nazionale, senza farsi irretire da surrogati come quello di “antiamericanismo”), sovranità e patria da parte della sinistra italiana e occidentale (salvo rare eccezioni), la cui principale conseguenza è un clima di isteria antifascista, in cui viene incluso nella categoria di "rossobruno" chiunque si azzardi a portare avanti questi concetti. Il risultato è quello di fare il gioco dei veri "rossobruni", dal momento che se si lanciano accuse con motivazioni ridicole, le persone intelligenti tenderanno ancor di più a essere attratte e irretite da chi se non altro dà prova di assumere posizioni corrette in politica estera.

 

Se l'antifascismo è stato spesso strumentalizzato, questo infatti non deve assolutamente far pensare che un antifascismo consapevole –di carattere marcatamente sovranista, anti-capitalista e anti-imperialista– non abbia più senso, né tanto meno deve indurre a ritenere che i contenuti veicolati dal fascismo storico, dal neo-fascismo e dal post-fascismo, siano anche solo in parte ricevibili, magari per via delle critiche al sistema di dominio dell'imperialismo USA con le sue varie diramazioni euroatlantiche, oggettivamente oggi il nemico principale dei popoli. In particolare un occhio critico va gettato a tutte quelle formazioni di destra radicale che, anche con un linguaggio aggiornato e parole d'ordine accattivanti, ripropongono ordini sociali basati su una legittimazione di natura spirituale e razziale e su una organizzazione sociale di stampo gerarchico, tradizionale e comunitarista di stampo medioevale che va respinta senza se e senza ma.

 

L’incomprensione di questi nodi di fondo teorici, dai decisivi risvolti in ambito di prospettiva politica e sociale, fa sì che anche nelle realtà comuniste e di sinistra sempre più spesso diversi compagni si sentano attratti da realtà per così dire ambigue sul piano politico e culturale. Trattasi di soggetti e gruppi a parole intenzionati a superare il neo-fascismo del dopoguerra (“oltre la destra e la sinistra”), ma riproponendone nel merito gli stessi nuclei concettuali, le stesse idee-forza (Europa -o Eurasia- Impero, comunitarismo...) e lo stesso retroterra culturale (Evola, Guènon, Dughin, Thiriart, Junger, Schmitt, Haushofer, Trubeckoj, Eliade, ecc.). L'opposizione all'imperialismo statunitense fa sì che questi soggetti si schierino dalla stessa parte degli antimperialisti in occasione di conflitti indotti, rivoluzioni colorate, eccetera. A questo si deve aggiungere l'opera di mimetismo politico che li contraddistingue, non da oggi, che nei decenni passati li vedeva svolgere funzioni di bassa manovalanza atlantica.
La sinistra occidentale (salvo rare eccezioni) ha da tempo abbandonato i concetti di antimperialismo, liberazione nazionale e sovranità, e così facendo ha di fatto abbandonato l'anticapitalismo. Si cita Marx come se fosse un testo sacro (pur geniale, sempre di un mortale si tratta, e come tale non infallibile), dimenticando –guarda caso– Lenin, Mao, e tutte le esperienze socialiste realizzate, nonché quali sono gli unici movimenti socialisti e anticapitalisti di massa in occidente (baschi, irlandesi, corsi, ecc.). In altre parole prevalgono solo quelle letture del marxismo che hanno tentato di prescindere completamente dal fatto nazionale (luxemburghismo, trozkismo, operaismo, negrismo). Esattamente quelle letture che sono rimaste confinate ai salotti o che hanno prodotto movimenti fallimentari.

 
Tuttavia il pericolo rosso-bruno non va sottovalutato, ma deve essere compreso sulla base dei contenuti e dei riferimenti culturali, che non sempre vengono esplicitati quando si parla di geo-politica. Esattamente ciò che i diffusori di dossier vari non sono in grado di fare, con il risultato di rendersi ridicoli. Proviamo a fissare dei punti:
- Parlare di patriottismo e sovranità è di per sé tutto fuorché ambiguo, altrimenti sarebbero tali pure la Resistenza italiana o Che Guevara
- L'antimperialismo non è ambiguo. Difendere la sovranità dei paesi non allineati deve essere un punto fermo, a prescindere dalla valutazione del loro sistema politico.
- La costruzione del socialismo può e deve avvenire sulla base delle storie e delle culture di ciascun paese, non contro di esse. Sostenere vie differenti al socialismo non vuol dire auspicare per l'Italia l'adozione di quei modelli.
- Non ci si può formare la propria opinione su realtà come Libia, Iran, Siria, ecc. sulla base di quanto propinatoci dai media mainstream.
- Capire che, quando si è accerchiati e si subiscono embarghi o tentativi di destabilizzazione dall'esterno, il bivio è tra difendersi o arrendersi.
- Distinguere l'eventuale critica legittima dei sistemi politici di questi paesi (sempre però sulla base dei precedenti punti), dal sostegno a chi attenta alla loro sovranità in chiave imperialista.
- Rigettare l'idea che le "democrazie occidentali" siano il miglior sistema possibile, quello a cui tutti devono tendere, e soprattutto che siano l'unica reale forma di "democrazia", concetto che, se snaturato nella sua essenza come è palese in questa fase, risulta compatibile con il capitalismo.

Che cos'è invece ambiguo sul serio, e da cui bisogna stare lontani (non nel senso di non leggere per paura di contaminarsi, ma nel senso di prospettare connubi politici e roba del genere)?
- Tutta la retorica intorno alla costruzione di un grande spazio geo-politico europeo, o peggio eurasiatico, presentato come unica via per contrastare l'imperialismo atlantico. Tra antimperialismo e alter-imperialismo c'è una bella differenza. Per questi gruppi la rivendicazione della sovranità nazionale è puramente strumentale, dato che l'obiettivo è un suo superamento in chiave imperiale.
- Ogni fittizia distinzione tra capitalismo finanziario (cattivo) e capitalismo industriale e produttivo (buono).
- Tutta la retorica intorno a radici spirituali comuni dei popoli eurasiatici, mutuata dal cosiddetto pensiero tradizionale, in primis quello di Evola.
- La centralità di concetti quali talassocrazie e tellurocrazie, che implica il fatto di fissare i caratteri culturali come se questi fossero un dato immodificabile ed ereditario. In altre parole razzista.
- La rivalutazione del concetto di Impero (senza imperialismo, sic!)
- Il comunitarismo, una categoria politica estremamente vaga sul piano teorico, e dai contenuti irricevibili sul piano pratico, concetto storicamente patrimonio culturale degli ambienti politici neo-fascisti.

 

Infine sul preteso superamento della dicotomia destra-sinistra:
- a seconda dei contesti storici e culturali, destra e sinistra sono state riempite di contenuti assai differenti. Sono quindi esistite le destre e le sinistre, a volte anche nello stesso paese e nello stesso frangente storico
- è innegabile che oggi in Occidente la destra e la sinistra genericamente intese si rivelino solo due varianti del pensiero liberista
- è altrettanto innegabile che in altri contesti (es. America Latina) sono categorie che hanno ancora una loro validità intrinseca, così come avvenuto in passato anche nello stesso Occidente
- infine, per quanto svuotate di contenuti, la destra e la sinistra dei paesi occidentali continuano a essere percepite da molte persone come identità fondamentali
Alla luce di questo, da un lato è sacrosanto mettere in discussione la logica del bipolarismo. Dall'altro però non bisogna incorrere nella trappola di vedere come naturale e automatica la convergenza di chiunque contesti il sistema attuale, come se bastasse essere contro qualcosa per condividere un orizzonte culturale e politico. Tra chi contesta il sistema avendo come progetto politico l'Eurasia, l'impero, il comunitarismo, ecc. e chi invece porta avanti un discorso autenticamente patriottico e inter-nazionalista, non vi sono spazi per connubi possibili, essendo le rispettive progettualità e i rispettivi orizzonti culturali assolutamente antitetici.

 

Su "Indipendenza", tra l'altro, sono numerosi gli articoli che trattano di questi argomenti, smontando pezzo per pezzo sia le teorie rossobrune, sia il presunto antifascismo di chi la butta in caciara includendo chiunque parli di patria e sovranità nella categoria. Questo sia a beneficio di chi vuol capirne di più, sia di chi, non avendo mai letto nulla di "Indipendenza", ci accusa di essere comunitaristi, eurasiatisti e quant'altro.

Sul sito internet potete trovare:
- Comunitarismo, Eurasia, Impero. Le ragioni nazionalitarie di un rifiuto (prima e seconda parte)
- Comunità contro comunitarismo
- Fascismo contro nazione. Storia e attualità di una strumentalizzazione

Tra i più recenti (presenti solo sul cartaceo)
- L'idea di comunità: teoria, ambiguità, contaminazioni (n. 29)
- Quale antifascismo? Tra smarrimenti, involuzioni, attualità (n. 31, quello in uscita in questi giorni)

Infine segnaliamo sul forum di "Indipendenza" le seguenti discussioni sul tema
http://indipendenza.lightbb.com/t28-comunitarismo-contro-nazionalitarismo
http://indipendenza.lightbb.com/t924-quale-azione-politica

 

 

Indipendenza

14 gennaio 2012