Referendum ATAC del 3 giugno:

Indipendenza per il NO

 

Indipendenza invita a votare NO al referendum consultivo romano sul trasporto pubblico locale del 3 giugno 2018 promosso dai Radicali e dal blocco politico liberista.

Alla luce della modifica dellart. 10 dello Statuto di Roma Capitale non previsto un quorum per la sua validit. pertanto necessario contrastare nel merito il quesito che concreta il pi tipico schema formulare liberista, cio colpire lanello debole del pubblico, oggettivamente carente, per creare il fuoco di copertura per i processi di privatizzazione in esito ad un supposto mandato elettorale.

Va ricordato, a proposito di referendum, che rimasta lettera morta la vittoria del 2011 il I dei quattro quesiti che non riguardava solo lacqua bens tutti i servizi pubblici a rilevanza economica, tra cui appunto il trasporto pubblico locale che proprio il meccanismo della gara mirava a mettere in discussione. Come appare evidente, la volont popolare viene accettata solo quando si esprime in maniera conforme ai desiderata del blocco sociale dominante.

 

Nessuno nega le carenze strutturali del trasporto pubblico a Roma come altrove in Italia, ma queste vanno imputate anzitutto alle politiche austeritarie e ai tagli ai servizi sociali frutto delle politiche economiche decise a livello di Unione Europea e zelantemente applicate ad ogni livello di governo sul piano interno. Senza denunciare questo punto, qualsiasi analisi si confina nel circuito economico-politico imposto dal modello dominante, per Indipendenza da rifiutare senza equivoci.

quindi nostra intenzione portare tale visione nel dibattito referendario.

Proprio per questo respingiamo in radice lidea della messa a gara, frutto delle logiche mercatiste di derivazione comunitaria: le istituzioni devono provvedere direttamente e senza intermediari a soddisfare in modo efficiente i bisogni primari delle persone.

 

Innegabili sono, rispetto allATAC, le dissipazioni e il clientelismo stratificato nel corso degli anni ma fa sorridere che tali pulsioni moralistiche siano agitate da chi espressione di ben precise filiere politiche, tuttaltro che disinteressate.

Nessuno vuole assolvere la classe politica locale e nazionale rispetto alle scelte anche di natura parassitaria compiute negli anni, ma se a tali esponenti vanno mossi dei rimproveri, essi riguardano anzitutto la prona sudditanza alle politiche liberiste che hanno degradato i cittadini a clienti.

 

Rifiutiamo inoltre la logica secondo cui si possa estrarre profitto dai servizi essenziali e dai primari bisogni dei cittadini, tanto pi se questo viene fatto comprimendo salari e diritti di chi in quei comparti lavora: noto infatti che, grazie alle riforme del mercato del lavoro e della contrattazione collettiva, le gare anche per i servizi pubblici siano vinte da societ e cordate imprenditoriali che utilizzano la compressione dei salari e dei diritti come leva di competitivit economica. Vince chi paga meno disapplicando contratti collettivi e garanzie lavoristiche, unica leva di competitivit al ribasso. Questa logica per noi inaccettabile, come inaccettabile la potenziale perdita di indotto per il tessuto cittadino rispetto ai servizi collaterali al trasporto pubblico (manutenzioni, pulizie, forniture accessorie), che verrebbero gestiti dallaggiudicatario secondo le sue priorit. Un film gi visto con la macelleria sociale di questi anni e con i fallimentari esiti delle privatizzazioni compiute in massa a partire dagli anni 90, nel migliore dei casi note come spezzatino.

 

Va inoltre confutata la retorica dei promotori secondo cui mettere a gara il servizio non equivarrebbe ad una sua privatizzazione: la logica delle gare al ribasso premier sempre gli operatori pi spregiudicati nel formare delle cordate o realt multinazionali interessate ad accaparrarsi quote di mercato. Tutto ci, poi, a tacere sulla trasparenza dei meccanismi di aggiudicazione del servizio.

Indipendenza, da ultimo, propone una prospettiva di legalit costituzionale su ATAC: in base allart. 43 della Costituzione si tratta di unimpresa a preminente interesse generale che pu dunque essere affidata a comunit di lavoratori o di utenti. Questa la nostra prospettiva per mettere al centro i bisogni delle persone: fuori da ogni retorica, accettiamo la sfida della democrazia economica. ATAC ai lavoratori, ATAC agli utenti!

 

Indipendenza

aprile 2018