L'ENI fuori da Nassiriya? Una lezione imperiale?
Partiamo dalla notizia: l'ENI starebbe per
perdere lo sfruttamento dei giacimenti di Nassiriya (Iraq). E' Milano
Finanza (9 settembre) a dare la notizia. Luciano Mondellini segnala che
ora, per il gruppo guidato da Scaroni, l'obiettivo nell'area rimane il campo di
Zubayr. PeaceReporter la rilancia il 21 settembre (
http://it.peacereporter.net/articolo/17913/Iraq ), mentre un'altra fonte,
Osservatorio Iraq, dà la cosa per conclusa. La compagnia petrolifera italiana
quindi starebbe per perdere o avrebbe già perso la gara d'appalto per lo
sfruttamento dei pozzi petroliferi di Nassiriya. Ad aggiudicarsela la
giapponese Nippon Oil, una delegazione della quale è attesa a giorni in Iraq
per i dettagli. Per l'ENI si ventila, come ripiego, un'alleanza con la
compagnia giapponese. L'estromissione dalla gara cui concorrevano solo in tre
(la Nippon Oil, l'ENI e la spagnola Repsol) avviene nonostante l'impegno
militare italiano, l'esborso di fondi ed il tributo di sangue in Iraq. Da
ricordare, poi, che i giacimenti di Nassiriya erano già stati assegnati all'ENI
da Saddam Hussein, che però non aveva fatto in tempo a ratificare gli accordi
per lo scoppio della guerra.
Una premessa, prima di qualche riflessione
e di un interrogativo. La premessa. Non auspichiamo una vocazione
'indipendente' di potenza dell’Italia in senso imperialistico e nemmeno, in
subordine, colonialistico. L'auspichiamo in senso indipendentistico,
rivoluzionario, inter-nazionalista, di solidarismo attivo con i popoli in lotta
per la liberazione e per una trasformazione socialista dei rapporti di società
e del modo di produzione. Ben altra cosa, insomma. Questo per chiarire che il
passaggio di cui sopra ("nonostante l'impegno militare italiano,
l'esborso di fondi ed il tributo di sangue in Iraq") è solo
sarcasticamente descrittivo. Se si manifestasse o anche solo si profilasse, in
uno scenario futuribile allo stato delle cose impensabile, un imperialismo
italiano o velleità subimperialiste o forme larvate di esso, ebbene, noi ci
schiereremmo assolutamente contro, per le stesse ragioni nazionalitarie che ci
portano a combattere quello dominante –statunitense– con la sua succursale
'europea' in formazione.
Adesso qualche riflessione. Questa
notizia, se confermata, smentirebbe ancora una volta nei fatti quanti parlano
(a sproposito) di "imperialismo italiano". Giacché l'individuazione
di interessi economici capitalistici resta uno dei parametri di riferimento
decisivi –il più significativo– quale cartina al tornasole dell'esistenza di
ogni possibile imperialismo, ci pare che, se confermata la notizia, verrebbe
meno l'unica ragione di interesse significativo del capitale 'italiano' in
Iraq...per la perdita di una gara d'appalto!
Il presunto imperialismo italiano –nei Balcani come in Afghanistan e a suo
tempo in Somalia– si è manifestato mai di propria iniziativa e sempre
al seguito o per conto (Albania) dell’alleato-padrone, come supporto
politico/militare e militare logistico all’imperialismo statunitense. La tesi
dell’operante o anche solo nascente imperialismo italiano è una colossale
mistificazione, pericolosa perché indurrebbe a credere che l’Italia, sia pur in
una direzione capitalistica, si stia rendendo autonoma dagli USA, falsificando
i termini reali del rapporto di subordinazione imperialistica che vincola
(anche) l'Italia oltre Atlantico. Fermo restando che una subalternità effettiva
non significa assoluzione delle responsabilità politiche del ceto politico 'italiano'
di destra, di sinistra, di centro, è di tutta evidenza che un'analisi sballata
della realtà, una incomprensione dello stato delle cose, destina
all'inefficacia e all'irrilevanza sostanziale ogni strategia di lotta che si
vuole trasformativa dell'esistente in una prospettiva di emancipazione sociale.
Infine un interrogativo. Non sarà che lo 'schiaffo' dato all'ENI in Iraq sia anche effetto dell'irritazione che a Washington si ha circa la partecipazione dell'ENI al gasdotto South Stream sponsorizzato da Mosca, con relativo danno geopolitico delle finalità statunitensi che sponsorizzano il concorrente gasdotto Nabucco? Una punizione che saprebbe di avvertimento: un qualsiasi 'sgarro' fatto alla superpotenza atlantica, dettato anche solo da ragioni affaristiche particolari, può vanificare anche anni e anni di spinto servilismo come quello delle classi dirigenti italiote di centrosinistra e centrodestra. Mediate, gente, meditate...
"Indipendenza"
22 settembre 2009