ELEZIONI COMUNALI A MESSINA:

CHI HA VINTO VERAMENTE?

 

Le elezioni comunali di Messina hanno avuto vasta eco sui giornali e nelle televisioni nazionali, anche perché Berlusconi, sicuro della vittoria in una roccaforte tradizionale della destra, sperava di dare al Paese l’illusione ottica di una rimonta del suo schieramento, in vista delle elezioni politiche del 2006, dopo i risultati deludenti delle regionali e delle amministrative, svoltesi, a più riprese e un po’ in tutto il territorio nazionale, nei mesi scorsi. E, invece, ha vinto il candidato a sindaco del centro-sinistra, Francantonio Genovese, leader della Margherita.

L’Unione ha esultato. Ma le elezioni comunali di Messina impongono una seria riflessione sul modo di fare politica, sulle sponde dello Stretto, ieri e oggi. In realtà, c’è ben poco da giubilare. La sinistra, nel suo complesso, non ha raggiunto il 10% dei consensi, portando in consiglio comunale una sparuta pattuglia di rappresentanti. C’è da chiedersi chi va vinto veramente le elezioni. E ancora: chi è Francantonio Genovese? È l’ultimo rampollo di una vecchia famiglia di politici democristiani. Lo zio, Nino Gullotti, più volte ministro, è stato per un cinquantennio uno dei leaders indiscussi della DC siciliana. Se a Messina ci sono le baracche, ancora in piedi dopo il terremoto del lontano 1908, il “merito” è di governanti come Gullotti. Francantonio Genovese, durante la campagna elettorale, è andato a far visita ai baraccati, probabilmente rinnovando le promesse di una sistemazione decente fatte per cinquant’anni da suo zio. Il padre del neo-sindaco, Luigi Genovese, è stato per lunghi anni senatore democristiano, braccio destro del cognato Gullotti nel malgoverno della provincia di Messina. Dunque, niente di nuovo sotto il sole.

Francantonio Genovese è anche un potente uomo d’affari, con importanti interessi economici nell’area dello Stretto di Messina. È, inoltre, socio di Franza, “patron” del Messina calcio. Una parte notevole dell’imprenditoria messinese si è rimboccate le maniche per concorrere alla sua vittoria. Genovese ha compiuto una paziente e sapiente opera di coordinamento tra la miriade di “capi-elettori”, che in città veicolano il consenso politico, li ha convinti a far votare per lui. I metodi e le argomentazioni sono stati quelli di suo zio Gullotti e di suo padre. Messina ha continuato ad essere una città nella quale non esistono diritti. Il cittadino si alza la mattina e comincia a pensare a chi deve chiedere il favore per far ricoverare all’ospedale un congiunto o per trovare un posto al cimitero. Si continua a vivere una vita di favori, dalla culla alla tomba. Molti “capi-elettori”, che al primo turno avevano fatto votare per Ragno, candidato del centro-destra, al secondo hanno riversato i loro voti su Genovese. Molti altri, al primo turno, avevano propiziato il “voto disgiunto” tra sindaco e consiglio. Sulla stampa locale circolano già i nomi di consiglieri comunali, eletti nello schieramento di centro-destra e nelle liste autonomiste di Lombardo (ex leader regionale dell’UDC) e di Musumeci (ex leader di AN in Sicilia), pronti a passare con Genovese. Non sappiamo quanto queste ultime notizie siano fondate, ma, comunque, ci pare che il quadro politico messinese sia abbastanza dominato dal trasformismo.

Al di là delle apparenze e delle dichiarazioni entusiastiche di Prodi e compagni, nulla è cambiato nella città dello scirocco e del pescestocco alla ghiotta. E la sinistra, che per decenni non ha saputo contrastare il sistema di potere, anzi, in certe sue componenti, ne è diventata parte integrante, si è ridotta al lumicino, rischiando la sparizione.

 

Antonio C. (Messina)

18.12.05