Cos’è un movimento di liberazione nazionale.

Orientamenti preliminari

 

Spett.le rivista “Indipendenza”,

mi chiamo Fabio Z.; mentre navigavo attraverso i motori di ricerca digitando Movimenti di Liberazione Nazionale, ho trovato il vostro sito che è molto ricco di informazioni riguardo i vari movimenti presenti sul globo. Stavo cercando per una mia ricerca e per soddisfare la conoscenza e la voglia di sapere che cosa effettivamente è un movimento di liberazione nazionale, che posto occupa nello spazio del diritto internazionale, le sue peculiarità nei confronti degli altri Stati e le sue particolarità, per poter avere poi una visione completa ed una sufficiente conoscenza per capire quello che mi circonda eliminando tutti gli stereotipi. Sicuro che questo mio appello di conoscenza non passerà inosservato, rinnovo i miei complimenti per il sito e spero di ricevere al più presto le notizie che sono ansioso di conoscere, date da persone che ne hanno cognizione. Grazie. Fabio Z. (via posta elettronica)

 

Preliminare all'esistenza di un movimento di liberazione nazionale è l'esistenza di una questione nazionale, vale a dire di un problema di dipendenza -economica, politica, culturale....- di una determinata nazione da un colonialismo o da un imperialismo (sul cui significato ti rimandiamo agli scritti di "Indipendenza").

Una breve spiegazione solo sul concetto di nazione che va differenziato da quello di Stato. Nazione indica una comunanza culturale (che si esplica in una lingua, tradizioni, mentalità e modo di vivere, cucina, eccetera) tra gli abitanti di un determinato territorio. Un concetto dunque a nostro avviso egualitario (attenzione: non di eguagliamento), che incorpora cioè una parità di dignità e diritti tra gli appartenenti alla nazione, da concretare sul terreno economico e sociale nella costruzione di un sistema che si prefigga il soddisfacimento di interessi appunto "nazionali", "collettivi", e non lo sfruttamento dei pochi sui molti (come appunto nel capitalismo). Il concetto chiave di nazionalità è però insufficiente se non si completa con quello distinto, ma necessario, di cittadinanza.

 

Il grado di dipendenza di una nazione può ovviamente manifestarsi a vario grado. Può sussistere in maniera evidente in tutti gli ambiti sopra indicati oppure essere evidente solo per alcuni di essi e più mascherato in altri. Così si può andare dalle "nazioni senza Stato" (Paesi Baschi ad esempio), ad altri (Afghanistan, Iraq,...) che ricordano vecchie pratiche (mai sopite con tali modalità) imperialiste, che anzi si integrano con quelle nuove e più sottili di tipo ad esempio finanziario come nei casi di paesi apparentemente indipendenti quali l'Italia (dipendenza a tutto campo dagli USA e da quello che riteniamo essere un suo vassallo, l'Unione Europea). Un esempio di come la tematica nazionalitaria di liberazione investa ambiti a tutto campo. Si citava l'Iraq. Lì c'è un problema di liberazione, ovviamente. Allo stesso tempo il significato di quella occupazione voluta da Washington, in linea con il suo ri-orientamento imperialista post 1989-1991, sta sia nella riaffermazione della dipendenza verso vecchi e nuovi paesi subalterni vincolandone forze e risorse economiche ai fini del suo preminente interesse imperiale, sia nella strategia di scontro già dispiegata, quantunque ancora sotto traccia, contro quel temibile concorrente capitalista asiatico che è la Cina. Il controllo dei luoghi della produzione e distribuzione delle risorse energetiche significa controllare l'economia dei paesi che da quelle energie dipendono. Vale per la Cina, come vale per qualunque Stato voglia sottrarsi all’imperium di qualsiasi potenza. Una prospettiva di indipendenza nazionale, come vedi, non può non investire –e valga come esempio– la stessa questione energetica e, nel farlo, non deve, a nostro avviso, eludere nemmeno ricadute e problematiche di natura ambientale che, riflettendosi nella nazione, concorrerebbero al benessere della natura su scala planetaria. Questo per darti un’idea di quanto possa esserci in termini di necessaria liberazione e sovranità (effettiva) nazionale, dietro concetti e valori che sembrerebbero soltanto culturali. 

 

L’esistenza di una questione nazionale negata è dunque la causa del sorgere di un movimento di liberazione nazionale. Questa negazione, quindi, può essere a tutto campo oppure apparentemente limitarsi all’ambito politico-economico (che poi, inevitabilmente, investe anche quello culturale o addirittura presuppone una colonizzazione culturale, vedi ad esempio il significato che hanno, nel dominio sociale dei paesi subalterni, le forme di americanizzazione del costume, della politica, della cultura, eccetera, per rendere le popolazioni più ricettive al dominio reale, effettivo, pervasivo dei poteri allocati a Washington). L'esistenza di un movimento che si richiama alla tematica nazionale non è però indice di garanzia della bontà politica, di liberazione, del movimento in questione. A nostro avviso, il concetto di indipendenza nazionale (anti-imperialismo, anti-colonialismo), che implica sovranità e non significa autarchia, va legato al suo consustanziale corollario di liberazione nella formazione sociale interna (anti-capitalismo), che dà pienezza ed effettivo significato a quel concetto.

La storia anche recente mostra, infatti, che legittime questioni nazionali sono state nella pratica negate da movimenti che hanno a parole agito per affermarle. Sono questi i motivi, ad esempio, che ci portano ad appoggiare le rivendicazioni dei baschi ma che ci hanno portato a respingere un movimento come quello kosovaro dell’UCK, i cui dirigenti di tendenza marxista o comunque di sinistra furono, in previsione dell'aggressione della Serbia, fatti eliminare col consenso USA, che poi in vari modi (chiusura di tutti e due gli occhi sui traffici di droga, soprattutto) hanno sostenuto il nuovo UCK, togliendolo non casualmente da quella lista nera dei movimenti “terroristi” di Washington in cui precedentemente era stato inserito.

 

Che senso avrebbe, in termini di liberazione appunto, una lotta per la conquista di una indipendenza dall’esterno quando poi sul piano interno si riproponessero similari modalità di sfruttamento e prevaricazione? L’ottica nazionalitaria che da molti anni stiamo sviluppando anche in termini teorici oltre che di intervento politico (quest’ultimo sulla base delle nostre forze) concepisce l’idea di liberazione in modo globale. Per non farla lunga qui, rinviamo alla rivista oltre che al sito. Anche per questioni che in detta ottica non sono eludibili e che paiono all’ordine del giorno. Pensiamo, ad esempio, alla questione geopolitica –nelle relazioni internazionali– delle teorie dei “grandi spazi” che si vorrebbero intrinseci alla cosiddetta, prescrittiva e mistificante “globalizzazione” o anche alla questione delle modalità di opposizione, resistenza e contro-offensiva che risultino efficaci rispetto all’imperialismo statunitense in questa fase egemone. A rischio di essere sbrigativi, ma chiari –perlomeno in questa missiva– nessuna accettazione di nessun blocco geopolitico da “grande spazio” né europeo né altro. Qui si aprirebbero una serie di ‘nodi’ e di considerazioni.

 

Ogni questione (e movimento di liberazione) nazionale va dunque esaminato concretamente, scendendo nel merito del progetto di cui è portatore, comprendendo il contesto storico e sociale inevitabilmente differente da paese a paese, eccetera. Non è dunque per voler eludere l'interessante ma troppo generale domanda che ci hai posto sui rapporti tra Stati e movimento di liberazione nazionale che non possiamo darti una risposta definitiva. Ogni movimento di liberazione nazionale ha le sue proprie peculiarità e bisogna analizzare ogni caso concreto, avendo anche la lucidità di aver presente lo scenario internazionale per meglio intervenire nella costruzione di un processo di liberazione. Anche qui si aprirebbero una serie di ‘nodi’ e di considerazioni. Quel che è certo, è che il posto che un movimento di liberazione nazionale finisce con l’occupare nello spazio del diritto internazionale scaturisce dall’affermazione di sé e dalla sua capacità di farsi forza sovrana. In questo contesto, una piccola, ma significativa parte del lavoro politico di “Indipendenza” si concreta  con i “notiziari dal mondo”. Li curiamo anche per evidenziare i nessi tra questione nazionale, colonialismo ed imperialismo. E perché concorrano a fornire fatti ed elementi di conoscenza preliminari sia per prese di coscienza che per orientamenti d’intervento consapevoli. Saluti e a risentirci.

 

Indipendenza

12 giugno 2006