Hezbollah,
la Resistenza come dono
-
notiziario speciale sulla guerra d’aggressione israeliana in Libano -
C’è chi ha definito l’aggressione sionista in Libano come
l’inizio della “terza guerra mondiale” (26 agosto). Svariate
dichiarazioni (2, 13), rivelazioni (14) ed analisi, anche
israeliane (17), vanno in questa direzione: l’aggressione va inquadrata
nel progetto statunitense di “Nuovo Ordine Mondiale”, di cui il ridisegno della
mappa e degli equilibri geopolitici in Medioriente è un tassello fondamentale. Ecco
perché i “venti di guerra” (19, 20, 23, 26) spirano ancora nell’area.
Beirut è semplicemente la prima tappa, Damasco e Teheran le prossime, anche se
gli impantanamenti in Iraq ed Afghanistan, ed il fallimento in Libano stanno
scompaginando i piani dell’aggressività della Casa Bianca. Sullo sfondo, più o
meno defilati, restano quelli che per Washington sono i due veri rivali
geopolitici per il dominio nel XXI secolo: Mosca e Pechino.
Uno scenario del tutto occultato dalla manipolazione
massmediatica dominante. Ancora oscuro è il luogo (Israele o Libano?) dove i
due soldati israeliani sono stati catturati (1), pretesto “ufficiale”
del conflitto, e poco o niente si parla delle centinaia e centinaia di libanesi
sequestrati nelle prigioni israeliane (1), alcuni da trent’anni. Pressoché nascoste, poi, le
immagini delle vittime del “terrorismo di Stato” (8) israeliano, delle
distruzioni sistematiche, dei bombardamenti che hanno visto sperimentate ed
impiegate terrificanti armi di distruzione di massa (2, 5, 6, 11, 12, 14,
20, 21, 26, 29) sulla popolazione civile. Qualche notizia sulla percezione
del conflitto nel mondo arabo (8) e sull’aspra conflittualità nel mondo
politico e massmediatico di Israele (9, 10, 11, 12, 14) per l’esito
disastroso del conflitto, non certo per il migliaio di vittime civili e le
immani devastazioni in Libano (8, 15, 23, 27, 30).
E su Hezbollah? Il battage mediatico dominante è
univoco: si tratta di un’organizzazione “terrorista”, che si servirebbe
addirittura di scudi umani (2, 23), e non piuttosto di un legittimo movimento di resistenza (3,
8, 12) costituitosi in seguito all’aggressione dell’«immorale» (30)
(lo dice l’ONU) Israele in Libano nel 1982 (1). Con buona pace
(shalom) della propaganda sionista, Hezbollah è un’organizzazione nazionale
sciita libanese radicata nella società e nel popolo –grazie a cui è riuscito a
sconfiggere uno dei più potenti eserciti del mondo (2, 7, 11)– ed
è parte imprescindibile del quadro politico del paese, con deputati e persino
ministri (11, 13). Una forza antimperialista con un programma sociale
avanzato, dentro Hezbollah dicono “di sinistra” (13, 16), che,
ampiamente diffusa nel paese, fornisce tra l’altro servizi amministrativi,
sociali, sanitari e previdenziali non solo agli sciiti, ma anche a cristiani,
sunniti e drusi, in nome della valorizzazione del fondamento nazionale e contro
le logiche divisorie di stampo comunitario che le grandi potenze
hanno da sempre alimentato per spaccare il paese (13, 25).
Su questi ed altri nodi (curiose anche le notizie al 9,
13, 25) intende soffermarsi questo notiziario. È importante che si prenda
coscienza delle strategie statunitensi ed israeliane (non solo) nell’area e
dunque della funzione che andrà a giocare l’ONU (al 23 si rilevano
alcune contraddizioni), di cui l’Italia (12, 13, 23, 29), grazie al
servilismo del governo (anche) di centrosinistra, costituisce forza rilevante.
- Israele / Libano. 1 agosto. Dov’e
avvenuta la cattura dei due militari israeliani, pretesto per la
progettata aggressione sionista in Libano? Non poche fonti la danno per
avvenuta in territorio libanese. Lo afferma l’Agenzia di stampa Reseau
Voltaire in un comunicato del luglio scorso, sostenendo che
giornalisti ed agenzie di stampa “occidentali” avrebbero, su richiesta del
capo della censura militare di Israele, il colonnello Sima Vaknin-Gil,
occultato la verità sul luogo del rapimento. «Essi non hanno mentito,
si sono soltanto astenuti dal rivelare il luogo in cui i soldati
israeliani sono stati fatti prigionieri», ha scritto Reseau
Voltaire. Una tesi che trova conferma esaminando i primi lanci
sull’accaduto delle stesse agenzie stampa. Vedasi, ad esempio, alcune news
del 12 luglio, rese note tra l’altro dall’italiana Aki- Adnkronos,
secondo cui «la polizia libanese ha confermato che due soldati
israeliani sono stati catturati dagli Hezbollah, dopo che si erano
“infiltrati” oltre il confine, nella cittadina libanese di Aita al-Chaab».
Sempre il 12 luglio comunica Joseph Panossian, della Associated Press, la principale agenzia di
stampa USA, fonte di notizie per 15mila giornali, radio e
televisioni in tutto il mondo. Il comunicato,
leggibile sul sito della rivista Forbes (www.forbes.com/technology/feeds/ap/2006/07/12/ap2873051.html),
afferma, sulla scorta di rivelazioni di anonimi funzionari del governo
israeliano, che «the militant group Hezbollah
captured two Israeli soldiers during clashes Wednesday (durante gli
scontri di mercoledì, ndr) across the border in southern Lebanon», al di là del confine nel Libano del Sud.
- Israele / Libano. 1 agosto. A quanto riportato sopra, aggiungiamo due articoli. Il
primo, ancora del 12 luglio, dell’israeliano The Jerusalem Post,
che ha rilevato come «soltanto alcune settimane fa, un’intera
divisione di riservisti era stata scelta per addestrarla ad un’operazione
come quella che Tsahal sta predisponendo» contro gli Hezbollah. In
sostanza, l’invasione del Libano, così come rivelato da altre fonti, era
già stata pianificata in anticipo, e si aspettava il pretesto giusto. Il
secondo è di un altro analista israeliano, Ran HaCohen, autore dell’articolo
«Respecting Lenanon’s sovereignty» (31 luglio 2006), pubblicato
sul sito Antiwar.com. Ran HaCohen, critico fortemente della politica
israeliana, è andato a leggersi i rapporti tra il 2001 ed il 2004
dell’Unifil –la forza dell’ONU presente sulla frontiera israelo-libanese
dal 1978, che ha visto quattro suoi osservatori uccisi nel mese scorso
dalle bombe sioniste– riscontrando le innumerevoli violazioni, sovente
quotidiane, dello spazio aereo libanese con «caccia, elicotteri e
droni israeliani», «con gli aerei che volano sul mare e penetrano
nello spazio libanese a nord dell’area operativa Unifil, così evitando
l’osservazione diretta». I ripetitivi rapporti notavano che «queste
incursioni non sono giustificate e causano grande preoccupazione alla
popolazione civile, specie i voli a bassa quota che rompono la barriera
del suono sopra gli abitati». Già, ma si sa che ad Israele tutto è
permesso.
- Iran / Libano. 1 agosto. “Così
armammo gli Hezbollah”. Sul Corriere della Sera del 28 luglio,
Alì Abkar Mohtashamipour, mullah, ex ministro degli interni ed ex
ambasciatore di Teheran, spiega come è nato Hezbollah. «Nell’82 sono
stato io ad accogliere quei giovani in cerca di riscatto, a dare loro
l’aiuto di cui avevano bisogno. La mia sede era a Damasco; e i libanesi
potevano andare solo lì a cercare soccorso. Nessuno era riuscito a
resistere all’avanzata sionista: non i 30mila miliziani palestinesi, che erano
stati la scusa dell’invasione e che dovettero andarsene, dopo 78 giorni,
verso la Tunisia o l’Egitto. Non l’esercito palestinese che, come oggi,
era troppo debole. Non quello siriano che pure era presente e neppure le
milizie dei vari partiti socialisti o drusi. Il leader del movimento
musulmano Haraket Amal era andato negli USA e ci sarebbe rimasto per tre
mesi. Troppo. Molti suoi uomini non volevano aspettare. Erano ansiosi di
difendere il proprio Paese, resistere all’invasore. Proprio come oggi».
- Iran / Libano. 1 agosto. L’attuale
segretario generale della “Conferenza permanente dei diritti palestinesi”
Mohtashamipour, cui il Mossad, con un pacco bomba, ha fatto saltare la
mano destra e due dita della sinistra, prosegue così il suo racconto: «in
quel 1982, tre erano i leader più attivi: Abbas Mussavi, Sobi Tofeili e
Abu Hosham. Tutti militavano in Amal e tutti lo lasciarono per fondare
Hezbollah. Avevano bisogno di aiuto materiale, di addestramento militare
dato che dal punto di vista politico erano anche più maturi di noi
iraniani. Con quella miriade di partiti politici l’esperienza politica
libanese è imbattibile (…) Così feci arrivare degli addestratori pasdaran
(i Guardiani della Rivoluzione iraniana) nel campo libanese di Genetah, già
usato da Amal (…) Sono venuti anche personaggi importanti dall’Iran:
Hosseine Dehgahn e Hemmat, ad esempio, divenuti poi martiri nella guerra
contro l’Iraq».
- Iran / Libano. 1 agosto. Hassan
Nasrallah, attuale capo dell’organizzazione sciita libanese, in quegli
anni non era ancora ai vertici del “Partito di Dio”. Nasrallah, che «aveva
studiato teologia nella città santa irachena di Najaf quando laggiù
c’erano insegnanti come l’Imam Khomeini e altre grandi figure come gli
ayatollah Al Hakim e Al Sadr», entrambi padri (uccisi) di attuali
esponenti iracheni, era a quell’epoca «solo il comandante della
resistenza nella città di Beirut. Ma è stato grazie ai suoi successi che è
iniziato il ritiro di Israele e delle forze multinazionali che tenevano
sotto controllo il Libano. C’erano i marines francesi, inglesi e altri che
avrebbero dovuto fare da cuscinetto e che invece parteggiavano per Israele».
Ecco quindi gli attentati che causarono la morte di 241 marines e di 58
parà francesi. Una resistenza legittima quella di Hezbollah, ribadisce
l’iraniano, che non ha niente a che vedere con al Qaeda, «aggressiva e
intollerante verso qualunque altra religione. Persino musulmani non
aderenti alla loro linea dottrinaria sono considerati nemici. Siano sciiti
o sunniti moderati. Hezbollah, invece, è un movimento patriottico che
combatte Israele perché minaccia il Libano».
- Iran / Libano. 1 agosto. «Ho
sentito Nasrallah cinque mesi fa. Mi ha annunciato che questo sarebbe
stato l’anno della liberazione dei prigionieri libanesi in Israele. I due
soldati catturati servivano a questo. Ma i sionisti hanno scatenato una
guerra totale. Peggio per loro. Hezbollah, con l’aiuto di Allah, saprà
sconfiggerli». Questa la conclusione dell’intervista.
- Iran / Libano. 2 agosto. L’aggressione
al Libano è un piano premeditato di Israele e Stati Uniti ed un primo
passo fondamentale per ridisegnare la mappa geopolitica del Medioriente
funzionalmente alle esigenze strategiche di dominio di Washington. È il
senso di un comunicato dell’Ayatollah Khamenei sulla strage di Qana. Dopo
aver denunciato i crimini contro l’umanità compiuti dagli israeliani col
sostanziale assenso dell’ONU, della maggioranza dei governi occidentali e
l’appoggio di governi come quello britannico, Khamenei ammonisce
Washington dagli effetti delle sue politiche. «Il comportamento e
l’idiosincrasia aggressiva degli USA e di Israele ravviveranno sempre
di più lo spirito di resistenza del mondo islamico e renderanno più
evidente il valore della jihad», afferma Khamenei, che lancia una frecciata
ai governi musulmani subalterni agli Stati Uniti ed un appello all’unità
al mondo islamico. «Sottomettersi ai governanti avventurosi e
corruttori statunitensi non fa altro che aumentare la loro arroganza
e avidità, rendendo difficile la situazione per i popoli (…) Il nemico
sionista non distingue tra religione e dottrina, moschea e chiesa, Shia e
Sunna. È un regime razzista, aggressore e sanguinario, che –se non gli venisse
impedito– non esiterebbe a commettere qualsiasi crimine contro
qualunque gruppo o nazione. I popoli della zona e le scuole islamiche,
così come tutti i seguaci delle differenti religioni del Libano e
di tutti i paesi islamici, devono unire le proprie forze e non
permettere che una loro divisione rafforzi il nemico».
- Libano. 2 agosto. Nei 34
giorni di guerra, Israele ha usato in Libano armi “proibite”. Lo ha
affermato il deputato Severino Galante (PdCI) nella sua interrogazione
parlamentare: «In Libano è in corso una guerra di aggressione
realizzata anche, secondo plurime e autorevoli testimonianze, con armi che
riducono le persone (tra cui molti bambini, donne e anziani) a corpi
straziati e carbonizzati, spesso ridotti a brandelli, corpi martoriati con
devastazioni profonde, quasi sempre senza la presenza di schegge ma
bruciati fino all’osso, che non lascerebbero dubbi sull’utilizzo da parte
di Israele di armi chimiche».
- Israele / Libano. 2 agosto. Utilizzano
numeri a tre cifre per identificarsi. Si alimentano di scatolette di
tonno, mortadella e cioccolato. Nascondono i loro occhiali da sole per
evitare che un riflesso solare marchi la loro posizione. Così Charles
Levinson sul quotidiano indipendentista Gara, dal villaggio
di Srifa devastato dalle bombe israeliane, intervista due combattenti di
Hezbollah. Sono insegnanti, passati dai banchi di scuola ai kalashnikov
e “walkies-talkies”. «Allo scontro siamo preparati da molto tempo.
Il mio compito è far sì che i miei mortai fermino Israele», afferma
Haj Rabiah Abu Hussein, conosciuto dai suoi uomini con il numero di
matricola 103. Questo comandante guerrigliero di 40 anni ha il compito di
difendere tre località. Con lui, Abu Mohammad, 44 anni, «codice 121».
I due uomini spiegano come combattono un nemico di gran lunga più numeroso
e meglio armato. «Contiamo sulla conoscenza del terreno. Per radio,
identifichiamo le nostre posizioni con un albero o una piccola collina che
solo noi conosciamo. Come vuoi che gli israeliani lo capiscano», dice
Abu Mohammad. Entrambi sono cresciuti in questa regione ed hanno giocato
su queste colline dalla più tenera età. A Bint Jbeil, un altro comandante
della Resistenza libanese che si identifica come Hussein racconta la
ritirata israeliana dopo un tentativo di assalto frustrato. «Puoi
immaginarti l’abissale differenza di arsenale tra quelli e noi. Come li
abbiamo vinti? È il segreto dei credenti, è il legame che esiste tra il
combattente ed il suo Dio», assicura. «Il comando ci ha dato
un’istruzione semplice:‘Quando vedete gli israeliani, attaccateli’. Così
facciamo. Li attacchiamo immediatamente e non diamo loro tempo perché
arrivino rinforzi (...) Con i mortai diamo copertura area ai nostri
combattenti che si avvicinano agli invasori». Hussein mostra trofei di
guerra: vari fucili M-16, arma dell’esercito israeliano, e visori
notturni. «Noi non ne abbiamo. Questi saranno inviati a Beirut perché
la nostra televisione, Al-Manar, li mostri. Poi torneranno al fronte, dove
ci saranno utili».
- Israele / Libano. 2 agosto.
La struttura militare di Hezbollah ha impedito a Israele di attaccare il
cuore della resistenza: cellule decentralizzate, armate con kalashnikov,
granate e razzi, in grado di costruire devastanti congegni esplosivi.
Mortai e moderni missili anti-carro e la facile manovrabilità di queste
armi, il loro semplice maneggiamento e rapido impiego li stanno rendendo
un’arma molto temuta per gli aggressori israeliani. Un comandante di
Hezbollah ricorda anche il loro «vantaggio su Israele. Mentre i soldati
sionisti cercano di mantenersi vivi, noi cerchiamo di rispettare i nostri
princìpi anche a costo del sacrificio. Del resto, che valore avrebbe una
vita di umiliazioni? Noi siamo preparati per una guerra di lunga durata».
- Israele / Libano. 2 agosto.
Nella strategia del movimento di resistenza libanese, decisiva è la
conoscenza ed il controllo del territorio. Dopo la ritirata di Israele nel
2000, Hezbollah, con l’assistenza di ingegneri militari, ha fatto
costruire, a ridosso di posizioni strategiche, costruzioni destinate o a
fungere da “falsi bersagli” o da “fortini” costruiti in modo tale da non
collassare a seguito di bombardamento, bensì rimanere in equilibrio
precario e da cui dunque proseguire operazioni di fuoco. Sotto le
fondamenta, in ordine sparso, sono stati costruiti dei rifugi antiaerei
con più vie di fuga per l’esterno. Dal momento che la costruzione di un
bunker richiese gli stessi materiali di una casa di un villaggio, la
ricognizione aerea e satellitare di Tsahal non è riuscita portare a
termine una mappatura affidabile che distinguesse costruzioni “normali” da
quelle con strutture inspessite e interrate utilizzate dai militanti di
Hezbollah. Su tutte le strade di accesso ai villaggi, poco più che strade
sterrate, è stato interrato esplosivo plastico o posizionate cariche ai
lati.
- Israele / Libano. 2 agosto. I
servizi segreti d’Israele avevano avvertito dell’errore di attaccare il
Libano. Operativi israeliani non sono riusciti ad infiltrarsi in Hezbollah
ed una serie di indicatori riconoscevano a questa organizzazione capacità
di gran lunga superiori a quelle della resistenza palestinese e della
stessa OLP di Arafat del 1982, quando l’invasione del Libano fu all’inizio
una passeggiata militare. A differenza di quell’OLP, Hezbollah ha saputo
mantenersi legata alla popolazione libanese senza fare ostentazione
manifesta del suo potere. È difficile incontrare basi o accampamenti
militari dell’organizzazione sciita. Hezbollah ha seguito alla lettera i
manuali delle lotte di guerriglia e si sono posti come pesci nell’acqua
della società libanese. Israele sta conducendo attacchi indiscriminati per
provocare la reazione della popolazione civile contro Hezbollah. Questa
tecnica criminale l’aveva già utilizzata in passato, ma al momento sta
fallendo. Un recente studio nel paese, prima della mattanza israeliana a
Qana, rivelava che il 70.9% della popolazione appoggiava la cattura dei
due soldati israeliani a fini di scambio con le migliaia di prigionieri
libanesi dimenticati nelle carceri israeliane, mentre circa l’88% si
mostra favorevole alla resistenza contro Israele. A questo si aggiunge la
preparazione di Hezbollah di fronte agli attacchi di Israele. I diciotto
anni (1982-2000) di esperienza ha permesso alla resistenza libanese di
conoscere tanto bene il suo nemico da potergli infliggere importanti
rovesci.
- Colombia. 2 agosto. Solidarietà
all’«eroica lotta dei popoli palestinese e libanese» contro Israele.
Così scrivono in un comunicato, dalle montagne della Colombia, le FARC-EP
(Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia – Esercito Popolare), la più
consistente guerriglia attiva nel paese. Nello scritto vengono altresì
inviati saluti alla resistenza irachena e afgana «nelle fertili terre
del Tigri e dell’Eufrate... e sulle dure ed indomite terre afgane».
- Libano. 2 agosto. Amnesty
International denuncia il piano militare israeliano per cacciare la
popolazione dal sud del Libano. Donatella Rovera è a capo della missione di
AI, che ha visitato i villaggi devastati dai bombardamenti di Tel Aviv.
Rovera sostiene che la distruzione delle condutture dell’acqua, delle
centrali elettriche, addirittura dei supermercati, unita al bombardamento
dei ponti di comunicazione vitale, «fanno pensare a piani sistematici
di espulsione della popolazione civile dalla zona». Le truppe
israeliane non a caso sono accompagnate da bulldozer che avevano lo scopo
di abbattere il maggior numero di case possibili. Quanto alle accuse di
Tel Aviv che Hezbollah si serva della popolazione civile come «scudi
umani», la missione non ha incontrato alcuna prova di ciò, semmai il
contrario. Nei villaggi visitati la missione ha potuto constatare come i
membri di Hezbollah chiedessero ai più anziani e a coloro che non
l’avessero già fatto di evacuare perché non potevano garantire loro
protezione.
- Malesia. 3 agosto. Il
mondo musulmano è «indignato» per la «parzialità» della
comunità internazionale sull’offensiva israeliana nel Libano. Lo ha detto
il segretario generale dell’Organizzazione della Conferenza Islamica
(OCI), il turco Ihsanoglu, nel corso di un incontro urgente dell’OCI, che
raggruppa 57 paesi musulmani.
- Libano. 3 agosto. «Perché
chiamare Hamas o Hezbollah terroristi? Si chiamavano così i partigiani?»,
si chiede padre Samir Khalil Samir, gesuita egiziano. Il docente di islamologia
a Beirut invita a riflettere sul conflitto israelo-libanese. «Gli atti
di Hezbollah sono “terroristici”. Ma perché non ci si domanda se il
bombardamento dei civili con gli aerei non è un atto terroristico?».
Il padre ricorda che Hezbollah è nata dopo l'invasione del Libano del
1982.
- Libano. 4 agosto. «Fino
a quando rimarrà anche un solo soldato sul nostro suolo, qualunque cessate
il fuoco non ci riguarda. E nessun governo, né quello libanese né altri,
può imporci di non combattere per la liberazione del nostro Paese», ha
dichiarato il responsabile del settore informazione di Hezbollah, Hussein
Rahaal in un’intervista concessa alla tv Al Jazeera. Un concetto
ribadito in serata in tv da Nasrallah. Israele, ha affermato lo sceicco, è
«stata sorpresa su tutti i fronti dal fattore umano» della
resistenza dei guerriglieri Hezbollah. «È un miracolo», ha detto
Nasrallah, perché Hezbollah sta affrontando «interi battaglioni d’élite»
dell’esercito israeliano. La tattica militare dei miliziani sciiti «non
è quella della difesa fissa di posizioni e di sacrificare i combattenti
per mantenere il controllo di un villaggio», ma quella di «attirare
il nemico nel nostro territorio e poi infliggergli le perdite più pesanti».
- Libano. 4 agosto. È un’«illusione»
pensare di farla finita con il movimento sciita Hezbollah, come pretende
Israele. Lo ha detto all’agenzia russa Interfax Saad Hariri, capo
della maggioranza parlamentare in Libano e figlio dell’ex primo ministro
libanese morto in un attentato il 14 febbraio 2005. Secondo Hariri «bisognerebbe
uccidere il 25 o il 30% dei libanesi».
- Israele / Libano. 5 agosto. «Apriamo un’inchiesta». Lo
chiede Gian Antonio Danieli, professore di Biologia
dell’Università di Padova, dopo la lettura dell’articolo di
Dinucci “Prove di guerra high-tech” (il Manifesto, 1 agosto 2006).
Il biologo è rimasto colpito dal riferimento, durante i bombardamenti israeliani,
a feriti da schegge nei quali si manifesta una rapidissima necrosi dei
tessuti, che si estende anche dopo l’amputazione degli arti colpiti. Per
il Danieli potrebbe trattarsi di nuove armi biologiche sulla scia degli
esperimenti condotti dal colonnello giapponese Ishi in Manciuria nel corso
della seconda guerra mondiale: prigionieri di guerra statunitensi,
britannici, australiani e neozelandesi vennero esposti all’esplosione di
piccoli ordigni contaminati con batteri patogeni per mettere a punto proiettili
che producessero veloce sviluppo della cancrena in ferite non-letali, in
modo da uccidere comunque la persona colpita. Tali ricerche sono
continuate nel dopoguerra ed hanno avuto ulteriore sviluppo negli ultimi
decenni, portando alla costruzione di amri come le BDBS (Biologically
Derived Bioactive Substances) e le ADBMS (Artificially Designed
Biological-Mimicking Substances), assimilabili ad armi chimiche e
rientranti quindi in una categoria già bandita dalla legge internazionale.
«Armi di questo
tipo è molto probabile (ed in qualche caso è anche stato documentato) che siano
state usate per assassini mirati», afferma il Danieli, che auspica
l’avvio di un’attenta analisi dei dati raccolti dai medici negli ospedali
libanesi.
- Libano. 6 agosto. Nelle analisi
della stampa USA emerge che la guerra di Israele contro gli Hezbollah
comincia ad assomigliare alla guerra di George Bush contro l’Iraq. I
reportage parlano con maggior frequenza della stanchezza dei soldati
israeliani, delle loro proteste e del crescente malumore della
popolazione: «Io ho combattuto esattamente le stesse battaglie in
Libano sedici anni fa», ha detto un veterano all’inviato del Washington
Post. «Non ottenemmo nulla allora, e non vedo come potremmo
ottenere granché oggi. Voi come vi sentireste se George Bush decidesse di
spedirvi di nuovo in Vietnam?». Sempre ieri il Washington Post notava
come «il disaccordo fra i generali e i politici, e fra i vari corpi
delle forze armate, non è più dietro le quinte, ma è diventato parte del
pubblico dibattito», che l’opinione pubblica e la stampa israeliana «sono
sempre più disilluse» e che nelle parole del premier Olmert c’è «una
retorica eccessivamente ottimistica». Il New York Times ha
raccolto le proteste di un analista conservatore dello Shalem Center
di Gerusalemme, il noto storico Michael Oren: anche lui appare scoraggiato
dal fatto che la guerra si sia ridotta a ripetere un copione già fallito
nel passato, ma sembra particolarmente indignato nel constatare che
l’esercito ha richiamato i riservisti per spedirli a combattere una guerra
per la quale non erano preparati. I servizi degli inviati televisivi danno
il polso anche della stanchezza fisica e psicologica dei soldati
israeliani, della loro avanzata a passo di lumaca, tesi e scontenti. Non
nascondono lo sconcerto davanti a una missione che credevano facilissima e
che si è rivelata ben più dura. Un ufficiale, che ha chiesto di mantenere
l’anonimato, ha cinicamente commentato per il New York Times che «la
resistenza dura degli Hezbollah» servirà a dare una lezione ai soldati
israeliani circa l’abilità, la disciplina e la decisione dei guerriglieri.
- Libano / Venezuela. 6
agosto. Chavez più coraggioso degli arabi. Il vicepresidente
dell’ufficio politico di Hezbollah, Mahmoud Komati, ha sottolineato, in
un’intervista all’emittente TeleSur, il «coraggio» del
presidente del Venezuela, Hugo Chavez, che ha ritirato l’ambasciatore da
Israele. Komati ha contrapposto Chavez ai governanti dei regimi arabi, che
ha accusato di passività.
- Israele. 7 agosto. Tel
Aviv lascia al loro destino i palestinesi con passaporto israeliano. La
deputata palestinese con passaporto israeliano del Partito Laburista,
Nadia Helu, ha accusato il governo di non fornire rifugi né sirene per gli
arabi del nord d’Israele, che sono la metà della popolazione. La sua
denuncia è stata confermata dal quotidiano israeliano Haaretz.
- Libano. 7 agosto. È la
formula che permette alla guerriglia di contrastare gli israeliani:
determinazione, disciplina, armi moderne e sofisticate. Non sono le sole
sorprese che i vertici militari israeliani hanno trovato dopo i primi
scontri in Libano. Nonostante l’intelligence israeliana sia ritenuta una
delle più affidabili, i miliziani sciiti si sono procurati informazioni su
codici e sistemi di comunicazione israeliani: le unità di commando che
assalivano i villaggi si accorsero che gli avversari erano in grado di
seguire le loro trasmissioni radio, le comunicazioni fra i membri delle
unità di assalto e anche le telefonate dei soldati.
- Libano. 7 agosto. «I
dirigenti e i semplici miliziani di Hezbollah sfoggiano una retorica
jihadista, ovvero ripetono la loro determinazione al martirio per
combattere gli invasori, ma intanto indossano giubbotti antiproiettile,
hanno visori notturni, puntatori laser e usano walkie-talkie, telefoni
satellitari e Gps per coordinare i loro attacchi», sostiene un
ufficiale israeliano. L’efficienza tecnologia bellica a disposizione di
Hezbollah l’hanno poi subita (anche) i carri armati Merkava, vanto
dell’esercito israeliano e considerati i migliori del mondo. Tre di questi
tank sono stati distrutti in Libano e altri danneggiati. Secondo il
quotidiano Maariv, Hezbollah si sarebbe procurato i dettagli
tecnici (segreto di Stato per Israele) e con essi i punti deboli dei carri
armati. Tanto che dopo i primi assalti, i Merkava Mark-3 sono stati
sostituiti dai Mark-4 con corazze e sistemi di difesa potenziati. Contro
di loro i guerriglieri hanno usato missili guidati Milan e Kornet di
fabbricazione russa, come pure i lanciarazzi di ultima generazione (sempre
russi) Rpg 29, capaci di perforare le moderne corazze dei tank. Per non
parlare delle due corvette della Marina israeliana colpite da missili
terra-mare lanciati da Hezbollah. Queste armi di nuova generazione sono
state usate secondo la tecnica del guerrigliero, ovvero da gruppi che
conoscono perfettamente la zona in cui operano e, quando necessario,
sembrano scomparire. Per poi ricomparire, magari alle spalle degli
assalitori. Non solo grazie a tunnel scavati in precedenza, dove sono
stati piazzati anche depositi di armi e munizioni, ma anche mescolandosi
alla popolazione e non distinguendosi da essa, muovendosi in scooter e
informando della situazione sul campo mediante walkie-talkie. Negli ultimi
dieci anni, sotto la direzione di Nasrallah, con l’aiuto e i consiglieri
iraniani, i miliziani si sono preparati alla battaglia. Non altrettanto
hanno fatto gli israeliani
- Israele / Libano. 8 agosto.
Guerra di movimento nel paese. Attaccare e ritirarsi è la tattica che anche Tsahal
usa nell’offensiva nel paese. L’artiglieria israeliana
bombarda a tappeto il suolo libanese per coprire l’avanzata dei blindati
alla ricerca dei lanciatori di razzi che ogni notte, dall’inizio del
conflitto, colpiscono Israele. Nel corso degli ultimi giorni gli israeliani
abbandonano diverse delle postazioni conquistate per attaccarne altre. Nel
suo ufficio del quartier generale della Forza ONU, Ryszard Morczynski constata
che Israele, al pari dei suoi avversari, evita di mantenere posizioni
fisse. Tuttavia le perdite israeliane sono rilevanti. Secondo il cronista
militare israeliano Ze’ev Schiff, la maggior parte delle perdite
israeliane sono causate dalle unità speciali anti-carro di Hezbollah.
- Israele. 8 agosto. Una Commissione
internazionale, che esamini attentamente i campioni biologici prelevati dalle
vittime civili libanesi, per le
armi di distruzione di massa israeliane. Lo chiedono Angelo Baracca,
Paola Manduca e Monica Zoppè, scienziate e scienziati contro la guerra
(indirizzo e-mail su questo tema: nuovearmi@gmail.com). A parte la
dispersione a tappeto di uranio impoverito, e il grave danno ecologico
derivato da carburanti e sostanze chimiche in seguito ai bombardamenti su
fabbriche e depositi, destano particolare preoccupazione le testimonianze,
raccolte da ospedali, testimoni, artificieri, giornalisti, e le immagini,
diffuse anche via internet (vedasi ad esempio www.fromisraeltolebanon.info), che mostrano «sintomi strani
e sconosciuti» nelle vittime in Libano, ma anche Gaza. Corpi i cui i
tessuti sono morti, ma che non mostrano ferite apparenti; corpi
apparentemente «rimpiccioliti»; feriti con le
gambe semidistrutte, che nonostante l’amputazione vanno incontro a necrosi
diffusa e morte; pazienti con ferite interne come da esplosione, ma senza
traccia di schegge; cadaveri con
gli indumenti integri, senza apparenti ferite esterne, con i capelli non
bruciati, ma con il corpo completamente annerito e disidratato. Immagini,
quest’ultime, che propongono effetti pressocché analoghi a quelli
riscontrati a Fallujia in Iraq, dove il generale italiano Fernando
Termentini rilevò l’uso di nuove “armi a microonde”: una nuova arma
elaborata negli USA per disperdere folle di manifestanti provocando
dolorose bruciature, ma che a Fallujia è stata presumibilmente provata con
potenze superiori. Un’arma che è probabile ormai faccia parte anche
dell’arsenale israeliano.
- Libano. 8 agosto. Hezbollah
imbarazza i dirigenti arabi. «Nasrallah ha strappato la foglia di
fico con cui si coprivano, un immaginario processo di pace attraverso il
quale facevano solo concessioni senza avere nulla in cambio», ha scritto
l’egiziano al Ahram, ricordando che il ritratto di
Nasrallah è stato innalzato al Cairo accanto a quello del presidente e icona
del pan-arabismo Gamal Abdel Nasser. Da questo conflitto il leader di
Hezbollah uscirà decisamente rafforzato. Anche il New York Times ha scritto che
il mondo arabo ha ormai trovato una nuova icona.
- Libano. 8 agosto. Hassan
Nasrallah, nuovo simbolo della riscossa araba. «È l’unico leader che fa
quello che dice: sfidare l’esercito più potente del Medio Oriente». Il
mondo arabo, ormai, ha un nuovo punto di riferimento, capace di resistere
per più quasi quattro settimane alla maggiore potenza mediorientale: dopo
Abdel Nasser, Saddam Hussein, Yasser Arafat, è l’era di Hassan Nasrallah.
Il 46enne segretario generale di Hezbollah, dal suo nascondiglio in
qualche bunker, ha riscritto le regole del conflitto che da più di
cinquant’anni infiamma la regione. «È l’uomo più potente del medio
Oriente», assicura un diplomatico arabo. Che i suoi uomini avessero
colpito una nave da guerra operante nelle acque libanesi, è un fatto che i
più consideravano inimmaginabile. Ma vero, come ebbe modo di constatare la
folla della gente uscita nelle strade a Beirut per constatare, dal fumo
che si intravvedeva al largo, che una corvetta israeliana era stata
colpita. La festa che seguì nelle strade della capitale, nonostante i
bombardamenti, celebrava i primi missili terra-mare lanciati da una
guerriglia araba.
- Libano. 8 agosto. Waddah
Sharara, un sociologo libanese citato dal New York Times, sostiene
che Nasrallah ha creato una nuova figura di leader. Non fa promesse di
distruggere Israele, come avevano tuonato Saddam prima e Osama bin Laden
poi, ma afferma di resistere alle preponderanti forze dello Stato sionista
in modo da costringerlo a fare concessioni. E lo dice con calma e
fierezza, con il suo turbante nero dei Sayyid, ovvero i discendenti
diretti del profeta Maometto. Per giungere a questa situazione, Nasrallah
si è preparato a lungo. Fin da quando, all’età di 32 anni, nel 1992 aveva
preso in mano Hezbollah. E dimostrando di avere l’idea «geniale» di
rimodellarlo, addestrando centinaia di combattenti ben inseriti nel loro contesto
sociale e geografico: dagli insegnanti ai camionisti. E poi usando la
religione sciita, che predica il martirio in nome di Allah, per motivarli
a combattere fino all’estremo sacrificio. Una strategia, questa,
illustrata la settimana scorsa in un discorso televisivo in uno studio che
sfoggiava la bandiera del Libano accoppiata a quella gialla di Hezbollah:
«Non scegliamo di difendere a tutti i costi il territorio. Non vogliamo
che i nostri mujaheddin e i nostri giovani siano uccisi per difendere un villaggio,
una collina». La resistenza voluta dallo sceicco è impostata sulle
regole della guerriglia: attirare il nemico in scontri in posizioni per
loro svantaggiate, poi sganciarsi. Magari ritornando ad essere un innocuo
abitante del luogo.
- Libano. 8 agosto. Dal
Marocco all’Iraq, Hassan Nasrallah sta intanto conquistando
i cuori del mondo arabo. Il suo stile di vita lo hanno reso lo stesso un’icona
non solo libanese ma per il mondo arabo. Il suo primogenito Hadi fu ucciso
nel 1997, all’età di 18 anni, in un’azione contro i soldati israeliani.
Gli restano una figlia e altri due figli, di questi il 26enne Jawad sta
combattendo nel Sud del Libano in quello che definisce «il triangolo
dell’eroismo, del coraggio e della fierezza». Se in un paese a maggioranza
sciita, come l’Iran, Nasrallah (“la victoria di Allah”, in arabo)
era già una figura di riferimento, ora sta facendo breccia anche nel mondo
sunnita. E non solo nell’alleata Siria. «Nasrallah è per me come Saladino,
che liberò Gerusalemme dall’occupazione crociata. Con l’aiuto di Dio, Nasrallah
libererà la terra che oggi occupa Israele», pronostica il siriano Samer
Abdulah da una pasticceria al centro di Damasco dove spicca la bandiera
di Hezbollah. «Hassan Nasrallah ci ha restituito la dignità con questa
battaglia santa condotta in nome della Nazione araba, però disgraziatamente
i nostri governanti non sono alla sua altezza», lamenta l’iracheno Hayder
Abduljalil. «Hezbollah rappresenta la luce alla fine del tunnel»,
dice l’ingegnere giordano Jaled Humaidi. «Questa nuova generazione di
musulmani pieni di fede nel Corano merita tutto il nostro appoggio».
L’egiziano Akram al Huseini, che dirige un organismo europeo di promozione
del commercio, riconosce che Nasrallah «non è corrotto, sa parlare alle
menti e ai cuori ed è l’unico che rappresenta l’orgoglio arabo, da anni
addormentato o intimorito a causa della servitù verso l’Occidente».
Il 97% dei palestinesi appoggia Hezbollah, secondo un’inchiesta. Ma anche
oltre il mondo arabo, in Turchia, la grande maggioranza dei deputati del
gruppo di amicizia turco-israeliano ha protestato contro l’aggressione.
- Libano. 8 agosto. «Da
Israele terrorismo di Stato». È in lacrime Fùad Siniora mentre parla
ai ministri degli Esteri della Lega araba in riunione straordinaria Beirut.
Le parole del primo ministro libanese sono rotte dall’emozione mentre
racconta l’ultimo furioso raid israeliano su un villaggio del Sud abitato
solo da contadini e pastori. Secondo un calcolo del ministero della Sanità
di Beirut, diffuso dallo stesso Siniora ieri alla riunione della Lega
araba, sono più di mille le persone uccise dagli israeliani, quasi tutti
civili (tantissimi bambini), se si esclude una manciata di qualche decina
di miliziani di Hezbollah. I raid hanno distrutto 115 ponti e 6.800 unità
abitative. Il bilancio dei danni è incalcolabile, certamente superiore ai
due miliardi e mezzo di dollari calcolata una settimana fa. Una catastrofe
che ogni giorno che passa assume dimensioni sempre più vaste.
- Libano. 8 agosto. Diktat di
USA e Francia per un sostanziale mandato coloniale sul Libano. La bozza di
risoluzione concordata dai due paesi dà campo libero ad Israele per
continuare la guerra ed apre la strada all’invio di una forza
multinazionale incaricata di «finire» il lavoro
lasciato a metà dall’esercito israeliano. Gli Hezbollah dovrebbero
sospendere qualsiasi attacco ma l’esercito israeliano potrà «difendersi», anche
preventivamente, rimanendo all’interno dei territori libanesi che occupa
(le fattorie di Sheba e le aree prese in questi 27 giorni di
combattimenti). La risoluzione, inoltre, non chiede ad Israele di
ritirarsi sui confini del 1949; assolve la distruzione del Libano con
oltre 1000 morti; chiede ad Israele di consegnare le mappe dei campi
minati creati fino al ritiro del maggio del 2000 ma non di quelli messi in
piedi in queste ultime settimane; istituisce una «fascia di
sicurezza» solamente dalla parte libanese (il paese invaso) del
confine fino al fiume Litani, nella quale non potranno operare le forze
della resistenza libanese; impone il disarmo della resistenza libanese;
non accenna assolutamente al fatto che la crisi mediorentale deriva
dall’occupazione israeliana della West Bank, delle Fattorie di Sheba e del
Golan, non condanna le stragi portate avanti dall’esercito israeliano nel
Libano del sud ed ignora la necessità di uno scambio di prigionieri tra le
due parti e le esigenze di sicurezza della popolazione libanese.
- Libano. 8 agosto. Nessuna
meraviglia, dunque, che il governo e le forze politiche libanesi, sia le componenti
vicine alla resistenza –i movimenti sciiti Hezbollah e Amal, gli
indipendenti sunniti, i seguaci del presidente cristiano maronita Emile
Lahoud, e soprattutto quelli dell’ex generale Michel Aoun, eroe della
resistenza antisiriana e ora favorevole ad un’intesa con gli Hezbollah–
sia quelli schierati a favore dei piani franco-USA e contro ogni accordo
con la Siria –la Hariri Inc del premier
Fouad Siniora e del figlio dell’ex premier ucciso, le destre cristiano
maronite di Geagea e di Gemayel, il druso Walid Jumblatt– abbiano respinto
questa risoluzione che soddisfa solamente le richieste del paese invasore
e non di quello invaso. Anche il più servile governo libanese non potrebbe
accettare, pena una generale rivolta popolare, tale risoluzione. Se la
bozza franco-USA dovesse essere approvata, Israele potrebbe portare a
compimento la «pulizia etnica» di una fascia di 20 chilometri in
territorio libanese e i profughi non potranno tornare nelle loro case
prima dell’arrivo di una forza di occupazione sotto la guida dell’ex
potenza mandataria in Libano, la Francia. Una forza che controllerà anche
i porti, gli aeroporti e i posti di frontiera con la Siria ponendo di
nuovo sotto tutela l’intera «Repubblica dei cedri». «Israele non ha
vinto questa guerra e ha ottenuto una risoluzione come questa, cosa
sarebbe successo se l'avesse vinta?», è l’amaro commento del presidente
del parlamento libanese, lo sciita moderato Nabih Berri.
- Libano. 8 agosto. Un raid
aereo israeliano ha causato la morte di 14 civili libanesi durante il
corteo funebre per altri civili uccisi ieri in un villaggio a sud di
Sidone. Lo ha riferito la Tv libanese Lbc. Secondo la Tv, il
bombardamento sul corteo funebre, avvenuto nel villaggio di Ghaziyeh, a
ridosso della cittadina di Sidone, avrebbe provocato almeno 23 feriti. Al
momento dell’attacco, viene precisato, un gruppo di persone stava
procedendo alla sepoltura delle vittime dei raid dei giorni precedenti. Un
altro deprecabile errore come a Qana?
- Libano. 9 agosto. Il
dispiegamento delle forze armate libanesi nel sud del Paese non fermerà la
resistenza. Lo ha detto il vice capo dell’ufficio politico di Hezbollah,
Mahmoud Qamati, in un’intervista al quotidiano siriano Ath-Thawra
(Rivoluzione), affermando che l’esercito e il movimento di resistenza
hanno giocato ruoli complementari e cooperato tra loro negli anni scorsi.
- Israele / Libano. 9 agosto.
Il governo libanese chiede emendamenti alla risoluzione per il cessate-il-fuoco
ed il responsabile della diplomazia tedesca s’infuria. Secondo il socialdemocratico
Frank-Walter Steinmeier, il Libano «non è in condizioni di esigere emendamenti»
ed ha aggiunto che «non è neppure membro del Consiglio di Sicurezza».
Come se essere il paese aggredito ed interessato al futuro dispiegamento
di truppe non sia sufficiente per tenere in conto la sua opinione. Bush
ringrazia.
- Israele /
Libano. 9 agosto. Non-politica con altri mezzi. Dopo 29
giorni di bombe, non un obiettivo raggiunto: Israele rovescia il motto di
Clausewitz. Ed il fallimento bellico scatenerà il giorno dei lunghi
coltelli: tutti, politici e militari, si scaricheranno la colpa a vicenda.
Lo prevede il pacifista ed ex deputato israeliano Uri Avnery su il Manifesto. Avnery rilancia
la tesi del conflitto come “guerra per procura” per conto degli USA rilevando
che «il presidente Bush
è frustrato. L’esercito israeliano non gli è stato molto utile. Bush li
ha mandati alla guerra credendo che il più potente degli eserciti, equipaggiato
con le più potenti fra le armi americane, avrebbe finito il lavoro in qualche
giorno, eliminando Hezbollah, consegnando il Libano alle redini americane,
indebolendo l’Iran e magari facendo pure strada ad un cambio di regime in
Siria». Ma anche in Israele
il primo ministro Olmert non se la passa bene. «È andato alla guerra di gran carriera
ed a cuor leggero, perché i generali dell’Aviazione gli avevano promesso
di distruggere Hezbollah e i loro razzi in pochi giorni. Adesso è impantanato
e senza prospettive di vittoria». Quindi la sua predizione: al termine
dei combattimenti (ma forse anche prima), comincerà la “guerra dei Generali”.
«Già ne emergono
le prime linee, con l’esercito contro l’aviazione ed i loro portavoce nei
media che già dichiarano che è un comando zeppo
di ufficiali inetti».
- Israele /
Libano. 9 agosto. Il fallimento israeliano è frutto della tremenda arroganza
e del disprezzo nei confronti degli arabi.
Avnery dichiara che «i nostri soldati stanno imparando a
loro spese che i “terroristi” sono combattenti duri ed assai motivati, non
un branco di drogati persi a sognare le loro vergini in paradiso». Inoltre il pacifista
israeliano solleva un problema militare di fondo: «è semplicemente
impossibile vincere una guerra contro la guerriglia. L’abbiamo già visto
restando per 18 anni in Libano. Poi ci siamo inevitabilmente arresi al ritiro.
Adesso, Dio solo sa cosa ha dato a questi generali l’infondata sicurezza
nel ritenersi in grado di riuscire dove i loro predecessori hanno fallito». Sul proseguimento
di quello che definisce un «disastro», Avnery fa questa
constatazione: «all’inizio della guerra il governo
ha furiosamente respinto qualsiasi ipotesi di dispiegamento di forze internazionali
al confine. L’esercito riteneva che una simile forza avrebbe ostacolato
le sue operazioni e neanche sarebbe bastata per proteggere Israele. Adesso,
improvvisamente, il dispiegamento di una simile forza è diventato uno dei
motivi principali di questa guerra. Il che costituisce, naturalmente, una
scusa un po’ triste; qualsiasi forza internazionale potrà essere dispiegata
soltanto previo accordo con Hezbollah. Nessun paese spedirebbe i propri uomini
a combattere contro la popolazione locale. E dappertutto, al confine, gli
sciiti faranno ritorno ai propri villaggi –compresi i guerriglieri Hezbollah.
Quindi, la forza di peacekeeping sarà totalmente subordinata agli accordi
con Hezbollah. Altrimenti, basterà
l’esplosione di una bomba sotto un bus pieno di francesi, ed ecco levarsi
l’urlo da Parigi: “Riportate a casa i nostri ragazzi!”. Come è successo
quando vennero bombardati a Beirut i marines americani».
- Israele /
Libano. 9 agosto. Ma le forze autorizzate dall’ONU potranno essere
utili nel pattugliamento del confine siro-libanese per impedire eventuali
consegne di armi a favore di Hezbollah? Avnery è molto scettico. «È illusorio, trattandosi di un
confine che si estende per l’intero nord-est del Libano: chiunque voglia
infiltrare armi dovrà soltanto tenersi lontano dai principali raccordi
stradali, che poi saranno gli unici ad essere pattugliati. Dopodiché ci
saranno centinaia di stradine percorribili. Con la dovuta tangente, tutto
è fattibile in Libano». L’unica soluzione per concludere i conflitti,
afferma Avnery, «sarebbe negoziare con i palestinesi, con i
libanesi e con i siriani. E con Hamas ed Hezbollah. Perché la pace
la si fa soltanto con i nemici».
- USA / Francia / Libano. 10 agosto. Braccio di
ferro USA-Francia all’ONU. Parigi prova a far
accogliere da Washington alcune delle modifiche proposte dai paesi arabi
alla nuova risoluzione delle Nazioni unite sul Libano. La Francia, che
si sente implicata in prima persona in Libano –ne è stata
l’amministratrice sotto l’egida di un mandato della Società delle Nazioni
tra il 1920 e il 1943 e Chirac aveva legami stretti con il presidente
assassinato Rafic Hariri, che si dice abbia contribuito non poco dal punto
di vista finanziario alle campagne presidenziali dell’amico francese– va
avanti da sola, in un tête-à-tête con gli USA. L’ambasciatore
USA all’ONU, Bolton, per ora resiste.
- Israele / Libano. 10 agosto.
Washington ha ora fretta di fermare il conflitto, visto il pantano in cui
si sta cacciando Israele con la massiccia invasione di terra. Le crescenti
e forti perdite tra i militari israeliani stanno lì a dimostrarlo. Secondo
Europa Press, la Casa Bianca è anche preoccupata dall’«escalation
di violenza» nella regione (a partire dall’Iraq) che il prosieguo
delle operazioni militari di Tel Aviv potrebbe produrre. Il portavoce
della Casa Bianca, Tony Snow, ha detto che «stiamo lavorando duro per
limare le differenze tra la posizione degli Stati Uniti ed i nostri
alleati», ha detto Snow che ha aggiunto: «Vogliamo la cessazione
delle violenze il prima possibile e non vogliamo escalation».
Israele / Libano. 10 agosto. Dalla Cecenia al Libano. Immigrati
russi che hanno combattuto con l’esercito russo come cecchini in
Afghanistan e Cecenia, combattono ora Hezbollah in Libano. L’edizione di
ieri del quotidiano israeliano Yediot Aharonot informava che «riservisti
della Cecenia costituiscono una unità speciale di cecchini del reggimento
di fanteria Golani (una brigata d’élite dell’esercito israeliano,
ndr)».
- Israele / Libano. 10 agosto.
Due generali, un solo fronte. Al generale Udi Adam, il capo
dell’esercito, Dan Halutz, eclissatosi dalla gestione diretta delle
operazioni in Libano le scorse settimane, decide di affiancare il «vecchio»
Moshe Kaplinski. Tensione fra generali, truppe e politici ed accuse contro
gli alti ranghi dell’esercito e lo staff del ministro della difesa Peretz,
proprio ora che l’offensiva dovrebbe intensificarsi ed estendersi fino al
fiume Litani. Una cosa è certa: le colpe di quattro settimane di guerra e
del fallimento dell’offensiva di terra stanno ricadendo su Adam. Che
questi non avesse mai avuto esperienze di guerra e quindi garanzie da
offrire, Dan Halutz lo sapeva bene. Lo aveva scelto lui, portandolo via
dalla sezione logistica di Tsahal. La prova ulteriore
dell’inesperienza di Adam sarebbe anche emersa durante le esercitazioni
condotte nei mesi di maggio e giugno al confine per preparare le truppe
settentrionali all’offensiva in territorio libanese (un dato che mostra
come l’operazione israeliana fosse stata preparata da tempo). Il generale
Kaplinsky, invece, è un veterano delle leggendarie brigate Golani, con
alle spalle anni di servizio proprio nel Sud del Libano. Un uomo dal pugno
di ferro che durante la Seconda Intifada aveva affiancato da terra Halutz
nelle incursioni in Cisgiordania.
- Israele / Libano. 11 agosto. Disastrosa
iniziativa militare israeliana. Tsahal,
dopo esser penetrata in territorio libanese e conquistato per alcune ore
una località cristiana situata a sette chilometri dalla frontiera, ha
subito il contrattacco della resistenza libanese che ha distrutto, secondo
fonti locali, 13 carri armati israeliani. Hezbollah ha assicurato di aver
ucciso 18 soldati, dato non confermato da Tel Aviv, che ribadisce di non
aver ancora dato ordine di iniziare l’offensiva di terra. Ad un mese
dall’inizio della sua campagna di aggressione, l’esercito israeliano prova
invano a conseguire il controllo di enclavi strategiche
nel sud del Libano, incocciando nella resistenza dell’organizzazione
sciita Hezbollah (Partito di Dio). Una resistenza che ha dello
stupefacente se si rileva la disparità di uomini e mezzi. Israele
calcola di trovarsi di fronte qualcosa come più di 4mila miliziani,
organizzati in battaglioni di 150 membri con circa 10mila razzi a
disposizione. Tsahal può contare su 600mila uomini e più di 4mila carri
armati. 7mila soldati hanno combattuto ieri in Libano e altri 13mila
aspettano alla frontiera. Ha compiuto 8mila attacchi aerei e ha lanciato
contro il Libano più di 100mila bombe. Eppure non avanza. La gran
maggioranza delle vittime libanesi sono civili, mentre da parte israeliana
sono soldati. E in Israele gli esperti militari insistono sulla necessità
di vincere per ribadire agli arabi il mito dell’invincibilità israeliana.
- Israele / Libano. 11 agosto. Missili
anti-carro della guerriglia, incubo per Tsahal. I moderni
missili anti-carro di Hezbollah stanno infliggendo dolorose perdite
all’esercito israeliano (Tsahal). I suoi portavoci riconoscono che la
maggior parte delle perdite militari sono state provocate da questi
missili, efficacissimi contro i sofisticati blindati israeliani. «Hezbollah
ha studiato dettagliatamente le caratteristiche dei nostri blindati e
conosce i suoi punti deboli», segnala un ufficiale che chiede
l’anonimato. Persino i Merkava di ultima generazione, considerati i carri
più potenti e i migliori blindati del mondo, si sono mostrati vulnerabili
agli attacchi. Gli esperti israeliani assicurano che i miliziani sciiti
danno prova di gran coraggio, avvicinandosi a Tsahal per aprire il fuoco a
corta distanza. I missili più efficaci di cui disporrebbe la guerriglia
sono i «Metis-M ed i Kornet, fabbricati dalla Russia e forniti dalla
Siria negli anni Novanta». Il quotidiano Yediot Aharonot
assicura che la «mancanza di preparazione e di previsione di Tsahal
contro i missili anti-carro costituisce uno dei più gravi errori
strategici di questa guerra». Il problema, però, non è tecnico, dato
che ci saranno sempre missili in grado di distruggere un carro armato. «Importante
è che Tsahal apprenda con il sangue che non affronta una banda di
terroristi, ma un vero esercito», commenta il quotidiano.
- Libano. 11 agosto. «Non è fosforo bianco». Non crede
all’ipotesi del fosforo bianco il generale Fernando Termentini, perito
balistico presso il tribunale di Roma e consulente presso le Nazioni
unite. In un’intervista al settimanale Gente, Termentini si
dichiara più incline per l’ipotesi di “armi a microonde”. Quindi, armi ad
energia diretta. Una nuova generazione di ordigni già in uso sul fronte
iracheno. È già consultabile su internet l’inchiesta-documentario «Guerre
stellari in Iraq» di Sigfrido Ranucci e Maurizio Torrealta, sul sito www.rainews24.it.
- Libano. 11 agosto. Tele-proclama
di Nasrallah alla televisione di Hezbollah, Al Manar, che lo ha
trasmesso ieri. Tra gli argomenti trattati: la bozza di risoluzione ONU,
l’esercito libanese, le stragi ed i fallimenti dell’esercito israeliano.
Sul primo punto: «Il minimo che si possa dire su
quella bozza è che è ingiusta e che concede agli israeliani più di quanto
essi stessi volevano o chiedevano. In sostanza essa dava agli israeliani
per via politica tutto ciò che essi non avevano saputo ottenere per via
militare». Nasrallah apre poi all’invio di truppe libanesi nel sud del
Libano: «La decisione
del nostro governo di preparare 15.000 uomini dell’esercito libanese da
dispiegare al Sud aiuterà il Libano ed i suoi amici ad ottenere un qualche
emendamento nella bozza di risoluzione, ed aprirà la strada ad un
appropriato processo politico che fermi l’aggressione perpetrata ai danni
del Libano. Riteniamo tale dispiegamento una onorevole soluzione poiché
sarà il nostro esercito nazionale ad essere schierato al confine e non
forze dell’invasore, eserciti mercenari, o forze che obbediscano soltanto
al nemico: sarà un esercito che prende ordini dal governo eletto dai
libanesi. Ed in questo senso, come soluzione, lo accettiamo».
- Libano. 11 agosto. Sui crimini e
massacri compiuti da Tsahal, Nasrallah fa una riflessione: «Nell’ultimo
discorso trasmesso, ho asserito che l’esercito nemico, alla luce dei
propri continui fallimenti militari, avrebbe perpetrato ulteriori attacchi
contro le infrastrutture civili libanesi e contro i civili stessi. Esattamente
quello che è successo: nuovi massacri. C’è davvero qualcuno convinto che
questi ponti, strade ed infrastrutture vengano distrutti soltanto per
impedire i rifornimenti alle truppe della resistenza? L’uccisione dei
civili, la distruzione delle infrastrutture e delle case, serve soltanto a
far pressione sui libanesi per arrendersi alle condizioni israeliane. E
non sorprende che la bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza non
accusi apertamente i sionisti dei loro crimini di guerra, i massacri, il
genocidio e la distruzione del Libano». Sulla situazione al fronte, il
capo di Hezbollah dichiara: «Stiamo ancora tenendo duro. Siamo
ancora in forze. E questo è già di per sé un grosso risultato, mentre il
nemico non ha ancora raggiunto i propri obiettivi. Fino ad ora il nemico
non è riuscito a ridurre la capacità della resistenza di lanciare razzi,
né è riuscito ad indebolirla. Dico ai sionisti: venite, vi costerà molto.
Non riuscirete a restare nelle nostre terre. Ve ne cacceremo con la forza.
Trasformeremo le preziose terre del Sud nella tomba del nostro invasore». Nasrallah conclude
con un messaggio per gli arabi di Haifa: «ci addolorano
le vostre perdite ed i vostri martiri. Vi prego, lasciate la città, perché
il vostro sangue è il nostro sangue».
- Israele. 11 agosto. Le
polemiche sono sorprendenti, denotano stanchezza e frustrazione e
indecisione, e politici e analisti riportano alla memoria gli errori di
valutazione e le scelte sbagliate di passate guerre, non ultima
l’invasione del Libano del 1982. Un alto ufficiale di Tel Aviv ha ammesso
che i guerriglieri di Hezbollah, radicati nel sud Libano, sono
sparpagliati ma presenti in tutti i villaggi, dotati di armi moderne e
capaci di rendere molto difficile l’eventuale avanzata dalle truppe.
L’alto numero di soldati uccisi (altri dieci ieri, secondo la televisione
araba al-Jazeera) e feriti, oltre al fatto che un milione
d’abitanti del Nord è stato costretto a rifugiarsi altrove pesa sempre più
sull’opinione pubblica che guarda con sospetto e preoccupazione
all’allargamento dello scontro.
- Libano. 11 agosto. Timor
Goksel, ex portavoce dal 1979 al 2000 dell’UNIFIL (Forza provvisoria delle
Nazioni Unite nel sud del Libano) qualifica sull’Hebdo Magazine
come «scandaloso» il primo progetto di risoluzione
franco-statunitense. «Non poteva essere accettato, ed è per questo che
il governo libanese non aveva scelta e doveva rifiutarlo. Fermare
Hezbollah, che non pensa, dal suo punto di vista, di aver perso la guerra,
e lasciare gli Israeliani liberi di agire, rappresenterebbe un’occupazione
inaccettabile. Questa risoluzione offre troppo agli Israeliani e
mette troppa pressione su un governo libanese debole». Interessanti le
considerazioni di Goksel sul primo ministro libanese: «Fouad Siniora
occupa un posto molto difficile e, pur essendo un uomo che apprezzo, lo considero
anche come un tecnocrate che deve soddisfare tutti. Ma il suo piano
è il più realistico. Perché non penso che una forza internazionale
d’interposizione sia una buona cosa. Sarebbe vissuta dalla popolazione
come una forza d’occupazione (…) Il governo libanese non avrebbe più
autorità e sarebbe messo sotto scacco».
- Libano. 11 agosto. Timor
Goksel esprime anche qualche considerazione su Hezbollah. Definisce Hassan
Nasrallah «un uomo pragmatico, che ascolta ed è pronto ai compromessi,
non un dogmatico. Arriverei persino a dire che si tratta dello sceicco più
tranquillo con cui ho avuto a che fare!». Si mostra persino stupito
per il comportamento di Nasrallah e degli Hezbollah verso i cristiani. «Hezbollah
è una parte con la quale si può trattare, che ha deputati e che fa molta
attenzione al problema della divisione confessionale. Hassan Nasrallah ha
sempre fatto particolarmente attenzione ai cristiani. Nel 2000, quando
Israele si è ritirato dal sud del Libano, temevo molto per la sicurezza di
tre villaggi, Qlayaa, Rmeich e Debl, dove si trovavano cristiani
fondamentalisti, che chiamavo gli Hezbollah cristiani. Ebbene, non uno
solo dei loro capelli è stato toccato! Hezbollah non intende installare
una repubblica islamica». Non ritiene possibile nelle condizioni
attuali un disarmo degli Hezbollah. «Che lo si voglia o meno, gli
sciiti rappresentano il più grande gruppo del Libano. 1.5 milioni di
persone su 4 milioni di abitanti. Hezbollah rappresenta la sicurezza per
una popolazione che soffre. Il Libano-Sud è devastato e gli sciiti avranno
bisogno d’aiuto».
- Libano. 11 agosto. Damasco
e Teheran come burattinai di Hezbollah? Goksel scuote la testa. «Esiste
un’influenza spirituale iraniana innegabile e gli Hezbollah sono stati
creati dall’Iran, che li sostiene finanziariamente. Per quanto riguarda la
Siria, si tratta più di pragmatismo. Ma penso che né l’uno, né l’altro, controllino
le operazioni del Partito di dio. Gli Hezbollah tengono alla loro
reputazione di solo gruppo libanese resistente di fronte ad Israele, ed è
per quello che Hassan Nasrallah è ora considerato come un eroe».
- Libano. 11 agosto. Timor
Goksel ha pure parole dure verso l’aggressione israeliana ed i
bombardamenti su villaggi come Qana. «Per me, bombardare senza ragione
dei villaggi interi è già un crimine contro l’umanità (…). Ciò che ho
potuto osservare sul posto, nel sud del Libano, è l’utilizzo delle bombe a
frammentazione da parte degli Israeliani, che fanno danni terribili. E
l’ho visto più di una volta». Sull’evoluzione del conflitto,
Gorkel, che si aspetta «un’invasione terrestre di grande ampiezza da
parte degli Israeliani prima di una tregua», lancia fosche previsioni:
«penso che si concluderà presto, non so quando, ma non sarà purtroppo
l’ultima guerra. Come le famiglie decimate sopporteranno la situazione? Dove
può arrivare lo spirito di vendetta? Ma la cosa che mi preoccupa di più, è
già il futuro prossimo. Villaggi interi sono stati deliberatamente
distrutti da Tsahal e la gente non vi potrà più ritornare. Tutte le scuole
cristiane sono piene di profughi sciiti, cosa faranno quando le scuole
dovranno riaprire? Dove andranno? Chi ricostruirà le case? Non vi si pensa
abbastanza. E, nella situazione attuale, ci sono già priorità sulle quali
occorre agire. Il gasolio sta mancando in maniera pesante e negli ospedali
la gente morirà, se i generatori non possono girare più».
- Libano. 12 agosto. Hezbollah
accetta i termini della risoluzione delle Nazioni Unite sul cessate il
fuoco tra Libano e Israele, ma si riserva il diritto di continuare a «resistere»
contro lo Stato sionista fino a quando «occuperà» le terre
libanesi. «Quando Israele fermerà la sua aggressione, si fermerà la
reazione della resistenza». «Resistere» a Israele è «un
nostro diritto naturale», ha aggiunto Nasrallah in un comunicato
televisivo.
- Israele / Libano. 12 agosto.
Il Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU condanna le «gravi e
sistematiche» violazioni di Israele in Libano. Ieri, con una
risoluzione, ne ha reclamato la fine immediata. L’iniziativa è partita da
un gruppo di paesi arabi e musulmani, oltre a Cina, Russia e Cuba. La
risoluzione ha ricevuto l’appoggio di 27 paesi, 11 si sono pronunciati
contro, 8 quelli astenuti.
- Libano. 12 agosto. Israele
come gli USA ad Hiroshima. Lo afferma il docente universitario Danilo Zolo
sulla rivista Jura Gentium. Così come i bombardamenti USA nella
cittadina giapponese avevano l’obiettivo di «diffondere la morte e il
terrore fra la popolazione civile in un rapporto di assoluta asimmetria
militare», analogamente Zolo rileva che «i bombardamenti israeliani
diffondono morte, terrore, distruzione e miseria nella più assoluta
impunità. Una popolazione senza difese è stretta nella morsa di una aggressione
nello stesso tempo terrestre, marittima ed aerea. Interi quartieri
cittadini, ponti, strade, porti, aeroporti, depositi di carburante,
fabbriche, stazioni radar, centrali elettriche sono da settimane il facile
bersaglio dei caccia-bombardieri israeliani, che hanno già compiuto oltre
8.000 incursioni. I profughi sono almeno un milione». Tutto
legittimo per Israele, che può «radere al suolo il Libano senza tenere
in minimo conto le convenzioni internazionali, così come fecero gli
alleati anglo-americani radendo al suolo le città tedesche e giapponesi».
- Libano. 12 agosto. Zolo
rilancia le accuse ad Israele, formulate tra gli altri dal
presidente libanese Emile Lahoud e da un rapporto di Human Rights
Watch, di aver usato contro la popolazione libanese anche armi non
convenzionali. I bombardieri israeliani hanno fatto uso, oltre che delle
famigerate cluster bombs, anche di bombe termo-bariche, «già largamente
usate dagli Stati Uniti nella guerra del Golfo del 1991 e in Afghanistan
(…) considerati quasi-nucleari poiché, a parte le radiazioni, producono
gli stessi effetti di un’esplosione nucleare di raggio limitato (…) l’onda
d’urto violentissima e la totale combustione dell’ossigeno distruggono
ogni forma di vita in un’area di circa 350 metri di diametro». Il
quotidiano israeliano Haaretz documenta pure che le forze
israeliane hanno usato in Libano «bombe al fosforo bianco e
probabilmente anche armi chimiche di nuovo tipo. E questo accade anche a
Gaza, dove continua l’etnocidio del popolo palestinese: il ministro della
sanità ha accusato l'esercito israeliano di avere usato materiale
esplosivo contenente sostanze tossiche o radioattive, che bruciano e
lacerano il corpo di chi le inala e producono deformazioni degli arti e
degli organi interni».
- Italia / Libano. 12 agosto.
Anche l’Italia è coinvolta nei massacri in Libano, denuncia Zolo. «La
maggior parte di queste armi è fornita a Israele dagli Stati Uniti e molte
passano da Camp Darby e da altre basi statunitensi insediate nel nostro
paese. Per di più, il recente accordo di cooperazione tra le forze armate
italiane e quelle israeliane, voluto dal governo Berlusconi ed entrato in
vigore nel giugno dello scorso anno, prevede che i due paesi collaborino
nella ricerca, nello sviluppo e nella produzione di tecnologie militari.
Non è dunque escluso, come ha sostenuto Manlio Dinucci su il Manifesto,
che qualche arma non convenzionale, sperimentata dalle forze israeliane
nel poligono di tiro libanese, incorpori segretamente anche tecnologia
italiana: un contributo al “modello Hiroshima” che forse contrasta con
l’articolo 11 della nostra Costituzione».
- Israele / Libano. 12 agosto.
Nonostante il genocidio perpetrato dall’esercito israeliano sulla
popolazione civile palestinese, l’aggressione sionista sta logorando
sempre più Tel Aviv. Ogni giorno che passa. Così come Hezbollah
dopo la cattura dei due soldati –secondo diverse fonti avvenuto in
territorio libanese– anche Israele non si aspettava una simile reazione da
parte dei suoi avversari. Ed Israele, a ben vedere, ha molto più da
perdere se prosegue e si allarga il conflitto. Israele è stata incapace di
distruggere Hezbollah, così come si proponevano, è
riuscita a compattare le comunità libanesi in nome dell’antisionismo, ha
sparso insicurezza nelle città israeliane, che può incrementarsi se
Hezbollah farà uso di missili a lungo raggio, facendo così soprattutto
saltare la percezione israeliana di Stato invulnerabile ed invincibile. Senza
dimenticare l’alto costo economico, la perdita di vite umane ed il logorio
psicologico che comporta mantenere mobilitato per molto tempo un numero
elevato di truppe. Hezbollah, da parte sua, non ha ancora dispiegato tutto
il potenziale militare di cui dispone, controlla alla perfezione la
gestione tattica della guerra di guerriglia, ha l’appoggio quasi totale
della popolazione sciita e ha tratto dalla sua parte quote consistenti del
resto della popolazione libanese e del mondo arabo e musulmano. Quello che
è chiaro è che Nasrallah ha vinto la battaglia dell’opinione pubblica musulmana,
mentre Israele (e sopratutto il Governo Olmert), ha perso credibilità in
Occidente. E l’Iran potrebbe tornare a giocare un ruolo di
mediazione decisivo per risolvere il conflitto così come è stato in Iraq
ed Afghanistan.
- USA / Israele / Libano. 12 agosto.
Il vero “asse del male” si rivela sempre più essere
l’unione di interessi tra Israele ed USA. Gli ideologi
neoconservatori e cristiano-sionisti stanno però vedendo sempre più
ostacoli frapporsi al loro progetto di ridisegno della mappa geopolitica dell’area.
Il dispiego di truppe amiche di paesi “alleati”/subalterni in
Libano è difficile che sarà sufficiente a spostare gli equilibri in campo.
Le esperienze del passato, quando le truppe statunitensi e francesi
dovettero abbandonare il paese dopo aver sofferto un numero cospicuo di
perdite, l’insofferenza libanese ad altre occupazioni militari e le stesse
titubanze degli Stati subalterni nell’invio di propri militari, sono
grosse incognite per i progetti di dominio di Washington. Al di là degli
interessi più o meno nascosti di molti di questi Stati (la Germania che
aspira ad un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza ONU, l’Italia
che spera con il proprio protagonismo politico di avere concessioni in
campo anche economico, eccetera), è da vedere la loro tenuta nei confronti
della propria “opinione pubblica” nel caso di riavvio in grande stile del
conflitto, più volte annunciato da Israele.
- Iran / Siria / Libano. 12
agosto. Nei massmedia e nel mondo politico, è oramai divenuto un luogo
comune affermare che Siria ed Iran sono i “burattinai” di Hezbollah. Ciò è
del tutto falso. Il movimento libanese ha la sua propria agenda, prende
decisioni autonomamente e le attua secondo questa logica. Gli aiuti
economici o logistici che possono aver fornito questi due paesi non hanno
condizionato in alcuna misura gli obiettivi di Hezbollah. Per certi versi
sembra più il regime siriano ad aver bisogno di Hezbollah che viceversa.
Discorso analogo con Teheran. Tra Iran ed Hezbollah ci sono sicuramente
ottime relazioni cementate dalla stessa religione sciita (ramo minoritario
dell’Islam e considerato eretico dalla visione saudita) e dagli stessi
nemici strategici: Israele e Stati Uniti. Hezbollah è nato a
seguito dell’invasione del Libano nel 1982, come il più importante dei
movimenti di resistenza della comunità sciita, storicamente la più
marginalizzata del paese. L’Iran è stato un fattore chiave nello sviluppo
del gruppo libanese, non solamente a livello ideologico ma anche in
termini di addestramento militare e di logistica. Tuttavia, il controllo
che Teheran deteneva nei confronti di Hezbollah è andato perdendo forza
man mano che quest’ultimo si è andato integrando nel sistema politico
libanese ed ha preso forma propria. I piani di Nasrallah non prevedono di
convertire il “paese dei cedri” in uno Stato islamico sciita. Da più di
una decade Hezbollah ha optato per la via democratica e il dialogo con le
altre comunità religiose, mentre il suo ramo militare si è limitato a
combattere dentro i confini libanesi contro un esercito di occupazione.
- Israele / Libano. 12 agosto.
Resa
dei conti in Israele ad un mese dai cruenti bombardamenti in Libano.
Hezbollah mantiene intatta la sua capacità
offensiva, e l’opposizione di destra del Likud, che fino ad ora ha
assecondato le decisioni del governo di coalizione tra Kadima
ed i laburisti, attacca il primo ministro Ehud Olmert ed esige le sue
dimissioni se accetterà un cessate-il-fuoco dell’ONU. La stampa è sempre
più critica, l’opinione pubblica sempre più scettica. Crescono le tensioni
anche all’interno del governo. «Olmert deve dimettersi»,
è la prima pagina del prestigioso Haaretz, che ne sottolinea gli
“errori: «È entrato in guerra arrogantemente e senza calcolare le
conseguenze, si è affidato ciecamente ai militari (...) e dopo essere
precipitato nell’abisso è rimasto di ghiaccio e titubante», sostiene
Ari Shavit. L’altro influente quotidiano Yediot Aharonot difende i
soldati. «Gli obiettivi non sono chiari. I soldati non hanno idea di
quello che li aspetta», confessa un capitano riservista. Solo il 20%
della popolazione crede che Israele stia vincendo la «guerra contro
Hezbollah». In seno al governo si registano crescenti tensioni tra
l’ala dura, sostenuta dai militari, e un’ala più disposta a chiedere
l’aiuto dell’ONU per far cessare il lancio di razzi nel nord di Israele.
Israele / Libano. 12 agosto. Messo sotto tiro, Olmert alza la posta e dà
l’ok all'invasione di massa del sud del Libano. Di fronte ad una
risoluzione dell’ONU che non accoglie tutte le condizioni poste da Israele,
Ehud Olmert ha subito dato il via alla «grande offensiva» di terra, che
appare come una reazione alle critiche interne che lo stanno travolgendo.
Il punto è che Israele non sta vincendo la guerra e i katiusha continuano
a colpire il nord del paese. Per giorni Olmert e il ministro della difesa
Peretz hanno riferito di vittorie, di centinaia di combattenti di
Hezbollah uccisi e hanno promesso la fine del leader sciita Hassan
Nasrallah. «Se accetterà il cessate il fuoco il governo dovrà
rassegnare le dimissioni poiché avrà consegnato a Hezbollah, e a tutti
coloro che vogliono la distruzione di Israele, la vittoria», ha detto Yuval
Steinitz (Likud). Avi Shavit, editorialista di Ha’aretz, scrive invece
che «l’Israele
del dopo guerra, colpito e sanguinante, ha bisogno di un nuovo inizio e di
un nuovo leader. Ha bisogno di un premier vero», accusando
Olmert di essersi precipitato in un conflitto difficile senza averne
calcolato le conseguenze. Va notato come la stampa israeliana chieda la
testa del premier e del ministro della difesa per la mancata sconfitta di
Hezbollah e non per aver cercato a tutti i costi una guerra che è costata
la vita a oltre mille libanesi, ferito altre migliaia, distrutto ponti e
strade, migliaia di edifici civili, di villaggi (quasi rasi al suolo) e un
milione di sfollati. Soto questo aspetto, Olmert ha mantenuto la promessa
fatta un mese fa: riportare, con i bombardamenti, il Libano indietro di 20
anni.
- Libano. 12 agosto. Armi
letali e strane ustioni. Crescono i sospetti sull’uso di armi chimiche da
parte di Israele. Lo conferma in un’intervista al Tg3 il dottor Ibrahim
Faraj, medico in un ospedale di Tiro, il quale ha informato che il grado
delle ustioni che i pazienti, vittima delle bombe, presentano è difficile
da classificare, il tessuto della pelle si sbriciola, ci sono secrezioni e
odori strani. Il che, ha aggiunto il medico libanese, accresce i sospetti
che non si tratti di bombe vere e proprie.
- Libano. 13 agosto. «Nessun
esercito al mondo, da solo, avrebbe potuto sconfiggere Hezbollah». Lo
ha detto il ministro degli Esteri israeliano, Tzipi Livni, a margine della
riunione di gabinetto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza
dell'ONU.
- Italia / Libano. 13 agosto. Militari italiani
in Libano: gli stati maggiori hanno già fatto i calcoli. La missione
costerà 150 milioni a semestre, avrà bisogno di circa 3mila uomini sul
terreno e dovrebbe partire fra tre settimane. Il comando del contingente
internazionale, innanzitutto, dovrebbe spettare alla Francia, che da tempo
lo rivendica in sede ONU, mentre l’Italia potrebbe assumere il vice
comando. La «forza d’ingresso» sarà affidata ai lagunari
(inquadrati nell’esercito) della Serenissima e al reggimento San Marco
(che risponde alla Marina). A questi potrebbero aggiungersi i paracadutisti
della Folgore, le brigate dell’esercito Ariete e Pozzuolo del Friuli e,
infine, un nutrito gruppo di carabinieri con compiti di polizia militare. E
ancora: un centinaio di mezzi, tra carri armati e mezzi di trasporto
blindati, almeno tre navi di supporto ed aerei da trasporto C-130 e velivoli
senza pilota Predator, in rientro dall’Iraq. Un ruolo fondamentale
nell’operazione dovrà poi fornirlo il Sismi, in questi giorni nella bufera
per l’inchiesta sul rapimento su suolo italiano dell’iman egiziano Abu Omar
ad opera della CIA. È dal 1979, nell’ambito della missione ONU UNIFIL, che
i militari italiani sono impiegati nell’area. Attualmente sono di stanza a
Naqoura con compiti ben precisi: sgomberi sanitari, operazioni di
ricognizione, ricerca e soccorso, attività antincendio. Ma da settembre
l’impegno sarà più pervasivo.
- Italia. 13 agosto. Tremila uomini:
un impegno elevato, circa un quinto dell’intero contingente che dovrebbe
attestarsi intorno alle 15mila unità. La difesa italiana è già molto
impegnata all’estero: oltre i 3.000 - 3.500 uomini (e donne) non può
andare. Un impegno comunque notevole dal punto di vista finanziario. La
cifra prevista di 150 milioni dovrà trovare spazio nella prossima
finanziaria, dove già si parla di pesanti tagli alla spesa sociale.
- Libano. 13 agosto. Il governo
Siniora approva la risoluzione 1701 dell’ONU all’unanimità, con l’accordo
di Hezbollah. Indiscrezioni parlano di una telefonata di Bush che, dopo l’approvazione
della risoluzione 1701 da parte del Consiglio di Sicurezza, ha chiesto al
premier Fuad Siniora di «eliminare» l'influenza di
Hezbollah dalla vita politica libanese. Richiesta che il primo ministro,
che appena qualche settimana fa non nascondeva la sua ostilità a Hezbollah
e criticava Damasco e Teheran, non può recepire. I massacri e le
distruzioni israeliane hanno cambiato il quadro politico interno.
Hezbollah è ora garante della stabilità del Libano e parte di un accordo
nazionale che nessuno vuole o può rinnegare. Non è un caso che ieri
Siniora, prima di presiedere il consiglio dei ministri che in serata
avrebbe approvato all’unanimità la risoluzione ONU, abbia elogiato il
comportamento della guerriglia di Hezbollah: «La fermezza
dei combattenti della resistenza sul campo è stata molto importante, così
come la fermezza e l’unità dimostrate dalla popolazione».
- Libano. 13 agosto. Nonostante la
risoluzione ONU non preveda il ritiro immediato delle forze israeliane dal
Libano del sud e dalle Fattorie di Shebaa e regali a Israele un «diritto alla
difesa»
che si trasformerà certamente in quello di «attacchi
preventivi», il Segretario di Hezbollah, Hassan Nasrallah,
ritiene in questa fase importante mantenere e rafforzare l’unità nazionale
libanese: «Non saremo di ostacolo ad alcuna decisione che il
governo ritenga appropriata ma i nostri ministri esprimeranno delle
riserve su quegli articoli che ritengono ingiusti e iniqui. Rispetteremo
la cessazione delle ostilità, ma finché ci saranno offensive israeliane,
la resistenza risponderà», ha detto ieri Nasrallah in un
discorso alla televisione Al Manar. Il leader di
Hezbollah ha lanciato poi un avvertimento: «né la
resistenza, né il governo né il popolo devono commettere l’errore di
credere che la guerra sia finita», anche alludendo all’offensiva
terrestre su vasta scala fino al fiume Litani lanciata da Israele.
- Israele. 13 agosto. «Olmert aveva
promesso il ritorno dei soldati rapiti il 12 luglio, la rimozione della
minaccia dei razzi di Hezbollah e il disarmo dei miliziani libanesi. Non
ha ottenuto nessuno di questi obiettivi», ha esclamato
Gideon Saar, capo del gruppo parlamentare del Likud.
- Francia / Israele / Libano.
13 agosto. «Stop al massacro». Firmato: «Noi, ebrei contro i
bombardamenti di Israele». È il senso dell’appello di 177 personalità
lanciato dal medico Marcel-Francis Kahn e pubblicato su Liberation.
I firmatari vogliono battersi contro «l’offensiva sanguinosa di Israele»
e chiedono che venga applicato un «immediato cessate il fuoco» in
Medioriente. Secondo l’ex ambasciatore francese all’ONU, Stéphane Hessel, «tocca
alla dispora mettere in evidenza gli errori del governo israeliano».
Rony Brauman, ex presidente di Médecins sans frontières, deplora «lo
spirito comunitaristico degli ebrei di Francia che si ritrovano
sistematicamente a fianco di Israele». Secondo i firmatari, esiste in
Francia un «monopolio» dell'immagine degli ebrei in mano ad
organizzazioni comunitarie, come il Crif (Consiglio rappresentativo delle
istituzioni ebraiche di Francia), che non lascia spazio al confronto di idee
differenti. Ma per Roger Cukierman, presidente del Crif, i firmatari
dell’appello a favore del cessate il fuoco sono soltanto espressione di «una
corrente estremamente minoritaria» tra i cittadini francesi di
religione ebraica, quindi per nulla rappresentativi.
- Libano. 13 agosto. I combattimenti
a terra sono stati, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, furiosi.
Nell’incalzare della battaglia, due soldati sono rimasti schiacciati da un
loro stesso carro armato Merkava. Agli Stati uniti era anche pervenuta la
richiesta urgente di una partita di missili M-16, giunti probabilmente
ieri in giornata, caricati con granate a breve gittata. Cluster bombs, per
intendersi: quelle che Daniel Ayalon, ambasciatore israeliano a
Washington, la settimana scorsa aveva dichiarato assenti dall’arsenale
israeliano perché proibite dalle Nazioni Unite.
- Libano. 13 agosto. «Non siamo teleguidati da Teheran. Noi siamo
un’organizzazione libanese indipendente. Non accettiamo ordini da nessuno.
Ma questo non significa che non cooperiamo. Lo ripeto, noi siamo
resistenti. Siamo al fianco dell’Iran e della Siria. Sono i nostri
fratelli. Ogni minimo attacco contro Teheran o Damasco lo vediamo come
un’aggressione contro di noi. Siamo pronti a difenderli fino al nostro
ultimo respiro. Noi sosteniamo la resistenza globale al terrorismo
imperialista globale». Parole del segretario generale di Hezbollah, Seyyed Hassan Nasrallah, al giornale turco Evrensel dell’edizione di ieri, prima che venisse
proclamato il cessate-il-fuoco tra Israele e Libano.
- Libano. 13 agosto. Nasrallah parla del martirio di civili innocenti, donne e bambini e
risponde anche alle accuse di attentare alla vita degli arabi israeliani.
«Contrariamente al nemico sionista, noi agiamo con cautela e
discernimento. Non spariamo sui civili. Essi mentono quando affermano che
facciamo questo. Lanciamo missili su obiettivi militari che avevamo
localizzato precedentemente. Bisogna però sapere che i sionisti stanno
spingendo deliberatamente gli arabo-israeliani verso la frontiera. Li
utilizzano come bersagli. Noi rifiutiamo di cadere nella provocazione e
nella discordia con gli arabi israeliani. I nostri bersagli non sono i
civili ma le forze militari sioniste», contrastate duramente sul campo
di battaglia. A loro Nasrallah lancia un avvertimento: devono sapere
che non abbiamo ancora utilizzato il nostro arsenale più importante. Proprio
perché avrebbero capito di non potere sconfiggere Hezbollah, «distruggono
le nostre strade e assassinano le nostre donne e bambini. Credono di
poterci portare così alla capitolazione, ma noi non ci arrenderemo mai!
Non accettiamo alcuna soluzione se non la libertà della nostra patria (…)
Questa guerra terminerà con la vittoria di tutti gli oppressi e di tutti i
Musulmani del mondo».
- Libano. 13 agosto. I piani di
Washington e di Tel Aviv di divide et impera nel Medioriente
non riusciranno, proclama Nasrallah: «Il regime sionista
spera di creare uno scontro etnico e religioso non soltanto in Libano ma
nell’intera regione, fomentando le tensioni tra le differenti comunità. Ma
Hezbollah ha rovinato questo piano. I popoli oppressi del nostro paese e
del Medio Oriente hanno difeso Hezbollah e gli hanno fornito il proprio
sostegno. Cristiani e socialisti compresi». E denuncia: «È evidente
che l’imperialismo abbia creato, già al tempo dell’URSS, false
organizzazioni islamiche collaborazioniste. Queste organizzazioni non solo
hanno sparso odio e discordia tra le comunità, ma hanno anche combattuto
le forze rivoluzionarie. Al presente, le condizioni sono cambiate. Per
citare un altro esempio: prima di rovesciare Saddam Hussein, gli Stati
Uniti d’America l’hanno utilizzato per combattere l’Iran, i Kurdi e noi
altri. Diverse organizzazioni al soldo dell’imperialismo sono state
utilizzate per questi conflitti tra differenti comunità. Siamo perfettamente
coscienti di questa strategia. L’abbiamo ben compresa e durante la nostra
storia abbiamo accuratamente evitato di cadere in questa trappola».
- Libano. 13 agosto. Fomentare “guerre
civili” nei paesi da conquistare è dunque una delle strategie con cui
Washington prova a conseguire il dominio. Come ad esempio in Iraq. «Quando
gli imperialisti non riescono a sconfiggere un popolo con le armi, creano
delle organizzazioni interne, che si pretendono “movimenti di resistenza”,
al fine di fomentare delle guerre civili. Questo permette agli
imperialisti di presentarsi come salvatori e vincitori. Ma qualsiasi cosa facciano,
non raggiungono i loro obiettivi. Questo gioco è stato utilizzato in Iraq
contro gli Sciiti e i Kurdi. Gli imperialisti persistono attualmente con
la stessa strategia. Oggi Saddam non è più al potere ma ci sono centinaia
di potenziali Saddam. Siamo attenti affinché il nostro popolo, i nostri
popoli, restino vigili di fronte alle minacce di guerre fratricide».
- Libano. 13 agosto. Hassan Nasrallah ringrazia il
presidente venezuelano Hugo Chavez ed invita alla lotta antimperialista globale.
«Per un certo tempo il
movimento socialista ha preso le distanze dalla lotta internazionale. Oggi,
al contrario, ha finalmente iniziato ad appoggiarci moralmente. L’esempio
più concreto è il sostegno fornito dal presidente del Venezuela, Hugo
Chavez. Il richiamo del proprio ambasciatore da Israele è un atto che
alcuni Stati musulmani non hanno osato fare. Chavez ha inoltre annunciato
il proprio sostegno alla nostra resistenza in maniera esplicita. Questa
dichiarazione ci ha enormemente incoraggiato». Nasrallah si ramarica
del fatto che, Chavez a parte, nel mondo “di sinistra” non siano arrivati
molti più sostegni: «Dobbiamo purtroppo notare che la fratellanza
del tempo passato, che esisteva tra coloro che combattevano il nemico
comune, non è più così viva. Avremmo voluto combattere l’imperialismo ed
il sionismo, fianco a fianco, con i nostri fratelli socialisti libanesi. Perché
questa guerra non è solamente la nostra. Questa è una battaglia comune di
tutti gli oppressi del mondo. Non dimenticate che se la Palestina ed il
Libano perdessero questa guerra, sarebbe una sconfitta per tutti i popoli
oppressi».
- Libano. 13 agosto. Nasrallah invita dunque i rivoluzionari di tutto il
mondo a sostenere Hezbollah: «Ai nostri amici socialisti che
vogliono combattere insieme a noi per la fratellanza e la libertà, diciamo
che se è per dirci che “la religione è l’oppio dei popoli”, non vale la
pena venire. Noi rifiutiamo tali concezioni. Al di là delle nostre
differenze, abbiamo dato prova delle nostre capacità; le foto di Chavez, di
Che Guevara, di Sadr e di Khamenei brandiscono fianco a fianco. Queste
guide salutano insieme il nostro popolo. Se noi rispettiamo le vostre opinioni
e voi le nostre, nessuna potenza imperialista potrà sconfiggerci!».
Libano.
13 agosto. «Le
potenze imperialiste dichiarano senza troppi giri di voler soggiogare i
popoli della regione e rimodellare il Medio Oriente installando dei
governi servili. E contro questo che noi resistiamo al fianco di Siria e
Iran. La provocazione dell’attentato contro l’ex primo ministro libanese
Rafik Hariri è stata usata per ottenere il ritiro delle truppe siriane dal
Libano. Ma questi codardi non si sono voluti accontentare di questo. Al
presente, essi vogliono attaccare militarmente Teheran e Damasco, sempre
con lo stesso genere di pretesti (…) Gli imperialisti occidentali sperano
di fare del Libano e della nostra regione un secondo Kosovo, accendendo le
tensioni tra le comunità. Noi non partecipiamo a questo gioco. Nelle
nostre strade, tutti i libanesi, siano essi cristiani, sunniti o sciiti,
brandiscono le bandiere di Hezbollah. Il loro mondo “unipolare” fa ormai
parte del passato. Di fronte ad essi ci siamo noi, l’Iran, la Siria, il
Venezuela, Cuba e la Corea del Nord. E c’è la resistenza in Palestina, in
Iraq e in Afghanistan! Fintanto che l’imperialismo e le sue guerre di occupazione
esisteranno, i popoli proseguiranno la loro resistenza». Così conclude
Nasrallah nell’intervista al giornale turco Evrensel.
- Israele. 14 agosto.
Oltre 5,1 bilioni di dollari (4.1 bilioni di euro): a tanto ammonta, per
Israele, il costo dell’aggressione in Libano. Secondo il quotidiano
finanziario The Marker, la somma deriva dal denaro impiegato per
finanziare la guerra e la ricostruzione, oltre all’anticipo del Prodotto
Nazionale Lordo previsto. Il costo diretto dell’aggressione è stimato in
2.1 bilioni di euro.
- USA / Israele / Libano. 14
agosto. La guerra scatenata da Israele contro gli Hezbollah era stata
pianificata con anticipo e con il benestare della Casa Bianca. Lo scrive
il giornalista investigativo Seymour Hersh, nel numero del settimanale New
Yorker. Hersh sostiene, senza voler svelare le fonti che gli hanno
dato queste informazioni, che una delegazione israeliana era stata a
Washington nella tarda primavera, per spiegare i propri piani, e che aveva
cercato e ottenuto l’assenso del vicepresidente Dick Cheney, dopodiché «persuadere
Bush non fu un problema, e anche Condi Rice salì a bordo». «Gli
israeliani ci dissero che sarebbe stata una guerra poco costosa e con
numerosi benefici», segnala una delle fonti di Hersh, che aggiunge: «Perché
opporci a questo? Inseguirli e bombardare tunnel e bunker. Sarebbe stata
una dimostrazione per l’Iran». L’unico a non essere d’accordo sarebbe
stato il segretario della Difesa Donald Rumsfeld, normalmente un falco
convinto. “Rummy” «non voleva un’altra guerra che potesse esporre le
truppe in Iraq a pericoli ancora maggiori». Il mondo oramai conosce
bene il nome di Hersh. La sua carriera cominciò con la denuncia del
massacro di My Lai in Vietnam, dove le truppe USA uccisero 500 civili
vietnamiti. Nel 1998 fu lui a rivelare che il presidente Clinton aveva
fatto bombardare per sbaglio una fabbrica di medicinali in Sudan, credendo
che fosse uno dei campi di Osama Bin Laden. Due anni fa ha contribuito a
portare alla luce i maltrattamenti contro i detenuti in Iraq, nella
prigione di Abu Ghraib. E di recente ha accusato la Casa Bianca di avere
già pianificato una guerra contro l’Iran. E l’Iran sarebbe la ragione per
cui gli uomini di Bush avrebbero dato la luce verde alla guerra di Israele
contro Hezbollah. Il vicepresidente Dick Cheney, fautore di un attacco
contro le centrali nucleari iraniane, avrebbe visto di buon occhio
l’ipotesi di disarmare gli Hezbollah, che avrebbero potuto vendicare un
simile attacco prendendosela con Israele. Varie fonti hanno inoltre
spiegato a Hersh che in una vittoria contro le milizie ci sarebbero state
altre ricadute positive: Israele sarebbe stata più sicura e il governo del
Libano avrebbe avuto più potere sul proprio territorio. Non solo: la
guerra, che inizialmente doveva essere solo condotta con bombardamenti
aerei, sarebbe stata una prova generale per l’eventuale attacco all’Iran.
- USA / Israele / Libano. 14
agosto. Sia il Pentagono, che il Consiglio di sicurezza nazionale, che
il Dipartimento di Stato hanno negato che la teoria raccontata da Hersh
sia vera. Hersh insiste di aver avuto conferme da diplomatici e funzionari
dell’intelligence. E spiega che Israele non ha teso una trappola a
Hezbollah, come si potrebbe credere: «Da tempo le due parti si
attaccavano», ha detto un consulente del Pentagono. «Di fatto erano
già in guerra». Il sostegno USA si è sfaldato quando le operazioni non
sono andate come gli israeliani avevano promesso: la delegazione aveva
garantito «molti benefici a un costo molto piccolo», e invece
Hezbollah si è rivelato un nemico «dalla forza sorprendente». L’ex
vicesegretario di Stato Richard Armitage commenta: «La campagna di Israele
in Libano può essere un ammonimento per la Casa Bianca sull’Iran. Se la
più grande forza militare della regione non può pacificare un paese come
il Libano, che ha una popolazione di 4 milioni di persone, bisognerà
pensare con cautela prima di applicare lo stesso paradigma all’Iran, che
ha grande profondità strategica e una popolazione di settanta milioni di
persone».
- Israele / Libano. 14 agosto.
Ehud Olmert, nell’esaminare la risoluzione, si è detto soddisfatto per il
documento che considera una vittoria della diplomazia israeliana. «La
risoluzione 1701 delle Nazioni Unite è una buona risoluzione che crea vere
condizioni per attuare la 1559 ed evita il ritorno allo status quo.
Hezbollah non continuerà ad essere uno stato nello stato all’interno del
Libano ed il governo libanese diverrà il punto di contatto con il governo
israeliano», ha commentato il premier senza dilungarsi sul fatto che
il documento è considerato da tutti soltanto l’elencazione dei punti da
risolvere senza che siano indicati i meccanismi d’attuazione. «Basta
discutere se era o non era necessaria» l’operazione di terra, ha quasi
gridato rispondendo alle crescenti critiche dell’opposizione e dei mass
media per i quali l’attacco sferrato proprio mentre veniva accettata la
risoluzione dell’ONU non aveva senso. A rafforzare queste critiche, il
numero altissimo di vittime tra i soldati. Venticinque, sabato, e ieri
almeno cinque. Critiche al premier anche perché la cessazione delle
ostilità non è legata al rilascio dei due soldati catturati da Hezbollah
anche se la loro cattura è stato l’elemento scatenante di questa guerra.
Il premier, parlando con i parenti dei militari ha detto che è pronto a
negoziare con il movimento sciita per farli tornare a casa. Un mese fa aveva
respinto l’ipotesi di un negoziato con i guerriglieri. Sta per cominciare
«la guerra degli ebrei in Israele», secondo l’editorialista dello Yediot
Aharonot riferendosi alle crescenti, caustiche, polemiche tra militari
e militari, politici e politici, politici e militari.
- Libano. 14 agosto. Nuove
bombe israeliane su Beirut, nuove distruzioni, nuove vittime. «Non ho
mai visto un tale accanimento. Non ho mai visto tali distruzioni in un
lasso così breve di tempo. È una catastrofe». Il commento viene dal personaggio
più qualificato per farlo, Fadli Chalak, il presidente del Consiglio per
la ricostruzione e lo sviluppo. Ovvero il manager a cui il Libano da
trent’anni si affida per ricostruire quanto guerra civile (dal 1975 al
1990), precedenti invasioni israeliane (1978, 1982) e terrorismo hanno
distrutto. Un lavoro immenso il suo. Che rimanda alle fatiche di Sisifo:
gran parte di quello che è riuscito a rimettere in piedi, le bombe
israeliane hanno di nuovo sbriciolato. Le cifre fornite da Chalak sono
impressionanti: le distruzioni di case, palazzi, piccoli business attuali
superano, e di molto, quelle subite nei precedenti trent’anni. Si
registrano le distruzioni di 29 infrastrutture vitali (l’aereoporto di
Beirut, porti, riserve d’acqua, depuratori, centrali elettriche), 630
chilometri di strade, 32 pompe di benzina, 145 ponti. Un
quarto della popolazione del Libano ha dovuto lasciare le proprie
abitazioni; del milione di rifugiati, almeno 200.000 persone non avrà più
una casa in cui tornare nei prossimi giorni, sperando che il cessate il
fuoco si realizzi e si mantenga; otto ospedali della capitale hanno dovuto
chiudere. «Tra i ponti distrutti dagli israeliani vi è il famoso
viadotto Mdeirij, nella strada che collega Beirut e Damasco. Un ponte
unico in tutto il Medio oriente con i suoi piloni portanti di 70 metri.
Potevano bloccare la strada, ma hanno scelto di colpire varie volte il
Mdeirij. Ricostruirlo costerà 65 milioni di dollari», sostiene il
presidente del Consiglio di ricostruzione.
- Libano. 14 agosto. Per
ricostruire strade, ponti, scuole, fabbriche e quant’altro è stato
sbriciolato saranno necessari «fino a 2,5 miliardi di dollari»,
sostiene Sami Haddad, ministro dell’Economia e del Commercio. Una cifra
troppo bassa secondo l’economista Marwan Iskandar: «Bisogna anche
aggiungere il costo degli aiuti alle migliaia di società sotto minaccia di
fallimento. La cifra finale per far ripartire l’economia del Libano
potrebbe arrivare fino al tetto di 10 miliardi di dollari». Ma dove
trovare i soldi, visto che le casse del governo sono state prosciugate
dalla precedente ricostruzione? Alla fine del 1990, il Paese aveva già
speso diversi miliardi di dollari, soprattutto grazie al ricco
imprenditore Rafic Hariri –poi eletto premier e assassinato l’anno scorso–
che aveva finanziato la ricostruzione del centro storico di Beirut. «I
finanziamenti per le opere più urgenti, le infrastrutture, circa 785
milioni di dollari, dovranno venire da donatori», afferma il ministro
dell’Economia e del Commercio. Di fatto la crescita economica che nei
primi sei mesi dell’anno era confortante (+6%) è stata azzerata; la
bilancia dei pagamenti, che aveva registrato un attivo storico di 1.8
miliardi di dollari, è in caduta libera. Come pure il settore del turismo,
dove si prevede che almeno il 60% dei 200.000 lavoratori del settore
resterà senza lavoro.
- Libano. 14 agosto. Secondo
il Los Angeles Times, il presidente del Consiglio per la
ricostruzione e lo sviluppo Chalak è «uno di quei moderati ai quali il
presidente Bush guarda per costruire il Nuovo Medio Oriente». Ma ora,
a causa di questa guerra, dichiara di essere «pieno di rabbia. Noi non
siamo fanatici religiosi. Anzi, siamo un branco di atei. Ma non fatevi
ingannare. Oggi ogni arabo, ogni musulmano ha dentro di sé un pezzetto di
Bin Laden».
- Israele. 14 agosto. La
maggioranza degli israeliani, secondo un sondaggio, pensa che il conflitto
in Libano non abbia raggiunto i suoi obiettivi e che il comportamento
delle forze armate sia stato deludente. Lo riferisce l’edizione on-line del
quotidiano Yedioth Ahronoth: Il 58% degli israeliani pensa che
Israele non sia riuscito a realizzare i suoi obiettivi o che li abbia
conseguiti solo in piccola parte. Il sondaggio indica inoltre un forte
crollo nella popolarità del premier Ehud Olmert e del ministro della
difesa Amir Peretz e dei loro partiti, Kadima e partito laburista, oltre
che del capo di stato maggiore Dan Halutz. Il 62% ha dato un voto negativo
a Olmert, il 65% a Peretz e il 44% al generale Halutz. È la più bassa
percentuale di consensi per un capo di stato maggiore in carica.
- Libano. 15 agosto. Hezbollah
celebra la «grande
vittoria strategica e storica» su Israele distribuendo volantini
tra la popolazione libanese e le centinaia di auto dirette a sud, lungo la
strada che collega le città di Nabatiyeh, Tiro e Sidone, che ringrazia per
la pazienza dimostrata in 33 giorni di guerra. Hezbollah
ha conseguito «una vittoria strategica e storica per
la Resistenza, per il Libano, per tutta la nazione araba», ha affermato dagli schermi della tv
Al-Manar Nasrallah, il leader di Hezbollah, che ha quindi reso omaggio a «tutti i martiri» –guerriglieri Hezbollah, soldati dell’esercito
libanese, personale della protezione civile e popolazione civile– uccisi
durante i 34 giorni di guerra. «La loro tenacia, il loro
amore e la loro fedeltà, che li hanno fatti rimanere al nostro fianco, è
la prova di questa vittoria. La mole delle perdite inflitte agli
israeliani e le vittorie riportate dalla resistenza non hanno precedenti
nella storia del Libano». Il leader Hezbollah ha anche voluto rendere
omaggio «alla grande saggezza, garanzia della nazione» del
presidente del parlamento ed esponente sciita Nabih Berri.
- Libano. 15 agosto. Disarmo
di Hezbollah? No, fino a quando Israele costituirà una minaccia per il
Libano. Lo ha affermato sheikh Hassan Nasrallah nel discorso pronunciato
stasera dagli schermi di Al-Manar, la Tv di Hezbollah. Secondo il
leader del movimento sciita libanese «a prescindere dal valore
dell’idea in sé, parlare in questo momento del disarmo» di Hezbollah «è
immorale». «Il momento è sbagliato (…) nel suo attuale stato,
l’esercito libanese non è in grado di difendere se stesso né il Libano in
caso di ripresa della guerra (…) Il nemico ha capito che la guerra in
Libano non è uno scherzo ed è molto costosa, e sta studiando la lezione
(…)». Un eventuale disarmo della milizia sciita va inoltre «legata
al futuro del paese e deve essere discussa senza fretta (…) attraverso il
dialogo tra i libanesi», ha continuato Nasrallah, ricordando che le
armi di Hezbollah «sono la base per uno Stato libanese forte (…) Il
problema è che dobbiamo costruire prima un paese forte, che riesca a
difenderci. Solo in questo modo non avremo più bisogno della resistenza.
La resistenza è un fattore essenziale per la costruzione del paese e in
questo momento le uniche forze del Libano sono la resistenza e l’unità
nazionale». A chi parla di disarmo, conclude Nasrallah, risponda «con
le fattorie di Shebaa (occupate da Israele, ndr), il ritorno dei
prigionieri (migliaia detenuti da Israele, tra cui centinaia di donne
e adolescenti, ndr) e garanzie autentiche per la stabilità del Libano».
- Libano. 15 agosto. Gli
aiuti occidentali tardano? I convogli incontrano difficoltà? Alla
popolazione libanese colpita dal «volume senza precedenti dei
bombardamenti israeliani, che per la prima volta delle aggressioni al
Libano hanno preso di mira anche le abitazioni oltre che le
infrastrutture, distruggendo 15mila case», penserà Hezbollah. I suoi
militanti daranno a ogni famiglia rimasta senza casa il denaro sufficiente
per affittare un appartamento per un anno. Sempre dagli schermi di Al-Manar,
la tv dei miliziani sciiti, lo sceicco ha assicurato che i militanti del
movimento sciita aiuteranno anche a riparare le abitazioni rimaste solo
danneggiate nei bombardamenti israeliani. Hezbollah assisterà anche gli
sfollati a ritornare nel sud del Libano da cui erano stati costretti a
fuggire a causa della guerra, ha promesso Nasrallah.
- Israele. 15 agosto. Più
che i katiuscia, a preoccupare le forze armate israeliane sono i razzi
anticarro usati dai guerriglieri di Hezbollah che hanno distrutto numerosi
tank e uccisi molti soldati. Olmert, scrive il quotidiano Yediot
Aharonot, ha spedito a Mosca una delegazione per chiedere come hanno
fatto i modernissimi razzi di fabbricazione russa a finire nell'arsenale
della Resistenza sciita libanese.
- Israele. 15 agosto. Il
primo ministro israeliano, Ehud Olmert, è comparso in Parlamento per
spiegare il punto di vista del suo governo dopo il cessate-il-fuoco entrato
in vigore ieri. Durante il suo intervento vari deputati sono stati espulsi
per aver interrotto, contestandolo, il primo ministro. Olmert ha parlato
di «vittoria», ma le sue parole lasciavano trasparire l’amarezza di
un primo ministro che non crede a quello che dice. Olmert ha assicurato
che è stato eliminato lo «Stato nello Stato» che Hezbollah «aveva
installato» in Libano. La guerriglia, ha detto, è praticamente
distrutta e la sua fiducia è minata.
- Libano. 15 agosto.
Hezbollah ricorda ai libanesi il pericolo delle bombe a frammentazione,
proibite dalle convenzioni internazionali, e di cui ha fatto ampio uso
Israele. Rifornimenti di questo tipo di armi erano giunti a Tel Aviv,
nelle ultime settimane, dagli Stati Uniti. Hezbollah ha accusato Israele
di aver disseminato esplosivi per continuare a causare danni ai civili.
Nella dichiarazione diffusa dall’emittente Al Manar si mette in
guardia soprattutto da giocattoli contenenti esplosivi che le truppe
israeliane hanno sparso sul territorio. Già una bambina è morta a
Habbouche, 15 km dal confine, per uno di questi giocattoli di morte.
Libano. 15 agosto. L’aggressione israeliana è costata la
vita di almeno 1.200 libanesi. La maggioranza dei caduti sono civili:
1.084, oltre a 40 militari. Hezbollah riconosce di aver avuto 61 caduti,
mentre Israele ribatte di aver ucciso 530 miliziani, oltre a 7 militanti
di Amal ed un palestinese del Fronte di Liberazione Popolare (FPLP-CG).
Israele afferma di aver perso 119 soldati e 41 civili.
- Libano. 15 agosto. Lahoud
parla di fallimento israeliano. Il presidente del Libano, Emile Lahoud, ha
dichiarato ieri che Israele ha fallito nel suo obiettivo di provocare una
guerra civile libanese con i suoi bombardamenti contro il paese. Secondo
Lahud, Israele non ha ottenuto nessuno degli obiettivi che aveva previsto,
tra i quali quello di «provocare una guerra settaria tra libanesi».
- Libano. 16 agosto. «Non abbiamo un
programma sciita o di parte. Siamo sunniti perché sosteniamo i
palestinesi. E siamo cristiani perché ci ispiriamo a Chavez, che ci è più
vicino dei leader arabi». Sono alcune delle dichiarazioni raccolte
dal giornale indiano Asian Age nel quartiere generale Hezbollah, ed
attribuibili direttamente a Nasrallah e ai suoi più vicini collaboratori,
che hanno chiesto l’anonimato per non finire nella lista dei “bersagli”
israeliani. «Non siamo contro Israele perché è uno Stato ebraico, ma
perché è uno Stato sionista (…) Storicamente, non ci sono problemi tra
ebrei e musulmani». Il giornale sottolinea come la leadership di Hezbollah
stia bene attenta a non farsi considerare dalla popolazione libanese come
una organizzazione sciita. Nessuna proclamata intenzione di imporre la
Sharia in Libano. Hezbollah sottolinea che ha combattuto per «l’unità
del Libano», richiedendo la collaborazione degli altri partiti
libanesi: dai cristiani fino ai comunisti. «Ci sono molti che
cercheranno adesso di rompere l’unità, e questo non deve essere permesso»,
ha detto Nasrallah nel suo primo discorso dopo il cessate-il-fuoco. I
militanti che hanno combattuto, oggi vengono impegnati nella
ricostruzione; li si vede accanto ai soccorritori civili fra le macerie, e
non si fanno distinzioni, nei soccorsi, tra sciiti, sunniti e cristiani.
- Libano. 16 agosto. Hezbollah
auspica una resistenza inter-nazionale globale contro l’imperialismo. «Consideriamo
la resistenza ad Israele come l’inizio di una riscossa, e
chiediamo a tutti i movimenti di resistenza di unire le nostre forze per
portare la lotta all’imperialismo ad un nuovo livello». Un importante
riferimento per Hezbollah è il presidente venezuelano Chavez:
«Aspiriamo a un progetto di cooperazione tra i movimenti di resistenza
del mondo, e in questo Chavez ci è più vicino dei leader arabi».
- Libano. 16 agosto. Hezbollah
un partito collocabile “a sinistra”? La leadership del movimento,
intervistata da Asian Age, è stata categorica nell’affermare che il
programma sociale di Hezbollah «è vicino a quello dei partiti di
sinistra» ed ha espresso l’auspicio che le forze di resistenza agli
USA in tutto il mondo cercheranno di elaborare una «piattaforma comune».
- Libano. 16 agosto. I
comunisti libanesi al fianco di Hezbollah. Khaleed Haddade, segretario
generale del partito comunista libanese, rivendica che il partito, così
come nel 1982, ha combattuto, con i suoi uomini e le sue milizie, accanto ad
Hezbollah ed Amal in difesa del paese. «Noi consideriamo la politica
sionista come un’appendice dell’imperialismo statunitense nel Medio
Oriente. La nostra analisi politica è stata ulteriormente confermata da questa
ennesima aggressione: dietro a Israele c’è la mano degli USA, la politica
americana egemonica e prevaricante gli interessi dei popoli. Dietro
Israele c’è la diplomazia statunitense che ha dichiarato apertamente quali
fossero i suoi obiettivi per la creazione di quello che loro, a
Washington, chiamano “Grande Medio Oriente” o “Nuovo Medio Oriente”».
Quella del Libano è dunque «un’aggressione imperialista che mira a destabilizzare
il Medio Oriente più di quanto non lo sia già stato dopo l’occupazione
statunitense dell’Iraq. I comunisti di tutto il mondo dovrebbero opporsi a
questi progetti imperialistici americani e sostenere le resistenze dei
popoli oppressi in Libano come in Iraq e Palestina».
- Libano. 16 agosto. Il
rapporto tra Hezbollah e partito comunista libanese? «Decisamente
buono. Siamo solidali con la Resistenza Islamica perché difende il nostro
paese e si oppone alle strategie USA e sioniste nella regione». Nonostante Hezbollah sia un partito sciita, e non possiamo certo
adottare la loro ideologia fondata sulla valorizzazione della propria
identità religiosa, i comunisti libanesi sono stati, «fin dagli accordi
di Taif del 1990, uno dei principali interlocutori del partito di Seyeed
Hassan e abbiamo avuto buone relazioni in parlamento quando ancora
Hezbollah era una forza d’opposizione (…) Vorrei ricordare come pochi
giorni or sono il partito di Seyyed Hassan abbia ufficialmente
riconosciuto il nostro sforzo, anche militare, con un comunicato diffuso
da al Manar nel quale Hezbollah ringraziava pubblicamente il partito
comunista libanese per essersi schierato con i suoi uomini armi in pugno
contro il nemico sionista e commemorava i nostri caduti».
- Israele. 17 agosto. Israele
nella guerra infinita di Washington: ne parla l’analista politico
Michel Warschawski, uno dei maggiori esponenti della sinistra radicale
israeliana, intervistato da il Manifesto. Sulle cause
dell’aggressione al Libano, Warschawski non ha dubbi: «Non si può
comprendere questa guerra d’aggressione contro il Libano, né l’accanimento
contro i palestinesi, in particolare a Gaza, fuori dal contesto della
guerra permanente e preventiva intentata dai neoconservatori di Washington
a livello mondiale e fatta propria da Tel Aviv. L’obiettivo è quello di
imporre l’egemonia nordamericana nella regione a scapito di regimi come
Siria e Iran e organizzazioni politiche di massa come Hamas e Hezbollah,
identificate come terroristiche. Ma questa guerra è stata anche un
laboratorio, in termini di strategia, tattica, e sperimentazioni di armi
che Israele ha ricevuto in questi anni da Washington: anche armi
sconosciute».
- Israele. 17 agosto. In
tale contesto, Michel Warschawski parla di un Israele sprofondato nel
fanatismo in seguito all’11 settembre. «Da anni è in corso in Israele
una massiccia campagna per convincere la società che la pace è
un’illusione e che occorre tornare al cosiddetto spirito del ’48. Una vera
controriforma su tutti i piani (culturale, ideologica, giuridica e
istituzionale), che, dopo l’11 settembre, ha incontrato e inglobato la
teoria dello scontro di civiltà e la retorica della guerra al terrorismo.
Alle ragioni geostrategiche di controllo del territorio e di annessione
continua dell’intera Palestina storica, si è aggiunto un altro elemento: a
partire dell’11 settembre, anche la stragrande maggioranza della sinistra
moderata, quello che per voi è il centrosinistra, pensa che ci sia una
civiltà minacciata dai barbari e che occorra difendersi. Si crede
l’avamposto della civilizzazione nel cuore del mondo arabo, l’ultimo
baluardo in seno alla barbarie: questo è il discorso che è passato».
- Israele. 17 agosto. In
questo scenario ideologico, «i palestinesi, da nemici che erano, si
sono trasformati in minaccia. E una minaccia non è più identificabile in
un contenzioso concreto e in un nemico concreto, incombe e basta e ci si
deve difendere. “Israele è una villa nel cuore della giungla”, ha detto
qualche anno fa Ehud Barak. Si può mai intrattenere rapporti con la
giungla? Questo discorso domina e guida la politica israeliana e la gran
parte dell’opinione pubblica». Un fanatismo che l’israeliano Warschawski
non riscontra in campo avverso: «Ascolto con molta attenzione Nasrallah
e, come altri commentatori in Israele, constato che i suoi discorsi sono
pacati e di grande responsabilità: tutto il contrario dell’Occidente che
si pretende baluardo di civiltà e che invece trasuda retorica
fondamentalista. Sembra di assistere a un capovolgimento di valori: il
campo laico che si abbandona al fanatismo, e quello religioso che, anche
se parte da una diversa concezione, fa di tutto per non pronunciare
discorsi confessionali». E conclude: «La politica di guerra dei
dirigenti israeliani porta alla catastrofe, e chiude le porte alla
possibilità di una coesistenza nazionale con i palestinesi. Ci fanno
odiare dagli arabi perché, pur vivendo in una regione araba, Israele
rigetta il mondo arabo. Bisogna essere pazzi per credere che possiamo
imporre la nostra esistenza in questa regione e contro il mondo arabo».
- Libano. 17 agosto. Il
ministro degli Esteri francese Philippe Douste-Blazy, cioè il capo della
diplomazia del Paese che dovrebbe guidare la forza dei 15mila caschi blu,
ha ieri detto a Beirut che: «La Francia è pronta a partecipare al
rafforzamento dell’Unifil, ma prima l’esercito libanese deve essere
dispiegato nel Sud del Libano». Douste-Blazy si aspetta che sia
l’esercito libanese a disarmare le milizie Hezbollah, come ha confermato
un suo assistente al Financial Times: «La risoluzione deve
essere applicata appieno. La zona di interposizione deve essere resa
libera da armi». Il che però contrasta con quello che il governo
libanese pensa della stessa risoluzione: «L’esercito non verrà inviato
nel Sud per disarmare Hezbollah» ha detto infatti il ministro della
Difesa di Beirut Elias Murr.
- Libano. 17 agosto. Ad
aiutare gli sfollati che vogliono tornare ai propri villaggi per
ricostruire le proprie case e le proprie vite sono già scesi nelle strade
gli uomini di Hezbollah. Al volante di bulldozer stanno spianando strade
che erano interrotte dalla distruzione della guerra. Stanno anche bussando
di porta in porta per offrire aiuto, promettendo 10mila dollari a chi è
rimasto senza casa, per comprare cibo, pagare affitto e nuova mobilia.
- Libano. 17 agosto. Nei
soli primi due giorni dopo il cessate il fuoco, esperti del Mine Action
Service delle Nazioni Unite hanno individuato ben 10 località, nella
zona di Nabatiyeh, Tibnin e Beit Yahoun, dove sono state usate da Israele
bombe a grappolo nei suoi attacchi aerei nel sud del Libano. Sono state
rinvenute centinaia di bombe inesplose, alcune anche nelle adiacenze di un
ospedale. L’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch,
che ha visitato i luoghi, ha affermato in un comunicato del 17 agosto che
fino al quel momento erano almeno 16 le persone uccise o rimaste ferite dagli
ordigni dispersi e rimasti inesplosi durante gli attacchi, e che era
presumibile che i 10 siti trovati fossero soltanto la punta dell’iceberg
del problema.
- USA. 17 agosto. Come
nelle guerre del passato, gli Stati Uniti hanno aiutato Israele, e la strategia
di Tsahal sul campo di battaglia, non priva di contraddizioni, è stata quantomeno
influenzata dai suggerimenti e dai desideri del potente alleato
d’Oltreatlantico. Ora che, comunque si giudichi il risultato dello
scontro, il mito dell’invincibilità di Israele si è seriamente incrinato,
il conflitto fra “falchi” e “colombe” sulla politica mediorientale degli
USA è destinato a riaccendersi. La destra estrema dei “neoconservatori”,
puntando proprio sull’indebolimento di Israele e sulla crescente pericolosità
dell’alleanza tra Iran e Siria, ripropone il tema della “guerra
preventiva” contro i due “Stati canaglia”. Ma all’interno del Partito
repubblicano l’ala moderata continua a favorire la riapertura di un
dialogo, se non con l’Iran, con la Siria di Bashar Al Assad. A loro dire,
l’alleanza tra Teheran e Damasco non è così granitica come i
“neoconservatori” vogliono fare apparire, data la diversità di filosofia
politica e religiosa esistente tra i due Paesi, l’uno a maggioranza sciita
e l’altro sunnita, l’uno fortemente religioso l’altro laicizzato. Non va
dimenticato che all’epoca della guerra del Golfo il presidente Bush I accolse
la Siria nella coalizione anti-Saddam e durante i due mandati del
presidente Clinton i rapporti fra USA e Siria non erano stati
particolarmente conflittuali. È dopo l’11 settembre che la Siria è entrata
a far parte degli “Stati canaglia”. Ma la politica che mirasse a
recuperare la Siria, da cui per ovvie ragioni geografiche dipende più
direttamente che da Teheran la situazione libanese e quindi il sostegno
agli Hezbollah, avrebbe un prezzo per Israele, poiché non potrebbe non
riaprire la questione delle alture del Golan occupate da Israele dopo la
guerra del 1967 e il cui ritorno alla Siria è uno dei punti del programma
dell’attuale gruppo dirigente di Damasco.
- Israele / Costarica. 17
agosto. Gerusalemme perde ambasciate e Tel Aviv si infuria. Israele ha
criticato ieri la decisione del Costarica di trasferire l’ambasciata da
Gerusalemme a Tel Aviv, sostenendo che questa scelta «potrebbe essere
interpretata come una resa di fronte al terrorismo». Ieri il
presidente costaricano Oscar Arias ha deciso il trasferimento
dell’ambasciata da Gerusalemme, dove si trovava dal 1982, a Tel Aviv «fino
a quando si arrivi ad una decisione definitiva sullo status che avrà la
città di Gerusalemme». Il governo salvadoregno, che ha una sua
legazione a Gerusalemme, ha annunciato oggi che studierà una misura
analoga.
- Libano. 17 agosto. In
tutti i manuali di Stato Maggiore, nei capitoli dedicati alla pianificazione
di un’operazione, si sottolinea con grande enfasi l’importanza che la
missione assegnata ed il compito da svolgere siano chiari e privi di
ambiguità. Non è questo il caso della missione Unifil per il Libano in via
di formazione. Il punto cardine di tutta la questione riguarda le milizie
di Hezbollah, che ben sapendo di non avere possibilità di successo, data
la sproporzione di mezzi, in un’ipotesi di confronto convenzionale contro
Israele, hanno spinto la lotta verso un confronto di tipo asimmetrico
molto simile a quello in Iraq tra USA e resistenza. Sul piano militare la
Resistenza libanese ha già dichiarato che non intende smobilitare;
l’esercito libanese, che non lo ha fatto finora, non lo farà certamente
adesso. Come comportarsi allora? Si sottolinea anche come all’Iran sia di
aiuto il sostegno di Hezbollah in caso di confronto con i sionisti.
- Israele. 18 agosto.
Ministro israeliano accusa ora l’esercito. Il ministro della difesa, Amir
Peretz, assicura che gli alti comandi dell’esercito non lo avevano
informato dell’enormità della minaccia che rappresentava Hezbollah. Quando
prese possesso della carica quattro mesi fa, assicura l’ex capo
sindacalista, la guerriglia libanese era l’ultima delle sue priorità.
Intanto l’ex capo di Stato Maggiore israeliano, Dan Halutz, è coinvolto in
un’altra polemica dopo che si è venuto a sapere che, ad alcune ore dalla
cattura in Libano di due soldati israeliani il 12 luglio, aveva venduto le
azioni di cui era in possesso, poco prima che avvenisse il crollo in Borsa.
- Libano. 18 agosto. «Il
Libano non ha solo sconfitto Israele, ha anche sconfitto i piani per una
divisione dello Stato libanese». È quanto ha dichiarato il presidente
del Paese dei Cedri, Emile Lahoud. Lahoud si è rivolto alla nazione con un
discorso trasmesso dalle tv nazionali.
- Gran Bretagna / Libano.
18 agosto. Nasrallah ha
vinto la guerra. Un uomo con un grande poster raffigurante
Hassan Nasrallah e sullo sfondo una densa nube di fumo: questa è la foto
di copertina del settimanale inglese The Economist accompagnata dal
titolo: “Nasrallah ha vinto la guerra”. «Nasrallah e Ehud Olmert
sostengono entrambi di aver vinto. Ma in un conflitto asimmetrico, il test
della vittoria non può che essere asimmetrico», si legge
nell’editoriale dell’Economist. «Ehud Olmert si era posto un
obiettivo assurdo, la completa demolizione del potere di Hezbollah in
Libano, e ha perso», afferma l’Economist.
- Libano. 19 agosto. Raid
di una unità speciale israeliana vicino a Baalbek, la prima operazione di
questo tipo dall’inizio della tregua. Due elicotteri hanno scaricato in
una radura due Humvee pieni di uomini delle
teste di cuoio israeliane. L’operazione di commando è stata
preceduta nelle ore precedenti da intensi
sorvoli e raid simulati dei caccia con la Stella di David sulla valle
della Bekaa, il che ha rappresentato –nel silenzio della cosiddetta
“comunità internazionale”– ulteriori violazioni della tregua e dello
spazio nazionale libanese. Purtuttavia non ha colto
impreparato il dispositivo difensivo di Hezbollah: è stato ucciso un
ufficiale israeliano, altri due sono stati feriti, uno dei quali
gravemente. Tel Aviv ha poi parlato di tre miliziani di Hezbollah uccisi
ed, inizialmente, anche di alcuni prigionieri. La Resistenza libanese ha
però smentito l’uccisione o la cattura di suoi uomini. L’operazione ha
suscitato reazioni politiche in Israele. Il capo del partito della
sinistra “Meretz” Yossi Beilin ha chiesto al ministro della difesa Amir
Peretz di spiegarsi sulla «opportunità dell’operazione condotta in
Libano» e di «chiarire se è obiettivo di Israele rompere il cessate
il fuoco». In cinque giorni, la cessazione delle ostilità era già
stata infranta con l’uccisione di alcuni presunti militanti Hezbollah.
- Libano. 19 agosto. «Se
un atto simile lo avesse perpetrato il Libano, non si sarebbe forse
riunito il Consiglio di Sicurezza per imporre a suo carico pesanti sanzioni?»,
ha polemizzato Nabih Berri, presidente del Parlamento, che ha incontrato i due inviati ONU giunti stamani a Beirut,
Vijai Nambiar e Terje Roed-Larsen, con i quali ha protestato formalmente
per la violazione israeliana della tregua (entrata in vigore sei giorni fa) con l’operazione di commando di oggi nella valle della
Bekaa. Altrettanto ha fatto con gli emissari di Annan il primo ministro libanese Fuad Siniora, riferisce la
tv libanese Lbc. I due inviati speciali di Kofi Annan
esporranno la vicenda al segretario generale dell’ONU.
Libano. 19 agosto. Deputato Hezbollah accusa Israele di aver rotto
la tregua in vigore da lunedì e minaccia possibili risposte. «L’operazione
è stata forse compiuta per coprire i fallimenti del nemico ed è un segno
delle sue difficoltà», ha dichiarato il deputato Hezbollah Muhammad
Hiader, citato sul sito israeliano Ynet news. «Hezbollah non
rimarrà necessariamente impegnato al cessate il fuoco, perché questa è una
violazione della risoluzione ONU 1701. Hezbollah si riserva il diritto di
rispondere», ha aggiunto. La
violazione israeliana della tregua denunciata da Beirut allontana ancor
più il confronto interno sul ventilato disarmo del movimento sciita.
- Israele / Libano. 19 agosto.
L’obiettivo dell'incursione israeliana rimane ancora incerto. Israele
rilancia l’accusa di violazione della tregua ai miliziani sciiti, con il
pretesto del passaggio di armi dalla Siria al Libano. Poi, se si guarda il
sito israeliano vicino al Mossad, Debka, si scopre un altro movente
dell’incursione: il tentativo di liquidazione del leader di Hezbollah
nella Bekaa, Mohamed Yazbeq, tentativo respinto dai suoi uomini come già
era avvenuto il 2 agosto quando, sempre nei dintorni di Baalbek. «La
località di Bodai», si legge, «è anche la base del dirigente
Hezbollah sceicco Mohammed Yazbeq e gli incursori speravano di trovare
informazioni sui due soldati israeliani rapiti, Ehud Goldwasser e Eldad Regev».
- Francia
/ Libano / Israele. 19 agosto.
Il fronte libanese non è facile da gestire per Parigi, anche
perché tra non molto ci saranno le presidenziali e non si vuole
scontentare né l’elettorato ebreo, né quello musulmano. «Questa volta è
in causa l’immagine della Francia, la sua capacità di svolgere un ruolo
diplomatico in Medio Oriente», analizza Dominique Moisi. Vice
presidente dell’Ifri, l’Istituto francese per le relazioni internazionali,
e docente di geopolitica all’Institut d’Etudes Politiques di
Parigi, Moisi è un attento osservatore del Medio Oriente e un analista
delle relazioni franco-USA. Moisi giudica così le attuali “titubanze” di
Parigi sulla missione in Libano: «Ci sono due interpretazioni, e una
non esclude l’altra. Innanzitutto la Francia si rende conto delle
difficoltà oggettive della missione in Libano. C’è il rischio –non
improbabile– che si ritrovi prigioniera di un conflitto che potrebbe
ricominciare presto. I libanesi si aspettano che la Francia li protegga da
Israele, Israele che li protegga da Hezbollah. La situazione è complicata
e può trasformarsi in una trappola. D’altra parte non è escluso che le
reticenze della Francia siano un modo per negoziare sia alle Nazioni Unite
sia con gli altri Stati che dovranno partecipare alla missione. La Francia
sta ponendo le sue condizioni».
- Israele. 20 agosto. Il
ministero degli Esteri israeliano ha pubblicato nel suo sito Internet una
pagina di “frequently asked questions” sul conflitto in Libano in cui
affronta anche la questione di un uso di armi proibite dalle convenzioni
internazionali. «Riguardo a asserzioni che sia stato fatto un uso
illegale di bombe a grappolo e armi al fosforo, dovrebbe essere noto che
né l’uno né l’altro di questi tipi di armi è proibito dall’Accordo sulle
armi convenzionali, di cui Israele è parte».
- USA / Libano. 20 agosto. I
diplomatici USA stanno esercitando pressioni sui colleghi russi e cinesi,
che sono i principali fornitori sia della Siria che dell’Iran, Paesi che a
loro volta sono sospettati di trasferire missili e razzi ad Hezbollah in
Libano. Lo scrive il Los Angeles Times nell’edizione di ieri.
Pressioni sono esercitate anche sulla Turchia, perché impedisca che il suo
territorio venga utilizzato per il trasporto di armi. La Turchia è stata
molto attiva in questo senso, ma non è chiaro quanto la Cina possa essere
disposta a ridurre i suoi scambi commerciali con l’Iran: «È improbabile»
sentenzia David Schenker, ex consulente del Pentagono. La Cina dopotutto
dipende largamente dal petrolio iraniano per la sua economia
- Israele. 20 agosto. Prepararsi
fin d’ora al “secondo round” della guerra contro Hezbollah, che potrebbe
intervenire nel giro di alcuni mesi. Dichiarazioni del ministro dei
Trasporti israeliano Benyamin Ben Eliezer riferite dall'edizione elettronica
Ynet del quotidiano Yediot Ahronot.
- Israele / Libano. 21 agosto.
Trovato «un alto grado di materiali radioattivi» nel cratere
provocato da una bomba israeliana a Khiam (sudest del Libano). Lo ha
dichiarato un componente del Consiglio Nazionale per la Ricerca
Scientifica, Mohamed Ali Qobeissi, secondo quanto riporta oggi il
quotidiano libanese The Daily Star. Qobeissi, insieme con Ibrahim
Rashidi, della facoltà di scienze dell’Università Libanese, ha ispezionato
il cratere (profondo 3 metri, largo 10) nel quartiere Jlahiyyeh, di Khiam,
con un contatore di radioattività Geiger-Muller. Il ricercatore ha
aggiunto che gli ordigni israeliani lanciati su Khiam e sulle aree
circostanti del sud del Libano «probabilmente contenevano un alto
livello di uranio». Il gruppo scientifico paventa a medio termine una
crescita esponenziale dei tumori, come verificatosi ad esempio dopo i
bombardamenti USA in Iraq e Kosovo.
- Israele. 22 agosto. Israele sfoga le sue frustrazioni contro i
palestinesi. L’organizzazione per i diritti umani israeliana Btselem
denuncia che la
violenza e le umiliazioni nei confronti dei palestinesi sono aumentati in
particolare durante la guerra in Libano.
- Libano. 22 agosto. Tra le
15.000 e le 30.000 le bombe inesplose nel sud del Libano. L’ONU calcola
che Israele, durante i 33 giorni di conflitto, abbia lanciato 157.000 “bombe a grappolo” e di altro tipo, per il
10-20% inesplosa.
- Israele
/ Gran Bretagna. 22 agosto.
Sofisticati sistemi per visione notturna a lunga distanza,
ritrovati dagli israeliani in un bunker di Hezbollah con la chiara
dicitura made in Britain, potrebbero incrinare le relazioni tra
Israele e la Gran Bretagna. A Londra, scrive il quotidiano britannico Times,
è stata aperta un’inchiesta per far luce sulle denunce di Tel Aviv ed accertare
se il materiale sia stato effettivamente prodotto nel Regno Unito. Dati
gli “stretti legami” tra Hezbollah e l’Iran, una delle ipotesi che si era
fatta strada era quella secondo cui i sistemi sono stati prodotti in Gran
Bretagna e fanno parte della partita venduta nel 2003 a Teheran per
combattere contro il traffico di droga proveniente dall’Afghanistan. A
smentire questa ipotesi sono stati però alcuni funzionari del Foreign
Office. Si mira ora ad accertare se qualche azienda del Regno Unito
abbia violato le regole per l’esportazione del materiale militare, che
richiede specifiche licenze.
- Italia
/ Israele. 23 agosto. Da Camp Darby
a Tel Aviv: il presidente della regione Toscana, Claudio Martini, chiede
chiarezza. Martini ha chiesto al presidente del consiglio
Romano Prodi di rassicurare le istituzioni e le opinioni pubbliche sul
fatto che la base toscana USA di Camp Darby non sia stata utilizzata per
l’invio di armi speciali in Israele in occasione del conflitto con il
Libano. Per avere un’idea del
ruolo di questa cittadella militare, basti pensare che dalla base
USA vicino Pisa provenivano quasi tutte le munizioni usate durante
l’aggressione in Iraq nel 1991 e il 60% delle bombe scagliate sulla Serbia
nel 1999. Grazie al canale navigabile che arriva all’interno della base
–la struttura toscana è l'unica al mondo che dispone di un simile
collegamento– carichi giganteschi di armi vanno e vengono senza che
nessuno possa spiarli. La questione rappresenta, per il presidente della
regione Toscana, anche l’occasione per rivedere il regime delle basi nel
quadro della profonda modificazione delle funzioni NATO: «Non si tratta
di aprire conflitti, ma di avviare, in modo sereno, una rinegoziazione
della presenza di tutte le basi USA in Italia. Credo che le regioni, per
il peso che hanno assunto, debbano essere incluse tra i responsabili della
rinegoziazione».
- Germania / Israele. 23
agosto. Berlino vende due sottomarini nucleari a Tel Aviv. Lo scrive
oggi il Jerusalem Post. I due sottomarini della classe Dolphin saranno
forniti in base a un contratto firmato il mese scorso e daranno a Israele
«superiori capacità» d’attacco nucleare. Essi si aggiungono
ai tre già forniti dalla Germania negli anni ’90. Il Jerusalem Post
conferma che i due nuovi sottomarini, come i tre precedenti, saranno
costruiti secondo «specifiche israeliane». Oltre ai sei tubi di
lancio da 533mm, adatti ai missili da crociera a corto raggio, ne vengono
aggiunti in ogni sottomarino quattro da 650 mm, da cui possono essere
lanciati missili da crociera a lungo raggio a testata nucleare, tipo il
Popeye Turbo (testato nel maggio 2000 nell’Oceano Indiano) che può colpire
un obiettivo a 1.500 km. Questi sottomarini hanno inoltre una maggiore
velocità (20 nodi) e un maggiore raggio d’azione (4.500 km) e sono più
silenziosi in modo da potersi avvicinare agli obiettivi senza essere
individuati. La decisione tedesca è frutto anche della pressione di
Washington. C’è da chiedersi come possano la Germania e gli altri due «negoziatori»
europei (Gran Bretagna e Francia) apparire credibili nel chiedere
all’Iran, firmatario del Trattato di non-proliferazione nucleare (TNP), di
non costruire armi nucleari (che peraltro Teheran afferma di non voler
fare) mentre Israele, unica potenza nucleare in Medio Oriente, non ha mai
firmato il TNP e continua indisturbato a potenziare le sue forze nucleari.
Anche grazie agli U-212 forniti dalla Germania.
Germania / Israele. 23 agosto. Secondo esperti militari, dei tre
Dolphin forniti dalla Germania, uno viene tenuto costantemente in
navigazione nel Mar Rosso e Golfo Persico, l’altro nel Mediterraneo,
mentre il terzo rimane di riserva. Con l’aggiunta di altri due, il numero
di quelli in navigazione, pronti all’attacco nucleare, potrà essere
raddoppiato. E questa è solo una parte delle forze nucleari israeliane, il
cui potenziale viene stimato in 200-400 testate nucleari, con una potenza
equivalente a quasi 4mila bombe di Hiroshima, e i cui vettori comprendono
oltre 300 caccia statunitensi F-16 e F-15 armati anche di missili israelo-statunitensi
Popeye a testata nucleare, e circa 50 missili balistici Jericho II su
rampe di lancio mobili. Questi e altri vettori nucleari, puntati sull’Iran
e altri paesi, sono pronti al lancio ventiquattr’ore su ventiquattro.
- Libano / Siria. 23 agosto. «Attenzione,
si rischia un’altra guerra». In
un’intervista a il Manifesto,
il ministro dell’informazione siriano Mohsen Bilal auspica una conferenza
internazionale «basata sul principio di uno scambio
pace contro territori» che porti al ritiro israeliano sui
confini del 1967 (liberando Gaza e Cisgiordania, le fattorie di Sheba, le
alture del Golan), la nascita di uno Stato palestinese con capitale
Gerusalemme est, il riconoscimento del diritto al ritorno dei profughi.
Altrimenti «le probabilità di un secondo round del conflitto in
Libano e di una nuova guerra con Israele sono assai maggiori di quanto si
pensi».
Così Bilal: «noi siamo pronti a riprendere le trattative al punto al
quale erano giunte ai tempi di Yitzhak Rabin (…) Israele pensa che il
tempo sia dalla sua parte ma la guerra in Libano ha dimostrato il
contrario. Il suo rifiuto a trattare, le violazioni dei diritti umani e
della legalità internazionale, i veri e propri crimini di guerra commessi
in Palestina e in Libano, hanno creato un tale odio nei suoi confronti da
mettere in crisi qualsiasi discorso negoziale. In questo modo Israele sta
condannando i suoi figli ad un futuro di odio e di guerra permanente.
Occorre cambiare strada, altrimenti la nostra generazione sarà l’ultima ad
accettare l’idea che è possibile una trattativa con Israele».
- Libano / Siria. 23 agosto. Bilal teme che
un’eventuale ripresa del conflitto in Libano possa allargarsi pure alla
Siria. Tel Aviv continua impunemente nel blocco aereo e navale del Libano,
nell’occupazione di alcuni territori e nel compiere raid, in violazione
della tregua, anche vicino ai confini siriani –«con la scusa
di bloccare presunti rifornimenti di armi alla resistenza»– e allo stesso
tempo pretende il disarmo di Hezbollah. Da qui una forte critica alla risoluzione
1701: «se
tiene conto degli interessi di una sola parte e non coinvolge tutti i
paesi della regione, è in realtà destinato al fallimento. Una
consapevolezza, questa, che sembra aver consigliato alla Fancia una certa
cautela nel decidere la sua partecipazione alla nuova forza dell’Unifil in
Libano».
Per Balil spetta inoltre solamente ai libanesi decidere della difesa del
paese e del disarmo di Hezbollah, non certo all’ONU. Una cosa è comunque
sicura: «la guerra in Libano ha reso evidente a tutti noi che la
macchina da guerra israeliana può essere fermata e che quell’esercito,
considerato invincibile, è stato bloccato da alcune migliaia di giovani
combattenti della resistenza libanese. E grazie a questa consapevolezza il
Medio Oriente di questa fine di agosto è totalmente diverso da quello di
prima del conflitto. La pace e la guerra non sono mai state così vicine.
Noi siamo ormai pronti per entrambe».
- Libano. 23 agosto. «Oggi, nel nome
della larga volontà di tutta la popolazione, venite preparati per essere
schierati sul suolo del martoriato Sud, fianco a fianco con le forze della
vostra resistenza e della vostra gente, che hanno stupito il mondo con la
loro fermezza e che ha fatto a pezzi la reputazione di un esercito che si
credeva fosse invincibile». È questo il discorso pronunciato
qualche giorno fa da un ufficiale dell’esercito libanese alle truppe
pronte per essere schierate al confine col sud. Intendendo per resistenza
gli Hezbollah, per gente gli sciiti e per esercito che si reputava
invincibile quello israeliano. Il pacifista e giornalista israeliano Uri
Avnery così commenta questo discorso trasmesso in televisione e anche sui
canali israeliani: «Così ha parlato un comandante
dell’esercito libanese, il cui dispiegamento al confine la coppia Olmert-Peretz
va celebrando come una immensa vittoria, perché secondo loro l’esercito
libanese sarebbe pronto ad affrontare Hezbollah e disarmarlo. I
commentatori israeliani ci hanno illusi che tale esercito sarà a
disposizione degli amici di Israele e Stati Uniti a Beirut –ovvero Fuad
Siniora, Saad Hariri e Walid Jumblatt». Avnery non nutre
fiducia nemmeno sul dispiegamento della forza multinazionale ONU in
funzione anti-Hezbollah. «Man mano che i giorni passano è
sempre più evidente che questa forza sarà, al massimo, un raffazzonato
insieme di poche unità nazionali, prive di un chiaro mandato o di
“robuste” capacità. Il blitz militare portato avanti dal nostro esercito
giorni fa, lampante violazione del cessate-il-fuoco, non servirà di certo
ad attrarre ulteriori adesioni per un simile compito. Allora che è rimasto
dei nostri successi militari?».
- Libano. 23 agosto. Il
testo della risoluzione 1701 si presta a qualche riflessione. La prima
frase che colpisce è quella in cui si afferma che non dovranno esservi armi
senza il consenso del governo libanese e nessuna autorità che non sia
quella del governo libanese. Pertanto, qualora elementi di Hezbollah
dovessero essere trovati nel sud del Libano armati, si presume il consenso
del governo libanese, posto che Hezbollah fa parte del governo? Si
metterebbero in caso le altre fazioni di governo contro un movimento che
ormai tutta la popolazione libanese acclama per aver sconfitto l’esercito
israeliano invasore? La risoluzione prevede il disarmo di tutte le fazioni
armate presenti nel territorio libanese: ma chi è preposto a svolgere tale
incarico? L’esercito libanese? Se così fosse, le forze ONU sarebbero dei
semplici spettatori. Ma se invece il compito del disarmo spettasse ad esse,
occorrerebbe una presenza capillare sul territorio e la necessità di
regole di ingaggio “robuste” per legittimare l’uso della forza. Ma allora
non sarebbe un’operazione di “mantenimento della pace” bensì di cosiddetta
peace enforcing, e l’uso della forza sarebbe consentito non più
unicamente per la difesa di installazioni, persone e beni dell’ONU, ma
costituirebbe la modalità con cui i militari della forza multinazionale
svolgereranno il mandato dell’ONU. Per questo, in ambito militare si
chiedono chiarezza e “regole d’ingaggio” adeguate alla missione. Se la
missione è disarmare Hezbollah, dicono, si deve autorizzare l’uso della
forza ed esplicitare ai cittadini e soprattutto ai militari che cosa
stanno andando a fare.
- Libano. 23 agosto. Passo
dopo passo, dagli anni in cui Israele ha abbandonato la fascia di confine
Libanese dal 2000 a oggi, la milizia di Hezbollah ha costruito un
dispositivo militare e formato delle unità di combattimento bene
addestrate e armate, come lo potrebbe essere una forza armata di uno Stato
regolare. Tuttora Israele si chiede come Hezbollah sia riuscita ad
equipaggiarsi con un arsenale di missili anche a lungo raggio tipo Zelzal.
L’arsenale sovietico, comprensivo di moderni lanciarazzi anticarro,
missili teleguidati a lungo raggio d’azione e alta velocità come il Melis
ed il Kornet, potenti esplosivi tradizionali come il Semtex ed ultimissime
tecniche chimico-industriali, è tutto a disposizione della milizia sciita.
Hezbollah si è dotata di sistemi missilistici anti-carro in grado di
penetrare le più pesanti protezioni corazzate. Israele ha dovuto constatare
che i suoi Merkava 4, da 65 tonnellate, presentano diversi punti deboli,
ben conosciuti dai tiratori di Hezbollah, che nelle scorse settimane sono
riusciti a danneggiarne o metterne fuori uso almeno il 20% di quelli
impiegati sul fronte. I combattenti di Hezbollah uniscono tecniche di
movimento e di sfruttamento del terreno in superficie e sotterraneo che
rende difficile alle unità israeliane il loro avvistamento e quindi il
loro contrasto. Sembra che i guerriglieri abbiano impiegato le stesse
tattiche che i ceceni avevano usato nelle battaglie di Grozny: uscire
improvvisamente dalle cavità sotterranee per attaccare i carri e quindi
scomparire nei sotterranei dopo la rapida apparizione in superficie.
- Libano. 23 agosto. La
milizia di Hezbollah si è avvantaggiata di una estesa rete di tunnel
sotterranei, armerie e depositi, predisposti nel tempo e disseminati lungo
i fianchi delle colline che fronteggiano, a pochi chilometri di distanza,
il confine israeliano. Si stima che i gruppi di combattimento di Hezbollah
assommino a circa 4-5.000 unità. Questi combattenti però non sono in
servizio 24 ore su 24, ma sono confusi e mescolati tra la popolazione
civile da cui si distaccano per i tempi necessari all’azione di combattimento,
per poi rivestire i panni del contadino o del pastore ad azione ultimata.
Così, dopo quasi un quarto di secolo, i guerriglieri di Hezbollah, che già
avevano dimostrato la loro inventiva tattica nel distruggere con attacchi
suicidi l’ambasciata USA e il quartier generale delle truppe USA a Beirut
e colpire nello stesso modo anche il comando francese, si ripresentano ora
con rinnovata capacità e potenzialità di combattimento per fronteggiare le
aggressioni di Israele.
- Israele / Libano. 23 agosto.
Un rapporto di Amnesty International presenta le prove
della deliberata distruzione di infrastrutture civili, comprendente anche
crimini di guerra. L’organizzazione per i diritti umani denuncia come la
distruzione di migliaia di abitazioni e il bombardamento di numerosi
ponti, strade, cisterne, impianti idrici ed elettrici e depositi di
carburante, così come quella di infrastrutture vitali per la fornitura di
cibo, siano stati parte integrante della strategia militare israeliana in
Libano, piuttosto che “danni collaterali” derivanti da attacchi contro
obiettivi militari. Il governo israeliano ha sostenuto di aver preso di
mira postazioni di Hezbollah e sue strutture di appoggio e che il
danneggiamento delle infrastrutture civili è stato il risultato della
strategia di Hezbollah di usare la popolazione civile come “scudo umano”.
«Il modello ricorrente, l’estensione e la scala degli attacchi rende il
riferimento ai ‘danni collaterali’ semplicemente non credibile», ha
replicato Kate Gilmore, vicesegretaria generale di Amnesty International.
Il modello ricorrente di attacchi indiscriminati e sproporzionati, che ha
causato lo sfollamento del 25% della popolazione civile libanese, sommato
alle dichiarazioni ufficiali, smentiscono le affermazioni sioniste.
Amnesty International chiede perciò l’istituzione, da parte delle Nazioni
Unite, di un’inchiesta esaustiva, indipendente e imparziale sulle
violazioni del diritto umanitario.
- Libano. 24 agosto. Trenta
i siti dichiarati contaminati, si teme per i fondali marini. Ieri il
gruppo di esperti della task force ambientale italiana presenti in Libano
ha effettuato il primo sopralluogo tecnico presso la centrale
termoelettrica di Jiyyeh bombardata dagli israeliani durante il conflitto
e dalla quale si è avuto lo sversamento in mare del materiale inquinante
che ha successivamente formato la marea nera. Dal sopralluogo di ieri si è
scoperto che a contaminare le coste e il mare è la grande quantità di olio
sversata. Il bombardamento ha distrutto prima un serbatoio da 10.000
tonnellate determinandone lo sversamento e, successivamente, un altro
attacco missilistico ha colpito un secondo serbatoio innescando un
incendio devastante che ha distrutto tutti gli altri serbatoi sventrandoli
dalla parte del mare e quindi causando la perdita direttamente nelle acque
marine libanesi. Dalle ultime ricognizioni, risultano 30 siti, tra spiagge
e baie dichiarate contaminate, mentre si fa strada l’ipotesi che grandi
quantità di prodotto inquinante sia finito sott’acqua.
- USA / Libano. 25 agosto. Hollywood
contro Hezbollah ed Hamas. 84 personaggi di spicco del mondo del cinema USA
hanno pubblicato a pagamento un manifesto sul Los Angeles Times
ispirato e sollecitato dal console israeliano a Los Angeles, Ehud Danoch. Tra attori, produttori, registi ed editori troviamo Nicole
Kidman, Michael Douglas, Sharon Stone, Dennis Hopper, Sylvester Stallone,
Bruce Willis, Danny DeVito, Don Johnson, James Woods, William Hurt, Ridley
Scott, Tony Scott, Sam Raimi e Rupert Murdoch. «Siamo
addolorati e devastati dalla perdite di vite umane in Israele e in Libano
provocate dagli Hezbollah e da Hamas», si legge nel manifesto. Ehud
Danoch ha pure fatto marketing per Israele come località per le
riprese cinematografiche, deplorando gli incentivi che gli Stati arabi,
Marocco in testa, offrono agli studios di Hollywood. «Non c’è
nulla che possa far cambiare idea all’opinione pubblica più della presa di
posizione di un divo del cinema», ha poi affermato Danoch.
- Libano / Siria. 25 agosto. In 2-3 mesi si vedrà se è pace o guerra. Lo ha
dichiarato in un’intervista alla televisione al Arabiya il presidente
siriano Bashar al Assad. Le affermazioni di Assad sono una risposta
all’arroganza di Israele, che all’inviato dell’ONU Larsen ha chiesto
l’invio di truppe internazionali sul confine siro-libanese e all’aeroporto
di Beirut per porre fine al blocco aero-navale del Libano. Damasco
considera un dispiegamento di forze militari straniere alla frontiera tra
il suo paese e il Libano un «atto ostile», che potrebbe
spingere Damasco a chiudere del tutto le sue frontiere con il Libano.
Hezbollah concorda con Damasco: tale richiesta equivarrebbe a «porre il
Libano sotto mandato internazionale», ha detto il deputato Hezbollah,
Hassan Fadlallah.
- Libano / Siria. 25 agosto. «Quel che stiamo vedendo in questi giorni
sta a dimostrare che, dopo essere stati sconfitti sul campo, americani e
israeliani cercano ora, sfruttando le ambiguità della risoluzione 1701, di
strumentalizzare l’arrivo delle forze multinazionali per strappare alla
resistenza quella vittoria che è sfuggita loro sul campo». È il pensiero di Issam
el Zaim, ex ministro della pianificazione e direttore dell’influente
centro studi Arab Center for Strategic studies di Damasco. Zaim
critica la risoluzione 1701, di parte ed ingiusta, ed il fatto che non vengano
mai applicate le risoluzioni ONU per il ritiro israeliano dai territori
occupati di Palestina, Libano e Siria, e paventa che le nuove truppe
Unifil si riveleranno uno strumento per «contenere, colpire e disarmare» gli Hezbollah a
spregio della sovranità del Libano. «Cosa dovrebbero fare gli Hezbollah,
posare le armi senza che si sia risolto nessun problema alla radice del
conflitto? Mentre gli israeliani già parlano di “secondo round”? O per
favorire una normalizzazione del confine senza che Israele abbia lasciato la
West Bank, le fattorie di Sheba o il Golan?», si domanda
retoricamente Zaim.
- Libano / Siria. 25 agosto. Per Zaim l’aggressione israeliana in
Libano segna una svolta in Medioriente. La debacle dei servizi
segreti e dell’esercito israeliano, la stupefacente resistenza di
Hezbollah, il crescente disprezzo nei confronti dei regimi arabi filo-USA di
Arabia Saudita, Egitto e Giordania ed il solco sempre più incolmabile, «dopo 33 giorni
di massacri ingiustificati», tra masse ed
intellettuali arabi ed Israele sono fattori che peseranno nell’area. Zaim sottolinea
pure la «sconfitta della tesi israeliana e americana –ma anche
del campo libanese filo-USA (Hariri e Jumblatt)– secondo la quale i
massicci bombardamenti avrebbero spinto i libanesi a rivoltarsi contro gli
Hezbollah. È avvenuto esattamente l’opposto». L’analista
mediorientale prevede pure un cambio di governo a Beirut: «il fronte
contrario ad un disarmo imposto al Partito di Dio e ad un nuovo mandato
coloniale USA sul Libano –i due partiti sciiti Hezbollah e Amal, i settori
cristiani vicini all’ex generale Michel Aoun, il Partito comunista, i
laici di Selim el Hoss, i movimenti di Franjieh e Karame, i sunniti
progressisti di Sidone, i drusi di Arslan– è già maggioranza nel paese e
lo sarà presto in parlamento».
- Libano / Siria. 25 agosto. Concludendo la sua intervista a il Manifesto, Zaim ammonisce
Israele dal voler attaccare la Siria: «sia il governo ma soprattutto il
popolo hanno dato tutto il loro sostegno ai profughi e alla resistenza
libanese e abbiamo assistito ad una mobilitazione della società civile
senza precedenti. Una lezione di quanto sarebbe importante, proprio per
battere i tentativi USA di destabilizzazione, approfondire e allargare il
processo di democratizzazione senza timidezze (…) Penso che la lezione
impartita loro in Libano da Hezbollah dovrebbe consigliare una certa
prudenza. Pensate solo al crollo del mito del carro armato Merkava. Se ci
colpiscono risponderemo subito e Israele potrebbe avere altre spiacevoli sorprese».
- Israele
/ USA. 26 agosto. «Israele
e Stati Uniti cercano una vittoria politica dopo la sconfitta militare e
per questo compiono attacchi giornalieri e pressano l’ONU affinché
dispieghi i suoi soldati alla frontiera con la Siria». Lo ha affermato il membro del Consiglio
Politico di Hezbollah, Ghaleb Abu Zainab. Dopo aver ieri assicurato che da
parte libanese non ci sarà «alcun pericolo» per i soldati della
forza multinazionale che si dispiegheranno nel Sud del paese e ribadito
che «il principale pericolo sono gli israeliani, che non rispettano la
risoluzione (…) e che con i suoi attacchi e la permanenza nel paese pressa
Hezbollah affinché rompa il cessate-il-fuoco», Zainab si sofferma
sugli intenti di Tel Aviv. Hezbollah, spiega, rifiuta la
presenza di truppe militari internazionali alla frontiera con la Siria e
nei porti ed aereoporti libanesi, che ancora soffrono delle conseguenze
dell’embargo marittimo e aereo israeliano. «L’embargo e il
dispiegamento alla frontiera è un vantaggio per loro per poter proseguire
gli attacchi», afferma Zainab, ricordando che Israele ha attaccato
l’ONU nella recente guerra ammazzando 4 osservatori internazionali. Sul
disarmo di Hezbollah, Abu Zainab è perentorio: «non è contemplato (nella
risoluzione 1701, ndr)».
- Israele. 26 agosto. «Israele
sta perdendo la terza guerra mondiale». È il titolo, sul quotidiano
israeliano Haaretz, di un articolo di Bradley Burston. «Una
guerra simile a questa –scrive Burston– non si è mai prodotta prima. È per
questo che stiamo perdendo. Non sappiamo come condurla. Almeno, non
ancora. Fin dall’inizio, il mondo seguiva da vicino questa guerra, e per
una buona ragione. È la futura grande battaglia della terza guerra
mondiale. E così come in Iraq, la guerra non sta andando bene per l’Occidente.
Ci sono paralleli, certo, con la seconda guerra mondiale (al di là delle
caricature sui giornali e al di là di quanti odiano universalmente
Israele): il primo riflesso è quello di chiamare nazisti gli ebrei»,
ha scritto Burston.
- USA. 26 agosto. Neoconservatori
contro Bush. Mentre l’amministrazione USA plaude all’invio in Libano
di una forza multinazionale di 6.900 uomini e concordano con il segretario
generale dell’ONU Kofi Annan su un’alternanza di comando tra Francia e
Italia, alcuni “neoconservatori” del partito repubblicano, fra cui Richard
Perle e Danielle Pletka, attaccano duramente la Casa Bianca. In un
articolo apparso ieri sul Wall Street Journal, si evidenzia
soprattutto che gli Hezbollah non sono stati disarmati, né lo saranno con
la forza, come ha chiarito ieri il segretario dell’ONU Kofi Annan.
- USA / Israele. 26 agosto. Cluster
bomb. Inchiesta USA sulle bombe a grappolo: Washington le fornisce a
Tel Aviv con il vincolo di usarle solo contro «eserciti regolari». Invece
hanno colpito i civili. Ora, dopo i rapporti-denuncia di ONU e ONG, il
Dipartimento USA si vede costretto a dare il via ad un valzer
dell’ipocrisia e quindi indaga per verificare se Israele, durante la
sua campagna in Libano, ha fatto un uso troppo ampio delle cluster bomb
da loro fornite. Le cluster bomb sono quelle che quando esplodono a
terra «liberano» dal loro interno centinaia di bombette che si
dipartono in tutte le direzioni finché non esplodono a loro volta. Molti
dei mille e più libanesi che durante la rappresaglia israeliana hanno
perso la vita sono morti grazie alle cluster bomb e gli oltre 4mila
rimasti feriti sono in gran parte civili. L’accordo fra Stati Uniti e
Israele in merito alle cluster bomb risale agli anni Settanta,
quando queste munizioni micidiali furono create per ammazzare i vietcong
(e chiunque altro) nascosti nella vegetazione vietnamita, e immediatamente
fornite anche agli israeliani.
- Germania. 26 agosto. Il
governo tedesco CDU-SPD invierà 1200 soldati in Libano, mentre la Marina
militare tedesca pattuglierà la costa libanese con fregate e motovedette.
Per bloccare il rifornimento di armi per gli Hezbollah saranno usati a
scopi di ricognizione anche i Tornado della Luftwaffe. Lo ha reso
noto il settimanale tedesco Der Spiegel.
- Turchia
/ Libano. 26 agosto.
Il presidente turco Ahmet Necdet Sezer si è detto contrario
all’invio di truppe nel Sud del Libano. «Mandare dei soldati non è cosa
che ci riguarda. Sono contrario ad una tale decisione. Non siamo nella
posizione di risolvere i problemi di sicurezza degli altri paesi», ha
detto Sezer, ponendosi quindi in rotta di collisione con il premier Recep
Tayyip Erdogan, che sta invece valutando la possibilità di inviare
militari. Secondo il capo di Stato, l’invio di truppe in Libano è reso
proibitivo dal fatto che l’esercito turco è già molto impegnato al confine
con l’Iraq nella repressione della guerriglia curda del PKK.
- USA / Israele /Libano. 27 agosto. Israele non era pronta per l’aggressione in
Libano scatenata sotto pressione USA. Lo ha ha dichiarato al quotidiano libanese
Al-Anar il
vice-comandante del movimento sciita, Naim Kassem. Kassem, chiarendo che
la milizia è venuta a sapere solo due giorni dopo l’inizio della guerra
dell’esistenza di un piano di attacco israeliano, sostenuto dagli Stati
Uniti e previsto invece per settembre-ottobre, ha affermato: «Israele non
era pronto, infatti voleva preparasi per un altro mese o due, ma le
pressioni americane da una parte e il desiderio di ottenere il successo
dall’altro sono stati i fattori che hanno determinato la loro fretta».
- Libano. 27 agosto. Hezbollah
avverte: la resistenza non è finita. «Le ragioni per terminare la
resistenza ancora non ci sono» ha dichiarato Naim Kassem. «Quando ci
metteremo d’accordo su un piano di difesa per fronteggiare l’aggressività di
Israele, definendo il ruolo della resistenza, dell’esercito e del popolo
libanese, allora si vedrà quali saranno le regole e i ruoli», ha aggiunto.
- Libano. 27 agosto. Il presidente
libanese Émile Lahoud puntualizza le «molte riserve» libanesi sul
contenuto della risoluzione 1701. Tra le più importanti vi sarebbe il
fatto che la risoluzione attribuisca ad Hezbollah la responsabilità di
aver causato la guerra, mentre i massacri di civili compiuti in varie zone
del Libano passano del tutto inosservati. Il presidente libanese ha poi
aggiunto che avrebbe intenzione di chiedere a Israele i danni e gli
interessi per le distruzioni delle infrastrutture e le uccisioni di
civili. Lahoud ha anche ricordato la continua violazione della risoluzione
1701 da parte di Israele, che persiste nel mantenere il blocco navale e
aereo sul Libano, ignorando i moniti della comunità internazionale.
- Libano / Siria. 27 agosto. Ancora riserve da
Damasco sulla missione Unifil. L’esponente del
partito Baath siriano Judah Attiyya ribadisce a il
Manifesto le perplessità siriane sulla risoluzione 1701
ritenuta filo USA e filo israeliana. «Il vero
problema è Israele, che ha sempre colpito le postazioni Unifil e sta dando
il meglio di sé per minare il cessate il fuoco. Cosa faranno le forze
Unifil in caso di provocazioni o attacchi israeliani? Cercheranno di
fermarli o di bloccare la risposta degli Hezbollah? È sempre stato Israele
a invadere il Libano e ad occuparlo, non certo il contrario. Quindi la
domanda è se Israele e gli Stati uniti siano o meno disposti ad accettare
una sconfitta come quella che hanno subito in Libano e a incamminarsi
verso una pace giusta, o se mirano invece ad un possibile secondo round,
magari con la Siria».
- Libano / Siria. 27 agosto. La risoluzione
1701 è giudicata parziale ed ingiusta dall’esponente del Baath. Parziale,
«perché
non affronta nessuno dei problemi di fondo all’origine del conflitto
(l’occupazione israeliana delle fattorie di Sheba libanesi, della West
Bank e del Golan e lo scambio di prigionieri)». Ingiusta, «perché ha
tenuto conto solamente degli interessi di una delle due parti, Israele, ed
è molto ambigua sul cessate il fuoco, sul ritiro israeliano dai territori
libanesi occupati, sulla fine del blocco aereo e navale. Israele,
sostenuta dalla richiesta USA di una nuova risoluzione, continua nei suoi
attacchi, parla di un nuovo round della guerra, chiede di inviare l’Unifil
all’aeroporto di Beirut e lungo il confine con la Siria. Si tratta di
richieste che possono far precipitare la situazione». Il disarmo
degli Hezbollah «non è né giusto né realistico».
- Libano / Siria. 27 agosto. Tutto ciò,
prosegue Judah Attiyya, spiegherebbe «i timori della Francia, legati
proprio all’incertezza derivante dalle prossime mosse israeliane e
americane, sulle quali i paesi che invieranno le truppe, nonostante le
loro migliori intenzioni, non sembra abbiano alcuna influenza». Se dovesse
arrivare una nuova risoluzione ONU o se quella attuale venisse applicata
secondo i desiderata USA o israeliani contro Hezbollah, «tutto ciò sarà
molto pericoloso perché questi rappresentano una volontà e una resistenza
nazionale contro le politiche di Israele e Stati Uniti» ed il loro
progetto di ridisegno del Medioriente. «Chiediamo di risolvere il problema
alla radice con una pace giusta nella regione che veda il rispetto di
tutte le risoluzioni ONU sul conflitto arabo-israeliano e il ritiro di
Israele sulle frontiere del 1967. Noi siamo pronti a riprendere i
negoziati con Israele sulla base del principio “ritiro completo per una
pace completa”. Se l’ultima guerra in Libano ha smentito che, come si
diceva una volta, “non si può fare la guerra senza l’Egitto”, dall’altra
ha confermato che “non si può fare la pace senza la Palestina e senza la
Siria”».
- Libano. 27 agosto. Sondaggio
a Beirut. Hezbollah ha vinto la guerra. Lo
dicono sciiti, sunniti e cristiani. Il 72% dei libanesi ritiene che
Hezbollah sia uscito «vittorioso» e il 77.3%
pensa che dovrebbe appoggiare l’esercito governativo in caso di «future
aggressioni israeliane». La schiacciante maggioranza degli
intervistati (84.6%) ritiene che la guerra sia stata il «risultato di
un precedente piano» d’Israele mentre il 64.9% dice che
l’Unifil non saprà «sventare qualsiasi futura
aggressione israeliana». La conseguenza è che il 74.5% dei
libanesi non ritiene «possibile» la pace con
Israele.
- Turchia. 28 agosto. Il
governo turco si è pronunciato a favore dell’invio di truppe per la
missione Unifil.
- Libano. 29 agosto. Fosforo
bianco contro civili a Baalbek. Lo ha affermato il dottor Hussein Mahmoud El
Chel, dell’ospedale privato Dar El Amal a Baalbek, la capitale
amministrativa del nord della Valle di Bekaa e bastione di Hezbollah,
situato a soli 15 chilometri dalla frontiera con la Siria. «I cadaveri
erano irriconoscibili, ma ci siamo subito accorti che era stato utilizzato
qualche tipo di arma chimica», ha affermato Chel, che durante tutto il
conflitto si è spostato da città a città per curare centinaia di feriti. I
cadaveri non presentavano alcuna ferita esterna, erano totalmente contratti
e la pelle di un colore che mostrava tutte le caratteristiche di un
attacco con questo tipo di sostanza. Il fosforo bianco è
un’arma particolarmente infame, che brucia la pelle in maniera profonda,
dolorosa e deturpante. È un’arma terribile perché può causare bruciature
fino all’osso. Questa sostanza incandescente, quando colpisce il corpo
umano, non può essere toccata né spenta: può essere solo tagliata via
insieme alla pelle. Non lascia scampo e provoca una morte più che
dolorosa.
- Italia / Libano. 29 agosto.
Quasi 3.000 italiani sono già in navigazione su cinque navi verso il
Libano. Il ministro Parisi ha comunicato le cifre dell’impegno italiano: «Saranno
2.496 i militari impegnati in questa prima fase. Circa mille sono quelli
destinati all’impiego a terra, gli altri sono sulle 5 navi coinvolte
nell’operazione». Da fine settembre-ottobre aumenterà l’impiego sul
terreno: i militari impegnati saranno 2.680, di cui 2.450 a terra e
solo 200 a bordo del supporto navale. Sui costi, il sottosegretario alla
Presidenza del Consiglio Enrico Letta ha dichiarato: «La cifra
complessiva stanziata dal governo è di 220 milioni di euro fino alla fine
dell’anno: 186 per il contingente militare, 30 milioni per la cooperazione
allo sviluppo e il resto per i finanziamenti relativi a spese minori».
Il ministro Parisi ha aggiunto che, per conoscere il costo della missione
per tutto il 2007, «bisognerà sostanzialmente moltiplicare per tre il
costo di questi 4 mesi, quindi meno di 600 milioni e questo è il rilievo
complessivo, al lordo dei rimborsi dell’ONU».
- Libano. 30 agosto. Il
governo libanese non si dimetterà o non avrà rimpasti finché il governo godrà
della fiducia del Parlamento. Così il primo ministro Siniora risponde a
Hezbollah che, insieme alla Corrente Patriottica Libera del cristiano Aoun
avevano richiesto un cambio subito dopo la cessazione delle ostilità, il
14 agosto. Entrambe le formazioni accusano Beirut di inefficienza nella
politica e nelle operazioni di soccorso post-belliche.
- Libano. 30 agosto. 60
milioni di lire libanesi (circa 34mila euro) per ogni abitazione distrutta
e una cifra in proporzione per quelle danneggiate. Questa la somma
annunciata dal governo libanese. Lo fa per non essere da meno di
Hezbollah, che a poche ore dalla cessazione delle ostilità aveva iniziato
a distribuire soldi e ad impegnare i suoi militanti nella ricostruzione e
nell’assistenza alla popolazione colpita. Lo fa anche per far fronte alle
critiche sorte in seno al governo e soprattutto tra la popolazione sia per
l’atteggiamento avuto durante l’aggressione israeliana, sia per i ritardi
nella ricostruzione. Il governo ha detto di augurarsi di poter ospitare
quanto prima i proprietari delle case distrutte fuori Beirut in
prefabbricati che spera di avere da Turchia, Egitto, Arabia Saudita,
Emirati Arabi Uniti e altri paesi donatori. Circa 130 mila case sono state
distrutte o danneggiate nella guerra tra Israele e Hezbollah.
- Libano / Francia. 30 agosto.
La Forza provvisoria delle Nazioni Unite in Libano (Unifil) a settembre
conterà dai 4.000 ai 5.000 Caschi Blu e invierà «il numero che serve»
nel Libano meridionale. Lo ha affermato il capo delle operazioni di
mantenimento della pace dell’ONU, Jean-Marie Guehenno. «Il 1 settembre
le prime truppe italiane cominceranno a dispiegarsi, fatto che vuol dire
che ci dobbiamo attendere, in un mese, un livello dai 4.000 ai 5.000
soldati, ossia un raddoppiamento della Forza», ha spiegato Guehenn in
un’intervista pubblicata dal quotidiano francese Le Monde. «Invieremo
il numero che serve. Se saranno 15.000 uomini, noi li dispiegheremo. Se ci
renderemo conto che ne occorrono di più, ne chiederemo di più (…)
Calibreremo in funzione della situazione sul posto», ha aggiunto.
All’interno della forza, «ci saranno dei paesi musulmani importanti,
per mostrare che si tratta di una forza che rappresenta il mondo intero»,
ha sottolineato Guehenno, precisando che «il Libano ha mostrato il suo
interesse alla presenza di paesi come l’Indonesia e la Malesia».
- Libano / Francia. 30 agosto.
Sul disarmo di Hezbollah, il responsabile dell’ONU ha risposto che si
tratta di un «processo politico» per il quale l’Unifil «non ha
alcun mandato» e che è «di competenza del governo libanese». «Noi
siamo stati molto chiari su questo punto. Il disarmo non si effettua
necessariamente con la forza. E l’Unifil non ha questo mandato», ha concluso.
Jean-Marie
Guehenno ha assicurato che l’Unifil «non si lascerà arruolare» né
da Hezbollah né dall’esercito israeliano.
Libano. 29 agosto. Il ministro dell’energia e dell’acqua,
Mohamad Fneich, membro di Hezbollah, ha ribadito che i due soldati
israeliani catturati in territorio libanese saranno liberati solo dopo uno
scambio di prigionieri. Fneich ha aggiunto che «non è possibile una
liberazione incondizionata» come chiedono Israele e l’ONU.
- Libano. 30 agosto. Centinaia
di bombe a frammentazione. Più che in Afghanistan ed Iraq. L’ONU
ha comunicato ieri che la quantità di “bombe a frammentazione” sganciate
da Israele nel sud del Libano può essere maggiore di quelle avutesi in
Afghanistan nel 2001 ed Iraq nel 2003. Al momento sono stati
identificati e registrati 359 siti in Libano con presenza di bombe a
frammentazione, che suppongono un grave pericolo per la popolazione
civile, specialmente per i bambini. Secondo l’ultimo rapporto ONU, sono
già decine tra morti e feriti i libanesi colpiti da mine, munizioni o
bombe a frammentazione lanciate da Israele.
- Libano. 30 agosto. L’ONU
denuncia: Israele «immorale». Jan
Egeland, responsabile ONU per le emergenze e sottosegretario generale per
gli affari umanitari, ha espresso «grande costernazione» al sapere
che il 90% delle “bombe a grappolo” localizzate sono state lanciate nelle
ultime 72 ore di attacco. È «immorale»,
ha continuato Egeland, che ciò sia accaduto quando «sapevamo
che sarebbe arrivata la risoluzione dell’ONU (…) È offensivo che vi siano
centomila bombe nei posti frequentati da bambini, donne, contadini e
commercianti».
- Libano. 30 agosto. Fischi
assordanti a Beirut contro Kofi Annan. Le sue guardie del corpo lo portano
via in tutta fretta. È iniziata così la missione diplomatica di Annan in
Medio Oriente.
- Libano. 31
agosto. Per il ministro libanese della Difesa,
Elias Murr, a muovere Israele non è tanto la paura che gli Hezbollah
possano riarmarsi: «Questo nemico ha molti
interessi. Uno di questi è penalizzare il Libano perché lo considera un
importante concorrente economico nel Medioriente». Il primo ministro Fouad Siniora dichiara intanto che il suo
paese sarà l’ultimo a firmare la pace con Israele.
“Indipendenza”, agosto 2006