DIKTAT 'EUROPEI', CONFLITTUALITÀ SOCIALE, IPOCRISIA 'PATRIOTTICA'
È opinione diffusa, allo stato politico delle cose, che lo scenario
di autunno si preannunci 'caldo'. Le condizioni ci sarebbero tutte: un governo
in difficoltà per provvedimenti impopolari e per atti di sprovvedutezza
politica, il centrosinistra che si ricompatta con Rifondazione, il sindacato
confederale sì diviso, ma con la CGIL determinata a mobilitare le piazze
e a fungere da battistrada sociale del centrosinistra, in un'operazione politica
tutta cosmetica. Sullo sfondo, per la stessa stabilità del governo, la
spada di Damocle delle pendenze giudiziarie a coinvolgere lo stesso Berlusconi,
sintomatico di come la via giudiziaria sia comunque un'opzione significativa
dello scontro dentro e tra cordate politiche e/o oligarchie economiche.
Lasciarsi coinvolgere dalla credenza, ormai quasi mistica, che l'oggetto del
contenzioso giudiziario sia la colpevolezza o meno, diretta o indiretta, di
Berlusconi, ci pare più devastante nei suoi effetti della credenza nelle
capacità taumaturgiche dell'immaginetta del Santo Padre Pio. In gioco
non è un processo all'intrinseca ingiustizia e corruttibilità
del funzionamento del modo di produzione capitalistico e dei suoi attori, ma
il tentativo di eliminare, per via giudiziaria e massmediatica, la figura più
rappresentativa della 'consorteria concorrente'. Per il resto, su nodi essenziali
(subalternità all'imperialismo USA, europeismo, politiche neoliberiste
su lavoro, scuola, sanità, previdenza, ecc.), vi è tra i due "poli"
un'indistizione che l'esasperata polemica politica sulla figura di Berlusconi
copre a malapena. Nodi nient'affatto riconducibili, in ultima istanza, a strategie
di indirizzo esclusivamente interne di questa o quella compagine politica, ma
frutto di uno stato di dipendenza da cui derivano condizionamenti ed obblighi.
Le ripetute pressioni del Fondo Monetario Internazionale (FMI), della Commissione
e della Banca Centrale Europea, a rispettare gli obiettivi del cosiddetto patto
di stabilità e ridurre la spesa pubblica, costituiscono il più
arduo banco di prova del futuro governativo del centrodestra. Qui scaturisce
il nodo essenziale, che dovrebbe indurre alla riflessione anche gli assertori
dell'esistenza di un presunto "imperialismo europeo" e che la dice
lunga sulla stretta filiazione (nel senso di figlia e di filiale) dell'Unione
Europea nei confronti degli Stati Uniti. Il FMI -che, espressione di interessi
capitalistici statunitensi, impartisce direttive a destra e a manca per tenere
il resto del mondo al traino degli Stati Uniti- continua ad incalzare il governo
italiano per "tagli strutturali" a pensioni, pubblico impiego, salari,
sanità, persino ai "sussidi alle imprese". Parla cioè
come la Commissione Europea, sovente sostituendola e dandole la linea. Linea
oltremodo 'dura', volta a beneficiare soltanto particolari interessi capitalistici
(in primis statunitensi) e nient'affatto bisogni popolari. Come 'anelli' ultimi
di questa catena di dipendenza -'anelli' non tutti dello stesso peso- stanno
i governi dei vari paesi, con doveri di ricezione.
Solo rimanendo in ambito italiano, le difficoltà di manovra del centrodestra
nel quadro dei parametri imposti dall'Unione Europea sono evidenti, e non mancheranno
di ripercuotersi anche sulla propria base sociale di riferimento. Significative,
ad esempio, le lamentele dei "governatori" di regioni ricche del Nord
(Lombardia e Veneto) per un'effettiva autonomia fiscale, e le preoccupazioni
degli "ascari" del Sud che, stante gli attuali vincoli europei e le
scarse risorse, posticiperebbero volentieri l'avvio del progetto di riduzione
fiscale, per evitare ripercussioni sull'erogazione di fondi pubblici. Insomma,
conciliare interessi e velleità della neoborghesia di Stato federale
del Nord con gli "ascari" del Sud sarà per il centrodestra
un nodo difficile da sciogliere, e non l'unico. A rischio il consenso della
base populistica di riferimento, soprattutto al Sud, e la prospettiva di un'esplosione
sociale generalizzata, che spiegano la cautela del centrodestra nei tagli alla
spesa. Tanto più che stenta a decollare quel "circolo virtuoso"
produttivo, e quindi fiscale, promesso in campagna elettorale, di cui sarebbero
parte attiva, e al contempo beneficiari, soprattutto piccole e medie imprese.
A tal fine l'unico attuale risultato consiste nel cosiddetto "Patto per
l'Italia", siglato dal governo con CISL e UIL (senza la CGIL), che, oltre
all'avvio della riforma fiscale -patto di stabilità europeo permettendo-
prevede interventi "su misura" per piccole e medie imprese, soprattutto
ulteriore flessibilità del lavoro, cioè compressione di diritti
e salari.
Sul nodo delle infrastrutture il centrodestra, considerato lo stretto rigore
dei vincoli contabili europei, sta sondando tutte le strade possibili per acquisire
capitali privati. In primo luogo il decreto "taglia-deficit", con
la creazione di Patrimonio ed Infrastrutture Spa, ma non solo. Tramite la cosiddetta
"finanza su progetto" -dall'espressione anglosassone "project
financing"- sulle opere pubbliche si intenderebbero convogliare risorse
private, da attrarre con la concessione di eventuali pedaggi, con la riscossione
di canoni di locazione sulle aree valorizzate dall'investimento, eccetera. Considerando
la provenienza di buona parte di tali fondi, si configura un'ulteriore ipoteca
del territorio nazionale a favore di istituzioni estere.
Anche a fini di rilancio delle infrastrutture vanno in parte ricomprese le intenzioni
del ministro dell'Economia Tremonti -non del tutto condivise pure all'interno
delle forze di maggioranza- relative all'assetto delle Fondazioni bancarie (frutto
del processo di privatizzazione delle casse di risparmio e degli istituti di
diritto pubblico avviato nel 1992). Intervenendo sulla destinazione del patrimonio
e sulla composizione dei loro organi di indirizzo (da assegnare in prevalenza
ai rappresentanti degli enti locali), si vorrebbero anche reperire risorse atte
al decollo delle tanto agognate infrastrutture e trovare poltrone per la collocazione
di personale politico di riferimento -rafforzando così il potere della
propria neoborghesia di Stato regionale, provinciale, comunale del Nord- destinato
a legarsi a piccole e medie imprese.
In questo contesto va considerato il ruolo delle SGR (società di gestione
del risparmio), costituite prevalentemente dalle principali banche d'affari
estere, in buona parte statunitensi, che proseguono, senza molti clamori, la
penetrazione nei posti di comando dell'apparato finanziario 'italiano'. A queste
società saranno 'affidate' le "quote azionarie di controllo"
che le Fondazioni detengono nelle banche, e potranno così gestirne le
scelte d'indirizzo. Provvedimenti con conseguenze nient'affatto spiegate, ma
dal rilevante impatto anche sociale.
Le difficoltà del centrodestra -evidenziate dalla recente, parziale, tornata amministrativa- connesse a certa sua dabbenaggine (esternazioni su Enzo Biagi e Santoro, vicenda Scajola, eccetera), sono acuite anche dall'inevasa domanda di sicurezza emergente dal paese, finora convogliata strumentalmente sulla questione immigrazione e microcriminalità. Una domanda che cresce per l'incertezza e la diffusa precarietà innestate dalle strette liberiste, invasive e pervasive d'ogni aspetto di vita. In tale contesto va inserita la forte partecipazione agli scioperi in difesa dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Al di là della strumentalizzazione politicistica di certi sindacati -della CGIL in particolare, che si è vista così fornire dal governo una bandiera d'antagonismo- corresponsabili del peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro di chi dovrebbero tutelare, è importante che milioni di persone siano scese in piazza per difendere la propria dignità individuale e sociale, con una inconsapevole valenza critica anche contro il centrosinistra. La prospettiva di essere licenziati in qualsiasi momento e a discrezione è percepita legittimamente come esiziale. Quantunque il centrodestra, con il suaccennato "Patto per l'Italia", ne abbia ulteriormente limitato il raggio d'applicazione, resta lo stesso un cuneo sull'intero mondo del lavoro (pubblico impiego incluso). Non trascurando il fatto che, con il "Patto", passano tutta una serie di misure, che sono diretta filiazione di quel "pacchetto Treu" sul lavoro di centrosinistra memoria, accettato pure dalla CGIL.
Nel mentre si accentua la dipendenza esterna, spiccano gli scadenzati richiami di Ciampi alla patria e alla bandiera, o, ad un livello politico 'più basso', il 'ritornello' -non solo congressuale- di Alleanza Nazionale "Vince la Patria, nasce l'Europa". Si cercano di attutire effetti e significato del processo di unificazione europea, legittimandolo con strumentali richiami al sentimento nazionale, a fungere da tranquillante psicologico sulla collettività. Ma tale supposto patriottismo sta alla difesa degli interessi collettivi nazionali, così come il tormentone dell'inno -non cantato dai calciatori italiani durante i mondiali nippocoreani- sta al pavido e servile comportamento del presidente della federcalcio italiana, Carraro, di fronte alle palesi e ripetute ingiustizie arbitrali subite dalla nazionale di calcio. Detto altrimenti: un patriottismo da autentica caricatura, pregno di ipocrisia, sostanzialmente indifferente ai bisogni e alle istanze sociali. Gli atti di cui sopra concorrono a dimostrarlo.
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