Guerra giusta?

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Non conosco la vostra rivista e vorrei se possibile fare un ragionamento. Solo un pazzo può non aver paura di quella cosa orribile che è la guerra. A pagare i prezzi più alti sono sempre i più deboli, le popolazioni civili, anche se si tratta di un’inevitabile guerra di liberazione. Queste straordinarie manifestazioni di oggi in tutto il mondo testimoniano sicuramente una giusta paura e repulsione della guerra, ma finiranno, seppur involontariamente, per rafforzare il regime iracheno. Saddam deve essere disarmato ed esiliato. Ha massacrato con gas ed armi chimico-batteriologiche migliaia di iraniani, curdi ed iracheni. Questo è uno che quella roba l’ha usata ed è capace di rifarlo. E' proprio necessario ripetere gli stessi errori fatti, lo stesso lasciar fare come nel '36-'37-'38-'39 con Hitler e Mussolini?

Pur ovviamente essendoci tante cose non condivisibili nella politica internazionale degli USA: ad esempio in Sud America, con le operazioni della CIA, la coperture a stragi, il sostegno a criminali come il generale Augusto Pinochet, che personalmente lo avrei visto volentieri all'ergastolo. Però sapete come succede gli americani hanno valutato che non servissero più le repressioni militari perché non c’erano più pericoli nel loro cortile di casa dell’America latina, datosi la ...implosione dell’URSS, e che quindi soldati, carri armati e generali potessero rientrare in caserma.

Il popolo iracheno vivrà molto meglio senza Saddam. Le risorse di quel paese potranno essere usate per la popolazione e non per fare o acquistare armi, e sterminare oppositori o altre etnie, di cui è vero non ci è mai importato nulla. Ma la politica internazionale purtroppo è questa! A volte però, diciamo pure che è conveniente economicamente fare qualche cosa. La pressione militare serve appunto a questo, il regime iracheno deve essere disarmato proprio perché la pace possa avere domani  possibilità in più. Se qualche timido probabilmente illusorio risultato si sta ottenendo, lo si deve ai 300000 uomini in armi pronti ad invadere l’Iraq, non certo alle preghiere del Papa, ai digiuni ed alle manifestazioni con o senza bandiere arcobaleno. La pressione militare è indispensabile per far comprendere che chiunque appoggi, organizzi, finanzi e manovri il terrorismo islamico, quello che ha sterminato oltre 3000 americani nell'attentato delle torri di New York, cosa che voi bellamente dimenticate, se ne dovrà pentire amaramente. Una guerra purtroppo c’è già ed è quella scatenata contro di noi da Bin Laden e dai paesi arabi ed islamici che lo sostengono, quindi siamo già in guerra. In effetti un’azione militare che non abbia almeno una giustificazione da paesi islamici rischia di provocare  reazioni imprevedibili, ma anche rimanere fermi è pericolosissimo. L’unica cosa da far comprendere agli islamici più integralisti, a quelli più fanatici è che non si ha nessuna paura! Che l’Europa e l’Occidente non sono terreni di conquista né politica, né culturale né religiosa! Cordiali Saluti

Stefano S.

La Redazione risponde

Va bene, ragioniamo. Però ti invitiamo veramente a farlo, non a reiterare le banalità propagandistiche del Pentagono. Tutti i tuoi interrogativi accolgono, come niente fosse, la grancassa di argomentazioni rilanciate di continuo dai sistemi massmediologici servili (anche) nostrani. Non è comunque una buona ragione per rinunciare ad usare la propria testa, a parlare con cognizione di causa, ad informarci, a sentire tutte le campane, a verificare il più possibile, a ragionare, a confrontare opinioni, a non farci ingannare dalle apparenze, a non accettare presunte “verità” (incluse le nostre) foss’altro per ‘amor proprio’. Ma ci vuole impegno e, soprattutto, la disposizione a non raccontare (e a non raccontarsi) storie.

Sulla figura di Saddam Hussein e le armi di distruzione di massa

Veniamo al dunque. Le critiche a Saddam sono legittime ed argomentabili ma, in questa fase, concorrono solo a legittimare l’operato di Washington. Anche nel 1990-’91, ricordi, si tirò fuori la questione kurda. Tutti riscoprirono i kurdi. Dopo di che nulla. Ma il punto è a monte: finiamola di pensare agli Stati Uniti come lo Stato “eletto” a portare giustizia e libertà nel mondo. Ci sono decenni di politica estera statunitense che smentiscono questo assunto ideologico. Non solo. Tu saprai senz’altro che la maggior parte dei kurdi la repressione la subisce in Turchia (che, però, è nella NATO e, insieme ad Israele, concorre a rendere stabile – per gli interessi statunitensi – l’area). Ebbene lì, in Turchia, la questione kurda è “terrorismo”. Noi, come “Indipendenza”, sosteniamo da molto tempo la causa kurda, ma certi richiami strumentali alla questione kurda in Iraq ci indignano.

Saddam fu uno strumento dell’imperialismo per cercare di far implodere la rivoluzione khomeinista (sciita) in Iran, nel 1979, sostenuto –con soldi ed armi– da paesi europei e soprattutto dagli Stati Uniti. L’uso di gas contro iraniani e kurdi ci è noto. È noto anche al Pentagono, perché lo scontrino delle ‘vecchie’ armi di distruzione di massa ce l’hanno loro, e le vendevano e le vendono in giro per il mondo, sapendo che non vengono esibite in un museo, ma, in caso, e all’occorrenza, usate. Il primo possessore di armi di distruzione di massa, che usa e vende a seconda dei propri interessi e convenienze, è a Washington, non a Baghdad. E da oltre 50 anni. L’Hitler di Monaco 1938 oggi si chiama Bush, non Saddam. Hitler attaccava ed invadeva, come fa Bush (e ieri Clinton, e via retrocedendo. Giusto per irridere alla ‘sinistra’ e alla ‘destra’ statunitensi...).

Riguardo le armi di distruzione di massa: perché ci sono degli Stati (essenzialmente uno: gli Stati Uniti) che stabiliscono chi debba avere e chi non debba avere armi di distruzione di massa, quando proprio la Casa Bianca (atomiche sul Giappone, napalm in Vietnam, uranio impoverito ai giorni nostri, ecc.) ne è grande produttrice, venditrice e ne fa largo uso? Gli USA non hanno sottoscritto nessun accordo di moratoria nella vendita di queste armi (per le multinazionali di riferimento molto lucrose) e vietano ispezioni nei propri centri agli stessi ispettori che impongono per altri paesi. Perché se la Corea del Nord, con intelligenza, crea preventivamente le proprie difese ricorrendo al nucleare (che noi vorremmo veder sparire dalla faccia della terra, ma è difficile affermare dei princìpi quando la tua sovranità, la tua libertà, viene minacciata da uno degli imperialismi più criminale della storia), l’amministrazione statunitense ammorbidisce la sua durezza nei confronti di un altro dei paesi del cosiddetto “asse del male”? (Curiosità: non ti fanno rabbrividire certe espressioni, da linguaggio manicheo e nazista da “Gott mit üns” – Dio è con noi?)

Nella storia tutti hanno sempre trovato nobili pretesti per muovere guerre, per giustificare. Come sovente avviene nella politica del divide-et-impera, dell’utilizzo strumentale di paesi e situazioni (lo stesso bin Laden...), Saddam perseguiva propri obiettivi (condivisibili o meno, per carità), ma ciò facendo non ha accettato di accodarsi alle direttive della Casa Bianca, di essere “un loro uomo”. Sia ben chiaro: Saddam non è affatto il nostro mito. Saddam resta un problema iracheno: arabo-sunnita, arabo-sciita e kurdo, per citare le comunità più rappresentative. Ma quando il problema principale diventano i bombardieri statunitensi, Saddam si accantona. Se Saddam perde, il destino di tutto il paese è da banana-land. Kurdi e sciiti avranno vita facile solo se chinano la schiena e non avanzano pretese. Altrimenti, paradossalmente, rimpiangeranno Saddam. Per questo non ci convince la posizione “Né con Bush, né con Saddam”, al più una posizione di principio contro la guerra.: consapevolmente o meno, favorisce il più forte, cioè l’imperialismo attualmente egemone, quello statunitense. Depotenzia ed inibisce le potenzialità dell’azione di massa che, al di fuori dell’Iraq, potrebbe fare molto per concorrere se non a fermare, a rendere “sconveniente” la partecipazione, tale anche se con funzioni logistiche di supporto, dei paesi periferici e subalterni del centro imperiale.

Non hai notato che, in ogni trasmissione filo-bellicista, appena c’è una critica minimamente sensata alla guerra, tirano fuori Saddam, il dittatore, il nuovo Hitler, Monaco 1938, le armi di distruzione di massa, i kurdi? Sul piano comunicativo, sulle coscienze, si mira a spostare la focalizzazione del problema e lo si limita al principio (nobile e astrattamente accettato da tutti, anche da Bush, che l’ha pure detto) che la guerra è davvero una brutta cosa. “Però”... però ci sono guerre “giuste”, a suo tempo anche “umanitarie” e “benedette”. A questo punto le batterie propagandistiche sono già pronte e collaudate nello sparare cannonate massmediatiche sulle posizioni di principio contro la guerra. Insomma, è il necessario realismo contro la nobile utopia. Ebbene, a nostro avviso questo è un terreno falso, falsato e fuorviante.

Le vere ragioni della guerra

Sfidiamoli sul loro terreno del “realismo”, squarciamo le pretestuosità che adducono per la guerra, spieghiamo perché il petrolio concorre (bada bene: concorre) alle ragioni (sempre nel senso delle motivazioni...) statunitensi della guerra, è cioè un fattore importante ma non decisivo della scelta (dal 1991) della Casa Bianca (tanto a conduzione ‘democratica’ quanto a conduzione ‘repubblicana’) di avviare una serie di guerre “preventive” per estendere e mantenere la propria egemonia nel mondo contro possibili ‘concorrenti’ imperialisti in via di possibile formazione (l’Europa o parte di essa, la Russia, soprattutto la Cina).

Con la venuta meno dell’URSS, dopo la sua implosione tragicomica, si è dispiegata incontrastata la potenza del solo imperialismo rimasto: gli Stati Uniti. Ricordi cosa si disse al tempo? Che con la fine della Guerra fredda si entrava in un mondo di pace. Non è andata proprio così. Gli USA hanno iniziato una progressiva estensione nei ‘vuoti’ lasciati dal potere sovietico, e già da allora l’intento era di avere un dispositivo tale (a partire dal militare) per mantenere, se non incrementare, l’egemonia nel campo ‘occidentale’, rispetto alla concorrenzialità di altri sistemi capitalistici e di precludere spazi a potenze nascenti (come la Cina) bisognose di risorse. Come disse Reagan, “Il tenore di vita americano non è negoziabile”, e si riferiva alla necessità della Casa Bianca di mantenere indiscussa la leadership egemonica delle risorse complessive del pianeta. Queste, nota bene, non sono nostre interpretazioni, ma sono affermazioni scritte nero su bianco in svariati documenti dell’amministrazione statunitense: vedi da ultimo il National Strategic Report della Casa bianca del 17 settembre 2002. Quello che ti abbiamo appena detto lo troverai lì riportato parola per parola, in mezzo –ovviamente– a tanta retorica sulla “libertà” (di perseguire i propri esclusivi interessi) e sui “diritti umani”.

Vi è dunque un conflitto strategico per cui la Casa Bianca fa della coazione a ripetere di aggressioni in giro per il mondo la sua ragion d’essere. È il controllo delle risorse. È la necessità di svuotare preventivamente qualsiasi possibilità che un’altra potenza capitalistica insidi l’egemonia statunitense. Vedi, il vero nemico di Washington non è a Baghdad, come non era a Kabul o a Belgrado. I veri nemici di Washington sono Parigi, Bonn, Mosca e Pechino. Sono tutti quei paesi che potrebbero affermare un proprio capitalismo pericolosamente competitivo con quello statunitense. Ma ognuno di questi sistemi, per vivere, ha bisogno d’energia. Controllare fonti, prezzi, la filiera della distribuzione, significa esercitare un’ipoteca straordinaria. Gli strateghi del Pentagono (se conosci l’inglese visita via internet quel che scrivono sfacciatamente...) collocano al 2020-2025 il conflitto con la Cina, che allo stato dipende in buona parte dalle riserve energetiche del Golfo. I sistemi economici capitalistici degli Stati in Europa, inoltre, vanno contenuti e vincolati al carro imperiale per impedire loro di potersi sviluppare autonomamente. Da Chirac a Shroeder, per non continuare nell’elenco, non capisci che la consapevolezza della posta in gioco sia talmente avvertita e ben presente da spiegare le resistenze poste alla sfacciata ed arrogante volontà aggressiva statunitense?

Il non compattamento di masse e nemmeno di governi (svariati e comunque per la difesa di propri interessi che vedono minacciati dall’espansionismo statunitense) è un riflesso di ciò. Per la prima volta, nella parte di mondo che si dice ‘campo occidentale’, si sta assistendo a reazioni addirittura a livello di governi. Il Vietnam non è nemmeno paragonabile, perché il grande movimento di protesta, che partì dagli Stati Uniti e rilanciò quello esistente in altri paesi, avvenne dopo i rovesci militari che la propaganda statunitense non riuscì a nascondere. Ci si rende conto che le armi di distruzione di Saddam, e la sfilza di argomentazioni sostanzialmente sostenute anche da te, argomentazioni che vede l’amministrazione statunitense come vero centro irradiatore, sono un miserabile pretesto, un po’ come, aggiungiamo noi, la questione di Danzica, al tempo, per Hitler?

Sulla presunta “guerra di civiltà”

La seconda parte del tuo scritto è invece riducibile ad un principio: siamo assediati dai paesi arabi ed islamici, questi vogliono distruggere la nostra civiltà, il nostro stile di vita, e via dicendo. Dovresti convenire con noi che questa tua affermazione si ispira ad una concezione manicheista anch’essa simil religiosa. Da una parte ci sarebbe il Male, il mondo islamico, tremendo, assetato di sangue, desideroso di far fuori ogni “occidentale” (altro termine “politicamente corretto” che nessuno in sostanza sa definire: che significa Occidente? Cos’è la cultura occidentale? Esiste una lingua occidentale, ad esempio?). Oggi il mondo islamico, dunque, come ieri il comunismo, di fronte ai quali ogni mezzo è ammesso, anche questa imminente "crociata", che imbarazza e mette a disagio pure la Chiesa di Woytila...

Dall’altra parte, invece, ci sarebbe il Bene, detentore dei veri valori di civiltà, libertà e giustizia. Oddio, ogni tanto qualche marachella la combina: in tal senso, stupisce che tu affermi che non tutto della politica internazionale degli USA sia condivisibile: “Sud America, CIA, coperture a stragi ecc (...) Il generale Augusto Pinochet è stato uno dei peggiori criminali del '900 (...) gli americani hanno valutato che non servissero più le repressioni militari perché non c'erano più pericoli nel loro cortile di casa dell’America latina. Ci stupisce, dicevamo, perché dunque hai un minimo di conoscenza delle repressioni, della brutalità, degli squadroni della morte, financo dei bombardamenti di interi quartieri (Panama) effettuati dall’imperialismo statunitense, ma quasi lo giustifichi. Ci sfugge, in tutto questo, perché brutalità e crimini di sangue da parte del comunismo costituirebbero il “Male”, mentre sfruttamento e diseguaglianze dei vari capitalismi, e brutalità e crimini di sangue da parte dell’imperialismo USA, diretti o per interposti vassalli, no!

Questo è dunque lo scenario che hai di fronte: uno scenario di “guerra di civiltà”, che vedrebbe in pericolo addirittura la nostra stessa esistenza. Come tu scrivi, “In effetti un'azione militare che non abbia almeno una giustificazione da paesi islamici rischia di provocare  reazioni imprevedibili, ma anche rimanere fermi è pericolosissimo. L’unica cosa da far comprendere agli islamici più integralisti a quelli più fanatici è che non si ha nessuna paura! Che l’Europa e l’occidente non sono terreni di conquista né politica, né culturale né religiosa!”. Vale a dire, ti rendi quasi conto della mancanza di almeno una giustificazione a motivare l’aggressione di Washington, però alla fine la accetti perché comunque il pericolo che si correrebbe è troppo grande. Il pericolo di essere “conquistati”. Ohibò! Ma hai mai provato a chiederti se tutto questo discorso, amplificato e ripetuto a più riprese dalla grancassa mediatica (secondo il noto detto di Gobbelsuna bugia ripetuta cento volte diventa verità”), corrisponda a verità? Hai provato mai a ragionarci criticamente sopra?

A ragionare e a vedere con la vista non deformata da alcuna lente ideologica, noi vediamo solamente che sono gli USA ad aggredire, con ben 300.000 soldati ed ilben di dio’ di portaerei, missili, caccia, e via discorrendo. Ma, seriamente, credi veramente alla storiella dell’Iraq che minaccerebbe addirittura il mondo? Sono forse gli USA che hanno basi militari un po’ ovunque, financo nei paesi arabi (lasciamo stare in questa sede il caso Italia…) o tu vedi il contrario? Dobbiamo considerare come un pericolo per l’umanità i quattro missiletti di Saddam, quando militari del Pentagono affermano di non escludere l’uso di bombe nucleari, quando Donald Rumsfeld non esclude l’utilizzo di armi chimiche in Iraq, che l’uranio impoverito continuerà ad essere usato, che saranno ‘testate’ altre armi non convenzionali? Ritieni che gli iracheni saranno contenti di “essere liberati” vedendosi arrivare una bella bombetta sulla testa, con la loro terra contaminata radioattivamente? Hai mai provato a metterti al loro posto?

Come nell’antica favola del lupo e dell’agnello, è prassi dissimulare sempre le reali ragioni nella lunga catena della Storia tra aggrediti ed aggressori, tra oppressi e oppressori, tra dominanti e dominati. Ma riflettici bene: si è mai visto nella storia un Impero, uno Stato, ecc., dichiarare esplicitamente i propri scopi di espansione ed egemonia? Ogni conquista, ogni oppressione, non è stata semmai giustificata facendo ricorso a più o meno “nobili” motivazioni, a fungere da copertura ideologica dei reali scopi perseguiti? Altro che conquista islamica, altro che bin Laden novello capo della Spectre di James Bondiana memoria, altro che il baffuto Saddam, che finché faceva comodo era per gli USA un interlocutore affidabile cui vendere armi di distruzione di massa e sostenerlo finanziariamente per aggredire l’Iran di Khomeyni nel ’79. Questo cattivo Saddam è lo stesso che l’attuale vicepresidente Cheney incontrò nel 1998, come portavoce della compagnia petrolifera per la quale lavorava, chiedendogli un contratto di perforazione che il baffuto rifiutò concedendola, invece, guarda tu il caso, a francesi, tedeschi e russi. Nel 1998!

In conclusione, un suggerimento: segui sul nostro sito (www.rivistaindipendenza.org) almeno le “Notizie dal mondo”, cadenza d’uscita bimensile (ai primi e alla seconda metà di ogni mese) che contengono sempre delle ‘chicche’ da sapere, brevi e circostanziate (con indicate le fonti). Tienile presenti, verificale, scava a tua volta, ricerca. La libertà è una conquista quotidiana che passa anche per la libertà della (propria) coscienza. Altrimenti si è solo liberi di essere manipolati. E come diceva la saggezza antica “Non c’è peggior servo del servo che si ritiene libero”. Siamo tutti avvertiti.