L’ULIVO DELLA DISCORDIA

– sui progetti governativi del centrosinistra –

 

Un ritorno del centrosinistra al governo comporterebbe una svolta radicale rispetto alla politica economica neoliberista imposta dall’Unione Europea e già in atto in questo paese? Spulciando qua e là tra le dichiarazioni di suoi esponenti di spicco, la risposta è no. Dalla rassegna stampa che segue, emergerà anche un abbozzo delle lotte intestine che già lo attanagliano.

 

16 luglio. L’EDF (l’ENEL francese, ndr) è stato il primo finanziatore ufficiale delle elezioni europee dei DS. Lo rileva Il Tempo in base alle dichiarazioni all’ufficio bilancio della Camera sulle donazioni in denaro ricevute dai partiti. Il 13 luglio è stato dichiarato un assegno di 40mila euro, proveniente dalla Siram spa con sede a Milano: «una società che si occupa di impianti di riscaldamento e condizionamento, interamente posseduta dal gruppo francese Dalkia, a sua volta controllato dal colosso dell’energia EDF». Nel 2001 EDF –tramite la società Italenergia, partecipata tra gli altri anche dalla Fiat– promosse un’offerta pubblica di acquisto su Montedison e, a cascata, sulle azioni Edison, vero obiettivo della partita. Il decreto Amato del maggio 2001, varato per impedire il controllo dell’energia del paese da parte di un “monopolista statale”, ha però limitato al 2% il diritto di voto del gruppo francese in Italenergia.

 

23 luglio. La base dei Democratici di Sinistra (DS)? Sessantottini e pensionati. Questa la conclusione dell’indagine condotta da Renato Mannheimer. «Nella composizione professionale degli elettori diessini colpisce anche la maggior presenza di impiegati e quadri e la diminuzione degli operai a causa specialmente della forte penetrazione del centrodestra in quest’area sociale. Come per le casalinghe», aggiunge Mannheimer sul Corriere della Sera. Non mancano però i limiti: «non riesce più di tanto ad attirare i ceti e i settori più “nuovi”, in termini sia generazionali che sociali».     

 

29 luglio. Pierluigi Bersani, responsabile economico dei DS, definisce la riforma delle pensioni del governo Berlusconi «socialmente ingiusta, non eguale». È forse una clamorosa sconfessione delle precedenti penalizzanti misure varate con il sostegno dei DS? Niente affatto! Dietro i fraseologismi tecnici, Bersani auspica tagli delle prestazioni per tutti, non solo a partire dal 2008. «Un contributivo pro-rata per tutti (il metodo di calcolo delle pensioni introdotto con la riforma Dini del 1995, che dimezza l’assegno pensionistico svincolandolo dagli importi delle ultime retribuzioni, ndr) risulterebbe alla fine più equo sotto il profilo generazionale. Perché deve pesare solo sulle spalle di mio figlio e non gravare anche sulle mie?», ha dichiarato Bersani senza pudore all’Avvenire.

 

1 agosto. Mario Monti, dal 1995 al 2004 Commissario Europeo dopo aver ricoperto numerose cariche in consigli di amministrazione di imprese private (quali Fiat, Generali, Comit), nonché ruoli di rilievo in diverse commissioni governative e parlamentari ed attività di consulenza in istituti esteri come il Macroeconomic Policy Group (istituito dalla Commissione della Cee) e la statunitense Aspen, sarebbe un uomo di riferimento di oligarchie economico-finanziarie statunitensi. È quanto lascia adombrare Geronimo-Pomicino sulle colonne di Libero. Così l’ex ministro del Bilancio si rivolge all’“autorevole tecnico” Monti: «Lei sa che, negli anni Novanta, noi eravamo l’unico paese che si trastullava con i tecnici mandandoli in Europa o nei governi nazionali a svolgere ruoli politici. E sa benissimo come spesso, alcuni di quei tecnici avessero sulla testa l’ombra protettrice di una mano invisibile che traeva forza e ragione dai più riservati circoli elitari e finanziari, di cui ormai  parlano sempre più spesso economisti dal calibro di Stiglitz e Chomsky. Saremmo curiosi di sapere se il professor Monti si è mai posto il problema di apparire un lobbista di altissimo livello, coccolato e vezzeggiato dai grandi circoli finanziari che trovano a loro volta eco in una filiera di ben individuati grandi giornali. Monti certamente non è un lobbista (?!?) ma, come egli sa, in politica è vero quel che appare, ed essere uomo buono per tutte le stagioni e per tutti i governi in un ruolo politico non può che suscitare sospetti del tipo di quelli che abbiamo descritto». L’articolo di Geronimo si conclude con un “augurio” a Monti: di «recuperare quella libertà interiore che forse, in questi dieci anni, è stata soffocata dal dilagante lobbismo europeo ed internazionale».

 

3 agosto. «Non cancelleremo le riforme del Polo. Se andremo al governo, proveremo le leggi Biagi e Moratti (sul lavoro flessibile e sulla scuola, ndr)». La significativa dichiarazione è di Francesco Rutelli, presidente della Margherita, intervistato dal Corriere della Sera. Rutelli precisa che occorre «migliorare le attuali leggi». In senso ovviamente peggiorativo per gli interessi collettivi. Rutelli fa l’esempio della riforma delle pensioni: «andrà ad esempio cancellato lo “scalino” creato con la riforma previdenziale del centrodestra, e che penalizza (solamente, ndr) chi andrà in pensione dal gennaio 2008». La giustificazione addotta da Rutelli sul mantenimento dell’impianto delle riforme del centrodestra? «Bisognerà dare certezze (…) Non si può seminare nel Paese l’incertezza permanente sul futuro».

 

8 agosto. «Le consulenze più o meno fasulle, comunque ben remunerate, e le funzioni di dirigenza, con stipendi speciali, a personale estraneo all’amministrazione» che tanto si riscontrano negli enti locali e nelle regioni sono un effetto della legge Bassanini del 1997, approvata dall’Ulivo e da Rifondazione Comunista. Lo afferma Francesco Forte sulle colonne di Libero. Spiega l’economista che la legge Bassanini stabilisce «all’articolo 6 nuove licenze di spesa allegra, in particolare per i comuni e province con più di 15.000 abitanti. Essi, per il comma 4, possono stipulare, al di là della dotazione organica, contratti a tempo determinato per “dirigenti e le alte specializzazioni” esterni all’amministrazione. Tali contratti extra possono essere stipulati, per un numero notevole di soggetti, anche in presenza di professionalità analoghe presenti all’interno dell’ente (…) e sono pagati di più dei dirigenti interni fissi dotati di analoga competenza. Inoltre il comma 8 dell’articolo 6 della legge Bassanini stabilisce che il regolamento degli enti locali può prevedere la costituzione di uffici posti alle dirette dipendenze del sindaco, del presidente della provincia, della giunta o degli assessori, per l’esercizio delle funzioni di indirizzo e di controllo, costituiti da collaboratori assunti con contratto a tempo determinato. Ossia anche da consulenti esterni, con compensi ad hoc, per i quali non è disposto alcun limite». Forte richiama infine il decreto legislativo 30 luglio 1999, varato sempre sotto il centrosinistra, che consente sostanzialmente agli enti locali ed alle regioni di attuare sprechi e clientelismi al riparo del controllo di merito della Corte dei Conti.

 

8 agosto. Strategia in sette mosse del presidente uscente della Commissione Europea, Romano Prodi, per conseguire la leadership del centrosinistra e prevalere nelle elezioni legislative del 2006 sul centrodestra. Le descrive Edmondo Berselli su la Repubblica. Prima mossa: le “Primarie”, lanciate con l’intento «di stroncare il dibattito sulla leadership del centrosinistra», e da svolgere all’indomani delle elezioni regionali della primavera 2005 «in modo da lanciare la candidatura di Prodi al governo del paese (…) e produrre un effetto di medio-lungo periodo che si ripercuote su tutta la coalizione, fino a Rifondazione comunista».

Seconda e terza: “Operazione Bertinotti” e “Ricostruire la coalizione”. «Prodi sa bene che il limite maggiore dell’Ulivo è la sua frammentarietà interna», scrive Berselli, che rileva come «il campo di Rifondazione è essenziale nell’architettura» del centrosinistra. Da queste breve considerazioni emerge come il compito principale di Prodi sia quello di raccordo tra le varie ‘anime’ della coalizione –in particolare con l’area dell’“estrema sinistra” (Rifondazione, ma anche Verdi e Comunisti italiani)– dai bacini elettorali eterogenei e di non facile composizione. Bertinotti pare acconsentire. La disponibilità del segretario di Rifondazione comunista a candidarsi per le primarie è stata ben accolta dall’entourage di Prodi, e confermerebbe per Berselli che «Prodi è l’unico che può trattare con Bertinotti con rispetto e chiarezza (…) Se il tenutario dei rapporti con la sinistra antagonista fosse Piero Fassino, verrebbe accusato di rifare subito il PCI (…) Anche Francesco Rutelli, con i suoi dérapage a destra (come quello sulle riforme berlusconiane, che “non si abbattono”), non è il candidato ideale alla gestione dei rapporti con Rifondazione».

Quarto: “Trasformare il Triciclo (DS+Margherita+SDI di Boselli, ndr)”. «Prodi ed il fedelissimo Arturo Parisi non hanno mai abbandonato l’idea del coagulo di tutto il centrosinistra (…) una variante del partito Democratico» statunitense, afferma Berselli. Dietro la preferenza per la formula dell’integrazione rispetto a quella della federazione fra i partiti del centrosinistra, si cela una questione di potere: Prodi pretende per evitare ‘sorprese’ come nel 1998, quando cadde dalla guida del governo in seguito alla crisi con Rifondazione. Inquietano però le «iniziative neocentriste di Rutelli», che riscuotono in particolare l’interesse dell’UDC di Marco Follini. Iniziative interpretate da Berselli come conseguenza del magro risultato elettorale conseguito dalla Margherita alle scorse elezioni. 

 

8 agosto. Gli intenti di Prodi non si fermano all’ambito del centrosinistra. Quinta mossa: conquistare i consensi delle gerarchie della Chiesa. «L’auspicio è che, come nel 1996, quando i parroci fecero “catechismo elettorale” a favore di Prodi, il cattolicesimo di base si mobiliti per il nuovo Ulivo», scrive Berselli, che rileva l’insoddisfazione di larga parte della Cei nei confronti del centrodestra e l’attenzione «a figure come il cardinale di Torino Poletto, Tettamanzi a Milano, l’emerito di Firenze Piovanelli, (…) Achille Silvestrini, figura importante come tessitore di consenso nelle sfere vaticane».

Sesta mossa: “La credibilità rispetto all’establishment economico”. Berselli rileva l’amicizia di Prodi con l’attuale presidente di Confindustria e Fiat, Luca di Montezemolo, «cui lo legano oltre vent’anni di stima e amicizia», e gli altri estimatori «in quello strato di élite economica insediatosi intorno alla Rizzoli-Corriere della Sera (…) come Giovanni Bazoli di Intesa e Alessandro Profumo di Unicredito». Nel circondario di Prodi all’interno del mondo imprenditoriale viene segnalato «il vecchio amico Vittorio Merloni», nella “squadra” di Confindustria di Montezemolo, «ma l’intenzione è quella di far leva sulle figure del centrosinistra più vicine al mondo dell’industria, valorizzando l’esperienza compiuta da Enrico Letta e Pierluigi Bersani nel loro viaggio nell’Italia dei distretti industriali».

 

8 agosto. Non sarebbero solo i due responsabili economici, rispettivamente, di Margherita e DS, i candidati a ricoprire un incarico di governo o anche solamente a svolgere un ruolo di primo piano nella predisposizione del programma economico del centrosinistra. Berselli segnala i nomi di «Paolo Onofri, economista che ha alle spalle il lavoro compiuto nella commissione per la riforma dello Stato sociale istituita nel biennio del governo Prodi, a cui si affiancano a diverso titolo Mario Deaglio e uno degli “ideologi” dell’ulivismo, l’ex sindacalista cislino Bruno Manghi». Oltre a loro, Prodi «solletica l’opportunità di riprendere un rapporto con Mario Monti (ex Commissario europeo alla concorrenza e rettore della Bocconi, ndr). Inoltre non si sono mai allentati i fili con Tommaso Padoa-Schioppa, membro del Consiglio di amministrazione della Banca Centrale Europea, che è anche uno dei teorici dell’Unione Europea e della sua evoluzione (già nel 1979 figurava come Direttore Generale per l’Economia e gli Affari Finanziari alla Commissione Europea, ndr). Ed è sempre salda l’amicizia, con Alberto Quadrio Curzio, potentissimo preside di Scienze politiche alla Cattolica di Milano, editorialista del “Sole 24Ore”, uno degli uomini chiave nell’economia e nella finanza lombarda». Tutti nomi di blasone, dunque, con quali intenti? Settima mossa: Il sistema di protezione sociale, secondo Berselli da «ripensare». Un punto «decisivo, anche perché rappresenta il punto di possibile accordo e negoziato con la sinistra antagonista» di Rifondazione, che si troverà a discutere di ulteriori tagli allo Stato sociale con i personaggi innanzi citati. Altri progetti? Berselli si limita a riferirci la seguente frase del Romano: «Dobbiamo comunicare fiducia nel futuro, restituire al nostro paese la gioia di vivere». Allegria!!   

 

17 agosto. «Io no, non entrerò nella “squadra” di governo in caso di vittoria del centrosinistra alle elezioni. Ma il partito ci sarà». È quanto ha dichiarato al Corriere della Sera il segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. L’edizione odierna de Il Foglio vede la leadership di Bertinotti a rischio: «Con l’intervista, il leader del PRC ha lasciato intendere che l’accordo con Romano Prodi è già stipulato, e che lui non intende alzare il prezzo più di tanto nelle trattative con il centrosinistra», scrive il quotidiano di Giuliano Ferrara. Una situazione «che ha suscitato non soltanto le ire dei soliti trotzkisti, ma anche della componente de L’Ernesto, che non contesta l’accordo con Prodi, ma il modo in cui ci si è giunti».         

 

17 agosto. «Walter Veltroni sta facendo di tutto pur di scongiurare che le assise dei DS, che dovrebbero tenersi tra dicembre 2004 e gennaio 2005, si concludano con un pronunciamento ufficiale a favore della candidatura di Romano Prodi. Il documento dei veltroniani, quello, per intendersi, di Giovanna Melandri e Laura Pennacchi, che invitava il partito a non tenere un congresso “ingessato”, mirava proprio a questo». Lo scrive Il Foglio.

 

30 agosto. «Quando Mario Monti ha detto: “Non escludo un futuro in politica”, solo gli sciocchi sono rimasti stupiti. Il nome dell’ex-Commissario europeo è da tempo nel mirino di Romano Prodi, che lo vorrebbe nel “direttorio” economico dell’Ulivo. Gli altri candidati sicuri sono: Tommaso Padoa Schioppa, Giovanni Bazoli (presidente di Banca Intesa, ndr), Alberto Quadro Curzio, Paolo Onofri. Si incontreranno tutti verso la metà di settembre nel tradizionale incontro di Camaldoli». Lo scrive il sito dagospia. 

 

6 settembre. Anche per il responsabile economico dei DS, Pierluigi Bersani, il Patto di stabilità europeo “è stupido”, per riprendere le clamorose dichiarazioni del presidente della Commisisone Europea, Romano Prodi. È quanto emerge dall’edizione odierna de il Riformista, in cui Bersani arriva addirittura ad auspicare un’unità d’azione con il centrodestra in previsione della riforma del Patto di stabilità promossa dalla Commissione Europea. Bersani ci informa che la Commissione Europea sarebba propensa a varare «un Patto più grintoso e allo stesso tempo più flessibile», controbilanciato però da «un ruolo più forte della Commissione». In tale riforma, Bersani prevede più trappole che vantaggi: «Ogni paese ha buone ragioni per desiderare una struttura del Patto favorevole alle proprie esigenze», e l’impostazione che la Commissione vorrebbe dare al nuovo Patto penalizzerebbe molto l’Italia: «L’enfasi vera è messa sul debito e sulle maggiori possibilità di movimento per chi ne ha meno. Questo è l’elemento sostanziale». Per Bersani, d’accordo sul «controllo» della spesa corrente, ma preoccupato di trovare risorse da destinare ad investimenti, occorrerebbe lavorare per diminuire l’accento del Patto sulla consistenza del debito pubblico, altrimenti «il rischio che corriamo è di scoprire che per noi il Patto stupido era più conveniente di quello intelligente ora in discussione (…) Maggioranza ed opposizione devono agire con una intenzione comune, tenendo conto che il nuovo Patto condizionerà le nostre scelte per molti e molti anni».    

 

7 settembre. L’ex primo ministro ed attuale presidente dei DS, Massimo D’Alema, ha invitato Mario Monti «a mettere a disposizione del paese la sua esperienza. Prodi non avrebbe difficoltà a nominarla ministro». La richiesta, riportata dall’edizione odierna del Corriere della Sera, è stata espressa alla Festa dell’Unità di Genova, dove i due personaggi hanno dato vita ad un dibattito, risultato un peana per l’Unione Europea ed i suoi vincoli. «L’Europa e l’euro hanno ristabilito il giusto primato della politica (tant’è che l’adesione dell’Italia all’Unione Europea non è stata sottoposta ad alcun dibattito democratico o consultazione del corpo elettorale, ndr). Sono stati un fatto etico. L’Italia deve moltissimo all’Europa, che l’ha costretta alla modernizzazione (tant’è che oggi, a parte il peggioramento delle condizioni materiali e sociali di vita, si parla di “declino” dello stesso capitalismo italiota, ndr)», ha dichiarato Monti. «Sì, l’Europa è il nostro fondamento etico», ha annuito D’Alema, che ha pure ricordato come «quello che abbiamo fatto in termini di privatizzazioni, è incomparabile con quanto fatto dal centrodestra». Il tutto tra gli applausi del “popolo dei DS”.

 

7 settembre. «Le primarie sono una necessità per Prodi, che deve ottenerle perché non può permettersi di essere sconfessato (…) puntando –com’era chiaro fin da quando le propose in luglio– a evitare una condizione di subalternità rispetto alle forze dell’alleanza (...) Ma così manifesta la propria debolezza. A cosa servono se è il candidato di tutta la coalizione?». Lo scrive Francesco Verderami sul Corriere della Sera, evidenziando al contempo le divisioni che tale proposta ha suscitato tra i DS: «D’Alema è contrariato, Veltroni è poco entusiasta, Fassino è invece propenso (…) Nella Quercia si avverte il rischio della tenaglia con Rifondazione, perché qualora si svolgessero –spiegano nel “correntone”– verrebbe offerta a Bertinotti una prateria a sinistra. E Bertinotti l’ha già annunciato di voler correre alle primarie». Secondo Verderami, l’uscita di Bertinotti ed il suo asse con Prodi avrebbe messo in difficoltà il progetto di D’Alema, «che quando si era schierato con Prodi, aveva in testa l’idea della forza riformista (…) che riunisce l’assemblea congressuale e decide chi sarà il candidato premier. Un progetto che avrebbe consegnato ai DS un ruolo guida».

 

7 settembre. Se questo è lo stato dei rapporti tra Prodi ed i DS, non minori sono le tensioni con la Margherita. Nel vertice di ieri sera, riferisce Verderami, «Prodi, Rutelli e Marini (ex segretario dei popolari, adesso confluiti nella Margherita, ndr) sono stati chiari (…) Prodi chiedeva un sostegno leale, per evitare quanto accadde nel 1998, i dirigenti della Margherita ribadivano di essere contrari al partito unico» riformista che per loro significa venire stritolati dai DS. Insomma, altro che “Ulivo della pace”: «Dietro le generiche affermazioni di unità, si intravedono i soliti sospetti (…) Le battute sarcastiche su Rutelli “pacione” e D’Alema “badante” avvalorano la tesi per cui Prodi, per affermarsi, stia puntando ad un accordo con Fassino nella Quercia contro D’Alema, e stia tentando di scardinare l’asse tra Rutelli e Marini».

 

8 settembre. Quel che lascia alla fine sorridere è che, nell’ambito della presentabilità elettorale del centrosinistra, la candidatura di Prodi risponde all’esigenza di rafforzare “il centro” della coalizione, ed attrarre quei ceti che, per un verso o per l’altro, diffidano dei DS. Come dichiara Enrico Letta a la Repubblica, «il rapporto tra Prodi e la Margherita è il cuore della coalizione. Se non va, è l’intera coalizione che non va. E anche la Margherita contro Prodi la vedo male».

 

8 settembre. «Bisogna rilanciare l’industria dei “servizi pubblici” (trasporti, acqua, eccetera, ndr)». Lo ha dichiarato Enrico Letta, responsabile economico della Margherita, al quotidiano Europa. «Quello dei servizi pubblici è un settore che negli ultimi 10 anni ha vissuto in Italia un cambiamento epocale (…) Tutto ciò grazie alla ventata di privatizzazioni aziendali e liberalizzazione del mercato di inizio anni Novanta, che hanno investito soprattutto le vecchie aziende municipalizzate». Le privatizzazioni e le liberalizzazioni, sovente oggetto d’interesse da parte di oligarchie estere e certe grandi famiglie alla ricerca di settori protetti, e tradottesi per la colletività in aumento delle tariffe e peggioramento dei servizi –dato che i “privati” sono interessati solo ai profitti ricavabili dall’investimento–, non sono dunque ancora finite. Le ex aziende municipalizzate, trasformatesi in società per azioni, saranno oggetto di ulteriori processi di aggregazione volti a renderle appetibili ad investitori “nazionali” ma soprattutto esteri. Ad essere penalizzati, ancora una volta, gli interessi collettivi della popolazione di questo paese.

 

9 settembre. «Per contrastare il carovita, serve un’accelerazione della liberalizzazione in settori ancora fortemente regolamentati. Come i pubblici esercizi, la ristorazione, le tabaccherie e i taxi». Lo ha dichiarato al quotidiano economico e giuridico Italia oggi Pierluigi Bersani, responsabile economico dei DS ed ex ministro delle attività produttive e dei trasporti nei governi del centrosinistra. Che le liberalizzazioni, promosse dall’Unione Europea, abbiano rincarato fortemente, al contrario di quanto afferma Bersani, il costo della vita –oltre a peggiorare la qualità di certi servizi erogati– lo mostrano gli aumenti riscontrabili in vari settori: dalle assicurazioni auto all’energia elettrica, agli affitti. Bersani preme altresì per una «completa applicazione» della Legge Bersani sul commercio, frenata da diverse regioni: «Da quando è in vigore, i supermercati sono aumentati del 30%», ha affermato con soddisfazione l’esponente diessino. 

 

9 settembre. Le liberalizzazioni dei servizi e dei prezzi hanno prodotto rincari a due cifre per le tasche dei consumatori. Lo ha denunciato alcuni giorni fa l’Intesa dei consumatori, cui aderiscono Federconsumatori, Adusbef, Adoc e Codacons. Calcolando le ripercussioni sui prezzi delle liberalizzazioni, risulterebbe che a guidare la classifica degli aumenti è l’assicurazione civile auto: 131,1% dal 1994, anno della disposta liberalizzazione. Seguono nella classifica il gas delle bombole (86% dal 1994)  e i medicinali a prezzo libero (48,2% dal 1995).  Tra gli altri settori e prezzi analizzati dalle associazioni dei consumatori (tra parentesi, anche l’anno della liberalizzazione): zucchero (1990, 34,1%); carne (1993, 20,9%); latte (1993, 39,9%); pane (1993, 36,4%); voli aerei nazionali (1993, 33,8%); benzina (1994, 38,3%); gasolio auto (1994, 37,1%); gasolio riscaldamento (1994, 22,7%); gpl autoveicoli (1994, 19,5%); gpl bombole (1994, 86,0%); bancoposta (1997, 40,1%); affitti (1998, +19,6%); elettricità industria (1999, 22,0%); gas industria (2000, 4,6%).

 

11 settembre. «Riparliamo di pensioni». Così dichiara il senatore della Margherita Tiziano Treu, ex ministro del lavoro e della previdenza sociale del governo Prodi. «Con l’allungarsi della vita, in pensione si sta a lungo: 20, 25 anni. Cosa facciamo di queste persone? Per prima cosa le rendiamo attive –quello che si chiama activation welfare (in questo contesto si inserisce l’unico nostro emendamento passato nella riforma, quello del part-time misto a pensione)», afferma Treu al quotidiano Europa. E precisa: «dato che la vita è lunga (che sfiga, ndr), i casi sono due: o prenderai più pensione rischiando di fregare i tuoi figli (che invece, considerate le mancanti o risibili proposte lavorative, specialmente al Sud sopravvivono con la pensione di padri e nonni, ndr), oppure troviamo il modo (con stimoli) di farti lavorare più a lungo (impedendo così ai figli di sostituire i padri al lavoro, ndr). Vent’anni fa, dopo tre decenni di fonderia, il cinquantenne non vedeva l’ora di andare in pensione, adesso che le condizioni lavorative sono cambiate forse si può lavorare qualche anno di più».

 

14 settembre. Geronimo- Paolo Cirino Pomicino, responsabile dell’ufficio programma dell’Alleanza popolare-Udeur (Ap-Udeur) di Martinazzoli e Mastella, può certamente annoverarsi tra i sostenitori del grande centro. Nell’edizione odierna di Libero, l’ex ministro del bilancio, incitando l’UDC a lasciare il centrodestra e la Margherita ad unirsi all’Udeur, riassume così la situazione nel centrosinistra: «Ci avevano detto che quella lista unitaria per le Europee (il “Triciclo”, ndr) era il primo passo per un partito unico (…) Come prevedibile, quel listone ha raccolto due punti in meno della somma che i tre partiti costituenti (DS, Margherita, SDI di Boselli) avevano preso alle Politiche 2001. Non bastasse, la Margherita ha perso qualche milione di voti, calando dal 14% delle Politiche al 10% delle provinciali di giugno. La botta è stata tale che i dirigenti della Margherita, Franco Marini in testa, hanno subito detto che di partito unico non se ne parlava più e per le Regionali ciascun partito sarebbe andato per conto suo. Francesco Rutelli l’ha seguito a ruota». Pomicino giudica la situazione irreparabile: «Prodi e Massimo D’Alema vogliono un partito unico, mentre Marini e Rutelli s’oppongono in tutti i modi. È questa la spaccatura per ora insanabile».

 

Indipendenza

15 settembre 2004