Italia. Ragioni dell’in/dipendenza
(Giugno/ Luglio 2005)
- Euro. 1 giugno. Vittorio
Feltri scatenato contro la moneta unica dopo il risultato del referendum
francese. La prima pagina del quotidiano Libero del 1 giugno titola
che «Settanta italiani su cento non vogliono più l’euro» secondo
recentissimi sondaggi. L’articolo odierno si aggiunge a quello del giorno
precedente, in cui l’ex giornalista del Corriere della Sera, ora
direttore di Libero, dichiarava il «fallimento» della moneta
europea prendendo spunto dall’ondata di anti-europeismo che ha investito
non solo la Francia, ma anche l’Olanda e –nonostante la censura imperante
cerchi di negarlo– l’Italia.
- Banche. 1
giugno. «Il 16% del capitale dei primi quattro gruppi
bancari italiani è in mano a gruppi esteri. In Germania lo stesso rapporto
è al 7%, In Francia al 3%, in Spagna al 2,6%. Il mercato italiano del
credito è dunque aperto». Parole del governatore
Antonio Fazio in occasione della relazione annuale della Banca d’Italia.
- Esteri (Iraq). 1 giugno. Sulle
colonne di Liberazione, il senatore di Rifondazione Comunista Gigi
Malabarba ritorna sulla vicenda dell’uccisione dell’agente del Sismi
Nicola Calipari. «Lo ripeto: gli USA sapevano, come noi del resto, che
ad Abu Dhabi Nicola Calipari aveva pagato il riscatto agli emissari dei
rapitori e da lì si era diretto all’aereoporto di Baghdad per raggiungere
la città e ottenere il rilascio di Giuliana Sgrena». A questo punto,
evidenzia Malabarba, «è entrato in funzione il meccanismo di contrasto
previsto dalle linee guida del Centro Ostaggi della coalizione (…). L’auto
dell’agente del Sismi è stata controllata in tutti i suoi movimenti da
apparati elettronici, che sono stati illustrati più volte dalla stesa
intelligence statunitense». Poi, dopo aver preso la Sgrena e poco
prima di arrivare all’aereoporto, la sparatoria ad un posto di blocco USA
«che non era un normale Trafic Control Point, con le sue regole ben
definite e scritte (…) ma di blocco volante le cui regole di funzionamento
sono lasciate di fatto alla discrezione della pattuglia. Rappresentano, cioè,
la licenza di uccidere contemplata nei teatri di guerra (...). Per la
pattuglia non c’era l’ordine di filtrare il traffico, ma di impedirlo!».
- Esteri (Iraq). 1 giugno. Secondo
Malabarba, l’uccisione di Calipari è servita «ad imporre ad un alleato
recalcitrante una linea della fermezza non discutibile» in
materia di liberazione degli ostaggi e più in generale ad ottenere «una
concentrazione degli apparati operativi e di intelligence e la loro
subordinazione alla logica della guerra globale preventiva». Malabarba
ricorda anche la presenza dello “zar” dei servizi segreti statunitensi
John Negroponte «a Camp Victory, ossia a poche centinaia di metri
dall’incidente».
- Economia
(Finanza pubblica). 3 giugno. Il “No” al trattato costituzionale europeo ha già da subito
prodotto effetti positivi sull’economia. Lo rileva Livio Caputo
sull’edizione odierna de il Giornale. «Ha fatto scendere
le quotazioni dell’euro rispetto al dollaro e allo yuan, alleviando,
almeno in parte, i problemi incontrati ultimamente dall’industria».
- Afghanistan. 20 giugno. L’impegno dell’Italia
in Afghanistan (leggasi: collaborazione all’occupazione di un paese) «potrà durare a lungo, forse addirittura quel decennio
menzionato dal segretario della NATO». Lo ha detto il
ministro della Difesa, Antonio Martino, parlando in occasione della chiusura
della sessione del Centro Alti Studi della Difesa (Casd). Insomma, della
serie: “Obbedisco!” (a Washington, ovviamente).
- Industria.
20 giugno. Vito Gamberale, attuale manager di Autostrade di scuola IRI,
attacca la privatizzazione della Stet. Dichiarazioni da ascoltare, considerata
la scarsità di informazione critica in merito alle privatizzazioni degli
anni Novanta, premessa fondamentale dell’odierno “declino industriale” italiota.
Un processo di svendita e colonizzazione produttiva imposto da Bruxelles,
gestito dalle banche d’affari statunitensi e ratificato da esponenti come
Mario Draghi, Carlo Azeglio Ciampi e Romano Prodi, e di cui inizialmente
hanno saputo far profitto Mediobanca e gli Agnelli. Così il sito Dagospia
riporta le sue dichiarazioni, fatte in occasione del funerale di Ernesto
Pascale, il manager che ha guidato la Sip e la Stet dal 1991 al 1996: «“Meglio
i boiardi dell’IRI –ha detto Gamberale in un’intervista a Il Sole 24 Ore– che i manager avvezzi
a depredare aziende per gli interessi esclusivi di taluni padroni”. Forte
e polemica è la ricostruzione che il manager di Autostrade fa della figura di Pascale
“infamente attaccato da un giornale come oppositore della libera concorrenza”
(articolo di Alberto Statera su Repubblica). All’uomo
che lo ha aiutato prima e dopo il momento difficile di Tangentopoli, Gamberale
riconosce di aver tentato di fare una “sua” privatizzazione, diversa da
quella che la triade Prodi, Ciampi e Draghi conclusero nel novembre 1996
in ossequio all’ultimatum che da Bruxelles il commissario Van Miert aveva
intimato all’Italia. Pascale fu rimosso –spiega Vito Gamberale– perché
con Prodi e
Ciampi “non
si sono parlati, ci si mosse con fretta utilizzando commis di Stato (il
riferimento è a Draghi
e Micheli) e a
banche d’affari (l’allusione è a Morgan
Stanley, Goldman Sachs, Merrill Lynch)”».
- Industria. 20 giugno. Commenta
Dagospia: «Qui i ricordi del manager sembrano incerti. Se
infatti Prodi,
Ciampi, Draghi, Pascale e Biagione Agnes, non si sono parlati è
perché tutto (compresa la sorte degli ultimi due) era stato deciso da
tempo. Nel giugno 1996 Michele
Tedeschi, che al funerale di Pascale ha portato in spalla
la bara, aveva sottratto per ordine del Tesoro deleghe importanti del capo-azienda
Pascale. Nell’agosto ’96 Draghi convocò “Ernestone” per
comunicargli la scissione della Seat dalla Stet
che Pascale contestò vivacemente. Ma già nel 1993 Mediobanca,
Pirelli e Alcatel avevano proposto a Prodi di
costituire un “nocciolo duro” per la privatizzazione. E nel 1995 Pellegrino Capaldo stese
il progetto di acquisto “a fermo” delle azioni Stet da
parte delle quattro banche più importanti del Paese. Pascale forse non
capì che il vento era cambiato e che il boccone dei telefoni faceva gola ai
poteri forti di Milano e di Torino (leggi Mediobanca e Fiat, ndr). Nel
gennaio 1997, con la Stet che straripava di utili, il
padre-padrone fu liquidato con una semplice telefonata partita da una
stanza del ministero del Tesoro. Biagio Agnes si ribellò a tanta
scortesia e accusò Draghi di averlo minacciato. Tutti a casa, si chiudeva
un’epoca, si apriva la pagina ingloriosa dei “nocciolini”, del 3% con cui
l’Ifil di Agnelli conquistò il boccone. Seguì la gestione
“dimenticabile” dei sei mesi di Rossignolo, poi vennero Bernabè, Colaninno (con la benedizione di Cuccia di Mediobanca ed
i quattrini di banche d’affari anglosassoni come Chase Manhattan, ndr) e
nel 2001 apparve Tronchetti Provera (per Federico Imbert di J. P.
Morgan Chase un esempio di manager per la «vasta platea di azionisti»
di banche d’affari e fondi d’investimento statunitensi, ndr)».
- Industria. 20 giugno. La
fiducia della finanza estera, in particolare statunitense, il segreto
della centralità del leader di Mediobanca, Enrico Cuccia, nell’assetto del
capitalismo italiota. È quanto emerge dal ritratto tracciato da
Massimo Mucchetti su Corriere Economia, a cinque anni di distanza
dalla morte di Cuccia. «L’assetto di Mediobanca si perfeziona tra il
1955 ed il 1958, quando, grazie ai buoni uffici di Andrè Meyer –patron di
Lazard, che definì Cuccia “il miglior banchiere d’Europa”–, acquisiscono
piccole partecipazioni in Mediobanca le Lazard di Parigi, New York e
Londra, l’americana Lehman Brothers, la tedesca Berliner
Handels-Gesellschaft e la finanziaria belga Sofina. I nuovi soci, alcuni
dei quali usciranno presto di scena, conferiscono le loro quote ad un
patto di sindacato con le tre banche fondatrici: Comit, Credito Italiano e
Banco di Roma, allora controllate dall’IRI (...) Colpito dal più rigoroso
segreto, che viene rotto solo alla vigilia della privatizzazione del 1998,
quel patto consente alla parte privata di pesare, con un investimento
minimo, quanto la parte pubblica, che rischia molto di più». Il
patto di sindacato svolgerà per Mucchetti due finalità: «Primo.
Proteggere l’autonomia della dirigenza di Mediobanca giocando i soci
esteri e privati a compensazione delle banche italiane, possibili di influenza
politica a causa della loro proprietà che fa capo all’IRI. Secondo.
Consentire a capitali esteri di avere un interlocutore affidabile per i
loro investimenti in Italia, e alle imprese italiane private e pubbliche
di avere un ambasciatore egualmente credibile che, per il tramite delle
banche estere amiche, ne potesse curare i loro interessi oltre confine».
Il Patto verrà poi profondamente modificato in seguito alla
privatizzazione del 1998 «dettata dall’Iri di Romano Prodi: le banche
pubbliche scendono sotto il 25% e una eguale partecipazione viene divisa
tra i più importanti gruppi industriali e assicurativi privati, alla cui
stabilità Mediobanca già contribzuisce con prestiti e partecipazioni
mirate».
- Industria. 20 giugno. Così
come sono state le conoscenze esterne il segreto dell’ascesa di Cuccia e
della centralità di Mediobanca, allo stesso modo è stato il mutato assetto
economico e geopolitico a decretare il declino strutturale di Mediobanca,
pur rallentato dall’autorevolezza di Cuccia. «Il ritorno alla banca
mista, o universale, determinato dal Testo unico bancario del 1993 (e
rispondente alle direttive europee sul credito, ndr); le
privatizzazioni che cominciano proprio dalle banche IRI; l’apertura
internazionale dei mercati finanziari in regime di tassi decrescenti e
liquidità abbondante: queste tre tendenze fanno venire meno le condizioni
giuridiche, politiche ed economiche che avevano favorito il predominio di
Mediobanca».
- Interni. 23 giugno. Pesanti
le accuse mosse dall’esponente diessino Giovanni Pellegrino al
giustizialismo dei primi anni Novanta dei “compagni di partito” Luciano Violante
e Achille Occhetto. In La guerra civile (Bur-Rizzoli),
libro-intervista con il giornalista di Panorama, Giovanni
Fasanella, incentrato su una ricostruzione a grandi linee della storia
d’Italia dal secondo dopoguerra, Giovanni Pellegrino (che è stato
presidente della giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato
durante “Mani pulite” e successivamente presidente della commissione
Stragi) accusa Occhetto dell’irruzione di Berlusconi in politica e Luciano
Violante di aver attivamente sostenuto il processo contro Andreotti
intentato dalla Procura di Palermo diretta da Giancarlo Caselli. Il sito Dagospia
riporta alcuni passaggi del saggio. Su Occhetto e Berlusconi: «Occhetto
era convinto che, grazie al sistema uninominale, introdotto da una frettolosa
riforma elettorale, l’alleanza dei progressisti, che sulla carta non
arrivava al 30% dei voti, avrebbe ottenuto il 70% dei seggi (...). Nel
1994 Occhetto era talmente sicuro di vincere che, ai giornali stranieri
venuti per intervistarlo, parlava già da presidente del Consiglio (...). Se
uno leggeva le carte che i giudici inviavano al Parlamento, si rendeva
conto di come stavano le cose. Facemmo finta di non capire. Ma la nostra
astuzia era al servizio di un disegno così fragile che alla fine ha
prodotto il fenomeno Berlusconi. Mi duole dirlo, ma Berlusconi è nato
perchè a sinistra in tanti erano convinti che la magistratura potesse
essere una leva per arrivare al governo, e c’era un leader come Occhetto
che era convinto di avere il monopolio dell’astuzia».
- Interni. 23 giugno. Così
si esprime invece Pellegrino sull’operato di Violante come presidente
della Commissione Antimafia: «Violante, di fatto, doppiò l’inchiesta su
Andreotti del giudice Caselli a Palermo: i pentiti prima venivano sentiti
da Caselli e poi da Violante. C’era quasi una sinergia tra l’Antimafia e
la procura palermitana. È un metodo che più tardi, come presidente della
Commissione Stragi, non ho mai voluto seguire, perché non ritengo corretto
che il Parlamento “doppi” le inchieste giudiziarie. In molte istituzioni è
addirittura vietato. Nella nostra è invece consentito, ma non tutto ciò
che è permesso può ritenersi opportuno. In settori così delicati,
l’autolimitazione è una scelta virtuosa». Pellegrino, in occasione di
una presentazione del libro, ha ribadito le accuse con queste parole: «Ciò
che mi divide da Violante è una differente cultura giuridica. Io sono
rimasto legato alla cultura della prima Magistratura Democratica (corrente
della Magistratura filo diessina, ndr) che vedeva il giudice come un
attuatore dei principi di libertà».
- Banche. 23 giugno.
Matteo Arpe premiato a Davos. Al Forum dei Giovani Leader Globali,
iniziativa ideata dal tedesco Klaus
Schwab, fondatore del celebre World Economic Forum,
l’amministratore delegato di Capitalia verrà premiato, assieme ad altri
237 personaggi dell’economia sotto i 40 anni (tra cui altri due italiani: Beatrice Trussardi ed Andrea Guerra di Luxottica), come «potente di
domani». Prima di entrare in Capitalia, Matteo Arpe aveva lavorato
per Mediobanca e la
banca d’affari statunitense Lehman
Brothers.
- Interni. 27 giugno. «Secondo gli
inquirenti italiani, per i 19 agenti dell’intelligence, cui era stato
affidato due anni fa il compito di arrestare un predicatore islamico a
Milano, la missione è stata un compromesso tra la serie di James Bond e
una vacanza pagata con i soldi dei contribuenti italiani». Lo scrive il
Washington Post dopo aver consultato i documenti con i quali la
procura ha ordinato l’arresto degli agenti della CIA coinvolti nel sequestro
di Abu Omar. Il
giornalista Craig Whitlock riferisce che «secondo le carte
processuali, gli americani hanno pernottato in alcuni dei migliori
alberghi di Milano, in alcuni casi anche per sei settimane, spendendo
qualcosa come 500 dollari al giorno utilizzando i conti Diners Club creati
per mascherare la loro vera identità. Successivamente, dopo aver rapito
l’obiettivo e condotto al Cairo sotto il naso della polizia italiana,
alcuni di loro hanno trasformato il loro viaggio in Europa in lunghi
week-end a Venezia e Firenze prima di lasciare il paese».
- Politica. 1 luglio.
Rutelli ha incontrato Soros, sponsorizzato dal finanziere De Benedetti.
Così scrive l’edizione odierna del Corriere della Sera. Secondo il
quotidiano milanese, Rutelli ha gettato le basi per un rapporto duraturo
con la Open Society, la più famosa delle Fondazioni create dal finanziere
che nel 1992 destabilizzò la lira. Il presidente della Fondazione, Aryeh
Neier, ha preannunciato un prossimo incontro «per discutere di
programmi concreti». Secondo il Corriere l’incontro potrebbe
avvenire già questo settembre a Venezia, in occasione di una convention
(organizzata dal Partito Democratico Europeo) su “Democrazia e Islam”. Convention
a cui Soros è interessato perché, come afferma l’ex ministro degli Esteri
Lamberto Dini, «lui punta a creare nuove leadership nelle società
islamiche». Riferisce ancora il Corriere che Soros potrebbe aiutare il
centrosinistra a contrastare finanziariamente il centrodestra alle
prossime politiche.
- Politica. 1 luglio. La
collaborazione tra i Democratici europei e statunitensi, la riforma delle
Nazioni Unite, le relazioni transatlantiche: sono stati questi i temi
principali al centro della missione della Margherita negli Stati Uniti dal
27 al 30 giugno. A guidarla Francesco Rutelli. Tra il suo seguito, il
vicepresidente del Senato Lamberto Dini, il responsabile dipartimento
Esteri Lapo Pistelli e il responsabile relazioni internazionali Gianni
Vernetti. Secondo una nota informativa diffusa dalla Margherita il 25
giugno, durante la tre giorni –contrassegnata da incontri a New York e a
Washington con leader democratici, “pensatoi” (think-tank)
progressisti, esperti ed analisti internazionali, nonché esponenti del
Dipartimento di Stato come Dan Fried, assistente di Condoleezza Rice agli
affari europei– tema principale di discussione è stata la collaborazione
sempre più stretta tra il Partito Democratico Europeo (la formazione
presieduta da Francesco Rutelli e da François Bayrou, di cui la Margherita
è socio fondatore) e la New Democrat Coalition (il gruppo democratico USA
di ispirazione clintoniana). Lo scorso febbraio, un seminario
internazionale organizzato a Roma dalla Margherita è stata l’occasione per
la presentazione di un manifesto comune tra i democratici delle due sponde
dell’Atlantico. Un dialogo proseguito a Washington il 28 giugno con
incontri con i vertici del Democratic Leadership Council, con il
presidente dell’Istituto Nazionale per la Democrazia (NDI, già al
lavoro, assieme ad altri istituti come appunto la Open Society di
Soros, nei processi di sovversione avvenuti in paesi come Georgia ed
Ucraina), Madeleine Albright (già segretario di Stato nell’amministrazione
Clinton), e con i senatori e i deputati “New Democrats”. Il risultato
finale? Secondo Gianni Vernetti, con la realizzazione di un segretariato
permanente tra Partito Democratico Europeo e “New Democrats” «è stato
mosso il primo passo verso la nascita di un più ampio network
internazionale».
- Economia (finanza pubblica).
1 luglio. Il Tar del Lazio avalla il Tesoro sulla vendita degli
immobili. Respinti i cinque ricorsi presentati dai sindacati e dai
consigli di indirizzo e vigilanza di Inps, Inail ed Inpdap contro i
decreti con i quali sono stati trasferiti al Fondo Immobili Pubblici (FIP)
alcuni immobili di quegli enti. Si tratta, in particolare, di 43 immobili
dell’Inps, 22 dell’Inail e 8 dell’Inpdap. Nei ricorsi si sottolineava
l’enorme differenza fra il prezzo di cessione degli immobili ed il loro
reale valore di mercato. Le sedi erano state vendute con una formula con
cui gli enti previdenziali, non più proprietari, continueranno ad occupare
i locali pagando un affitto tale da garantire al FIP un rendimento lordo
di oltre l’8% annuo. Il presidente del consiglio indirizzo e vigilanza
dell’Inpdap, Guido Abbadessa, ha ribadito la giustezza del ricorso dato
che «da questa operazione trarranno beneficio solo le banche e coloro
che compreranno a prezzi stracciati per poi rivendere a prezzo di mercato».
Morena Piccinini (Cgil) sottolinea come quegli immobili sono stati
acquistati con i contributi sul lavoro.
- Politica. 4 luglio. Il
ministro per gli Affari Regionali, Enrico La Loggia, è stato eletto
presidente del Comitato Atlantico italiano. Questo Comitato è un ente che
da oltre cinquant’anni svolge attività di studio, formazione ed
informazione sui temi di politica estera, sicurezza ed economia
internazionale, relativi alla NATO. Il ministro, eletto all’unanimità,
succede nella carica al senatore a vita Emilio Colombo, nominato su
proposta dello stesso La Loggia presidente onorario del Comitato.
- Interni. 7 luglio.
Il capo della polizia italiana, Gianni De Gennaro, come capace
interprete di John Negroponte, “zar” dei servizi segreti statunitensi
ed organizzatore degli squadroni della morte in America Latina. È quanto
scaturisce dalle dichiarazioni di Gigi Malabarba, senatore di Rifondazione
Comunista e membro del Comitato parlamentare di controllo sui servizi di
sicurezza. Su la Rinascita della sinistra, in merito al sequestro in Italia,
a Milano, di Abu Omar da parte della CIA e alla cosiddetta “polizia
parallela” della Direzione Studi Strategici Antiterrorismo, dice : «Noi siamo al centro di una
guerra durissima di vari apparati in vista di una riorganizzazione. Ci
sono in corso dei disegni di legge, che non arriveranno a
compimento in questa legislatura, che puntano ad una riunificazione
dei servizi sotto un’unica direzione (...). Un’esigenza di
razionalizzazione, dato che ad esempio non è più pensabile ad una
distinzione netta fra la repressione di attività definite
terroristiche all’interno di un paese e quelle all’esterno, il tutto
quando c’è un’interdipendenza del fenomeno riconosciuta su scala
internazionale (...). Negli Stati Uniti, questa filosofia ha visto saltare
molte teste della CIA ed affermarsi un uomo come Negroponte,
con tutto il suo curriculum. Oggi Negroponte ha uomini fidati in
tutto il mondo. In Italia questa filosofia è interpretata dal capo della
Polizia, Gianni De Gennaro. Lui interpreta la capacità di gestire il
fronte interno della guerra globale e preventiva dell’amministrazione
Bush. La repressione dei no-global a Genova nel 2001 e il teatro di guerra
in Iraq sono tutte parti di una organizzazione che deve avere un
coordinamento internazionale. Di Gennaro ha
incrociato anche gli amici di Negroponte».
- Economia (Finanza
pubblica). 7 luglio. «La sinistra ha favorito nei suoi anni
di governo i ricchi con una serie di enormi benefici fiscali (ad
esempio le agevolazioni fiscali Dit e Superdit per le grandi imprese, ndr).
La sinistra ha poi fatto 5 punti di PIL con le una tantum
(provvedimenti tipo cartolarizzazioni, condoni, eurotasse, eccetera).
Vi ho fatto ricorso anch’io, ma per evitare la macelleria sociale (sottacendo
però gli impatti sociali e ambientali di provvedimenti come cartolarizzazioni
immobiliari e condoni, ndr) e tenere a galla i conti, dimostrare
che non eravamo solo noi che andavamo male perché sopra il 3% del PIL (il
vincolo sul rapporto deficit annuale/PIl del Patto di stabilità europeo,
ndr) c’è il 70% dell’economia europea». Dichiarazioni
rilasciate a Repubblica Radio dall’ex ministro
dell’Economia, Giulio Tremonti.
- Economia (Finanza pubblica).
7 luglio. Ulteriori liberalizzazioni nell’energia, nelle banche, nelle
assicurazioni, nelle professioni, nei servizi pubblici: sono alcuni degli
assi portanti del programma del centrosinistra illustrati dal segretario
dei Democratici di Sinistra, Piero Fassino, a Il Sole 24Ore.
Interpellato su quali ricette possano rilanciare la crescita
capitalistica, Fassino afferma che «un’altra priorità sono le
infrastrutture, a cominciare dai porti. Investire sulla portualità
significa mettersi al centro di tutto un sistema di comunicazione e di
traffici commerciali mondiale. Partendo dai porti si ridisegnano reti
marittime e viarie». Va rilevato come tale progetto ben si interseca
con le strategie cinesi di fare dell’Italia il «magazzino delle merci
cinesi in Europa», come espresso da autorevoli personalità di Pechino
in varie dichiarazioni, alcune delle quali riportate nella passata rubrica
di “Italia-Ragioni per l’in-dipendenza”. Saranno contente le piccole e
medie imprese nostrane?
- Economia (Finanza pubblica).
7 luglio. «Il risanamento va portato avanti (…). Entro i due anni
indicati dalla Unione Europea dobbiamo essere capaci di “rientrare”
davvero. Bisogna, allora, mettere sotto controllo la spesa e soprattutto,
va affrontato il tema del federalismo fiscale, perché solo così si può
varare un nuovo patto di stabilità interno coinvolgendo nel risanamento
Regioni e Comuni. E, infine, serve una vera lotta all’evasione fiscale».
Piero Fassino conferma così l’obbedienza dei Democratici di Sinistra ai
vincoli europei ed alle imposizioni della Commissione Europea sulla
riduzione del rapporto deficit annuale di bilancio/PIL. Un velo di
curiosità permane su cosa si intenda per “federalismo fiscale”. Forse la
possibilità per gli Enti territoriali di imporre tributi propri o
aumentare la compartecipazione in quelli già esistenti a compensazione dei
tagli dei trasferimenti statali necessari per rispettare i vincoli del
Patto di stabilità europeo? Ma non è la stessa politica che
dall’opposizione si rimprovera al centrodestra?
- Giustizia. 12 luglio. «Sono
contro la violenza, soprattutto quando viene da appartenenti alle forze
dell’ordine». Così la giudice Clementina Forleo intervistata
dal Corriere della Sera dopo il suo intervento in difesa di un
immigrato “clandestino” egiziano, ammanettato per le vie di Milano con
modi che la giudice definisce «brutali. Avrei testimoniato a
favore della persona arrestata nel caso gli fosse contestata l’accusa di
resistenza a pubblico ufficiale (…). Nel mio lavoro e nella mia vita
all’opportunità e alla diplomazia ho sempre privilegiato il rispetto dei
valori umani», ha dichiarato la giudice milanese.