Italia. Ragioni dell’In/dipendenza

(Novembre-Dicembre 2005)

 (Archivio)


a)      Qual è lo stato del sistema bancario e finanziario nell’epoca dell’Unione Europea e dell’imperialismo USA? Svariate le notizie in merito. Si veda il 18 novembre per delucidazioni sulla funzione della Borsa e sull’assetto proprietario «europeo» della banca italo-tedesca Unicredit-Hypovereinsbank. Interessante pure il 19 dicembre (dimissioni di Antonio Fazio dalla carica di Governatore della Banca d’Italia) ed il 29 dicembre (nomina del successore Mario Draghi).

b)      Procura di Milano e CIA: parla Francesco Cossiga (2 dicembre).

c)      Neoliberismo e “declino economico”: un legame su cui le notizie del 12 dicembre forniscono spunti di riflessione in merito. Il 17 novembre mostra invece la direzione di “politica industriale” che i prossimi governi saranno chiamati ad intraprendere.

 

Tra l’altro:

Finanza pubblica (10 novembre)

Centrosinistra (26 novembre)

      Esteri (9 dicembre)

      Aviano. Nucleare USA (23 dicembre)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

·        Banche. 19 dicembre. Si può considerare il dimissionario Antonio Fazio un rappresentante degli “interessi nazionali”, strenuamente difesi in occasione delle scalate bancarie Antonveneta e Banca Nazionale del Lavoro, dove l’ex Governatore ha appoggiato le cordate guidate rispettivamente da Fiorani (Banca Popolare di Lodi) e Consorte (Unipol)? A nostro avviso no. Si potrebbe semmai affermare che Fazio ha tentato di rappresentare interessi (sicuramente non riducibili alla sua persona) del Vaticano e dell’Opus Dei, la “Prelatura personale della Chiesa Cattolica” che Fazio degnava della sua presenza ogni 20 settembre, in occasione della messa organizzata per commemorare i zuavi pontifici morti nel 1870 per “difendere” la Breccia di Porta Pia. Si scenderebbe ancor più nel dettaglio ricordando che Fazio era il vigilante di un sistema bancario privatizzato, dove le banche sono diventate in sostanza delle “reti di vendita” di prodotti finanziari e servizi venduti a caro prezzo (esse esercitano un dominio sul risparmio gestito) e spicca la presenza di banche estere (nell’azionariato delle banche italiane, ma soprattutto nelle operazioni di assistenza delle grandi imprese). Un sistema bancario formatosi sul solco delle normative ed imposizioni europee e che, dai costi dei conti correnti alle vicende Cirio e Parmalat alla destinazione dei finanziamenti, si presenta come struttura conflittuale di potere non certo al servizio degli “interessi collettivi”.

 

·        Banche. 19 dicembre. Detto questo, non si può nascondere che Fazio rimane pur sempre una vittima illustre dei processi di consolidamento dell’attuale fase capitalistica, contraddistinta dal tentativo di affermazione dell’imperialismo USA su scala globale e dal processo di integrazione europea, sempre più colonia dell’impero a stelle e strisce. I progetti di fusioni transfrontaliere tra banche in Europa, parte importante di quel processo di formazione del mercato finanziario globale impresso dagli Stati Uniti, si ripercuoteranno drasticamente sugli equilibri di potere interni al capitalismo italiota. Dietro le vicende Antonveneta e BNL si è celato il tentativo, finito impietosamente, di costruire delle “cordate nazionali” capaci di resistere all’onda impetuosa di questa ristrutturazione globale. Non per fermarla, bensì per frenarla, probabilmente per cercare di arrivare alle fusioni transfrontaliere da maggiori posizioni di forza: un progetto che avrebbe comunque fatto i conti con gli appoggi finanziari dati a Fiorani e Consorte da preminenti banche estere.

 

·        Banche. 19 dicembre. È stato ampiamente messo in luce che il supporto dato da Antonio Fazio a Fiorani, Consorte & Co su Antonveneta ed Unipol rispondeva anche alla necessità di contare su preziosi sostegni politici. Sostenendo Fiorani, si poteva contare sull’appoggio di Forza Italia (vedasi ad esempio le intese tra Fiorani ed Ennio Doris, fondatore di Mediolanum, gruppo assicurativo-bancario che controlla pariteticamente con Berlusconi), e della Lega Nord, beneficiaria del salvataggio della Credieuronord –la banca della Lega– da parte della Banca Popolare di Lodi. Lega Nord che oltretutto vedeva con favore il progetto di Fiorani della Banca del Nord, istituto con baricentro spostato sul lombardo-veneto e da connettere alle esigenze dei distretti industriali. Sostenendo Consorte, si poteva ovviamente contare sull’appoggio di buona parte dei DS, in particolare di D’Alema. Se l’operazione fosse andata in porto, sarebbero state poste le premesse per un capovolgimento dei rapporti di forza all’interno del capitalismo italiota, con il vecchio establishment da ridurre a miti consigli: lo hanno mostrato le manovre finanziarie sulla Rizzoli-Corriere della Sera e su Mediobanca, con obiettivo finale magari le Generali, la terza compagnia assicurativa d’Europa.

 

·        Banche. 19 dicembre.  Lo scontro che si è verificato all’intero dei “poteri forti” va però inquadrato nel tentativo di Fazio di arrocco del sistema economico, da mettere al riparo dagli appetiti esteri. Uno sguardo alla struttura proprietaria della Banca Popolare di Lodi e della compagnia assicurativa Unipol è a questo punto decisivo. Nelle scalate bancarie, Fazio ha contrapposto infatti agli stranieri due istituti con una struttura proprietaria chiusa che le rende praticamente non contendibili. L’Unipol, infatti, pur essendo una società per azioni di diritto privato, è controllata in maggioranza da società cooperative non scalabili. Anche il modello cooperativo delle banche popolari, l’esistenza di normative come il voto capitario (una testa, un voto), rende queste non contendibili, tant’è che da tempo figurano nel mirino della Commissione Europea.